Ozieri, storia di una città_1836-1986

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LE FONTANE: 

 

Le vie e le piazze sono sempre stati i mezzi di comunicazione e di scambio fra i paesi, ma per i viaggiatori dei tempi passati, costretti a percorrerle a piedi o tutt'al più con mezzi di fortuna, sarebbero divenute delle piste veramente estenuanti, soprattutto nel periodo estivo, se non fossero state ogni tanto allietate da qualche fontana. Possiamo trovare queste fontane spesso agli incroci delle strade di comunicazione ma molto di più alle entrate dei paesi. Esse venivano costruite isolatamente, ma spesso erano abbinate ad abbeveratoi, di notevole importanza per dissetare le bestie in transumanza o semplicemente gli animali (buoi, cavalli, asini) usati come mezzo di locomozione.

Oltre agli abbeveratoi venivano spesso costruiti anche dei lavatoi, che erano le strutture pubbliche senza dubbio più necessarie e più usate (dopo le strade). Il lavatoio meriterebbe un capitolo a parte per la sua importanza: testimone come esso fu nei secoli non solo di molti momenti di vita quotidiana ma anche, se vogliamo, di una certa cultura, semplice, povera ma personalissima, che fra i suoi rubinetti e le sue vasche è nata ed ormai è scomparsa, il lavatoio era una sorta di "salotto delle massaie": le casalinghe, le popolane del tempo avevano certamente poche occasioni di incontrarsi in gruppo e tra queste senza dubbio c'era il momento in cui andavano a lavare i panni al lavatoio (anche se molte persone, soprattutto nella bella stagione, andavano a lavarli nel fiume).  Nascevano allora pettegolezzi veramente formidabili, si raccontavano storie e leggende per spaventare i più piccoli, si cantava e, perché no?, non era raro che nascesse anche qualche zuffa.

Ad Ozieri una di queste strutture, ora non più esistente, fu costruita proprio all’entrata del paese nella zona denominata di San Bachisio. Il Consiglio comunale ritenne di pubblica utilità la costruzione in questa zona di un lavatoio pubblico sfruttando quella parte dell'orto di San Bachisio che non era stata occupata dalla strada nazionale.  Così all'unanimità di voti si decise di acquistare il terreno per 500 lire (1).

Presumibilmente i lavori furono iniziati nel 1893 e durarono per circa due mesi con una spesa di 601 lire. Fu smantellata una vecchia vasca, e da uno stralcio del capitolato d'appalto sappiamo che fu usata «calce del tipo migliore in commercio, sabbia di lava [quella dei blocchetti] per i muri massicci, e di fiume per gli intonaci, pozzolana di Roma, cantoni e pietre da spacco provenienti dalle cave dei paese» (2).

Il terreno si trova ai piedi di una collina ora completamente edificata: il volume d'acqua si formava dalla confluenza di rigagnoli sgorganti dalla collina e che rendono perenne la vena.

I muri perimetrali della vasca avevano uno spessore di 50 cm ; il muro posteriore, molto più alto, terminava con un cornicione a davanzale, quello anteriore era delimitato agli estremi da due corte lesene vagamente doriche; la capienza della vasca, di m 8 x 1 x 0,75, era di 6,00 m³ .

Risale a circa il 1915 la costruzione di altri due nuovi lavatoi: uno alla periferia, nella parte alta della città, nei pressi della vecchia chiesa di Sant'Agostino, e l'altro per servire i quartieri bassi a valle della città nei pressi del mattatoio (zona del Comune).  Queste due opere furono costruite con l'intenzione di eliminare un altro vecchissimo lavatoio posto nella zona di Cuzzolu e fonte d'infezione. I lavori furono appaltati verso la fine del 1916 per un preventivo di 25.055 lire: ma le opere, che si dovevano realizzare in 6 mesi, andarono assai a rilento, così che per il costante e progressivo aumento dei prezzi provocato dalla guerra, nel 1918, quando i lavori vennero sospesi per mancanza di fondi, del lavatoio a valle erano stati eretti i soli muri perimetrali e del lavatoio a monte i muri e le vasche.

