
ANNO PAOLINO 2008/2009 - Paulus.net
Conosciamo Paolo,l’Apostolo delle genti/1
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Preparato da Don Antonio Girlanda, SSP ( La Domenica)
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UNA VOCE CHE RISUONA DA DUE MILLENNI NEL MONDO IL Papa Benedetto XVI ha annunciato, com’è ormai noto, un anno particolarmente dedicato a san Paolo – dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009 – nella ricorrenza dei 2000 anni dalla sua nascita. Paolo è nato a Tarso, nella Turchia sud-orientale, tra il 5 e il 10 d.C., da una famiglia ebrea benestante, dato che godeva del diritto di cittadinanza romana e potrà mantenere Paolo a Gerusalemme per gli studi. Gloria di San Paolo (part.), dello scultore Virgilio Audagna, 1946. Tempio di San Paolo, Alba (Cn). Il Papa ha colto l’occasione per impegnare la Chiesa a conoscere sempre meglio questo suo grande apostolo e a riflettere sul patrimonio di fede e di teologia, di spiritualità cristiana e di slancio missionario che egli le ha lasciato in eredità. Di questo patrimonio la Chiesa vive ancora oggi, come vive dei Vangeli e degli altri scritti del Nuovo Testamento, che garantiscono la verità sulle sue origini e sul contenuto fondamentale della sua fede.Noi dobbiamo conoscerlo, e non solo di nome, questo personaggio, divenuto apostolo di Gesù da persecutore fanatico dei cristiani che considerava traditori dell’antica fede dei padri. Leggiamo, anche pochi minuti al giorno, le sue lettere e la sua vita narrata negli Atti degli Apostoli (cc. 9 e poi 13-28): saranno un ottimo nutrimento per la nostra vita cristiana. Antonio Girlanda, biblista |
Conosciamo Paolo,l’Apostolo delle genti/ 2
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«ANCH’IO SONO STATO AFFERRATO DA CRISTO» CON questa parola (Filippesi 3,12) Paolo accenna al suo primo incontro con Cristo. Prima della sua conversione usava il suo nome ebraico, Saulo, come il primo re d’Israele. Paolo è il suo nome romano, nome che Luca usa da quando Paolo a Cipro incontra e converte a Cristo il governatore romano Sergio Paolo (Atti 13,9), nome che Paolo stesso userà nelle sue lettere. Antonio Girlanda,biblista |
Conosciamo Paolo,l’Apostolo delle genti/ 3
TESTIMONE DELLA FEDE PRIMITIVA SENTIAMO nominare san Paolo spesso nella Messa alla domenica, quando la seconda lettura viene presa dalle sue lettere. Ma quanti di noi hanno letto una lettera di Paolo? È vero che qualche brano è difficile da capire e ci sono varie cose legate al tempo di Paolo che devono essere spiegate in un commento. Antonio Girlanda,biblista |
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Conosciamo Paolo,l’Apostolo delle genti/4
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LA LUCE DOPO LA CECITÀ PAOLO sulla via di Damasco ha sperimentato la potenza di Cristo che lo ha atterrato e accecato, ma anche l’attrazione irresistibile di Gesù che diventerà il centro della sua vita ormai tutta dedicata a lui e alla missione affidatagli. Antonio Girlanda,biblista |
Conosciamo Paolo,l’Apostolo delle genti/5
UNA "CONVERSIONE CONTINUA" PARLANDO dell’evento di Damasco non si dovrebbe parlare di "conversione"; Paolo parla di "rivelazione" e di "missione": «Quando (a Dio) piacque di rivelare in me suo Figlio affinché io lo annunciassi alle genti…» (Gal 1,15-16). Paolo infatti non cambiò religione, né si convertì da una vita di peccatore. Antonio Girlanda,bblista |
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Conosciamo Paolo,l’Apostolo delle genti/6
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UN QUADRO GENERALE DELLA SUA VITA DOVENDO parlare spesso di Paolo, sembra opportuno offrire i dati essenziali della sua vita apostolica dopo la conversione, tenendo presente che le date sono incerte. I tentativi di annunciare Gesù come il vero Messia e salvatore, a Damasco e a Gerusalemme hanno scarsi risultati, anzi suscitano rifiuti e ostilità, e Paolo si ritira a Tarso in attesa dei "tempi di Dio" che arrivano quando Barnaba, verso il 43-44, va a cercarlo e lo conduce ad Antiochia di Siria per animare quella comunità. Antonio Girlanda,biblista |
