Vigilia di Pentecoste: Intervento di kiko Arguello 3 giugno 2006              

 

Carissimo Padre, grazie per l’occasione che mi si offre di dire una parola. Abbiamo ascoltato il Salmo 146 nel quale siamo invitati a lodare Dio perché “Il Signore ricostruisce Gerusalemme”.

Gerusalemme e sopratutto il suo Tempio, è stato ricostruito da Zorobabele e Giosuè, un laico e un sacerdote. Prima Mosè e Aronne, poi Pietro e Paolo: i due testimoni di cui parla l’Apocalisse, possiamo dire: carisma e istituzione. Carisma e istituzione, uniti sono co-essenziali alla missione della Chiesa, ha detto papa Giovanni Paolo II nella Pentecoste del 1998.

In riferimento alla festa di Pentecoste che oggi celebriamo, Papa Giovanni Paolo II, al Simposio dei vescovi Europei, nell’anno 1986, parlando della necessità di ricostruire la Chiesa con una nuova evangelizzazione,  ha detto: “Per realizzare un'efficace opera di evangelizzazione dobbiamo ritornare a ispirarci al primissimo modello apostolico. Tale modello, fondante e paradigmatico, lo contempliamo nel cenacolo: gli apostoli sono uniti e perseveranti con Maria in attesa di ricevere il dono dello Spirito. Solo con l'effusione dello Spirito comincia l'opera di evangelizzazione. Il dono dello Spirito è la prima sorgente, il primo soffio dell'autentica evangelizzazione. Occorre, dunque, cominciare l'evangelizzazione invocando lo Spirito e cercando dove soffia lo Spirito (cfr. Gv 3,8). Alcuni sintomi di questo soffio dello Spirito sono certamente presenti oggi in Europa. Per trovarli, sostenerli e svilupparli bisognerà talora lasciare schemi atrofizzati per andare là dove inizia la vita, dove vediamo che si producono frutti di vita «secondo lo Spirito»...”.

 

Questo lo ha detto ai vescovi europei dopo aver parlato della distruzione della famiglia e della secolarizzazione dell’ Europa, affermando che lo Spirito Santo ha già dato la risposta. Sta dando la risposta: eccoci Santo padre, ecco i nuovi carismi, le nuove realtà che lo Spirito Santo suscita in aiuto ai preti, alle parrocchie, ai vescovi, al papa. “Il Signore ricostruisce Gerusalemme”, il Signore continua a ricostruire la sua Chiesa come dice l’Apocalisse. Ma quanto è difficile, Santo Padre, che le istituzioni capiscano che hanno necessità dei carismi! Ecco che abbiamo bisogno che si attui la ecclesiologia del Vaticano II, una ecclesiologia di comunione, della chiesa come corpo. In definitiva è l’attuazione del Concilio Vaticano II che ci urge oggi più che mai.

 

Il Papa Giovanni XXIII nella Costituzione Apostolica “Humanae salutis” (1961) con cui indiceva il Concilio esordiva dicendo: “La chiesa oggi assiste ad una crisi in atto della società. Mentre l’umanità è alla svolta di un’era nuova, compiti di una gravità e ampiezza immensa attendono la Chiesa , come nelle epoche più tragiche della sua storia. Si tratta di mettere a confronto con le energie vivificanti e perenni dell’evangelo il mondo moderno”. Il Papa Giovanni XXIIImo ha profetizzato quello che ci sommerge oggi, la “svolta di una era nuova”, la postmodernità, l’ateismo nihilista, l’apostasia dell’Europa.

 

L’Apocalisse dice che l’Agnello sgozzato vince la bestia. Perchè i cristiani diventino questo agnello hanno bisogno dei carismi, delle nuove realtà ecclesiali, i movimenti e le nuove comunità. Abbiamo bisogno di una fede adulta, e perciò è necessario aprire nelle parrocchie la iniziazione cristiana. Comunità come la Santa famiglia di Nazareth. Nostro Signore Gesù Cristo per diventare adulto ha avuto bisogno di una famiglia, della famiglia di nazareth. La piccola comunità cristiana salva la famiglia e la famiglia salva la Chiesa. Ecco la missione del Cammino neocatecumenale nella Chiesa, nelle parrocchie.

 

Termino Santità dicendo che il Cammino neocatecumenale, insieme a tanti altri che oggi sono presenti in questa piazza, sono il segno della attuazione di questo Salmo: “Il Signore ricostruisce Gerusalemme. Il Signore ricostruisce la sua Chiesa.

 

Spero che tale fatto, in questo vespro mirabile della pentecoste del 2006 sia per lei e per tutti noi un segno forte di speranza e di grande consolazione.