madonna Addolorata

| Home Page | Schede Tecniche | Forum | Consulenze | Invia un Commento |


Queste pagine sono curate da

Ezio Flammia 

 

Già docente di disegno e storia dell'arte

 

 


Approfondimenti

Arte devozionale

l'Addolorata

Cristo deposto

Croce del Tacca

Storia Cartapesta

Restauro Cartapesta

Divino infante

Antico arredo sacro

Sculture policrome

La Scultura Lignea

 


Argomenti Correlati

 Antiche Tecniche
 Manuale di Pittura
 Teoria dei Colori
 Generi pittorici
 La Tempera

 Metodi di Pulitura
 La Craquelure

 I Pigmenti
 I Pigmenti antichi

Restauro dei dipinti

Dipinti su tavola

Pittura su tela

Pittura su tavola

Iconografia

 Solventi e pulitura
 I Solvent Gels
 Uso dei Chelanti
 Uso dei Tensioattivi

Restauro Pala

Montevergine

 Affresco Tecnica

 Restauro di Affresco

 Strappo e Stacco

La Madonna Addolorata (alt cm. 160) é una statua di legno policromo vestita con un abito di seta finemente ricamato.

 

La scultura appartiene ad un tipo di statua devozionale con abbigliamento introdotto tra la fine del XVII e i primi del XVIII sec. per connaturare le immagini sacre di "credibilità rappresentativa": vestiti, scarpe, monili sono autentici e ricercati; volti, colli e mani sono scolpiti in legno con particolare cura e colorati con l'intento di imitare la cute umana; per gli occhi sono impiegate calottine di vetro, dipinte dall'interno e "incastonate" tra le palpebre (realizzate a stucco). Gli occhi di vetro imitano alla perfezione quelli umani: il luccichio, il languore e le espressioni dei santi "sembrano veri".

L'intento degli scultori è anche quello di evidenziare la regalità e la magnificenza soprattutto delle Madonne: ..."l'attenzione alla vestitura",... e ai dettagli,..." è fondamentale ai fini dell'unità espressiva" (Fittipaldi).

Icastiche sculture dell'Addolorata e del Cristo Deposto erano esposte nelle chiese, in occasione della settimana di passione e trasportate in processione nel venerdì che precede la Pasqua.La Madonna di Frasso è una scultura della seconda metà dell''800, il suo aspetto è di una donna sofferente, esprime il tormento e l'angoscia della Passione. E' scolpita secondo la tipologia di bellezza dell'epoca e con precisione di dettagli: occhi grandi, bocca piccola, dentatura infantile, naso regolare, ovale del volto perfetto, mani con dita sottili e delicate.  Le braccia articolabili, come quelle dei manichini, sono costruite per facilitare la vestizione che avveniva, in più occasioni: per lavare e stirare il vestito, per sistemare e ricucire qualche strappo causato durante le processioni, fors'anche per la sostituzione dell'abito in particolari ricorrenze (N.1).

 

N.1 Il restauro delle vesti della Madonna  è stato eseguito da una restauratrice di stoffa.
()

 

La testa, il busto e i fianchi, sono ricavati da un unico pezzo di cirmolo collocato, tramite due grossi chiodi, su di un trespolo a forma di cono tronco sul quale le pieghe della bella gonna di seta nera ricamata si adagiano con armonia; i due spinotti degli snodi degli avambracci s'innestano su appositi fori ricavati all'altezza delle spalle. La Madonna ha il capo cinto di corona, della quale è rimasto solo il perno di sostegno (N.2).

(N.2 )Don Valentino ha consegnato una corona che ha cinto il capo della Madonna di Campanile sino a prima dell'ultimo restauro, si presume che la corona appartenesse alla Madonna Addolorata, pertanto è sistemata in testa a quest'ultima.

  • Stato di conservazione: la sfera, simbolo del mondo, sovrastata dalla Croce, è stata sostituita da un pomo d'ottone che  per l'eccessivo peso contrasta con il resto di metallo argentato; manca un braccio della "Croce Sfavillante"

 Il volto e le mani sono scolpiti con grande maestria e senza ripensamenti: il legno non è nemmeno stuccato e una lievissima imprimitura fa da base alla sottile pellicola cromatica, pallida per il volto e le mani, un velo roseo per le guance e un'accentuazione del color carne per la bocca. I grandi occhi di vetro, imploranti, rivolti verso il cielo, dai quali sgorgano rivoli di lacrime, sono fortemente espressivi.

Le articolazioni delle braccia permettono di realizzare "gestualità accentuate" in concerto con la teatralità della rappresentazione sacra.

