Macchina


Dommitiana road
"Alfabeta2", dicembre 2010, n° 5, p. 10

we are not dogs no house no nenti here

vivi mali cca no so no capisi talian beni

fa barbere macela agneli big trouble ici

problema lavori tanta problems

racoli arangi venti iuro

maximum twentyfive iurnata pochisima

no poso parli entre nous sinò cacci

sometimes we sing chianechiane

 

tiuto uguali bianca neri tiuto uquale

solo uno dio no bianca nero uno dio

we have mancato tutticosi qua no leto matiraza

no agua no banio where I dorm you see

no sta tanti beni uno letto five amigos no poso giri

durmimm abbrazate each other here

duizento e cchiù uno bagno duiciento cristiane

ghana better ca ici

 

chi dà agua noi prende aqua chi no vole

dà aqua lasamo stai no violence

italia rassismo bastarda

nui rompe tutto affì tomorrow

e ancora uno setmana

dui semana rompitiuto picciafogu

pigli casoneta blochi trafic

saso contra maghina vetrinas

 

 

milton says polisia vabbuó poco mali quanno vatte

maxwell says brave cristian song lloro

pate familia they must fai it

eric says manco cattiva caporala

tene famm purìss

male government

’cause they know tutticosi and do nothing

pe lloro nui good just jetta sang

 

aieri while piccianno fogu

dind’o fumo visto a quatto guys

pistola mmano

io fatta nendi vui no conose

io fai fogo pe mangi tiuti amigos

priso me spacato brazo

vattuto panza put facia ind’o ffuoco

o bbi? pissato red tuttinotti no good

 

eat avanz genti pasa strada wait italians porti nui quaccòs

june 27 dui from burkina morta when

vai gioitaur polisia veni barraca sfondi porta pigli money

then ditto tu fatto droga cumbà and put soldi pocket

cett io droga? addó? cett spolia me apri tiuto caseti

cett look sotto liet no droga nisciuna parte look

tu answer? mazzate

tu ribella? prigiona

 

we are not dogs sempre problem doccumenta

tu documenta? my son writes to me

every week pozzo veni? I tell him

poco bono here pero maybe genti

addevenda bone if capisci we bono

that’s why lavori matinasera

io fai doccumente

then I can call you how’s mom?

 

no cattivi quaccuni tratta beni others mali

chilli hanno acciso brava uaglione fricana wrong

fato no mali nisciuni

all the time ind’a terra ranci mandirina

peschi fraole pommadora

furnuti mmiezzavia like monneza

that’s not good

we are not dogs

 

mo lavora quasa sembe ngoppa cantiera

mizziuorn una ora free mangi

sunday mez iurnata libera balli

o masto bravomm accumpagni nui maghina

dà sighireti so I can send her

quaccosa e sord but

tomorrow you know

tomorrow dio sape

 

arriva machini ob ob scinn comm’a ddimoni pam

blood everywhere schiza faza cazune cammisa

femmene allùc commacché

puro nui cominzi allucchi

pam pam you know

tonight vai via Germany England no sai

pero tuorni si no sta

tanta beni commaccà

 

 

La sera del 18 settembre 2008, presso la sartoria Ob Ob exotic fashions di Castel Volturno, sulla statale Domitiana, un commando di “scissionisti” del Clan dei Casalesi in vena di pulizia etnica trucidò a colpi di kalashnikov Kwando Owusu Wiafe, Ibrahim Alhaji, Karim Yakubu (Awanga), Kuame Antwi Julius Francis, Justice Sonny Abu ed Eric Affun Yeboah, lavoratori africani quasi tutti al disotto dei trent’anni, completamente estranei non solo al crimine organizzato, ma ad ogni forma di illegalità. La strage provocò, per la prima volta nella storia dell’immigrazione in Italia, l’immediata sommossa degli extracomunitari e un’eco internazionale non ancora sopita. Questo testo, composto quasi in raptus, nasce dall’incontro dell’autore con tre di quei ribelli — un muratore, un barbiere, un macellatore d’agnelli, tutti originari del Ghana — avvenuto proprio sulla via Domitiana il giorno della rivolta («Tu machina va Rome? Porta nui?»), prima della loro fuga verso chissà dove: un orrido impasto anglo-franco-ispano-campano che vorrebbe, se non riprodurre, almeno echeggiare la musica inaudita e la straordinaria espressività del loro gergo di rapina.





