Ozieri, storia di una città_1836-1986
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Il felibrismo del Premio «Città di Ozieri».
Suonerà forse strano, al limite, persino di tono ereticale, ma - si voglia o meno - l'idea germinale del premio "Città di Ozieri" è prerogativa del poeta ozierese Antonio Cubeddu, il quale, nel noto sonetto Sa prima gara, rivendicando la prima genitura della gara estemporanea in lingua sarda, "affida" la matrice genetica al promotore e organizzatore Tonino Ledda (naturalmente, è tanto ovvia la differenza che passa tra "gara poetica" folklorica e premio di poesia "Città di Ozieri" che, se non ne sussistesse il rischio del dubbio, non metterebbe conto neppure accennarne. Ma tant'è: a dubbio, dubbio e mezzo).
E il Ledda, come noto, promuove ed organizza il "suo" premio ingaggiando una coraggiosa quanto salutare guerra culturale agli altari della Mitologia quanto ai pulpiti della Sentenziosità, ai pascoli dell'Arcadia quanto alle spelonche dell'Arcaicità, incoraggiato anche da un decennio (19491957) di tenace attività letteraria di Angelo Dettori, che nella sua rivista "S'Ischiglia" ha voluto dare ospitalità a numerosi autori in lingua sarda, altrimenti, forse, votati al silenzio.
Fondandolo nel 1956, il Ledda (34) fu coadiuvato dall'ozierese Domenico Masia (primo presidente del premio), al quale succedettero prima Francesco Masala (1957-1960), quindi Antonio Sanna (1961-1981), infine Nicola Tanda (dal 1982); segretario del premio è stato, dalla fondazione ad oggi, Tonino Ledda che, dal 1982 - causa le sue condizioni di salute -, ha avuto nel vicesegretario Antonio Canalis un collaboratore e continuatore della tradizione culturale dell"'Ozieri".
Indispensabile alla concreta riuscita del premio è stato ed è l'apporto scientifico di poeti, scrittori, storici, letterati, intellettuali vari, quali: Francesco Masala, Manlio Brigaglia, Antonio Sanna, Nicola Tanda, Giovanni Lilliu, Leonardo Sole, Antonio Simon Mossa, Antonio Palitta, Angelo Dettori, Gíulio Cossu, Franco Fresi, Benvenuto Lobina, Vincenzo Manca, Lorenzo Del Piano, Salvatore Tola, Antonella Salvietti, Paolo Sanna, Fernando Pilia (chiedo venia agli scordati, e non volutamente dimenticati).
Dai verbali della Giuria si evince come nei primi dieci anni il Premio lavorò al fine di vanificare l'ancora persistente canone sulla validità e quasi indispensabilità della "rima" o della "poesia rimata", ritenuta in alcuni settori tradizionalisti "componente essenziale della poesia". La questione provocò tali polemiche che i responsabili del "Premio Ozieri" promossero un Convegno sul tema "Lingua e poesia di Sardegna e Premio Città di Ozieri" (gennaio 1967).
Il Ledda riconosce il merito di quelle «giurie che permisero la rivoluzione che sconvolse il quieto ma stagnante mondo poetico tradizionale sardo. Iniziarono pure la guerra alla poesia sentenziosa e pomposa dell'Arcadia; quella contro la mitologia, e quella tutt'ora in atto contro le opere altisonanti, anacronistiche, vacue, legate ancora ad un mondo classico ormai superato» (gioverà ricordare che il "tutt'ora in atto" del Ledda è riferito al 1981: e si ha uno spaccato su certa persistente anticaglia nella letteratura in
lingua sarda).
Impegno grosso (e insieme di sottile tessitura letteraria) questo del premio "Ozieri", che giustamente si fregia, anche, di aver organizzato, tra la fine del 1974 e i primi del 1975, due convegni ad Ozieri sulla "questione specifica dell'ortografia sarda"; in quell'occasione, grazie anche al contributo degli studiosi di cose sarde Antonio Sanna, Massimo Pittau e Enzo Espa, «convenzionalmente e col metodo di lavoro concordato», furono suggerite «Indicazioni essenziali per una corretta scrittura del sardo» (35).
