Ozieri, storia di una città_1836-1986 precedente - indice
IL PIANO CLEMENTE-CADONI (1958-59).
Una
caratteristica del primo atto pianificatorio che
Ozieri si dà è la marcata attenzione verso il territorio circostante. Nella relazione si legge, tra le
"premesse al Piano", che «occorre provvedere alla creazione di nuovi
centri disposti lungo le valli e destinati allo svolgersi di attività
industriali e commerciali. Occorrono
nuove strade che colleghino questi nuovi centri di scambio tra loro e con i
territori che vi confluiscono» (1). Questo allo scopo di riequilibrare il sistema insediativo ed economico
con nuove linee di assetto territoriale.
In tale
prospettiva Chilivani viene individuato come il nuovo
centro di scambio, segno della riconquistata fiducia nella valle.
Del resto,
iniziative in questo senso risultano, all'epoca, già intraprese dall'ETFAS
(Ente regionale per lo sviluppo agricolo) con circa 60 case contadine
costruite ed assegnate per favorire l'insediamento nella campagna; alla
colonizzazione con insediamenti sparsi, il già citato Consorzio di bonifica
dell'agro di Chilivani risponde con progetti di
costruzione di centri di servizio senza insediamenti (ipotesi già sperimentata
e fallita in Sardegna, a San Priamo, Campu Giavesu, etc ... ).
La proposta
del piano è un tentativo di coordinare i due programmi, con «insediamenti umani
disposti organicamente in nuclei, secondo raggi convenienti per le coltivazioni
agricole della campagna» (2); centri che dovrebbero comprendere
congrue aree residenziali ed essere dotati di attrezzature e servizi
collettivi in grado di favorire l'afflusso di popolazione fino al raggiungimento
di un rapporto ottimale popolazione-territorio.
Ipotizzando
lo sviluppo di colture semintensive (da trasformare gradualmente
in colture intensive) si conferma la previsione, già fatta dal Consorzio, per
quanto riguarda l'ubicazione di tre borgate rurali per circa 1500
abitanti ciascuna: Sant'Antioco di Bisarcio, Pianu Ladu e Fraigas.
L'importanza
data a queste prospettive viene sottolineata dal fatto che, per le riconosciute difficoltà logistiche di
superare la cavea naturale dell'agglomerato principale con aree fabbricabili e
sistemi viari sufficientemente idonei, «è stato dato all'abitato un ampliamento
molto limitato. Si prevedono due nuove
zone residenziali per un massimo di circa 2.500 persone, unitamente al
limitato completamento edilizio dei vecchi quartieri. L'espansione locale
prevista dal Piano Regolatore Generale per le aree residenziali è da ritenersi
sufficiente. Infatti, se vi saranno notevoli incrementi di popolazione nel
comune, non sono prevedibili nell'agglomerato urbano, ma nella valle di Chilivani, meglio ubicata per gli insediamenti di attività
economiche e di popolazione addetta» (3).
Insomma, il
concetto è chiaro: nuova gente verrà ad Ozieri per lavorare nell'agricoltura o
nel settore artigianale-industriale; la sistemazione
(logica, razionale!) saranno rispettivamente i borghi rurali o Chilivani.
«In dettaglio,
per quanto riguarda gli insediamenti residenziali, sono stati predisposti i
seguenti sviluppi:
- zone di
completamento dei quartieri del centro urbano in località Colombaia, Giardini,
Punta Idda, Sa Pastia, Orto
del Conte;
- due zone
residenziali di ampliamento dell'aggregato urbano in località Sas Olias e Monserrato;
- nuovo
centro di Chilivani;
- nuovo borgo
misto di popolazione dedita ad attività agricole e industriali di Fraigas;
- due borghi
rurali a Sant'Antioco di Bisarcio e a Pianu Ladu» (4).
Precisando
ancora la dimensione dell'intervento, la relazione quantifica in
È evidente
tuttavia che l’importanza maggiore viene attribuita ai "nuovi
centri": per Chlivani, con un nuovo centro
residenziale a nord del nodo ferroviario, verso l'ippodromo, i programmi
appaiono piuttosto dettagliati, come tipico del "fare" urbanistico di
allora (vengono previsti una nuova stazione ferroviaria per i passeggeri,
sotto e soprapassaggi per superare il fascio di binari, anello viario, etc ... ). In totale si pianificano
Per il nuovo
centro di Fraigas si prospetta il ruolo di prima
immediata diramazione dell'abitato di Ozieri verso la pianura: «dei centri
minori previsti è da ritenere che sia quello che avrà più rapido Sviluppo« (6).
Pianu Ladu è ubicato al 25' km della SS. 132, presso il bivio della strada di bonifica
dell'agro di Tula.