Haiku

("Formafluens. International Literary Magazine", n. 5, ottobre-dicembre 2010, p. 38 [Leggi])


Se riamato t’amassi t’amerei

Con nessuna pietà furiosamente

Tale il cardo abbarbicato

All’ultimo lampo

愛 されて愛されるなら 愛そうか

嵐 のように 慈悲もなく

薊 のように 根を張って

最後の光が 走る時

[Traduzione in giapponese di Daisuke Ninomiya e Paola Mastropasqua]




Dalla raccolta 
Da caccia, da séguita e da ferma
Distassie del melo e della folgore
[scarica il libro]



Compos sui
("Le reti di Dedalus. Rivista online del Sindacato Nazionale Scrittori", autunno 2006)

né se ti volti riusciresti a insinuare
le mani lungo il bordo dei sentieri intriderle
in pattumiere silenziose resti incisa nel fumo
candelabro negropianista poi componi un'algebra
di suoni al limite del conto prevedibile
ma se vai oltre hai lo sguardo mozzato
e una striscia di febbre intorno al cuore inutile dirti
che il varco è coprirsi coll'urlo che tutto precluda
alla speranza di (l'attimo atteso disparve
così profondamente atteso
che tolto il velo da sanctissima imago
il gelido colsi) e allora
quale altra via di scampo per te che sfuggi
il venditore di frottole in agguato
all'angolo della parete che ti porge
la lanterna ammiccando dalle labbra socchiuse
e che ne dici di me che esibisco il profilo di corvo
in braccio ai venti fermi della notte?
(baciano la bocca tumefatta mi vietano
di sedermi a gambe incrociate e sul ventre corroso
del padre applicare Pitagora) forse potrei parlarti
dell'amplesso avuto con la statua negra sul banco di lavoro
o del fratello qui accanto seduto in posizione
yoga sul cilindro che copre moglie figli
cinture desertiche o dirti presto il gufo
scenderà fino al grado dello scavo
l'amico dolcissimo è un servo
(l'amico dolcissimo è un cervo dall'anarchia scolpita
sulla lingua fradicia e silente esposta a che blasfemi
martirî quando arrischia il salto della siepe una
minima una fragile vita acquattata nella bocca
del passero e se dico che tutto il cielo è racchiuso
dentro la maniglia della porta gira le spalle propone
indecifrabili soluzioni d'incastro deviando
il corso del suo sangue nei navigli oscillanti
delle mie vene) (intanto dormi pure se hai voglia)
senza perdermi dopotutto modulando così
folleggiando col fiato smolluzzico quanto
d'inverno m'incolla alle occhieggianti là protese
imperturbate immote lucide lievi su morbidi
timpani fiancheggiando non viste il flusso
respirando iterando talora abbreviando alcune cose
accadono e gli ardimenti sotto portici austeri
in purissimi tagli d'ombra principiale conquasso
non resta che chiudersi dentro barattoli arrugginiti
ruzzolare lungo quartieri spettrali senza fermarsi
a parlare con l'unico distributore aperto nelle strade
notturne o coll'idiota che insegue il tragitto dell'Orsa
il respiro d'un dio quel tramestio d'un bieco
trasogno bùccina il sorcio trapana aspetti
che qualcuno ti indichi l'esatta direzione dello sguardo
e quand'anche battezzassi ogni più placido
soffio di questo tutto che annienta
di quest'ingiusta malora evanescente
se anche per esempio salissi su per
(non dirmi di buio infranto
da nuove lame o di furore spento
nell'occhio del guerriero
ormai è spaccata la roccia che ti cresce
sotto l'asserpolarsi
d'erbaspada della memoria)
a una ventura che rintocca
a un grido c'addorme per distanze
siderali ai salsi estuarî
i mutili guizzi d'un già carpito segno
l'abbarbicarsi estenuo d'un trapassato
evento t'immillano o dolce t'affiocano
guarda il picchio stremato nella forra
saranno favole per i nostri figli


