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A
cura di

arch.
Antonella Caldini
Indice
il Palazzo
il
Cantiere
Il
Restauro
Restauro architettonico
San Vito a Morsasco
Palazzo Levi
Palazzo Migliazzi Colonna
Palazzo Madama Rossi
Le facciate dipinte
Fabbricato a Morsasco
Le Trunere
S. Rocco a Felizzano
Link utili
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a cura di
Antonella Barbara Caldini
Le trunere sono una tipologia particolare di costruzione
abitativa e produttiva, ad uso prevalentemente rurale, costruita in terra
battuta generalmente senza l'aggiunta di altri materiali o leganti.
La tecnica tradizionale è basata su un impasto di terra e acqua
che viene pressato in modo da permettere la fuoriuscita dell'acqua in eccesso e
successivamente viene versato in cassoni di grandi dimensioni. Man mano che si
procede nella costruzione dell'edificio, i cassoni vengono spostati verso l'alto
sfasando i giunti in questo modo si avanza innalzando dapprima i muri, poi le
volte interne e infine la copertura. Si tratta di costruzioni a forma
generalmente rettangolare: l'abitazione esposta a sud e i depositi e magazzini
situati nella parte a nord della cascina.
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fig 1 |

fig.2 |
[... omissis ...]
L'intenzione di promuovere e sostenere l'edificazione in terra cruda, quale
strumento di sviluppo sostenibile dell'ambiente e di risparmio energetico, oltre
che di miglioramento della salubrità degli edifici e di salvaguardia dei modi di
vita tradizionali, è sostenuta anche dal Piemonte attraverso l'emanazione di
alcune leggi regionali che hanno concentrato l'interesse sul recupero delle
tecniche costruttive e promosso l'istituzione del Distretto delle Trunere .

Fig. 3 : Palazzo Migliazzi: veduta d'insieme del prospetto
principale su via Villanova
[... omissis ...]
Su questi presupposti e nel pieno rispetto della valenza
artistico-architettonica ma anche demoetnoantropologica si è mosso l'intervento
di restauro di Palazzo Migliazzi (già Polastri) a Frugarolo (Al), avviato nella
primavera del 2007 ed attualmente in itinere , che ha richiesto particolare
attenzione da parte di coloro che, a vario titolo, sono entrati in diretto
contatto con questa importante struttura (figg. 3-4).

Fig. 4 : Palazzo Migliazzi: veduta d'insieme del prospetto
secondario sul giardino interno
La ricostruzione delle principali vicissitudini storiche di questo edificio ha
permesso di documentare una prima edificazione di fine Settecento con grossi
interventi ottocenteschi, che caratterizzano buona parte dell'immagine odierna,
e novecenteschi riconducibili ad adeguamenti per scopi abitativi che certamente
hanno contribuito ad alterare la configurazione originaria . Dal punto di vista
tecnologico, la struttura verticale portante è costituita da muratura parte in
laterizio e parte in terra cruda: il piano interrato è in mattoni, il piano
terreno alterna i mattoni alla terra cruda; il piano nobile è interamente in
terra cruda mentre il secondo piano è in mattoni crudi e terra cruda.
Le decorazioni pittoriche interne (fig. 5), realizzate direttamente su terra,
appartengono alla fase ottocentesca che, con buona probabilità, caratterizzava
anche le facciate esterne, come è emerso dai lacerti di intonaco liscio
rinvenuti sotto l'intonaco novecentesco.
Ai fini del presente studio estremamente interessante si è rivelato l'intervento
di consolidamento dei sistemi voltati interni, di pregevole fattura, che ha
evidenziato da subito la necessità di fare ricorso a sistemi integrati, anche in
ragione della specificità tecnologica della costruzione .

