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Vecchia raccolta, Ciottoli di ruscello, in formato PDF e Lit.




Qui sotto, potete leggere, non ancora formattato, il testo del raccontino: Il frutto del tramonto, pubblicato nella raccolta di Autori vari, Briciole di vita - Edizione M. T. M - Peloro 2000, grazie all'interessamento di un'artista Messinese, Flavia Vizzari.
La Pubblicazione è avvenuta nel corso dell'anno 2007.

Il frutto del tramonto.


Erano forse i colori di quell'ora a trattenerlo, sempre, costantemente, in quelle riflessioni.
A trasportarlo, come in quel caso, oltre una vetrata della sua abitazione, dietro la quale si trovava.
Osservava l'arancia che teneva in mano, e che di lì a poco avrebbe sbucciato.
Una sfera arancione, come il sole talvolta nel cielo, un sole che si stava allontanando.
Un sole che si poteva tenere nel palmo della mano.
Perché il tramonto aveva quel fascino particolare nell'animo?
Era il tempo più maturo del dì, la conclusione del giorno, di un giorno magari passato senza pensieri, o tutto preso da ciò che doveva fare.
Un po' come se, i pensieri, si fossero ritirati, messi da parte, per permettere di vivere più serenamente la giornata, e fossero quindi riapparsi al tramonto, come un frutto maturo della stessa.
Ed avvolgeva, come una coperta, un caldo manto dell'esistenza, come non avrebbe potuto mai fare, altrimenti, il sole, nelle ore più calde, nelle ore centrali del giorno.
In quelle ore i raggi solari riscaldavano il corpo, ma lasciavano fuori, da tutto quel calore, la sua anima, i tanti pensieri che la caratterizzavano, come nuvole, ora del bel tempo, ora no, nel suo cielo.
Nei suoi cieli.
La lama del coltello cominciò la sua azione rotatoria, circolare, sulla superficie circolare del frutto.
Gesti calmi, quieti, come la sera nella quale si trovava.
Mentre il pensiero andava altrove.
Trasportato dai colori più dolci di un sole che si portava lontano.
Ad altri momenti, nei quali, i colori del tramonto avevano lasciato traccia, come frutti di una vita ricca di spazi vitali, di momenti, di ricordi, di attimi.
Mancavano ancora tanti giorni alla sua stagione preferita: ma che cosa costava immergersi nel passato per farsi dare una spinta verso la futura stagione?
Stagione che vedeva bene come una lunga, interminabile distesa chiara.
Lunga ed interminabile come le ore passate al mare.
Fino ad arrivare, ancora una volta alla sera, ancora una volta al tramonto.
La sabbia non più calda, il sole oramai tenue nella sua azione, i bagnanti che si defilano, un po' alla volta, per rientrare nella tranquillità domestica, al calar del giorno.
I colori che mutano, gradualmente, tutt'intorno, formando un nuovo strato superficiale, con predominanza del colore caldo, arancione, della sera.
E chi più dei bambini potevano rimanere ad osservare ciò, restii a voler rientrare nel mondo degli adulti, desiderosi di voler rimanere ancora in quel luogo tanto semplice quanto incantato che è la spiaggia?
Poteva fermare quel pensiero?
Poteva fermare quel bambino che non si stancava mai di stare al mare, sino al tramonto ed oltre?
Forse!
Sarebbe servito a qualcosa?
Si può voltare lo sguardo al tramonto, ma non si fermerebbe né lo stesso, né la notte che lo segue.
Si perderebbero solo i momenti migliori della giornata, quindi tanto vale bagnarsi gli occhi con quella luce. Com'è facile concedere qualcosa che non si può evitare.
E come è facile evitare qualcosa che non ha senso limitare.
Qualche anno prima, lo avrebbe fatto anche lui, sarebbe rimasto in acqua sino all'ultimo momento, ma ora, era più importante rimanere asciutto, con il calore acquisito durante le ore del giorno, addosso.
Adesso poteva solo rimettere a posto le cose, metterle in ordine, la parte più matura doveva mettere ordine all'esuberanza giovanile, sempre pronta a mollare tutto e tuffarsi in mare.
D'altronde, a che cosa servono i vecchi se non sono il tenero sole della sera, per i giovani.
Le foglie mature sul terreno.
Il nutrimento della pianta nella nuova stagione.
Dell'arancia oramai era rimasta solo la buccia, arrotolata, nel piattino. Indubbiamente buono quel frutto. E grande, doveva pesare almeno sei etti.
C'era voluta circa una mezz'ora per poterlo gustare interamente, ma alla fine aveva avuto la meglio sulla sfera arancione.
Il sole che oramai era andato via, lasciava dentro, una pacata e piena sensazione di vita.
Il tramonto lasciava come frutto, la consapevolezza, che la notte, in verità, non poteva realmente esistere, ma solo essere percepita, come il mancato trasporto verso la vita.


Meno male che c'è KompoZer, che mi aiuta adesso come Editor HTML, qui e nella paginetta che segue --- per l'invio FTP, uso ancora, però, FileZilla:
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