Ozieri, storia di una città_1836-1986
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L'ospedale
Una necessità comunque si era imposta in modo impellente, quella della edificazione di quell'ospedale permanente di cui peraltro si parlava da tempo. È da una legazione di 12.500 scudi della duchessa Borgia nel 1747 che inizia la lunga storia di questo ospedale. Nel 1777 dagli eredi della duchessa (con beneplacito del governo) fu dato un nuovo e preciso indirizzo al lascito: anziché a beneficio delle missioni in California, come diceva il testamento della duchessa, si dispose di destinare la somma alla fondazione di un ospedale per i poveri infermi «de la villa de Ocieri», in modo, si diceva, da potervi ricoverare tutti i vassalli infermi del ducato di Monte Acuto, del principato di Anglona, del marchesato di Marghine e dei contado di Osilo e Coquinas. La donazione passò però tra mille vicende giudiziarie sino al 1835, anno in cui tra la R. Azienda e un certo Cesare Baile, al quale era stato accordato a censo l'intero lascito, venne stipulato un atto di transazione per cui la R. Azienda si impegna a pagare all’"Ospedale" 1680 lire annue.
Questa pensione annua, a cominciare dal 1835, in attesa che venisse eretto l'ospedale, fu impiegata a beneficio degli istituti di pubblica istruzione in Ozieri, destinando 480 lire per il mantenimento di un posto nel collegio di Cagliari ad un alunno di Ozieri, e 1200 lire annue alle scuole secondarie della stessa città.
Nel 1845 un dispaccio viceregio consigliava l'erezione di una scuola infantile, ma l'anno successivo veniva deliberato «esser degno di più alta importanza» convertire i redditi alla creazione di un ospedale.
Però solo il 6 gennaio 1859, quando il rev. e cav. Antonio Luigi Sequi-Bertolotti fu nominato presidente della Congregazione di Carità, inizia la "vera" realizzazione dell'ospedale.
Una nuova donazione di 60.000 lire, fatta all'erigendo ospedale dalla signora Maria Lucia Sechi col suo testamento (14 settembre 1859), contribuì a spingere presidente ed amministratori ad accelerare la costruzione del pio istituto.
Questo lungo lavoro comincia a concretizzarsi il 17 maggio 1863, quando si delibera l'impianto dell'ospedale, per la cui realizzazione si sono rese disponibili rendite per 7000 lire circa. Si indica il locale dell'exconvento dei Cappuccini; si decidono le prime spese; si calcolano le entrate straordinarie e il numero degli ammalati da ammettersi; si delibera di far venire tre suore di Carità e di acquistare 18 letti, 12 per gli ammalati e 6 per la servitù. Si lavora alacremente tutto quell'anno e i tre seguenti (1864-66).
Nel 1867 si apre finalmente l'ospedale. Il Comune cede l'intero convento e la chiesa con la condizione che sia officiata a spese della congregazione; in seguito, contro un tenue compenso annuale, furono accordati il vigneto e i terreni adiacenti.
«L'Ospedale di Ozieri è posto su di un'amena collina a breve distanza dalla città, attorniato da orti, da vigneti, da giardini, vi si respira un'aria purissima e salubre, come in tutti i locali prescelti dai Padri Cappuccini per i loro conventi. Il fabbricato è amplissimo, costruito solidamente e con ambienti ben distribuiti ed arieggiati. Si compone al pianterreno di 16 vani. Di 14 al primo piano, di 18 al secondo, di 1 al sotterraneo. Fabbricato e chiesa furono ceduti dall'amministrazione del Fondo Culti, in forza della legge 7 luglio 1866.
«I fondi rustici appartenenti all'ospedale sono quelli adiacenti al fabbricato, pur ceduti dalla menzionata amministrazione con lo stesso atto, cioè: uno onorario di 70 are di superficie, un giardino di 6 are e una piccola vigna di un'ara e mezzo. Gli ammalati ricoverati in questo ospedale hanno un'aria salubre ed un trattamento coscienzioso. Naturalmente non manca la solita diceria che sembra sia imposta dall'istituzione, per la quale tutti, o almeno i sardi in generale, provano un sentimento di ripugnanza.
