Ozieri, storia di una città_1836-1986

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Alloggi e caserme

Ma intorno alla metà del secolo, per la mutata situazione politica che determinò altri stanziamenti militari, gli amministratori dovettero affrontare altri e più gravosi problemi per garantire la fornitura degli alloggi alle truppe e agli ufficiali.
Nel 1848 si verificarono in tutta l'isola numerosi disordini e moti sociali che nascevano più che altro dal malcontento per le "mancate riforme" seguite alla "fusione" della Sardegna con il Piemonte. Nelle popolazioni sarde, all'idea della "perfetta fusione" era stata associata soprattutto la speranza di un miglioramento della situazione economica.  Un miglioramento che, però, non si attuò in tempi brevi, perché le riforme concesse furono, quasi tutte, di carattere amministrativo (9). D'altra parte, il provvedimento concesso da Carlo Alberto (l'abolizione dei dazi doganali sull'esportazione del vino e dell'olio), favorendo soltanto alcuni ceti commerciali, non era sufficiente a soddisfare le aspettative generali. Infatti questi prodotti abbondavano nelle regioni meridionali e occidentali, mentre dalla Sardegna centro­settentrionale si esportavano in prevalenza bestiamee formaggi (10).
Probabilmente i disordini che si verificarono ad Ozieri, negli ultimi giorni di marzo del 1848 (11), nascevano proprio dal fatto che il provvedimento reale ebbe delle ripercussioni negative sull'economia della città, basata prevalentemente sul commercio dei prodotti della pastorizia. Anche gli Amministratori comunali si erano fatti portavoce di questi problemi, chiedendo al Governo (30 gennaio 1848) che fossero aboliti i dazi gravanti sul bestiame. In questo modo sarebbe stato possibile per gli ozieresi continuare il già fiorente commercio interno con i paesi sardi, nonché quello con la Corsica, e superare, quindi, i disagi dovuti alla carestia dell'anno precedente (12).
Ai problemi sulla situazione economica si aggiunse, come si è già accennato, la necessità di reperire gli alloggi sia per le truppe staccate in città dopo i fatti del '48 (un distaccamento di Cacciatori Franchi) (13), sia per quelle impegnate a reprimere le sommosse nell'isola e che passarono numerose nella città. Inizialmente gli amministratori si limitarono (30 luglio 1849) a far ristrutturare alcuni locali di proprietà comunale, attigui alla caserma di Corte, «ad uso dei militari che sogliono frequentemente transitare in questa città» (14).  Probabilmente la caserma, per quanto vasta, non bastava per ospitarli tutti e i militari, quindi, venivano alloggiati presso abitazioni private, recando disagi e fastidi anche di carattere economico. Inoltre, il fatto stesso che si trattasse di truppe impegnate più che altro nel mantenimento dell'ordine pubblico, rendeva più pressante la necessità di tenere i militari aquartierati in un'unica zona della città.
La proposta di ristrutturazione dei locali fu approvata all'unanimità dal Consiglio comunale di allora, che si trovò concorde nel considerare essenziali: «i vantaggi che dall'eseguimento di un tal progetto andrebbe a risultare a questi cittadini, sia per liberare i medesimi dal peso dell'alloggio dei militari cui vanno frequentemente sottoposti sia per evitare ancora i disturbi che possono avvenire dal disordinato vagare dei militari in quelle circostanze non sorvegliate» (15).
Successivamente gli oneri della comunità per gli alloggi andarono ulteriormente aumentando. Nel 1852, per l'arrivo di nuove truppe e di un battaglione di Bersaglieri, furono utilizzati, oltre alla caserma di Corte, il convento degli Osservanti (l'attuale Centro Culturale), i magazzini del Monte Granatico e il cosiddetto Oratorio di Santa Croce (16). In effetti, più che di un oratorio (o chiesa), nel ‘52 doveva trattarsi dell'area prospiciente la Cattedrale, in quanto l'edificio era stato abbattuto nel 1848 per consentire l'ampliamento della Cattedrale e la costruzione di una piazzetta (17). I locali del Monte Granatico (denominati anche "la Frumentaria") servivano per conservare le sementi da dare annualmente in prestito agli agricoltori. Come è noto, essi erano delle antiche istituzioni che rientravano nella politica dei governo sardo-piemontese tesa a migliorare le condizioni dell'agricoltura in Sardegna.
Si poneva quindi il problema di reperire magazzini nuovi e idonei, che furono presi in affitto ma ad un canone, secondo gli stessi amministratori, piuttosto elevato (18).
Ad incidere ulteriormente sul bilancio comunale fu, comunque, la ristrutturazione dell'antica caserma e di una parte del convento degli Osservanti (l'altra ala del convento era occupata dai frati, che in una "supplica" chiesero, invano, l'allontanamento delle truppe) (19).
Per quanto riguarda le spese affrontate, la delibera del Consiglio comunale, del 30 giugno 1852, fa riferimento «agli interessi legali delle lire 3360 che il Governo prenderà dalla Cassa dei Depositi onde occorrere alle spese della riforma della caserma» (20), interessi che l'amministrazione comunale si impegnò a pagare dal proprio bilancio.
Qualche anno dopo (1855) fu affittata una casa privata, nel quartiere Cuzzolu, per alloggiarvi lo Stato Maggiore dei bersaglieri (21).  Questi provvedimenti risolsero per alcuni anni i problemi della fomitura degli alloggi ai militari.
Tuttavia, dopo l'istituzione del Deposito di allevamento cavalli (1874) che, come vedremo più avanti, fu uno degli aspetti economicamente positivi della presenza dei militari, fu necessario affrontare nuove spese.
L'Amministrazione comunale aveva provveduto volentieri, anche in quella circostanza, alle opere necessarie per l'impianto del Deposito, ristrutturando i locali della caserma di Corte (22).
Ma quando (nel 1883) il Ministero dell'Agricoltura Industria e Commercio, da cui il Deposito dipendeva, ne autorizzò l'ampliamento nella tenuta di Bultei, le richieste governative furono in parte disattese. Perché si ampliasse il Deposito, il Comune avrebbe dovuto provvedere:
1. a costruire nuove scuderie;
2. a fornire un nuovo locale per l'alloggio della Direzione;
3. a sistemare la strada che portava alla tenuta di Bultei;
4. ad adoperarsi affinché il Comune di Nughedu cedesse gratuitamente all'Amministrazione militare un tratto di terreno (16 ettari circa) contiguo al territorio di Bultei e necessario al funzionamento del Deposito.
Si trattava di richieste eccessive, soprattutto se rapportate al contributo fornito, per l'istituzione di analoghi depositi, da alcuni comuni della penisola (Grosseto, Mirandola, Palmanova e Serre).
Questi comuni avevano ceduto l'uso di locali e di pascoli di loro proprietà, limitandosi, nel caso di Palmanova, a costruire qualche tettoia e ad erigere delle staccionate (23).  Tuttavia, pur tra qualche polemica nei confronti del Governo, il Consiglio comunale, nella seduta del 27 agosto 1883, deliberò l'acquisto della casa del conte Touffani, con l'annesso orto, per potervi alloggiare la direzione del Deposito, formata da ufficiali dell'esercito (24).  Il contratto fu stipulato il 17 marzo 1884 con i proprietari - i conti Ledà d'Ittiri - per la somma di lire 50 .000 (25).
In questo modo gli amministratori si sentirono sollevati da ogni altro obbligo con i militari.

