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Missili Strategici Intercontinentali

La disgregazione dell'U.R.S.S., la riunificazione delle due Germanie e il ripristino della democrazia nei Paesi dell'Est hanno creato, tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, un nuovo assetto geo-politico che ha portato a ridimensionare l'importanza dei missili strategici intercontinentali (I.C.B.M., Intercontinental Ballistic Missile, missile balistico intercontinentale), malgrado si ritenga che nella Russia proseguano con adeguati finanziamenti gli studi finalizzati alla realizzazione di nuovi e più moderni ordigni di distruzione. Negli U.S.A. lo sviluppo delle nuove versioni del missile MX Peacekeeper ha subito una battuta di arresto (1992) con il blocco dei fondi per lo sviluppo dei convogli ferroviari destinati alla dispersione sulla rete ferroviaria dei missili pronti al lancio. Questa tattica fu messa a punto dai Sovietici (SS 24), ma treni attrezzati per il lancio delle V 2 erano già stati utilizzati dai nazisti nella II guerra mondiale. Essa prevede appositi treni, simili a normali convogli merci commerciali, formati da tutte le componenti necessarie al lancio, ovvero vagoni rampa, vagone centrale di puntamento, vagoni guarnigione per i soldati. In caso di situazioni di estrema tensione mondiale, tali convogli vengono immessi sulla rete ferroviaria, mischiandosi al traffico civile, in modo da rendere pressoché impossibile l'individuazione (e quindi l'eventuale distruzione) dei missili. Molti dei convogli sono inoltre destinati a nascondersi nelle gallerie ferroviarie, trasformate per l'occasione in rifugi antiatomici, e a venirne fuori solo per lanciare la rappresaglia nucleare. Strategia analoga, che impiega, però, camion corazzati per lo spostamento e il lancio, è utilizzata per missili di minori dimensioni, sia strategici sia tattici. La dispersione via terra ha rivelato la sua drammatica efficacia durante la guerra del Golfo, quando i lanciatori mobili di missili Al Hussein erano praticamente introvabili, mentre le rampe fisse erano state distrutte sin dai primi giorni del conflitto. Gli anni Ottanta e Novanta hanno visto aumentare l'importanza della precisione e del numero delle testate a discapito della loro potenza unitaria. Molti missili, sia terrestri sia imbarcati su sottomarini, trasportano più di dieci testate di potenza compresa tra 20 e 50 kt, con un C.E.P. (Circular Error Probability, Errore Circolare Probabile) di ca. 200 m. Una testata si dice precisa se il suo raggio di distruzione è maggiore del suo C.E.P. Il raggio di distruzione è definito come la distanza massima cui può scoppiare una bomba per distruggere un dato obiettivo. Per una stessa testata, nel caso di un centro abitato (obiettivo soft), tale raggio è di vari km, mentre nel caso di un silo lanciamissili si può ridurre a poche decine di m. I trattati di limitazione delle armi nucleari utilizzano il bilancio di queste componenti (precisione, numero e durezza dei silos di lancio) per garantire che, anche in caso di un primo attacco di una delle due parti, l'altra conservi abbastanza armi da lanciare una rappresaglia devastante.

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Last Update 05/08/2004

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