Sulla costruzione di questi lavatoi possiamo farci anche noi la domanda che si fecero molti ozieresi del tempo: «Come si può costruire un lavatoio che ha necessità di una certa pressione e di una buona quantità di acqua sfruttando solo i 10 metri di dislivello che lo separavano dall'acquedotto? Quale è lo scopo di costruire un lavatoio a questa altezza?».  Ufficialmente non si ebbe mai una risposta concreta, ma ufficiosamente qualcuno tenun'illazione facendo presente che un po' più a valle esistevano orti e giardini appartenenti a persone legate all'Amministrazione comunale che d'estate necessitavano di acqua, la quale poteva venire dalle acque di scolo dei lavatoi.

Ma mentre il lavatoio "alto" non fu mai realizzato, vita diversa ebbe quello sito vicino all'odierno Comune. Alimentato dalle acque di scolo provenienti da Fontana Grixoni ebbe una lunga attività ed esiste ancora oggi il casamento che lo conteneva.

L'ultimo dei lavatoi ozieresi, risalente al 1920, fu costruito vicino alla fontana nota col nome di "Funtana de josso": era una costruzione ad un piano di dimensioni notevoli (8,60 x 28 x h 4 m ), che conteneva, secondo il progetto, 30 vasche per lavare.  Dopo la seconda guerra mondiale furono abbattute le vasche e per un certo tempo l'edificio ospitò il mercato della frutta prima di essere definitivamente abbattuto.

Per quanto riguarda gli abbeveratoi non risulta che ne siano stati costruiti all'interno dell'abitato o nelle immediate vicinanze.

Fra gli abbeveratoi siti lungo le strade intercomunali possiamo ricordare quello di "Badu 'e Crasta", costruito nel 1877 lungo la strada per Castelsardo (presumibilmente all'incrocio di San Nicola).  La costruzione dell'abbeveratoio fu considerata di pubblica utilità per i viaggiatori e per la popolazione delle campagne. Il Consiglio comunale approvò molto rapidamente la sua costruzione con una delibera unanime, anche perché tutte le spese a carico della costruzione furono pagate da un gruppo di privati riuniti in consorzio (3). L'abbeveratoio sorgeva su un terreno comunale confinante da un lato con la strada nazionale, e per il resto con i terreni di un certo Salvatore Piredda e di don Gasparo Tola. L'opera, molto semplice, consisteva in una vasca di raccolta posta a circa 35 metri dalla sorgente: l'acqua, sfruttando un dislivello di circa 3 metri , si gettava nella vasca (35 x 6,6 x 0,75 m ). Tutta l'opera fu eseguita da G. Ghisaura per una spesa complessiva di 400 lire (4).

Per quanto riguarda le fontane propriamente dette, la più famosa e più rappresentativa è Fontana Grixoni.

Quest'opera, insieme con piazza Cantareddu, è un simbolo per gli ozieresi. La sua bellezza dimostra ancora una volta il desiderio, anche dei nobili ozieresi, di dare un'impronta di una certa qualità artistica alla loro città. La costruzione dell'odierna fonte è dovuta ad un lascito di don Giuseppe Grixoni che volle dare così il suo apporto al miglioramento delle condizioni igieniche ed urbanistiche della città, forse anche nella legittima speranza che con questo gesto munifico sarebbe stato ricordato dalla cittadinanza riconoscente anche dopo la sua dipartita da questa valle di lacrime.

Precedentemente esisteva un'altra fonte fatta costruire nel 1594 dal governatore di Castelvì; quella attuale fu costruita tra il 1881 e il 1882 su progetto dell'ingegner Pietrasanta (5).