Mariolina Marrosu

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Note

(9) L. Del Piano, La Sardegna nell'Ottocento, Sassari 1984, pp. 185-186.

(10) Aco, Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale, s.n., delibera del 30 gennaio 1848.

(11) Aco, Categoria VI, Governo, cart. n. 1, lettere dei viceré De Launay dell' aprile 1848 e del 6 maggio 1848.

(12) Aco, Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale, s.n., Delibera del 30 gennaio 1848.

(13) Aco, Categoria VI, Governo cart.n. 1, lettera del Comando Generale delle Truppe della Divisione, n. 126 del 30 novembre 1848.

(14) Aco, Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale, n. 54, Delibera n. 18 del 30 lu­glio 1849.

(15) Ibidem.

(16) Aco, Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale, n. 56, Delibera n. 70 del 22 gennaio 1852.

(17) Sentenza del Vescovo Bacciu sulla deffinízione [sic] e composizione della lite colla confraternita di S. Croce, Sassari 1898, p. 6.

(18) Aco, Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale, n. 58 ter, delibera n. 8 del 9 novembre 1866.

(19) Aco, Registro delledeliberazioni del Consiglío Comunale, n. 56, Delibera n. 117 del 4 gennaio 1853; allegata una lettera del frate Ferdinando Azara d'Ozieri, Guardiano dei Minori Osservanti.

(20) Aco, Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale, n. 56, Delibera n. 90 del 30 giu­gno 1852.

(21) Aco, Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale, n. 56 ter, Delibera n. 70 del 16 gennaio 1855.

(22) Aco, Categoria XI, Agricoltura, Industria e Commercio, cart. n. 2, Delibera n. 76 del 15 gen­naio 1874.

(23) Aco, Categoria VIII, Leva e Truppa, cart. n. 2, "Memoriale intorno al Deposito d'allevamento cavalli”, 9 luglio 1895, manoscritto di fogli 11.

(24) Aco, Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale, n. 59, Delibera n. 222 del 27 agosto 1883.

(25) Aco, "Memoriale intorno al Deposito", cit.; Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale, n. 60, Delibera n. 47 del 20 aprile 1886 (vi si legge che il Comune contrasse un prestito di lire 40.000 con la Banca Nazionale per pagare la Casa Touffani).

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