Conosciamo Paolo,l’Apostolo delle genti/7
PRIMO VIAGGIO MISSIONARIO TRASCORSO un anno ad Antiochia, suona l’ora di Dio per le grandi missioni di Paolo. La comunità prega per i missionari Barnaba, Saulo e il giovane Marco che si dirigono direttamente alla vicina isola di Cipro, patria di Barnaba, e la percorrono annunciando Gesù. Il proconsole Sergio Paolo, <<uomo intelligente, desideroso di ascoltare la parola di Dio>> (At 13,7), li ascolta e accoglie il "vangelo di Gesù".Da allora Saulo cambia il nome in quello di Paolo. Da Cipro i missionari sbarcano sulle coste dell’Asia Minore e si fermano ad Antiochia di Pisidia, città con una buona comunità giudaica. Qui è importante il discorso che tiene Paolo (Atti 13,16-41): esso dà l’idea di come gli apostoli presentavano Gesù inserendolo nella storia della salvezza vissuta da Israele. Il successo di Paolo anche presso tanti pagani, suscita invidia e gelosia nei capi giudei che trovano il modo di far cacciare i missionari. Antonio Girlanda, biblista |
Conosciamo Paolo,l’Apostolo delle genti/8
SECONDO VIAGGIO MISSIONARIO Nei primi decenni della Chiesa era viva la questione se imporre ai convertiti dal paganesimo la legge giudaica. Paolo e Barnaba vanno a Gerusalemme (siamo nell’anno 49) e narrano che la loro missione ha ottenuto la conversione di tanti pagani. In un’assemblea Pietro, d’accordo con Paolo e ricordando la sua esperienza (At c. 10), afferma che Dio salva chiunque crede in Gesù e accoglie il vangelo (At 15,5-29).Paolo, ritornato ad Antiochia, riparte con un altro amico, Sila o Silvano, per visitare le comunità fondate nel primo viaggio. Ripassando da Listra incontra il giovane Timoteo che lo segue e diventerà il suo discepolo più caro e fidato. Antonio Girlanda, biblista |
Conosciamo Paolo,l’Apostolo delle genti/9
IL TERZO VIAGGIO MISSIONARIO TORNATO ad Antiochia da Corinto Paolo riparte per un terzo viaggio e, via terra, percorre ancora l’Asia Minore. Giunto sulla riva del mar Egeo si ferma ad Efeso, capitale della provincia romana dell’Asia per oltre due anni (54-57) dando vita a una numerosa comunità cristiana. I molti convertiti che abbandonavano la religione pagana allarmarono gli artigiani che producevano statuette della dea Artemide, ‘patrona’ di Efeso dove sorgeva il suo grandioso tempio. Antonio Girlanda, biblista |
Conosciamo Paolo,l’Apostolo delle Genti / 10
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IL VIAGGIO DI PAOLO A ROMA IL QUARTO viaggio "missionario" è stato annunciato e garantito a Paolo da Gesù stesso che in una visione gli disse: «Coraggio! Come mi reso testimonianza a Gerusalemme così mi devi testimoniare anche a Roma» (Atti 23,11). Dopo il suo arresto a Gerusalemme, Paolo fu trasferito a Cesarea Marittima, sede del governatore romano, dove, dopo oltre due anni, come cittadino romano, fece appello al tribunale dell’imperatore. |
Conosciamo Paolo, l'Apostolo delle Genti / 11
LE LETTERE DI PAOLO DELL’APOSTOLO Paolo ci sono giunte 13 lettere (la 14, agli Ebrei, non è sua). Costretto dalle circostanze, egli si vanta del suo lavoro apostolico, delle rivelazioni, delle sofferenze subìte per Gesù (Cfr. 2 Cor 11,22-12,5), ma non si vanta mai delle sue Lettere. Ma esse sono quanto di più prezioso egli ha lasciato in eredità alla Chiesa universale, sia per la fede, sia per le norme di vita cristiana. E questo l’ha potuto fare con l’apostolato della penna, di cui ha sentito il bisogno e l’utilità, poiché così continuava a essere presente ai suoi fedeli con la sua "predicazione scritta". Ricordiamo le 13 lettere di Paolo inviate alle comunità cristiane o ai suoi collaboratori: ai Romani, due ai Corinzi, ai Galati, agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, due ai Tessalonicesi, a Filemone, due a Timoteo, una a Tito. Quattro sono dette "Lettere dalla prigionia" (Colossesi, Efesini, Filippesi, Filemone), perché risultano scritte da una prigione, probabilmente da Roma. Tre lettere sono dette "Lettere pastorali" (due a Timoteo e a Tito), perché scritte a "pastori": a Timoteo Paolo aveva affidato la chiesa di Efeso, e a Tito la chiesa dell’isola di Creta. |