* * *


Humanitas

("Fermenti", XXXVI 2006, n. 229, fasc. 2 pp. 192-95)

OCULUS
supercilium
rima palpebrarum
pars tarsali palpebrae superioris
limbus palpebralis
plica semilunaris conjunctivae
bulbus oculi
fornix sacci lacrimalis
corpus vitreum
lamina cribrosa sclerae
camera oculi
substantia propria
margo pupillaris iridis
lacus lacrimalis
epithelium lentis
zonula ciliaris
stroma iridis
ora serrata
vena vorticosa

AURICULA
helix anthelix scapha
tragus et tuberculum
crus helicis et umbo
cymba conchae
spina helicis
eminentia fossae triangularis
incisura intertragica
sulcus anthelicis transversus
isthmus cartilaginis
meatus acusticus
manubrium mallei
corpus incudis
pars flaccida
spina tympanica major
ganglion spirale
promontorium
lamina tragi
fossula fenestrae cochleae
antrum tympanicum
vestibulum
ampulla ossea
crista ampullaris

MEDULLA SPINALIS
dura mater
plexus venosus
substantia gelatinosa
funiculus gracilis
ramus spinalis
cauda equina
atlas
clava

ENCEPHALON
lamina rostralis
septum pellucidum
corpus mamillare
rostrum corporis callosi
flocculus
chiasma opticum
tuber cinereum
tuber vermis
lingula cerebelli
foramen caecum
substantia perforata
aquaeductus cerebri
corpus geniculatum
gyrus profundus
calamus scriptorius
vena cerebri magna
fastigium ventriculi
lobulus semilunaris
isthmus gyri fornicati
truncus corporis callosi
sinus sagittalis
radiatio corporis striati
globus pallidus
crista galli
cisterna pontis

INTESTINUM RECTUM
plica transversali recti
tunica mucosa
sinus rectales
ampulla recti
anulus haemorrhoidalis
sphincter ani internus

ORGANA GENITALIA VIRILIA
sulcus dorsalis penis
corpora cavernosa
caput epididymis
funiculus spermaticus
plexus pampiniformis
ductulus aberrans
corna glandis
tunica albuginea
frenulum praeputii
fascia penis profunda

ORGANA GENITALIA INTERNA MULIEBRA
ampulla et isthmus tubae
portio supravaginalis cervicis
orificium externum
fossa navicularis
labium minor et majus
hymen imperforatus
ovum
rima pudendi

VESICA URINARIA
ligamentum umbilicale medium
vertex vesicae
ductus deferens
vesicula seminalis
torus uretericus

PULMONES
arteria anonyma
facies contractus
lingula
sulcus arteriae subclaviae
aorta descendens
lobulus azygos

AGENDA
cavitates cordis
cor neonati
valvula bicuspidalis
arteria carotis communis
arteria lingualis
venae thoracis
venae abdominis
venae pelvis feminini
lymphonodi vaginae
lymphonodi vulvae
vasa ani


* * *



Poculum vini aut bona puella

("Forma fluens", I 2009, 3 pp. 18-20 [www.formafluens.net])