«L'ospedale Civile di Ozieri è il più giovane fra gli ospedali dell'isola. Esso, però, occupa forse il terzo posto per importanza, avendo quasi lo stesso numero di letti di quello di Oristano. Quest'ultimo ospedale è il più antico di tutti, poiché risale al 1409. Vengono in seguito quello di Cagliari che rimonta al 1442; quello di Sassari, al 1480; quello di Alghero, al 1610. Altri tre sono stati soppressi: quello di Orosei (1580-1848), quello di Bosa (16421803), e quello di Siddi (1850-1890). Sorvolo sugli scarsi fondi da qualche tempo raccolti per fondare gli ospedali di Nuoro, di Tempio e di Fluminimaggiore, che Dio sa quando potranno tradursi in opera! Oggi sono 5 gli ospedali che in Sardegna sono aperti, e dispongono complessivamente di circa 430 letti, con una media di 269 ricoverati in permanenza» (8).
Sono stralci della relazione fatta dal commissario prefettizio Enrico Costa ai membri della Congregazione della Carità nella seduta del 22 settembre 1894. Quattro mesi prima gli era stato affidato l'incarico di rimettere ordine nell'ingarbugliata amministrazione e di verificare la denuncia di un ammanco di 30.000 lire dai fondi dell'ospedale, verificatosi dopo la morte dell'ex-presidente Francesco Bertolotti. Il Costa, oltre a chiarire (come si vedrà più avanti) l'intera faccenda dell'ammanco, ricostruì nella sua relazione tutta l'opera svolta dalla congregazione, dalla nascita dell'ospedale sino al 1894. Questo documento, ricco di numerosissime statistiche, risulta utilissimo per capire l'importanza che ebbe quest'istituzione per la città di Ozieri, dove, al contrario di altre città come Alghero, Oristano e Sassari, il Comune non aveva dovuto fare dei sacrifici per lo sviluppo dell'ospedale; al contrario, esso si trovò in tali prospere condizioni da non chiedere nulla al Comune (meno il convento) e anzi fu il Comune che ricorse più volte alla congregazione per farsi prestare i fondi dell'ospedale: nel 1842 chiese un prestito di 4058 lire per riparare una strada; nel 1852 9120 lire per altri lavori; nel 1855, l'anno del colera, per interventi contro il morbo, e così via. In quella seconda metà dell'Ottocento l'ospedale fu più volte ristrutturato e arricchito nella sua dotazione: l'edificio fu ampliato nel 1889; i 12 letti del 1867 aumentarono a 50 nel 1883, le suore da 3 crebbero a 5, e i ricoveri, che nel 1867 erano stati 80, divennero 370 nel 1869 e toccarono i 609 nel 1880, i 652 nel 1891, i 672 nel 1890; il numero degli ammalati raddoppiò nei due periodi (1880 e 1890-91) soprattutto per gli operai affetti da febbre malarica che vi furono ricoverati durante il periodo in cui si costruivano i due tronchi di strada ferrata a Fraigas ed a Chilivani (389 operai ricoverati nel 1880, 600 nel biennio 1890-1891).
La media giornaliera dei degenti fu di 25 unità sino alla fine del secolo: poi, col decentrarsi dell'area di intervento dell'ospedale, la media crebbe notevolmente sin dai primi anni del Novecento. Sulla media influì anche la legge del 1880 che imponeva a tutti gli ospedali di prestare assistenza obbligatoriamente a malati e feriti: avrebbe poi provveduto il Comune di provenienza a rimborsare l'intero onere delle spese per la cura e il mantenimento. Tra i ricoverati a pagamento esiste per i militari un registro tenuto con molta cura dove son segnati il numero degli ammalati e i rimborsi operati dalla direzione dell'Ospedale Militare Generale di Cagliari. I rapporti tra i militari e l'ospedale restarono sempre ottimi, anche quando successivamente, soprattutto in occasione della seconda guerra mondiale, il piccolo ospedale da campo installato nella pianura di Chilivani dipendeva dall'ospedale di Ozieri.
