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Purgatorio
C a n t o SecondoIl
sole era giunto già all'orizzonte il cui meridiano passa sopra Gerusalemme nel
suo punto più alto [Gerusalemme sarebbe agli antipodi del Purgatorio,
secondo Dante] ‑ e la notte che gira oppostamente a lui, usciva fuori del
fiume Gange con le bilance [nel segno della Libra, nel quale la notte è quando
il sole è in Ariete, nell'equinozio di primavera. Era opinione medioevale che
Gerusalemme fosse in longitudine equidistante dalle sorgenti dell'Ebro e dalle
foci del Gange e che tra questi due punti della terra fosse una distanza di 180
gradi; di modo ché Dante determina l'orizzonte orientale di Gerusalemme, una
stessa cosa con il meridiano delle foci del Gange] che le cadono di mano quando
il sole comincia a stare più tempo sull'orizzonte, cioè all'avvicinarsi
dell'estate; sì che le guance bianche e vermiglie della bella aurora, là dove
io mi trovavo, per troppa età cominciavano a ingiallire [essendo passato
qualche tempo dall'alba e dall'aurora, cominciava ad apparire il sole]. Noi
eravamo ancora lungo il mare come gente che pensa quale via prendere, e con il
cuore va e rimane con il corpo; ‑ ed ecco,
come quello del pianeta Marte, allorché all'avvicinarsi del mattino,
nell'aurora, appare rosseggiante verso occidente per i vapori densi dai quali è
circondato, ‑ mi apparve uno splendore simile, così io possa ancora
rivedere quel lume, venire così ratto per il mare, tanto che nessun volo può
eguagliare la sua velocità: - avendo un poco ritirato da esso lo sguardo per
guardare il mio duca in attesa di spiegazione, e ritornato a guardarlo lo rividi
più lucente e più grande. Poi tutto attorno ad esso mi apparve un non so che
di bianco, e di sotto a poco a poco usciva un altro che bianco. ‑ Il mio
maestro non fece ancora parola mentre le prime due cose bianche apparvero ali; e
allora che ben conobbe il conduttore della nave, gridò: «Piega, piega le
ginocchia; ecco l'angelo di Dio, piega le mani in segno di preghiera, che oramai
vedrai di così fatti ministri divini. - Vedi che non fa uso di quegli strumenti
di cui gli
uomini si servono per navigare: sì che in un viaggio così lungo egli
non adopera altri remi o altre vele che le sue ali. ‑ Vedi come le ha
diritte verso il cielo, battendo l'aria con le penne eterne che non si contano
come quelle degli uccelli della terra». ‑ Poi come si appressò man mano
di più, l'uccello divino appariva più risplendente, tanto che l'occhio non poté
sostenerne da vicino la vista, ‑ ma lo chinai giù; e quegli se ne venne
alla riva con un vascello svelto e leggero che appena sfiorava l'acqua. ‑
Dalla poppa stava il nocchiero celeste, tale che pure a descriverlo farebbe
beato; e dentro stavano più di cento spiriti. ‑ Tutti insieme cantavano
ad una voce: «In exitu Israel de Egipto» con tutto il seguito di quel salmo
(Salmo CXIV ‑ spiritualmente l'uscita del popolo d' Israele dall'Egitto
significa che l'anima liberatasi dal peccato, si è fatta santa e libera).
‑ Poi impartì loro la benedizione; onde essi si gettarono tutti sulla
spiaggia, ed egli se ne partì veloce come se ne era venuto. La turba che rimase
lì pareva non conoscesse il luogo, guardando attorno e lontano, come colui che
si trova in presenza di cose nuove. ‑ Da tutte le parti oramai il sole
risplendeva il quale, essendo nel regno dell'Ariete aveva dinanzi a sé il segno
del Capricorno che, oltrepassato il meridiano, andava declinando man mano che
saliva il sole, ‑ quando la gente allora arrivata alzò la fronte verso di
noi, dicendo: «Se voi lo conoscete mostrateci la via di salire a monte».
