Ozieri, storia di una città_1836-1986

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L’ILLUMINAZIONE PUBBLICA.  

 

Tra le altre strutture sociali d'utilità civica assume un posto di notevole importanza l'illuminazione pubblica.

Questo servizio a cui noi ormai, assuefatti dall'abitudine, non facciamo più caso (tranne al momento di un black out ... ), segnò veramente una svolta nella storia della città, ancora un altro segno di quei "tempi moderni" da cui solo marginalmente la nostra isola fu toccata nel secolo scorso. L'illuminazione pubblica, anche se prodotta da nebulosi fanali, bersaglio ambito dei ragazzini che li abbattevano a sassate e che le ronde notturne non riuscivano a proteggere, dava un senso di sicurezza e anche una compagnia piacevole alle poche persone che rientravano tardi la sera. Il fanale posto sulla facciata della casa rischiarava, nelle afose notti estive, le conversazioni, le discussioni e i pettegolezzi di chi si godeva il fresco della sera e dava un alone di mistero alle storie "spaventose" che per scherzo i vecchi raccontavano.

I documenti più antichi che attestano l'esistenza di un servizio di illuminazione pubblica ad Ozieri risalgono al 1883.

Si trattava di una rete di fanali a petrolio la cui manutenzione, così come il rifornimento, era data in appalto a varie ditte.  Una fra queste ditte, for­se la più nota, che forniva il petrolio per l'illuminazione pubblica ma che ne riforniva anche i privati, era formata da due soci, Gaspero Andry e Giuseppe Fuchs, di origine svizzera, che avevano il loro negozio in piazza Cantareddu (a fianco del bar gestito attualmente da D. Falchi). I fanali erano distribuiti nei seguenti rioni: Cantareddu, Badde, Sa Ena, Piatta dejosso, Montiju, Cadeddu, Corralzu, Vignazza, Donnigazza, Sa Biccocca, Cuzzolu.

Tutti i fanali venivano accesi al tramonto e spenti alla mezzanotte, tranne quelli di piazza Cantareddu che venivano lasciati accesi fino all'alba.

Un anno importantissimo fu il 1898. In quell'anno fu introdotto un metodo ritenuto allora rivoluzionario: la luce elettrica.  Un evento tutt'altro che di secondaria importanza, perché Ozieri fu uno dei primi paesi in Sardegna a godere della nuova forma di energia.  In quell'anno il Comune, do­po un lungo periodo di studi preparatori, aveva siglato un contratto con l'ingegner Giulio di Suni per «impiantare, con diritto esclusivo, l'esercizio di una officina per la produzione dell'energia elettrica».  Era un contratto di massima, che fu modificato varie volte prima della stipula definitiva.

Ma come spesso accade nella gestione di una pubblica amministrazione, non sempre tutte le cose vanno come si vorrebbe, anche se non sempre per colpa degli amministratori, che spesso si trovano purtroppo impri­gionati in vere e proprie ragnatele burocratiche.

Così anche per Ozieri il miraggio di un'illuminazione elettrica a breve scadenza si spense come una lampadina bruciata a causa delle solite difficoltà nel reperire i fondi, spesso indirizzati ad altri lavori, e anche a causa di molte perplessità e molti dubbi degli stessi amministratori, forse poco propensi a lanciarsi in iniziative rischiose e poco collaudate. Così l'amministra­zione perse tempo, decise di informarsi prima dettagliatamente con una fitta corrispondenza con altre città del Continente dove il metodo di illuminazione elettrica era già funzionante, finché finalmente il 10 giugno del 1906 si firmò il nuovo definitivo capitolato d'appalto dei lavori. Tra le altre modifiche apportate al contratto l'ingegner di Suni, che agiva per conto della "Società anonima industriale Logudoro per la macinazione dei cereali", si impegnava a illuminare la cittadina con duecento lampade da 16 candele di potenza: in cambio il Comune gli concedeva il monopolio dell'illuminazione per trent’anni (1).

Era anche previsto che tutte le controversie che sarebbero potute insorgere tra le due parti sarebbero state definite da tre arbitri: due di parte e uno scelto di comune accordo. Un'altra clausola, da ricordare soprattutto perché sarà un elemento fondamentale negli avvenimenti successivi, disponeva che se il concessionario avesse abbandonato l'esercizio, il Municipio avrebbe potuto sostituirsi a lui, previa una semplice diffida. Bisognerà comunque attendere ancora 3 anni perché finalmente si arrivasse alla conclusione e alla firma del contratto, nel 1909.

Per un certo numero di anni le cose andarono bene, finché con il sopraggiungere della prima Guerra mondiale nacquero i primi problemi. Con la crisi di tutti i settori economici che si verificò alla fine del conflitto, la gestione della Società stessa fu messa in liquidazione il 14 luglio 1920.

Questa situazione portò all'occupazione dell'officina da parte degli uomini del Comune il 13 gennaio 1921, in forza dell'articolo 35 del contratto che gliene dava il diritto.

Neppure sotto la gestione comunale, però, le cose migliorano: anzi continuarono a peggiorare; con la loro inesperienza i nuovi addetti agli impianti causarono danni per circa 40 mila lire.

Finalmente gli amministratori, prima che la nave si arenasse, cambia­rono timoniere, cedendo la gestione dell'azienda, seppure in via provvisoria, alla ditta Giovanni Madau.  Poi, sanate le liti sorte in seguito all'occupazione forzata dello stabilimento, si provvide alla ristrutturazione de­gli impianti e del fabbricato stesso per la cifra di 202.000 lire.