A Paolo Trovato

longheza mezura prodeza zoi
de Panema capezzoli più duri
non c'è vento che possa premere non onda né cristallo
batte la tentazione della rinunzia chi via via
compone e disgiunge
erra e stanzia
pasteggia
assapora
come e qualmente de toto corpore fecerat linguam
lieta accoglienza a ora quinta pro necessitate ventri
ha scavato tombe nelle parole
che un puro sputo sia signacolo
dal sincipite all'occipite
abbandona nella selva i sentieri segnati dopo aver
le sarei molto e molto tenuto se il corpo
è scomposto lo spirito gli diventa uguale
in tutti i forami delle rovine su cui
s'abbarbicava bambino
campione di salto in basso
boati all'atterraggio negli orecchi
ne avrebbe in séguito patito è per questo che corre
dall'una alle due ogni giorno pioggia o vento
sole neve correre svuota le trombe
un procedimento centonario non può non avere una sua
dignità l'accostamento di più frammenti testuali
che il copista abbia sbadatamente omesso
le modifiche perfino le più tenui devono condurre
a un mutamento di senso
il riscontro è tuttavia ben poco affidabile
sicché oscilla dentro e fuori
prilla qui lì
remoto e prossimo parrà strano ma a rendere assai
più complessa l'impresa ricostruttiva
innalzare sé su sé si dice
sia l'unico scampo
di dì in dì
frammenti inserti in continui spartiti senza soluzione
di continuità ne ha le tasche
piene le stive predilige di gran lunga
il frantumo (pronunciava fràntumo) di stella
lo sbalzo le schegge
violenza sul solo significante è insensato tutto
si ripercuote ritorna davvero tutto ahimè ha un senso
a meno che mettiamo
protei anaremi palindromi cancri anacicli
ma anche qui ci sarebbe da discutere
l'invoglia a percorrere nella sua interezza
lode ai birboni di questo mondo
l'arte di pubblicare i testi
un comechessia immaginabile
sconforto d'una birra antipode al boccale pane coperto
tendenza a confondere lupi e linci
dovuta alla scarsa familiarità con certe forme
quo bono?


* * *



Poculum vini aut bona puella

À Paolo Trovato


longheza mezura prodeza zoi
de Panema tétins plus durs
il n'est vent qui puisse presser ni vague ni cristal
bat la tentation du renoncement celui qui tour à tour
compose et disjoint
erre et alloue
déjeune
savoure
comme et semblablement de toto corpore fecerat linguam
joyeux accueil à heure quinte pro necessitate ventri
a creusé des tombes dans les mots
qu'un pur crachat soit signet
du sinciput à l'occiput
abandonne dans la sylve les sentiers signalés après avoir
vous serais très et très obligé si le corps
est décomposé l'esprit devient pareil
en tous les pertuis des ruines sur quoi
il s'accrochait enfant
champion de saut en lourdeur
déflagration à l'atterrissage les oreilles
en souffriraient par la suite c'est pourquoi il court
de une à deux chaque jour qu'il pleuve ou qu'il vente
soleil neige courir débouche les trompes
une démarche de compilateur ne peut pas ne pas avoir une certaine
dignité le rapprochement de plusieurs fragments textuels
que le copiste aurait étourdiment omis
les modifications même les plus ténues doivent conduire
à un changement de sens
la collation est toutefois bien peu fiable
si bien qu'oscille dedans et dehors
toupille çà et là
éloigné et proche paraîtra bizarre mais à rendre beaucoup
plus complexe l'entreprise de reconstruction
élever soi sur soi dit-on
est l'unique issue
de jour en jour
fragments insérés en encarts perpétuels sans solution
de continuité il en a plein les
bottes les cales il préfère de très loin
le débris (il prononçait derbis) d'étoile
l'écart les éclats
violence sur le seul signifiant c'est insensé tout
se répercute revient vraiment tout hélas a un sens
à moins que mettons
protées anarhèmes palindromes cancers anacycles
mais ici aussi il y aurait à discuter
l'incite à parcourir dans son intégralité
louange aux canailles de ce monde
l'art de publier les textes
un comme que comme imaginable
découragement d'une bière antipode du bock pain couvert
tendance à confondre loups et lynx
due à la faible familiarité avec certaines formes
quo bono?
Trad. di Jean-Charles Vegliante



* * *



Incipiuntur laudes

("Forma fluens", I 2009, 3 pp. 21-22 [www.formafluens.net])


