Abbiamo posto al prof. Giorgio Tecce una domanda: "Professore, Lei era Rettore Magnifico dell'Università "La Sapienza" il 9 maggio 1997. Il suo è dunque un parere significativo. Che idea si è fatto in questi tre anni e mezzo di questa tragica vicenda?

La risposta del prof. Tecce:

Attendiamo con fiducia la sentenza, che, personalmente, ritengo dovrebbe essere di assoluzione. La corte di primo grado ha escluso a ragion veduta l'ipotesi di un omicidio di natura più grave da attribuire agli attuali imputati. Ma, una volta che essi fossero stati pienamente e giustamente scagionati in appello, andrebbe anche detto che la sentenza del giugno 1999 fece apparire un po' ridicola l'eventualità di un omicidio colposo. Non si uccide così per gioco, per una sfida o un atto maldestro una studentessa in un Ateneo frequentato ogni mattina da migliaia e migliaia di studenti, professori e impiegati, ma semmai per calcolo: l'omicidio o anche il solo ferimento di una studentessa avrebbe infatti potuto accendere un focolaio di tensioni e creato incidenti. La "Sapienza", specie allora, rappresentava un po' la centralità dell'istituzione universitaria ed è uno dei punti a rischio per la stabilità degli equilibri politici in un paese come il nostro, che il terrorismo ha reso e rende precari.
Pur non disponendo di alcun elemento, ritengo che l'ipotesi di un atto terroristico non possa essere scartata e l'argomento che nulla di destabilizzante è accaduto non mi sembra pregnante. Infatti, immediatamente dopo l'orrendo delitto, il Rettore e il Senato accademico sono riusciti a creare un clima di dolorosa solidarietà e riunire tutti gli studenti, di destra e di sinistra, e tutto il personale in un unico fronte di fermezza contro ogni tentativo di speculazione che avrebbe portato a gravi incidenti. La pista di un atto terroristico non mi sembra sia stata seguita molto a fondo e la stessa stampa, o meglio gran parte di essa, non ha valutato con un minimo di approfondimento questa ipotesi, distratta o meglio impegnata nella denigrazione della Sapienza e nella sua destabilizzazione, un obiettivo raggiunto con grande gradimento politico.