Quanto a Sant'Antioco,
infine, dove il Consorzio di bonifica ha in corso di costruzione un centro di
servizi proprio ai piedi della rocca su cui sorge la basilica romanica, si
critica l'insediamento per la scarsa attenzione ai valori di ambientamento dei
nuovi complessi edilizi, e si propongono limitati correttivi.
Per questi
tre centri si prevede una gravitazione intorno a Chilivani per le attrezzature collettive di base, e su Ozieri per quelle meno legate alla
vita residenziale.
All'aggregato
"storico" vengono riservati due gruppi di intervento per
l'ordinamento della rete stradale: uno relativo alla sistemazione, rettifica ed
ampliamento parziale della rete di penetrazione del vecchio centro; il secondo
relativo alla viabilità delle nuove zone di completamento previste.
Il Piano
dettaglia una precisa successione temporale in tre fasi, di tre, sette e sette
anni rispettivamente: si inizia dalla sistemazione della viabilità interna del
centro e dalla predisposizione della zona al compietamento di Sas Olias per finire con
i borghi rurali di Sant'Antioco e Pianu Ladu.
Poiché al
disegno razionale del programma corrispondono le mille sfaccettature (anche
irrazionali) delle vicende umane, nei primi dieci anni di validità del Piano Clemente-Cadoni l'agglomerato ozierese straripa oltre le limitate previsioni delle zone di espansione, anche per lo
scarso controllo dell'ente pubblico; il PRG prevedeva l'attuazione attraverso
piani particolareggiati, che nella realtà si riducono a lottizzazioni
catastali da cui la rendita fondiaria trae i massimi vantaggi lasciando al
Comune gli oneri di realizzare le infrastrutture necessarie in aree residuate
dalla ripartizione (questa anche troppo irrazionale!) in lotti residenziali.
Non decolla
invece quanto progettato per i nuovi centri, che avrebbero dovuto
riappacificare Ozieri con la valle. Neanche Chilivani inizia il previsto sviluppo
e, quanto alle tre borgate rurali, restano sulla carta a testimoniare
l'astrattezza di una pianificazione forse inconsciamente condizionata dalla
"moda" metropolitana (è tempo di new towns), dalla incapacità tipicamente nazionalista
di confrontarsi con l'esistente e le sue contraddizioni per privilegiare il
"nuovo", il "modemo".
A stento polís, Ozieri non poteva certo diventare metropoli!
Astrattezza,
dunque, e non tanto tecnica (urbanistica), quanto socio-economica. La causa principale della mancata
riconciliazione con la valle è da ricercare, a nostro avviso, nel fatto che lo
sviluppo socio-economico, pur rilevante, non corre sui binari delle attività
produttive di base (primario e secondario), ma sulla crescita abnorme, già
documentata, del settore terziario, attraverso cui Ozieri assorbe una parte delle energie del comprensorio.
Ed è del tutto evidente come il "tipo" urbanistico del terziario
non possa essere - soprattutto In un
"mercato" esiguo come il nostro - quello dei piccolissimi
borghi sparsi nel territorio, richiedendo bensì concentrazioni (e assai più
consistenti!) di persone, risorse, iniziative.
Ciò che non
riesce alle differenti (dal previsto) trasformazioni economiche, lo ottiene il
bisogno di migliori condizioni abitative, favorito dall'entrata in vigore
della legge 167 del 1962 per l'edilizia economica e popolare.
Il mancato
risanamento del centro storico ed il sempre più alto prezzo delle aree
edificabili ormai rimaste al contorno, ben protette dal potere "politico"
della rendita fondiaria, inducono ad applicare la legge citata con un nuovo
insediamento nella valle. L'ubicazione è
baricentrica rispetto a Ozieri e Chilivani, e un po'
più a monte di Fraigas, in una striscia di terreno
pianeggiante tra la Sp. per Chilivani e la Ss. per Chiaramonti.
In quest'area
l'architetto Marcialis progetta "San
Nicola", meglio noto come il "quartiere-satellite", con un primo
lotto di circa
Di fronte
alla mancanza di aree nella immediata periferia e all'incentivo dei primi
consistenti finanziamenti agevolati, l'iniziativa riesce a partire: alle prime
palazzine IACP (la prima in assoluto è una torre di 30 metri che rimane per
qualche anno emblematicamente isolata), seguono gli interventi di alcune
cooperative edilizie e, in ultimo, arrivano gli autocostruttori.
Sergio Camboni
Salvatore Multinu precedente - indice
Note
(1) F. Clemente e
F. Cadoni, Piano Regolatore Comunale Generale di Ozíeri. Relazione Illustrativa, 1958, p. 22.
(2) Ibídem, p. 24.
(3) Ibidem,
p. 28.
(4) Ibidem, p. 51.
(5) Ibidem, p. 53.
(6) Ibidem, p. 54.
precedente - indice
|
|||