La statua dell'Addolorata, se si esclude la splendida Madonna di Campanile, può essere considerata una delle migliori opere conservate a Frasso Telesino. L'autore potrebbe essere uno dei tanti valenti scultori campani che, nel sette/ottocento dirigevano botteghe di produzione d'opere in legno policromato a carattere sacro e profano e di statue presepiali a dimensione umana.

 

Stato di conservazione:

  • La statua si presenta sporca e ricolma di polvere, alcuni fori da tarlo deturpano il viso, così come la rottura delle palpebre, le due incrinature negli occhi di vetro, la lieve fenditura sulla fronte, causata dalla stagionatura del legno;

  • I capelli, ormai ridotti a pochi esemplari, ricolmi di polvere e invecchiati da qualche tempo, sono da sostituire; 

  • Il dito medio della mano destra è privo dell'ultima falange; 

  • Il busto e i tronconi del braccio di sinistra e dell'avambraccio di destra sono tarlati in più parti;

  • Il trespolo è fortemente compromesso nella parte bassa, tale da rendere precaria la stabilità di tutta la statua; 

 

Interventi:

  • Per la disinfestazione dei tarli, la statua è stata trattata con prodotto antixilofagi in due riprese e in apposita camera chiusa;

  • Per l'eliminazione della polvere e dello sporco sono state tamponate tutte le superfici, a più riprese, con solventi leggeri;

  • Il trespolo è stato rinforzato con nuovo legno e le parti più compromesse, rese fragili dall'opera devastatrice dei tarli, sono state "scavate" e riempite con pasta di legno;

  • Tutte le zone tarlate del busto, delle braccia e dei piani del trespolo sono stati trattati, in due riprese, con prodotto impregnante a base di paraloid;

  • Sono state ricostruite con stucco a gesso le palpebre e in pasta di legno la falange del dito medio della mano destra;

  • I fori dei tarli sul viso e sul petto sono stati stuccati con gesso alabastrino stemperato con acqua e "primal" al 50%;

  • Sono stati eliminati, con solventi, sia il "giallore" sul petto e sul collo, causato dal trasudo della resina del legno e sia le macchie di sporco sul collo e sul viso; i residui persistenti sono stati asportati tramite bisturi;

  • I capelli sono stati sostituiti con altri dello stesso colore castano; sono state ritoccate: le parti ricostruite, le stuccature dei fori dei tarli e i rivoli delle lacrime;

  • Su tutta la superficie è stato nebulizzato un velo di fissativo e un lievissimo strato di cera.

 

Per una buona conservazione:

L'opera dovrà essere collocata in bacheca di vetro con telai di legno e isolata dal pavimento.

 

Se quest'opera ha recuperato il suo antico aspetto ed è restituita al culto, è anche merito dell'iniziativa di don Valentino Di Cerbo: "Adottiamo una statua". 

 


Selezione dal Forum

 

Pulire una scultura policroma

Devo restaurare una statua in legno policromo. Il primo problema che ho incontrato è quello della pulitura della superficie che si presenta sporca di polvere e grasso; in molte parti la vernice si è ingiallita. Inoltre mi viene difficile far passare le macchie dovute al fumo di candele. Ho usato ogni tipo di solvente possibile, sbagliando però le gradazioni.

Vorrei fare un buon lavoro e rispettare il più possibile la statua senza ridipingervi sopra! Potreste aiutarmi suggerendomi delle soluzioni? Grazie mille.

 

Risponde Ezio Flammia

Non conoscendo la statua e la sua preparazione di restauratore, mi verrebbe voglia di sottoporle un adagio di Federico Zeri che recita circa: “ Il tempo distrugge, il tempo rovina ma mai quanto un cattivo restauratore”. Se è all’inizio della sua esperienza e la statua ha qualche pregio storico /artistico, Le consiglio di riflettere sul pensiero di Zeri. Se viceversa ha già fatto esperienza, inizi con delle soluzioni basiche a piccole dosi, aumentando a secondo dei risultati. Per lo sporco più persistente e per la vernice ingiallita può adoperare dimetil-formammide + acetato d’ammile + diluente alla nitro (parti uguali). Presti attenzione, i prodotti sono molto tossici (attento agli occhi e alle mani). Dopo aver tolto la vernice e con essa anche lo sporco, con un batuffolo di cotone avvolto all’estremità di un lungo stecchino imbevuto della soluzione, freni l’azione detergente ripassando sulla superficie interessata essenza di trementina. 


| Home Page | Schede Tecniche | Forum | Consulenze | Invia un Commento |

Ultimo Aggiornamento: 29/03/09.