Con la ditta Madau il Comune stipulò un nuovo contratto trentennale. Quale corrispettivo della concessione la ditta si obbligava a pagare 20.000 lire in contanti e a provvedere gratuitamente all'illuminazione pubblica per un periodo di 10 anni a partire dall'aprile 1923 (dopo la stipulazione di una convenzione datata 19 marzo 1923, confermata da un altro contratto il 22 febbraio 1926) (2).

Ma i rapporti fra le due parti non furono mai buoni. i guai iniziarono ben presto quando la ditta decise di abbandonare i locali concessi dal Comune, che li aveva restaurati con grande spesa, e impiantare la centrale elettrica nella centralissima via Roma, suscitando le proteste della popolazione per la pericolosità dell'ubicazione e l'inquinamento che l'officina produceva (3).

A questo si aggiungeva anche il fatto che con i macchinari esistenti l'of­ferta non riusciva a coprire la domanda di elettricità. Il Comune richiamò varie volte la ditta diventata ora Madau e Doneddu all'osservanza del contratto, ma da quanto risulta il disservizio continuò.  Ad aggravare ancora di più la situazione la notte di Santo Stefano del 1929 scoppiò un incendio che distrusse completamente la centrale.  A questo punto la storia si tinge di giallo: l'incendio fu o no doloso?  E se sì chi lo appiccò?  E da chi ricevette l'or­dine di farlo?  Tutta questa storia, dal punto di vista contrattuale, non sembra aver interessato il Comune che, cinque giorni dopo il tragico fatto, municipalizzò il servizio, in via esclusivamente provvisoria, per provvedere direttamente all'illuminazione mediante il prelevamento di energia idroelettrica che nel frattempo aveva ottenuto come comune rivierasco del Coghinas.

Anche questo acquisto di energia, peraltro, fu oggetto di discussione durante i processi che seguirono: successivamente alla stipulazione della convenzione del 1926 (e precisamente nel 1927) il Comune di Ozieri ottenne di essere dichiarato rivierasco del Coghinas e in seguito a questa dichiarazione avanzò delle trattative con la Società Tirso e con la Società Elettrica Sarda per ottenere l'energia idroelettrica a speciali condizioni di favore. Più tardi, il 14 aprile 1930, il Comune di Ozieri concluse con la Società Imprese Idrauliche ed Elettriche del Tirso e con la Società Elettrica Sarda una convenzione per l'acquisto dell'energia (4).

La stipulazione della convenzione fu preceduta da alcune deliberazioni del Podestà.  Con la prima del 26 gennaio 1929 furono stabilite le clausole da inserire nel contratto d'acquisto. La deliberazione fu approvata dalla GPA, che invitava però il Podestà «ad entrare in trattative amichevoli con la ditta Madau e C. per la gestione del servizio con l'energia idroelettrica a condizioni convenienti per il Comune, rimanendo sempre aperta, beninteso, al Podestà e alla ditta Madau la via della commissione arbitrale nel caso che tali trattative fallissero». Il Podestà fece conoscere alla ditta a quali con­dizioni intendeva acquistare l'energia dalla Società Tirso: la trattativa restò comunque senza effetto e, nel frattempo, avvenne l'incendio della centrale e il Podestà per provvedere al servizio di illuminazione municipalizzò la fornitura.

Per sommi capi il resto della vicenda è questo: corsero trattative tra il Comune e la ditta concessionaria, attraverso le quali il Comune offriva alla ditta l'energia idroelettrica di sua spettanza da utilizzare grazie ad una cabina costruita in Chilivani. La società Madau non firmò però questo contratto che trovava svantaggioso: nessuna delle due parti aveva la minima intenzione di cedere, e sicché la controversia arrivò in tribunale.

Il 15 ottobre 1930 il Comune di Ozieri fu citato in giudizio dalla ditta Madau che richiedeva al tribunale di Sassari le seguenti statuizioni (5):

1)    dichiarare valido ed efficace il contratto del 28 febbraio 1926;

2)    dichiarare il Comune tenuto alla restituzione di tutto quanto costituiva l'impianto industriale dell'azienda;

3)    dichiarare il Comune tenuto a concedere alla ditta Madau e Doneddu l'uso dell'energia idroelettrica concessa dalla Società Elettrica Sarda;

4)    nominare i periti per determinare il prezzo dell'energia idrica per il Comune e i privati;

5)    condannare il Comune a dare conto di ogni introito nell'esercizio dell'azienda arbitrariamente assunta;

6) condannare il Comune ai danni e alle spese.

In primo grado il verdetto di equità che fu pronunciato non convinse le parti, che ricorsero in appello. La Corte d'Appello di Cagliari diede torto alle istanze della ditta Madau (6) la quale ricorse a a Cassazione.

In Cassazione però le cose non migliorarono: il ricorso fu respinto e la ditta condannata al pagamento delle spese processuali. La parcella finale degli avvocati assommò a 62.500 lire.

 

 

Agostino Pinna

 

 

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Note    

(1) Aco LL.PP. contratto del 21-2-1909.  

(2) Aco LL.PP. Atti 28-2-1926.  

(3) Aco LL.PP. Relazione avv. Ungaro con la sentenza 25-7/26-6-1929 alla ditta Madau su ordinazione di rimuovere la centrale.  

(4) Aco LL.PP. convenzione del 14-4-1930.  

(5) Aco LL.PP. cart. n, 26.  

(6) Aco LL.PP. cart. 26°, sentenza 22/31-12-1932.

 

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