A Giovanni Fontana, archipoeta


creaturarum quas fecit beatus Franciscus ad laudem et
honorem Dei cum esset infirmus apud sanctum Damianum
un comportamento correttorio esitante è più deleterio
alternanza non rara nell'uso medievale
per strumentale? agentivo? causale?
l'increato universo
acquista maggior significazione
là fu sùbito appeso per li piedi a uno mignaniello
per la moita grassezza da sé ardeva volentieri
mentre lo pugnalavano pensava intensamente
all'anisosillabismo
aliquid stat pro aliquo
e si consuma lo foco per neiente
poi per neiente lo cor mi cangiava
e per neente altrui servite e date
ke per neente dà pene e tormenti
se dunque non potrà essere segno distintivo assoluto
tanto m'aggrada il tuo comandamento
Dante infernale
Guittone amoroso
morale
non le cose ma gli effetti che producono
scorticato e vivo
il mondo perdavero uscito dai cardini
tutto il nuovo sapere positivo
scriptor compilator commentator auctor
il faut aller à l'essentiel
non è - Rolando - il testo che mi vuole
esso mi tesse
servitude volontaire
chiamo ebbrezza dello spirito lo stato che
ab ovo
orafi e coniatori
conciatori e pagliai
discesi da qualche cielo
Schumann un istante prima della
pazzia si cita l'esempio del nabateo
doxa paradoxa
novantanove chiese rase dal Medesimo cui levate
arance di Malta come
la pratica obbliga a finir sempre la frase


* * *


Incipiuntur laudes

À Giovanni Fontana, archipoète


creaturarum quas fecit beatus Franciscus ad laudem et
honorem Dei cum esset infirmus apud sanctum Damianum
un comportement rectificateur hésitant est plus délétère
alternance non rare dans l'usage médiéval
par instrumental? agentif? causal?
l'incréé univers
acquiert davantage de signification
là fut aussitôt pendu par les pieds à un balconnet
par l'excessive graisseur tout seul volontiers brûlait-il
pendant qu'ils le poignardaient il pensait intensément
à l'anisosyllabisme
aliquid stat pro aliquo
et se consume le feu pour rien
puis pour rien le cœur me changeait
et pour rien autrui servez et donnez
car pour rien sont peines et tourments
si donc il ne pourra y avoir de signe distinctif absolu
ce que tu me commandes m'agrée si fort
Dante infernal
Guittone amoureux

moral
non les choses mais les effets que produisent
écorché et vivant
le monde pour de vrai sorti de ses gonds
tout le nouveau savoir positif
scriptor compilator commentator auctor
il faut aller à l'essentiel
ce n'est pas - Rolando - le texte qui me veut
il me tisse
servitude volontaire
j'appelle ivresse de l'esprit l'état que
ab ovo
orfèvres et frappeurs
tanneurs et pailleurs
descendus de quelques cieux
Schumann un instant avant la
folie m'appelle on cite
l'exemple du Nabathéen
doxa paradoxa
quatre-vingt-dix-neuf églises rasées par le Même à qui élevées
oranges de Malte comme
la pratique oblige à finir toujours la phrase

Trad. di Jean-Charles Vegliante


* * *



Guiomar
Conti de viagi e navicatori

Capitulo de alcune occorrenzie intra la Meca

di età d’anni ventidue partii navicando
in zeffiro verso meridie a cognoscere
li siti de li lochi vie asprissime e pienne de spini
vanno del tucto nudi su lor canove
di guardatura fisa e prompta
riccamente vestiti sopra belli cavalli
una herba che in lingua mesicana è detta tabacco
tirano il fiato a loro onde quel fumo
va in bocca in gola e nella testa
planitie piene di grandissime selve
infinita canella gengiavo verde e secco e molto pepe
e gherofani noci moscadi mace muschio algalia
istorach bongiuì porcelane cassia mastica
incenso mirra sandali rossi e bianchi
legno aloè canfera ambracane molta lacca
mumia anil tuzia opio aloè patico
folio indico e molte altre drogherie che sari’
cosa lunga al contalle
imbriacchi d’acqua di vita abbruciano case
per il continovo moto della nave
stemo in Meca sino adì 12 di luglio
trovamo rose silvestre viole e lilii
trapassammo loro il petto con legni apuntati e i fianchi
mandesemo uno batello ben fornito de boni cristiani
aciò li amaistrasse ne la fede
per lassar di nui doppo morte fama alcuna