Non altrettanto positivamente, però, si poteva parlare della gestione amministrativa. Iniziate le sue indagini studiando gli atti amministrativi sin dalla fondazione dell'ospedale, il Costa scoprì che fin dall'inizio tutta l'istituzione sembrava «una macchina mal piantata, c'era bensì movimento, ma ciascuna ruota girava sul proprio asse, senza addentellati, senza ingranaggi. E da ciò l'autoritarismo nei capi, il disordine nell'azienda, l'inerzia, l'indisciplina, o l'ubbidienza passiva nella maggior parte del personale».
L'indagine fu divisa in due periodi: il primo dalla fondazione del pio istituto (1867) sino al 1886, sotto la presidenza del sacerdote Antonio Luigi Sequi-Bertolotti; il secondo dal 1886 al 1894, sotto la presidenza del nipote cavalier Francesco Bertolotti-Sequi.
Il Costa non si stanca di ripetere che la città doveva essere sempre grata al primo presidente per lo zelo e l'attività dispiegata nell'impianto dell'ospedale. Ma aggiungeva: «Il Can. Sequi consacrò al Pio istituto una assiduità laboriosa, intelligente ed energica quanto forse era stata arbitraria, dispotica, insofferente d'ogni consiglio che venisse da altri. Sdegnoso in amministrazione del regime costituzionale si compiacque del governo assoluto; e tirò oltre senza curarsi di leggi, di regolamenti e senza voler riconoscere alcuna autorità superiore. Era lui l'ospedale e l'ammalata amministrazione!».
Pur escludendo ogni dolo nella gestione nel periodo iniziale il Costa asseriva che il proposito di eludere il controllo dell'autorità tutoria, e forse i colleghi, era stato l'assiduo pensiero dell'energico presidente. Tra gli abusi: spese arbitrarie in acquisti e restauri, senza orma di documenti giustificativi, e la mancata esazione di certi crediti dell'azienda ospedaliera. Sarà soprattutto questa seconda irregolarità a far venire alla luce l'ammanco di una cifra, 30.000 lire circa, per quel periodo ragguardevolissima. Infatti anche il cavalier Bertolotti, quando nel 1886 aveva sostituito alla presidenza lo zio, aveva seguito lo stesso metodo: e, il fatto più grave è che nel lungo periodo di venti anní non era stata condotta neppure una verifica di cassa, anche se la legge la prescriveva una volta al mese!
Strano anche che alla prefettura sfuggisse l'omissione delle verifiche e che neppure una lettera (tranne quella che poi diede il via alle indagini nel 1894) fosse stata scritta per richiederle: «Tanto - spiega il Costa - era il prestigio che circondava il nome del Presidente pur Consigliere Provinciale e Sindaco di Ozieri. L'ospedale comunque superò questo momento che forse è considerato il più critico della sua storia, grazie all'azione di alcuni cittadini che nei giorni della disgrazia e dell'infortunio non abbandonarono questo istituto, e anzi si fecero carico dell'onere che l'amministrare una così azienda malata imponeva. Abbandonare a se stesso un istituto che fa onore alla generosità ozierese non sarebbe stata opera degna di un popolo civile, che ha innato il sentimento della vera beneficenza».
Il servizio ospedaliero riprese a funzionare, e a funzionare bene. Vi erano impegnate 16 persone: 5 suore, il cappellano, il direttore sanitario (unico medico), il farmacista, il segretario, il tesoriere, l'economo, 2 infermieri, l'ortolano, una addetta alla cucina e una alla biancheria e portiera.
La Congregazione di Carità ebbe nove nuovi amministratori, sotto la presidenza di don Raimondo Tola Grixoni.
Marco Murgia
Note
(8) Relazione letta dal commissario prefettizio Enrico Costa ai nuovi membri della congregazione di carica nella seduta del 22 settembre 1894. Archivio Ospedale Antonio Segni USL n. 5, Ozieri.
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