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Conosciamo Paolo, l'Apostolo delle Genti / 12
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LA LETTERA AI ROMANI QUESTA lettera affronta una questione fondamentale per l’uomo: qual è la sua giusta posizione di fronte a Dio, quella che lo porta alla salvezza? Paolo risponde che è la fede per cui l’uomo si affida al Dio che si è rivelato e alla sua parola. L’uomo non si salva da sè per il bene che fa e che Dio dovrebbe ricompensare, ma per ciò che Dio ha fatto e fa per lui, mediante Cristo, il suo Figlio: è lui il “il vangelo”, la potenza di Dio che salva chiunque crede (1,16). Tutta l’umanità è bisognosa di salvezza (1,18 - 3,20); e Dio la offre a tutti (3,21-31) |
Abramo (4,1-25), capostipite d’Israele, è l’esempio dell’uomo gradito a Dio per la sua fede. E chi accoglie con fede il vangelo vive una vita nuova animata dallo Spirito Santo che lo rende figlio di Dio a somiglianza di Cristo (5,1 - 8,39): questa è infatti la salvezza che l’uomo non può realizzare da sé. Antonio Girlanda biblista |
Conosciamo Paolo, l’Apostolo delle Genti / 13
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PAOLO affronta in questa lettera una serie di problemi sorti nella comunità di Corinto, ai quali dà le soluzioni in accordo con l’appartenenza del cristiano a Gesù Cristo morto e risorto e alla sua Chiesa come comunità di fede, di speranza e di carità. Perciò potremmo definire questa lettera come la più “pastorale” di Paolo. Mentre si trovava (tra il 54 e il 57) impegnato nella fondazione della comunità di Efeso, era venuto a conoscenza (1,11) di situazioni incresciose verificatesi a Corinto; inoltre da quella città era giunta una lettera in cui la comunità chiedeva indicazioni su altre questioni (7,1). Antonio Girlanda biblista |
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Conosciamo Paolo, l’Apostolo delle Genti / 14
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DOPO la prima lettera ai Corinzi si erano infiltrati nella comunità personaggi ostili a Paolo, che contestavano la sua autorità apostolica. Una breve visita di Paolo a Corinto, da Efeso (13,1-2), non aveva chiarito la situazione, anzi qualcuno l’ha anche offeso pubblicamente (2,5-11). Tornato a Efeso, scrive una lettera detta "delle lacrime" (2,4) perché non avrebbe voluto scrivere così ai suoi figli; ma non ci è pervenuta. Paolo ha poi inviato a Corinto il suo discepolo Tito che è riuscito a riportare serenità e pace. Paolo intanto, allontanatosi da Efeso (At 19), va verso la Macedonia dove incontra Tito con buone notizie (7,6.16). |
E così rincuorato scrive ai Corinzi questa seconda lettera, la più appassionata, in cui: a) Paolo spiega il suo comportamento verso di loro e si diffonde sulla grandezza del ministero apostolico pur con i suoi aspetti dolorosi (cc. 1-7); b) raccomanda la raccolta di offerte per la chiesa di Gerusalemme (cc. 8-9); c) difende la sua qualità di apostolo e il suo apostolato con foga fortemente polemica contro gli avversari, definiti falsi apostoli (cc. 10-12). Chiude con una splendida formula trinitaria di carattere liturgico (c. 13).
Conosciamo Paolo, l’Apostolo delle Genti / 15
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Conosciamo Paolo, l’Apostolo delle Genti / 16
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QUESTA lettera, tra le più belle e profonde di Paolo, in origine era forse destinata a varie comunità. Mancano infatti del tutto saluti e richiami a situazioni legate a Efeso, dove Paolo si era trattenuto oltre due anni (c. 54-56), formando una comunità cristiana. Ma la mancanza di riferimenti fa di questa lettera l'unico scritto paolino in cui la Chiesa di Gesù Cristo è ormai concepita come un’unica realtà: il corpo di cui Cristo è il Capo, la Sposa di cui Cristo è lo Sposo. La lettera si articola chiaramente in due parti.