Capitulo perché el Mare Rosso sia innavicabile

sotto dì 4 di giugno
in un bergantino imbarcatomi
faccendo vela arreccomandandome a Dio
tenendo la prora per sirocco
il spazio di mezza lega di mare
partimmo da ditto porto con fresco
vento solle rara pluvia
continovando il lito paesi grandi tre giornate
infinite gente un cencio a imbrogliar vergogne
tutto quello che hanno donano
e per pagamento gittamo loro alcuni sonagli
e specchi e molte fantasie gli dessimo certi
cortelli e un poco di sale
vidi molti orsi grandissimi li quali vanno infino
alle case ad assaltar le genti come nebole dal ciello
li amazano con freze
in giorni 25 corremmo leghe octocento
lustrammo nova terra mai più da alcuno
antiquo o moderno vista
esta è la più schifa gente che sia
carne rosse o vero pavonaze
incapammo in trentaotto Spagnuoli
fummo privati in carcere de uno anno
dolor di petto senza tossa
gran perturbazion astrinse el mio core
acti di spregio come monstrare el culo
che per mancamento di lingua non possemmo conoscere
perdemmo vista di terra a un tiro d’arcobugio
qui vengono navili infiniti de Danismarca



Capitulo come fui preso in Aden e messo in ferri

ellos no son más disformes que los otros

e molte altre cose mi funno conte
navicando su per el Nillo
che per non esser prolisso si lasciano
ho perduto molti sonni e abreviato vita
mia 10 anni per descoprire el capo de l’altro mare
li crescimenti e calamenti de le aque
vedessemo uno omo grande con faza
grande e depinta de iallo
carco di monnili zoè madre di perle
andar nudo securamente ne la riva del porto
metteva grandissimi gridi
ge ne sonno asaissimi in questi lochi
ignoti alle carte da navicare
butò tre quattro de li nostri omini per tera
battono con uno bastone le polpe delle gambe
non mangiano cosa che patisca morte
ànno una pianta la quale
proibisce la generazione della putredine ammazza
i vermi che si generano nei denti
data per più die guarisce la rogna
monda la lebbra a man drita in capo
de la meschita sta una torre
5 passi de ogni lato quadro
alzai la camisa e li pissai adosso a tutti doi
di che 25 milia poveri s’eran risi e maravigliati
come cosa impossibile a essere
ciò mi è stato conto esser più volte avvenuto



Capitulo in che modo combatteno gli omini de Arabia Felice

navicammo con buonissimo tempo 3 giorni
vedemmo infinitissima cosa di uccelli
acti a ogni piacere di venazione
cavriuoli e cerbi e dani e lepre e conigli
animali domestici nesuno
omini di barba nessuna li quai sanza requie
abundantissimamente in mille mercatantie mercatantano
ammontellate sovra monti de rancido pactume
di color bigio o lionato
20 barchette venivano con varii gridi intorno a la nave
in fronte d’un grandissimo rio
e lì nascono bonissimi frutti e maxime bone uve
faciavamo di loro grandissima mattanza
lance arcobugi spade targoni
e pigliammo plenissima satisfazzione
de lor femine de tanta vagheza e dilectevole guardatura
ànno le tete longue mezo brazo
io disegnai di rimettermi al viagio
marti de nocte se ingolfassemo nel Mare Oceanno

lassando la detta terra con molto dispiacere
in fine andammo a nostro cammino
per le imondeze de la Europia



Capitulo del viagio da San Tomé per il Pegù

item narrerò discontortamente de terre

de grandissimo trafico de mercatantie
abundate molto bene de ogni cosa
gente di crudeza e vitii pieni
zoè Calicut Belfur Scailat Remondi
Paravrangari Tanui Propornat Cuninam
Lonam Belingut Palur Glongolor Cochin
Caincolon Teinquolon Cain Coroncaram
Scomondel Nagaitan Delmatan Carepatan
Conimat Baruti Tripolo Alepo Arabia Deserta e Felice
Aman Menin Damazco Zeila Baaram
ivi mangiano de molti cavalli
camelli e buffali e castrati e capreti assai
e tanto navicammo con bona artegliaria grossa
che giugnemmo a uno cavo alfine
gli disbarattammo e ammazzammo d’essi 150

e ardemmo lor 180 case non lasciando
animale vivo né arbore di dattilo in piè
indi tornammo a nostra navicazione
l’acqua ialla puzava grandamente de orina de sorzi
cressivano le gengive ad alguni sopra li denti
le tigri robbano gli omini e qualche animale e gli devorano
e fummo a certe isole e pigliammo per forza 232 anime
e caricammole alla volta di Castiglia
squartati a pognalade
per i rubi grandi che facevano
pur non istimando cosa nesuna né oro
né ariento o altre gioie

