Il Restauro del Mobile Antico

restauro del Coro dei Conversi

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In collaborazione con

l'Istituto

"M. T. Caiazzo"

 

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"Storia e Tecniche dell'Intasio "

 

una tesi specialistica di 

 Biagio Ventura, 

studente dell' Istituto



Argomenti

La Certosa di Padula

 


 

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Pulizia superficiale

La Disinfestazione

Trattamento Antitarlo

Il Consolidamento

Lo Smontaggio

Gli incastri

Le deformazioni

L'impiallacciatura

La sverniciatura

La stuccatura

La colorazione

Pulire gli accessori

La finitura del mobile

Finitura a cera

Finitura a Gommalacca

 


 

 

 

Sommario della Sezione:

 

Principi di Restauro

Il Laboratorio

Schede  tecniche

Ricettario

Glossario

sito nella Certosa di Padula

Interventi precedenti di restauro

Non erano riscontrabili grossi interventi strutturali precedenti l’ultimo restauro.

L’unico intervento documentabile è quello effettuato dalla Soprintendenza ai B.A.A.A.S di Salerno e di Avellino del 1983 che mirava a fermare il degrado impellente delle tarsie con fermature e velinature  estese.

 

Stato di conservazione 

Lo stato di decoesione e la mancanza di adesione al supporto delle tarsie del coro, erano notevolmente estese pur essendo variabili nelle entità fra pannello e pannello.

Era necessario un intervento di fermatura e fissaggio.

In molte zone mancava il supporto ligneo, su cui poggiavano le tarsie, che andava ricostruito.

Alcune zone del coro (alla curva dell’ala destra e all’estrema sinistra) erano state completamente mangiate e svuotate da un grave attacco di termiti, oltre a quello estesissimo su tutto il coro degli insetti xilofagi.

Tutto il tessuto ligneo superficiale ne risultava assottigliato e indebolito.

Molti pannelli risultavano privi di ogni traccia della tarsia originale presentando solo il supporto.

Molte cornici erano scollate o mancanti.

L’intera struttura piana ed intagliata era ricoperta  da uno spesso strato di sporco, oli e vernici ossidati.

  

L’intervento di restauro

Nell’intervento di restauro sono state eseguite le seguenti operazioni:

Disinfestazione globale cautelativa (l’intervento di restauro precedente aveva già ottenuto l’indebolimento dell’attacco degli insetti xilofagi)

Consolidamento generale del materiale ligneo con resine acriliche in soluzione.

 Risanamento della struttura lignea consistente in:

1.   Ricostruzione del supporto di base degli elementi dove risultava mancante, alcuni braccioli e mensole che scandiscono i pannelli, completamente svuotati sono stati risanati dopo lo smontaggio previo la costruzione di una cassaforma con una costruzione a muretto di piccoli parallelepipedi in essenza di balza, sostenuti fra loro da una pasta di legno e ricostruendo così il supporto interno degli elementi più fatiscenti.

2.   Ricostruzione del supporto piano dei pannelli intarsiati tramite l’inoculazione di polvere di legno legata con resine acriliche.

3.   Risarcimento degli elementi mancanti o solo scollati.

 

Fissaggio dei difetti di adesione delle singole porzioni di tarsia accompagnando la riadesione e pressando sulle zone interessate.

Pulitura :  le fasi di questa operazione sono state due ed eseguite in tempi diversi:

1.   All’inizio del lavoro si è proceduto alla esportazione delle polveri incoerenti, dei materiali di accumulo sui piani orizzontali, negli interstizi, nei sollevamenti della tarsia.

2.   Dopo le prioritarie operazioni di consolidamento, risanamento, fissaggio, si è proceduto alla esportazione delle vernici e degli oli ossidati, delle gocciolature, del guano delle mosche con solventi volatili e Decapant.

Reintegrazione : gli intagli non presentando mancanze di grandi dimensioni, sono stati integrati con legno di noce non differenziato, incollato con colla animale plasticizzata con trementina veneta. Le piccole lacune della tarsia che creavano problemi conservativi sono state reintegrate al livello con cera dì api mista a colofonia ed essenza di trementina colorata con terre per raggiungere il colore del contesto.

Lucidatura protettiva finale: effettuata con cera d’api diluita in essenza di trementina. 

 

 

 IL RESTAURO CONSERVATIVO

Il restauro conservativo, contrariamente a quanto molti hanno creduto fino a qualche decennio fa, è un restauro che deve attenersi a regole ben precise, regole che troviamo nella Carta del Restauro, che rappresenta il documento a cui ogni buon restauratore deve attenersi, salvo casi particolari.

Questo documento prevede non il rifacimento del mobile, bensì il suo recupero; per restauro conservativo si intende, quindi, un metodo scientifico atto a preservare ed a trasmettere al tempo futuro il manufatto in tutta la sua integrità.

Questo tipo di restauro consente di conservare le tracce del tempo che fanno comunque parte della storia del mobile.

Sverniciature aggressive, spatinature, rifacimenti massicci, stuccature selvagge e sostituzione di pezzi vecchi con nuovi, anche quando non è necessario, sono, queste, tutte azioni che il restauro conservativo non può ammettere, viceversa richiede di utilizzare materiali reversibili, rispettare la patina ed intervenire in maniera tale da rendere sempre visibile ciò che si aggiunge: si deve sempre poter distinguere il vecchio dal nuovo. Un tassello riportato, una stuccatura o un rigatino devono sempre distinguersi onde evitare falsi storici.

Un restauro conservativo è un restauro che prevede il minimo intervento sul manufatto; l’ideale sarebbe disinfestare, consolidare e spolverare in modo da intervenire ed alterare il meno possibile.

Una considerazione bisogna fare a parte per ciò che riguarda le aggiunte successive, in funzione di cosa si stabilisce: se queste devono essere rimosse o meno, bisogna deciderlo solo dopo essersi accertati che le aggiunte non sono state realizzate da un artigiano molto rinomato nel passato, da un vero artista nel campo. In questo caso le aggiunte successive non devono essere rimosse in quanto fanno parte della storia di quel mobile; viceversa, se necessario, possono anche essere rimosse.

Approfondimenti: Certosa di Padula

Storia e tecniche dell'Intarsio

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Ultimo Aggiornamento: 29/03/09.