Fig. 5: Palazzo Migliazzi: particolare delle decorazione
dello scalone di rappresentanza, realizzate direttamente sulla terra cruda
Dopo i primi interventi di messa in sicurezza, si è proceduto al consolidamento
vero e proprio delle volte del piano terreno e del piano nobile che, in fase
progettuale, si era ipotizzato di effettuare mediante l'utilizzo dei materiali
compositi a base di fibre di carbonio, da diversi anni impiegati con buoni
risultati nel campo del restauro.
La presenza, riscontrata soltanto dopo la rimozione delle vecchie
pavimentazioni, di volte da 6 cm con nervature rialzate di 12 cm, ha
sottolineato le difficoltà di un consolidamento con le fibre che, dovendosi
localizzare in corrispondenza delle nervature, avrebbe comportato il rinforzo di
parti di per sé già sicure (fig.6-7) .

Fig. 6: Palazzo Migliazzi: veduta d'insieme del sistema
voltato |

Fig. 7: Palazzo Migliazzi: veduta d'insieme del sistema
voltato |
La necessità di ripristinare la continuità delle volte all'intradosso,
diffusamente interessate da lesioni ricollegabili a piccoli movimenti delle
imposte e a fenomeni di rotazione e cedimento strutturale delle pareti, ha
motivato l'adozione di consolidamenti alternativi che, pur tenendo conto delle
procedure dominanti, valutassero anzitutto la presenza della terra cruda come
componente costruttivo fondamentale.
Si è quindi ricorsi all'uso di miscele leganti fibro-rinforzate a base di calce
idraulica naturale, in grado di consentire l'intervento di consolidamento senza
alterare in alcun modo l'aspetto originario della struttura.
Dopo avere provveduto al completo svuotamento della parte superiore delle volte
da detriti o materiali non solidali e alla successiva rimozione di polveri, si è
valutato l'effettivo stato di conservazione dei frenelli di controventatura
delle reni, conservando quelli che non palesavano problemi strutturali e
sostituendo quelli ammalorati con nuovi, derivati dal riutilizzo di mattoni
ancora in buono stato, nel rispetto della logica costruttiva .
Terminata questa serie di operazioni preliminari, è stata eseguita una seconda
pulizia delle volte, monitorando l'effettivo quadro fessurativo del sistema
voltato, sia all'estradosso che all'intradosso, attraverso la segnalizzazione
delle lesioni più preoccupanti ed anche di quelle di minore entità, comunque
bisognose di intervento. In corrispondenza delle lesioni sono stati posizionati
cunei in ferro a chiusura delle fessure esistenti, all'interno delle quali sono
state successivamente inserite, per colatura, miscele leganti di prodotto
specifico .
La miscela iniettata, a base di calce idraulica naturale, possedeva
caratteristiche di buona fluidità, buona stabilità, basso calore di reazione,
minimo ritiro e buona compatibilità con la malta originaria. A questo punto,
dopo avere provveduto al consolidamento di tutte le lesioni visibili, è stata
eseguita la sigillatura con malta di calce, al fine di evitare risorgenza di
miscela.
Il passo successivo è stato quello di procedere al posizionamento di una rete in
ferro elettrosaldata adagiata alla superficie voltata, in grado di collaborare
con la struttura portante, sulla quale è stato successivamente gettato betoncino leggero fibrorinforzato per rinforzi strutturali mediante
accoppiamento con reti metalliche elettrosaldate . Il prodotto impiegato, sempre
a base di calce, è stato applicato su tutta la superficie voltata ed essendo
caratterizzato da un'elevata adesione ha favorito un ottimo aggrappaggio.
L'intervento ha interessato anche le reni delle volte, consolidate in due step:
prima con l'inserimento di betoncino fibrorinforzato e in seguito (e per
un'altezza finale di 25-30 centimetri) con betoncino pronto a base di calce
idraulica naturale, avente funzione di "collaboratore statico". Sulle volte con
superficie ridotta, che si presentavano gravemente lesionate, il prodotto è
stato gettato fino all'estradosso.
Il consolidamento delle volte interne, attualmente concluso, è stato affrontato
come un delicato esercizio di equilibrio tra la necessità di conservare la
struttura come "testimonianza" e l'esigenza di renderla fruibile, cercando di
conciliare il dovere della permanenza al bisogno della manutenzione.
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