* * *

Prima della cosa
("Formafluens", maggio-giugno 2010, pp. 25-28)

(Ascoltala dalla voce dell'autore)


guarda che succede

fra la terza e la quinta
hanno come dei marchi non so dei graffiti dai colori
arsi li avranno fatti con le unghie

fra la testa e il collo
che pieghe carnose
rosse vien voglia di morderle pare
d’averle in bocca è impossibile
non vorrei dirlo ma si abbracciano
guarda
intrecciano le dita come se tra loro corresse chissà quale
certi si baciano succhiano non lo dànno a vedere
l’elementarità animalesca l’incedere
goffamente ardito il prorompere
canino degli ossi il pullulare dei liquami vanno
tornano sempre più insistenti
si slaccia la cravatta fingono persino
stanchezza pur potendo incollarsi interi quarti
ci scommetterei tutta la mia
chi non conosce la loro forza uno
si porta piano la palma alla bocca mostra
la doppia fila l’avorio scintilla un diamantino come vedi basta
un niente perché tutto s’ingrani nella giusta chiarezza è come
il lampeggiare un mobile gioco di luci
d’ombre la volontà di far accadere una cosa a dispetto di
non dà luogo ad alcuna certezza
guarda
flettono i gomiti

al vertice tra i distributori e il fanale
il pupazzo appeso al balcone un basto di doni
si grattano le ciglia mettono le mani a conca col gesto che
da piccoli ricordi? ti sei cacciato in un bel guaio
credevi uscirne illeso poter facilmente doppiare
la cima invece ci sei dentro con tutte le
guarda
non vorrei dirlo ho perfino paura di
svelto
scendi nel retro c’è una porticina verde dai cardini
non è più quella di un tempo
la sala dei costumi ha un odore forte ci abbiamo passato intere
stagioni là dentro col conte calvo dal lobo mozzato a la manière de
un attore di farse dalle mille voci l’inseparabile
pastrano ci scavava gli ombelichi con la punta
del mignolo dopo averci colato dentro un po’ di saliva
anche d’estate
chissà da quanto non ci pensi lo vedo da come ti si secca
la lingua che parlano è graziosa mi allarma il loro oscillare
ostentando un certo quale
ci vorrebbe un byte nel cervello per non
digrignare le sinapsi sono state recise
credo ormai da parecchio
che succede?
ci stanno dicendo qualcosa
specie quello alto con la spilla di rame
sul dorso la lingua triforcuta
un ronzio
cela il viso nel bavero dando per scontato a quanto pare
che abbiamo già benché sappiano fin troppo bene
non vorrei dirlo ma è come se ci vedessero una parla
frasi sospese sintagmi
quasi ernie dischi di fuoco
sembra un ladro in chiesa con quel suo modo di curvare
le spalle l’issarsi sulle punte cammina sull’acqua
un testo corrotto è pur sempre un testo supponiamo ad esempio
lo sguardo dardeggia
che l’unico superstite sia stato x piuttosto che y
ciò non comporta nessuna modificazione
si tira un dito lo schiocco
se per sbaglio ha scritto una parola mentre intendeva scriverne un’altra
i sensi dell’opera non sono affatto inesauribili
c’è sempre un punto in cui l’universo deve per forza
riportare in nota le lezioni divergenti in linea di pura
astrazione più o meno esplicitamente
quale chi somniando vede
tutta una parte e la più calda
di gran lunga più affidabile
non capisco perché dovrei usare vocaboli miei per
trastullarli non capisco proprio
ce ne sono già pronti e quanti
basta insufflarli
specie dove ogni distinzione viene meno
ma è sufficiente qui l’aver compreso
sorrise parolette
suntuosi edifizî
soccorre l’esempio del piede piagato ovvero
la questione del cignale supino
il problema di che significhi volontà
se un testo viva davvero di vita propria
suscettibili di più interpretazioni
IMHO