La fontana presenta un fronte convesso vagamente semiellittico, diviso su due piani, con un corpo centrale, più avanzato, e due corpi laterali. La bellezza della sua linea architettonica è completata dalla armonica composizione di granito e marmo,

La parte granitica interessa la pavimentazione e la parte inferiore, che forma una zoccolatura su cui poggia la struttura marmorea superiore.

In questa lunga fascia granitica sono incastonate delle teste di leone in bronzo, dalle cui bocche sgorga l'acqua che cade all'interno di bassi bacili.

La parte marmorea è senza dubbio la più artistica.

La parte superiore del corpo centrale è scompartita da 6 colonne addossate alla parete, che presentano un fusto liscio rastremato verso l'alto e poggiano su un basamento quadrato sormontato da capitelli corinzi con foglie d'acanto molto stilizzate.

Gli intercolumni sono formati, in senso orizzontale, da liste marmoree chiare e scure, che conferiscono a tutta la struttura una particolare bellezza. I capitelli sono sormontati, dall'esterno verso l'interno, da due architravi che al centro si fondono in un arco a sesto acuto incorniciato da morbide volute, sormontato dallo stemma di Ozieri affiancato dai simboli dell'agricoltura ozierese del secolo scorso, il grano e la quercia. Sotto quest'arco è posto il busto di don Giuseppe Grixoni. I due corpi laterali hanno la parte centrale incorniciata da due cassettoni e sono sormontati da balaustre in marmo inframmezzare da pilastrini a sagoma quadrata sulla cui sommità sono posti dei globi, anch'essi in marmo.

Le balaustre, che partono dagli spigoli esterni del corpo centrale, abbracciano tutta la facciata della fonte e declinano fino a livello del piano stradale terminando, uno per ogni lato, in due basamenti su cui poggiano due leoni, che (per la verità non molto proporzionati) sembrano posti quasi a difesa della fontana, perché sono accosciati con arti e muscoli in tensione, collo eretto quasi in segno di sfida, criniera arruffata, quasi pronti insomma a spiccare il salto.

Ma alcuni anni dopo la costruzione del bel monumento cominciarono a sorgere dei problemi: l'acqua presentava segni di inquinamento.

Nel 1913 ci furono infatti dei casi di tifo, sicuramente imputabili all'inquinamento dell'acqua (6) .

Soltanto nel 1916 però, dopo alcuni casi di dissenteria, si decise di compiere le analisi dell'acqua.

Il sindaco ne informò l'ingegnere incaricato della costruzione della fognatura, che risiedeva a Torino. Infatti si pensava che la fonte fosse inquinata da questa.  L'ingegnere si fece, possiamo dire, quasi braccare per un anno intero cercando in tutti i modi di evitare il viaggio ad Ozieri; alla fine delegò un suo collega, l'ingegner De Gaetani di Roma. Furono fatte molte analisi batteriologice e risultò che la fonte era veramente infetta.

Il problema era ora quello di depurarla.  Fra le varie ditte che si offrirono per farlo vale la pena di ricordarne una di Berlino, la "Ozonge­silschaft", che attraverso un bizzarro procedimento all'ozono assicurava una perfetta sterilizzazione (7). Non si riuscì comunque mai a depurare definitivamente la fonte nonostante vari tentativi, sicuramente proprio a causa di infiltrazioni da qualche collettore fognario: la sua acqua è segnalata come non potabile.

 

 

Agostino Pinna

 

 

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Note  

(1) Aco LL.PP.  cart. 3°, relazione aiutante genio civile del 9-7-1853.  

(2) Aco LL.PP. cart. 2°, capitolato d'appalto del 9-7-1853.  

(3) Aco LL.PP.cart. 2°,delibera di consiglio 24-5-1872.  

(4) Aco LL.PP.  cart. 2°, contratto del 10-1-1879.  

(5) Aco LL.PP. cart. 2°, progetto Pietrasanta 1879.  

(6) Aco PP.LL. cart. 2°, relazione dell'8-3-1913.  

(7) Aco LL.PP. cart. 2°, da un volantino pubblicitario del 1919.

 

 

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