Ozieri, storia di una città_1836-1986
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UNA GRANDE-PICCOLA CITTÀ
Ancor prima di sfogliare questo libro il lettore si sarà già posto le due domande che anche l'amministrazione Comunale di Ozieri si è posta nel momento in cui ne decideva la pubblicazione.
La prima può essere formulata nel modo seguente: in un momento storico come l'attuale, planetario, con un acquisito senso della globalità, non è forse fuori moda, "retrò", diciamo, ripercorrere la storia del nostro piccolo centro e addirittura rispolverare titoli che tutt'al più andavano bene per un'epoca ormai definitivamente tramontata?
La seconda domanda è invece riassumibile in questi termini: vale la pena discutere se Ozieri sia o non sia città o non è meglio, a scanso di equivoci, lasciar perdere questo tema che, se mal posto e mal risolto, può trasformarsi in una vera e propria manifestazione di campanilismo?
Essendo, queste, due obiezioni che possono bloccare la successiva lettura del libro è meglio rispondervi subito.
Alla prima domanda si deve dare la stessa risposta che diede a se stesso uno dei fondatori della Storia nel momento in cui si accinse a scrivere la sua opera quando sostenne di «voler trattare di città piccole e grandi senza differenze perché quelle che erano grandi in antico, per lo più son diventate piccole e quelle che son grandi ora erano state piccole. Sicché conoscendo la perpetua incostanza del genere umano ricorderò le une e le altre senza far differenze».
Così si esprimeva Erodoto nelle Storie.
Il suo invito, nella nostra Isola, è stato dimenticato per secoli, ed è questo, fra gli altri, uno dei motivi per cui la Sardegna si presenta ai più con "poca storia".
Ozieri ha avuto il destino ipotizzato dallo storico greco: è stata ed è una grande-piccola città.
Relativamente "grande" ai tempi del diploma regio che ne elevava lo status, relativamente "piccola" oggi che è inserita in un contesto più dinamico rispetto a quello dei primi decenni del secolo scorso.
Carlo Alberto, nel 1836, notò, nel conferirle il diploma di città, che Ozieri era libera dalla giurisdizione feudale, che aveva un notevole incremento degli abitanti, che era sede di famiglie nobili e generose, oltre che di diocesi, di provincia e della autorità giudiziaria, che era conosciuta per la cultura e l'industriosità dei suoi abitanti, che aveva un proprio organo “autonomo di governo”. E anzi, prima dell'editto "delle chiudendo" (1820), aveva intrapreso una dura lotta per riscattare le proprie terre dall'assoggettamento feudale.
Questi "titoli" che facevano grande un centro 150 anni fa, non sono più sufficientemente validi oggi per parlare di un centro come di una città.
Ecco allora il secondo quesito: città o non città?
La risposta è senz'altro più complessa della precedente è pacifico, ammettendo che il diploma regio abbia ancora valore, che Ozieri città lo sia de jure.
Ma il lettore potrà obiettare che poco gli importano i blasoni d'un tempo e pertanto chiederà se essa lo sia anche de facto.
L'argomento è appassionante e per rispondervi conviene risalire ad una definizione di città.
Una recente pubblicazione, nell'affrontare questo tema, dava un contributo alla ricerca delle caratteristiche essenziali che trasformano un insediamento umano in città.
L'essere "letteralmente un capoluogo" è una prima caratteristica che ogni agglomerato che aspiri ad essere città dovrebbe possedere.
A ciò è da aggiungere che «la quintessenza dello stato d'animo cittadino è data per tutti i tempi dagli uomini capaci di sfruttare l'occasione».
Altra caratteristica della città è individuata nella capacità di «aumentare le tensioni, precipitare gli scambi, rimescolare all'infinito la vita degli uomini, accelerare l'intero tempo della storia».
Se applichiamo rigorosamente queste poche definizioni al nostro centro saremmo portati subito ad accontentarci del titolo e a non cercare altro.
A queste si arriva partendo dal presupposto che le città, quelle vere, si son formate a seguito della rivoluzione industriale e si sono circondate di fabbriche, di sedi di finanza, di nodi commerciali, di grandi servizi pubblici e sociali, hanno accolto nel proprio seno grandi masse di immigrati e, tramite questi strumenti, hanno acquisito quelle caratteristiche che le fanno divenire, per citare un'altra definizione, «dei motori sempre in moto».