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La prima dottrinale (cc. 1-3) presenta la Chiesa corpo di Cristo, nella quale si realizza il mistero della riconciliazione tra giudei e pagani, quasi istintivamente ostili tra loro. Su tutti si stende la medesima carità di Dio e Paolo si sente il banditore di questo mistero. La seconda parte (cc. 4-6) trae conseguenze per la vita del cristiano, anche come membro di una famiglia. Di qui il codice familiare in cui si propone agli sposi il modello della loro unione: il rapporto CristoChiesa (5,25-27). Contemplando il mistero dell’amore di Dio per tutta l’umanità, Paolo eleva la stupenda preghiera di lode alla Trinità che apre questa lettera (1,3-14). |
Conosciamo Paolo, l'Apostolo delle Genti / 17
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FILIPPI, nel nord della Grecia, è stata la prima città europea evangelizzata da Paolo (At 16,6-7). Egli vi giunse nel secondo viaggio missionario, prese contatto con gli ebrei della città (At 16,13), ma diede vita a una comunità mista con cui stabilì i rapporti più cordiali e affettuosi (At 16,16-40). In questa lettera tanto familiare, dopo l’indirizzo e la preghiera di ringraziamento (1,1-11), egli dà sue notizie: è prigioniero, forse a Roma, ma ha fiducia nella liberazione cosicché potrà rivedere i cari Filippesi (1,12-30); intanto li esorta a una vita cristiana dominata dalla carità che esige tanta umiltà (2,1-18). Su questa esortazione si innesta il celebre "inno cristologico" (2,6-11) che in poche righe sintetizza l’essere di Gesù e la sua opera salvatrice. Paolo torna poi ai suoi progetti (2,19-3,1), usando anche un linguaggio duro e polemico contro certi "predicatori" giudeizzanti che volevano imporre la legge mosaica anche ai convertiti dal paganesimo (3,2-4,1). Dopo questa impennata, torna a richiami pratici, invitando tutti a vivere nella gioia del Signore. Segue il sentito ringraziamento per gli aiuti ricevuti e chiude col saluto cristiano ai fedeli della comunità (4,2-23). Antonio Girlanda, biblista |
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Conosciamo Paolo, l’Apostolo delle Genti /18
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LA COMUNITA' di Colossi, cittadina dell'Asia Minore, ad est di Efeso, era stata fondata da Epafra, discepolo di Paolo. Nella zona esistevano anche comunità giudaiche e alcuni tra i giudei divenuti cristiani, pretendevano di imporre l'osservanza della legge mosaica e diffondevano strane idee su spiriti celesti, immaginati come potenze cosmiche, tra l'uomo e Dio, che era necessario venerare con atti di culto. Gesù Cristo era una di esse. |
Conosciamo Paolo, l’Apostolo delle Genti / 19
LA PRIMA LETTERA AI TESSALONICESI LA CHIESA di Tessalonica (oggi Salonicco, al nord della Grecia), fu fondata da Paolo nel secondo viaggio, come racconta Luca (At 17,1-9); ma la lettera suppone una comunità che vive con impegno la vita cristiana e resiste alla persecuzione. Paolo, preoccupato, manda Timoteo (3,1) a visitare quei fedeli. Dopo poco tempo egli ritorna da Paolo con buone notizie e con qualche domanda. Così Paolo detta subito questa lettera che, nella prima parte (cc. 1-3) esprime la sua ansia paterna e la sua gioia per questi figli che hanno appreso da lui la fede e anche la fortezza nel viverla. Antonio Girlanda, biblista |
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Conosciamo Paolo, l’Apostolo delle Genti / 20
LA SECONDA LETTERA AI TESSALONICESI IN QUESTA lettera, richiamandosi alla sua predicazione (2,5), Paolo riprende il tema del ritorno del Signore. Egli non aveva escluso che avvenisse nel suo tempo. E alcuni avevano tratto conclusioni strane: «se la fine è imminente è inutile faticare tanto»; smisero di lavorare e cominciarono a chiedere l’elemosina alla comunità. Paolo reagisce energicamente (3,6-9), tanto più che qualcuno abusava della sua autorità (2,2).Ora egli parla di alcuni segni premonitori della fine: anzitutto un’apostasia, cioè l’abbandono della fede da parte di molti, poi la comparsa di un "uomo del peccato", un mostro di astuzia diabolica, che si farà credere un dio; inoltre c’è fin d’ora un "mistero di iniquità" attivo nel mondo, trattenuto da un ostacolo che a un certo punto sarà tolto e il male dilagherà. |