non certo infinite
 

Avant la chose

regarde ce qui arrive

entre la troisième et la cinquième
ils ont comme des signes que sais-je des graffiti aux couleurs
desséchées ils les aurons faits avec leurs ongles

entre tête et cou
quelles pliures charnues
rouges on a envie de les mordre semble-t-il
de les avoir à la bouche c’est impossible
je ne voudrais pas le dire mais ils s’embrassent
regarde
ils croisent leurs doigts comme si entre eux courait qui sait quel
certains se baisent sucent sans le donner à voir
la simplicité des animaux l’allure
gauchement hardie le déborder
canin des os le pulluler des purins vont
reviennent toujours plus insistants
il dénoue sa cravate ils simulent même
de la fatigue même s’ils pouvaient porter des quartiers
j’y parierais toute ma
qui ne connaît pas leur force l’un
porte lentement sa paume à la bouche montre
le double rang l’ivoire brille un petit diamant tu vois il suffit
un petit rien pour que tout s’engage dans la juste clarté c’est comme
le clignoter d’un jeu changeant de lumières
d’ombres la volonté de faire arriver quelque chose en dépit de
n’apporte aucune certitude
regarde
ils plient leurs coudes

au sommet entre les distributeurs et le fanal
le fantoche pendu au balcon la hotte pleine de dons
ils se grattent les cils mettent les mains en conque avec ce geste que
pendant notre enfance tu t’en souviens? Tu t’es mis dans un beau pétrin
tu croyais t’en sortir quitte pouvoir aisément dépasser
le sommet au contraire tu y es dedans avec toutes tes
regarde
je ne voudrais pas le dire j’ai même peur de
vite
descends derrière la maison il y a une petite porte verte aux gonds
elle n’est plus celle d’autrefois
la salle aux costumes a une forte odeur nous y avons passé des saisons
là dedans avec le comte chauve au lobe tranché à la manière de (1)
un acteur de farces aux mille voix l’inséparable
pardessus nous creusait les nombrils avec la pointe
du petit doigt après y avoir coulé dedans un peu de salive
l’été aussi
qui peut savoir depuis combien de temps tu n’y penses pas je le vois à ta langue
sèche qu’ils parlent elle est jolie m’alarme leur osciller
en affichant un certain
il faudrait un byte dans le cerveau pour
ne pas grincer les synapses ont été tranchées
je crois désormais depuis longtemps
que se passe-t-il?
ils nous disent quelque chose
surtout le grand type l’épingle en cuivre
sur le dos la langue trifide
un bourdonnement
il cache son visage dans le col
donnant pour sûr semble-t-il
que nous avons déjà même s’il savent trop bien
je ne voudrais pas le dire mais comme s’ils y voyaient l’une parle
des phrases coupées des syntagmes
presque des hernies des disques de feu
il semble un voleur en église par sa façon de courber
les épaules, faire des pointes marcher sur l’eau

un texte corrompu est toujours un texte supposons par exemple
le regard darde
que l’unique survivant ait été x plutôt que y
cela n’entraîne aucun changement
l’autre tire son doigt le claquement
si par faute il a écrit un mot tandis qu’il voulait en écrire un autre
les sens de l’oeuvre ne sont pas du tout inépuisables
il y a toujours un passage où l’univers doit forcément
mettre en référence les versions divergentes dans le sens d’une pure
abstraction plus ou moins explicitement
comme celui qui en rêvassant voit
un passage entier et le plus chaud
de loin le plus fiable
je ne comprends pas pourquoi devrais-je employer des mots à moi pour
les amuser je ne comprends pas vraiment
il y en a qui sont tout prêts et combien
il suffit de les insuffler
surtout là où chaque différence manque
mais il suffit ici avoir compris
de petits mots souriants
de magnifiques immeubles
nous vient en secours l’exemple du pied couvert de plaies ou bien

la controverse du sangler (2) sur le dos
le problème de quoi signifie volonté
si un texte se nourrit vraiment de sa propre vie
susceptibles de plusieurs interprétations
IMHO
sûrement non infinies


1In francese nell’originale.

2.  Forma antica (XII sec.) del moderno sanglier.

Trad. di Paolo Guzzi