Di tutto ciò niente ad Ozieri e l'argomento parrebbe così chiuso.
Sennonché le conclusioni non sono così semplici da trarre. Le definizioni riportate, che hanno l'ambizione di "comprendere" la città industriale, sono formulate proprio nel momento in cui essa sta andando in crisi e diviene "altro da sé". Così come nello stesso momento in cui Carlo Alberto conferiva il titolo giuridico ai centri sardi di Ozieri, Tempio e Nuoro, quegli elementi che ne dovevano certificare lo status stavano perdendo, come già detto, definitivamente valore.
Per uno strano destino della storia i centri urbani si trovavano ad un bivio nel 1836, nel momento in cui, per lo meno in Sardegna, si passava dal feudalesimo all'età borghese e (successivamente) industriale; e si trovano ad un bivio oggi, mentre dall'età industriale si passa a quella post-industriale.
L'appuntamento storico che sta di fronte ad Ozieri si presenta così per certi versi uguale e diverso, rispetto a quello di fronte al quale si trovò 150 anni fa.
Uguale perché ci troviamo di fronte ad una realtà in cambiamento i cui caratteri sono da progettare come lo erano agli inizi del secolo scorso per la nuova classe sociale emergente dei borghesi-pastori.
La differenza fra noi e loro potrà consistere pertanto nel non mancare l'appuntamento storico che abbiamo davanti come, invece, fu mancato dalla nascente borghesia di 150 anni fa.
Diverso perché la città pastorale ed industriale aveva come compito quello di far circolare merci ponderabili, mentre la città futura, post-industriale, avrà come compito quello di far circolare merci "imponderabili" quali la cultura, la conoscenza, le informazioni, le manifestazioni d'arte. Su questo terreno riusciamo per fortuna ad intravedere quanto Ozieri potrebbe dare e fare.
Prendendo a pretesto la struttura urbana di Ozieri che ha preso nel tempo la forma di una "Y" ed il fatto che Ozieri si trovi, nell'isola, nel punto da cui si diramano tre "braccia" verso altrettanti capoluoghi (Cagliari, Sassari ed Olbia), questa occasione chi scrive continua a chiamarla "l'occasione Y".
Ma il richiamo a questa lettera non deve trarci in inganno. Poiché essa, contrariamente a quanto potrebbe suggerire (è un termine ignoto), ha già in sé varie risoluzioni.
La prima è data dal fatto che, mentre le città industriali spesso hanno venduto assieme alle merci anche il patrimonio e la loro storia, le città non industriali, è il caso di Ozieri, se lo ritrovano intatto e pronto ad essere valorizzato.
Il patrimonio è la città in sé, carica del suo passato e del suo presente, proprietaria ancora del suo valore universale, unico ed inestimabile.
Il buon governo, per questo immenso valore, è lo strumento indispensabile per trasformare un semplice aggregato in città.
Esso si potrà esplicare, come è stato suggerito in un recente convegno, se si riuscirà a concepire la città come la risultante di tre elementi: la natura, l'uomo e la cultura. Cioè l'ambiente, la qualità della vita dei cittadini ed il patrimonio storico.
Non spetta a me dire se si è sulla strada del "buon governo"; ma alcuni progetti già posti in essere dall'Amministrazione attuale, quali l'unificazione delle piazze, il recupero dei segni visibili della storia nelle case, nelle vie e nei monumenti, il recupero delle periferie alla città, la salvaguardia del patrimonio abbandonato dall'uomo anche nella sua fuga spesso precipitosa verso la periferia, segnalano che l'unità di questi tre elementi è presente nel progetto degli amministratori.
Gli stessi contributi dei giovani e meno giovani ricercatori, coordinati dal professor Manlio Brigaglia - che qui si ringrazia - occorre Interpretarli come un sentirsi protagonisti di vicende storiche importanti.
Con questo auspicio consegniamo il libro alla gente, con l'augurio anche che agisca come effetto moltiplicatore sulle "realtà" di città che ci circondano.
Titino Bacciu
Assessore alla Cultura
Comune di Ozieri
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