Giova anche ricordare che il premio, nato nel 1956, con "sezione unica" («per una poesia in lingua sarda non superiore ai trenta versi, sul tema: Ozieri e la sua festa - con firma dell'autore»), è giunto all'attuale trentesima edizione con sei sezioni (Poesía sarda edita, Poesía sarda ínedita, Poesía algherese, Prosa, Teatro, Emigrati, Traduzioni, nonché Saggístíca, dal 1964 al 1979). A dimostrazione dell'interesse del premio "Ozieri" per la cultura sarda, è bene ricordare che nel decimo e nell'undicesimo concorso (1965 e 1966) fu aperta una sezione riservata alla poesia "in lingua italiana", che «non fu ripetuta dati gli scarsi risultati ottenuti».
Operando dunque sul complesso macchinario linguistico sardo composto di varietà dialettali (che vanno dal logudorese al nuorese, dal sassarese al campidanese, dal gallurese alle isole alloglotte di Alghero e di Sant'Antioco), il premio "Città di Ozieri" ha potuto discriminare criticamente sul contenzioso poesia "tradizionale/orale/folklorica" e poesia "moderna/ novecentesca/scritta".
Pertanto, a parte certo appassionato "sardismo" pedagogico, il premio "Città di Ozieri", intervenendo con una organica intelaiatura felibristica sullo specifico "letterario", ha influito sulla letteratura in lingua sarda dell'intera isola. Per quanto riguarda, invece, gli esiti poetici di alcuni autori riscontrabili anche nell'essere, questi, riusciti a sovrapporre, sul labile palinsesto della oralità, una filigrana di scrittura, è merito prevalente del poeta.
Se l'incedere di un saggio non deve essere il gusto (spesso abusato) di cedere a suggestioni care al panegirista, a proposito del premio dirò che sembra sproporzionata la presenza, in seno alle giurie, fra "addetti ai lavori" e "datori e insieme lavoratori in proprio" e cioè poeti.
Quanto, poi, alle ricordate, magari inevitabili cadute di tono operativo, o suggestioni "politiche" (lo spettro della parola è ampio) di taglio populistico, o magari un supplettivo "revival" di mitologia "sardista", si tratta di materia che deborda dalla letteratura alla politica al costume, dentro la paziente area del sociologico.
Autori ozieresi vincitori del «loro» premio. Per motivi di spazio, e solo per questo (ché l'economia del libro non consente una più vasta raccolta di autori), si intendono proporre solo i vincitori del primo premio nelle diverse edizioni del "Città di Ozieri".
Salvatore Farina vinse nel 1967 il primo premio del XII "Città di Ozieri", con la poesia Beni! (già ricordata).
Nel 1971, nel contesto del XVI premio "Città di Ozieri", Salvatore Bertulu (nato in Ozieri il 14 febbraio 1913) ottenne ex-aequo il primo premio "Brigata Sassari" (istituito dal Centro Studi Algheresi per esaltare il valore del soldato sardo nella prima guerra mondiale e quello dell'eroica Brigata Sassari, come dal verbale della Giuria), con la poesia Sa Brigata Tatharesa. Il Bertulu è poeta bilingue, con vari riconoscimenti conseguiti in diversi premi letterari nazionali.
Antonio Canalis (nato in Ozieri il 15 luglio 1946) vinse il primo premio (sez. Prosa) nel 1977 al XXI "Città di Ozieri", con il racconto Su síddadu.
Monserrato Meridda (Ozieri, 11 giugno 1922) ha vinto alcuni anni fa (1984) il primo premio (sez. Traduzione) alla XXVIII edizione dell"'Ozieri" con la traduzione Si non paraulas mías.... dalla poesia Se non le mie paroledi Tonino Ledda.
Di Monserrato Meridda è la raccolta di poesie in lingua sarda Pensieri vergini (36): versi dettati da «spontaneità e freschezza», come lo stesso autore dichiara in apertura di libro.
Franco Cocco
Note
(34) I poeti del premio Ozieri cit., vol. 1, pp. 17-19.
(35) Ibidem cit., vol. Il, pp. 41-42.
(36) M. Meridda, Pensieri vergini, Ozieri, 1978.
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