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Conosciamo Paolo, l’Apostolo delle Genti / 21
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TRE LETTERE di Paolo sono dette "pastorali" perché indirizzate a Timoteo e Tito, pastori della Chiesa. Nella 1Tim Paolo esorta Timoteo, lasciato a Efeso, a difendere la verità della fede (1,3-20; 4,1-16), a organizzare il culto (2,1-15), ad essere un buon pastore del gregge (3,1-6,2), prudente nella scelta di vescovi, diaconi (3,1-13), presbiteri (5,17-25), e delle vedove impegnate in servizi alla comunità (5,3-16). Chiude la lettera un vibrante appello a combattere i falsi maestri, avidi di denaro, come ha imparato da Paolo. |
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Conosciamo Paolo, l’Apostolo delle Genti / 22
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LE LETTERE A TITO E A FILEMONE TITO, di origine pagana, era insieme a Timoteo tra i discepoli più cari a Paolo (Cfr At 15,1ss; Gal 2,1-5; 2Cor 7,6-15) che gli affidò le comunità dell'isola di Creta. In questa lettera, dopo un indirizzo ricco di teologia sull'apostolato (1,1-4), Paolo indica a Tito, le qualità che devono avere i presbiteri scelti per reggere le comunità e combattere gli errori di falsi maestri (1,5-16). Tra le indicazioni sui doveri dei fedeli (2,1-3,7), inserisce uno splendido brano (2,11-14) sull'incarnazione di Gesù Cristo, e conclude col pensiero della filantropia, di Cristo (3,4-7). Antonio Girlanda, biblista |
Conosciamo Paolo, l’Apostolo delle Genti / 23
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QUESTA non è una lettera (non ha mittente né destinatari), ma un "discorso di esortazione" come dice l’autore (13,22), che aggiunge alla fine (13,22-25) un biglietto per gli ignoti destinatari. L’indicazione "agli Ebrei" dipende dal contenuto che si richiama alla liturgia ebraica che solo dei cristiani-ebrei potevano comprendere. Lo scritto che non è di Paolo risale a prima del 66, quando il servizio del tempio era ancora in funzione, cioè prima della rivolta giudaica, conclusa con la distruzione di Gerusalemme e del tempio (70 d.C). Dopo il prologo (1,1-4) che presenta Cristo Figlio e rivelatore definitivo di Dio, superiore agli angeli e a Mosè, mediatori dell’antica alleanza (1,5-4,13), lo scritto si fissa sul Cristo, costituito da Dio sommo sacerdote (4,14-7,28) che ha stabilito la nuova alleanza (8,1-13), offrendo se stesso come sacrificio infinitamente più prezioso e gradito a Dio, di cui i sacrifici di animali, offerti secondo la legge erano solo un’"ombra" (9,1-10,18). Seguono esortazioni (10,19-13,15) a perseverare nella fede, seguendo i personaggi della storia sacra, che hanno perseverato nella fede, fino al martirio (11,1-12,29 |
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Seguendo la liturgia
LA CHIESA CELEBRA INSIEME PIETRO E PAOLO
PIETRO E PAOLO sono raffigurati insieme fin dalle catacombe, e l’antico inno della festa canta: «O Roma felice, consacrata dal sangue di così grandi prìncipi! Per i loro meriti, non per la tua gloria, tu superi in bellezza il mondo intero…». Pietro è l’apostolo al quale Cristo ha affidato il suo gregge, costituendolo principio di unità e punto di riferimento per fedeli e pastori. Paolo è il grande apostolo che più di altri ha compreso e condotto la Chiesa a prendere coscienza della sua universalità, spargendo nel mondo pagano il Vangelo di Gesù. Paolo ha sentito il bisogno di incontrare Pietro per essere in pieno accordo con lui, «per non correre invano», cioè per non andare fuori strada nella sua predicazione. Però ha fatto prendere coscienza a Pietro stesso della sua importanza nella Chiesa, quando ad Antiochia ha fatto notare un suo comportamento ambiguo (Cfr Gal 2,11-16). Pietro era prudente per non provocare divisioni; Paolo, vedendo che tutti preferivano seguire Pietro anziché la verità – tanta era la sua autorità e prestigio tra i credenti – ha fatto notare a Pietro che la sua ambiguità stravolgeva la verità: solo la fede in Cristo salva, non le norme legate al costume giudaico. Antonio Girlanda, biblista da: La Domenica - 28 giugno 2009 |