‑ E Virgilio rispose: «Voi credete forse che noi conosciamo questo luogo;
ma noi siamo pellegrini come voi. ‑ Poco fa siamo venuti, un poco prima di
voi, per altra via che fu così aspra e faticosa, che ci parrà ormai un giuoco
il salire». ‑ Le anime che si accorsero di me che ero vivo vedendomi
respirare, impallidirono per la meraviglia mista a timore; ‑ e come a
messaggero che porta l'olivo in segno di liete novelle [usanza medioevale] la
gente si avvicina per udirle, e tutti si pigiano attorno, ‑ così quelle
anime fortunate si affissarono al viso mio, quasi dimenticando di andare alla
purificazione che le avrebbe fatte belle. ‑ Io vidi farsi avanti una di
loro per abbracciarmi con sì grande affetto che mosse me a fare lo stesso.
Ombre vane fuori che nella apparenza che accoglie la vista tre volte dietro a
lei avvinsi le mani e tre volte le ritornai al petto. ‑ Io credo che mi
dimostrassi meravigliato; perché l'ombra sorrise e si ritrasse indietro ed io,
seguendo lei, mi feci oltre. ‑ Soavemente disse che io desistessi: allora
conobbi chi era e pregai che per parlarmi mi arrestasse un poco. ‑ Mi
rispose: «Così come ti amai nel corpo mortale, ti amo libera da esso: però mi
arresto ; ma tu perché vai per questa parte?» ‑ «Casella mio, per
tornare ancora là tra i viventi faccio io questo viaggio, ma a te come è che
essendo morto da tanto tempo è concesso solo ora venire al purgatorio?»
‑ Ed egli a me: «Non mi è stato fatto alcun torto se, non che l'angelo
che trasporta sulla barca quando e chi gli piace, mi ha negato più volte questo
passaggio; ‑ poiché la volontà dell'angelo procede dalla giusta volontà
divina: e veramente da tre mesi egli ha accolto senza opporre alcuna difficoltà
chi ha voluto entrare con tutta pace ‑ onde io che ero giunto già alla
spiaggia, presso la quale il fiume Tevere entra nel mare, fui benignamente
accolto dopo. ‑ Ora egli ha drizzato le ali a quella foce; poiché sempre
quivi si raccolgono quelli che non calano verso Acheronte». ‑ Ed io: «Se
nuova legge divina non ti toglie la memoria o l'usanza del tuo canto amoroso,
che mi soleva rendere così contento, ‑ ti piaccia consolare alquanto con
essa l’anima mia che venendo qui con la sua persona è molto affannata ».
‑ «Amor che nella mente mi ragiona », cominciò egli allora sì
dolcemente, che ancora ne sento la dolcezza. Il mio maestro ed io e quella gente
ch’era con lui parevano sì contenti, come se non avessero altro pensiero per
la mente [Casella da Pistoia, amico di Dante, fu musico e cantante valente].
‑ Noi eravamo tutti fissi ed attenti alle sue note; ed ecco venire Catone
gridando: «Che è ciò, spiriti lenti? ‑ Quale negligenza e quale
indugiare è questo? Correte al monte a spogliarvi del peccato che v'impedisce
di vedere Dio». ‑ Come quando, beccando urani di biada o di loglio, i
colombi raccolti per il pasto, senza mostrare l’abituale orgoglio, ‑ se
appare cosa per cui essi abbiano paura, subitamente lasciano stare il cibo perché
sono assaliti dal maggior pensiero del mettersi in salvo; ‑ così io vidi
quella accolta di gente giunta da poco, lasciare il canto, e andare verso la
costa, come uomo che va e non sa dove riesca il suo cammino: né meno sollecita
fu la nostra partenza. |
[HOME] Aggiornato il: 12 febbraio 2007 |