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Purgatorio
C a n t o DecimosettimoO
lettore, se trovandoti sulle Alpi ti colse la nebbia attraverso alla quale tu
vedesti confusamente, come la talpa vede attraverso alla pellicola che ha
dinanzi agli occhi; ‑ ricordati della spera del sole che penetra
lievemente attraverso i vapori umidi e densi quando incominciano a diradarsi; e
l'immaginazione di questo fenomeno sarà scarsa [debole] per giungere a farti
figurare come io rividi il sole, già prossimo al tramonto, uscendo dal fumo.
‑ Così, andando di pari passo col mio maestro, uscii da tal nube quando
già i raggi del sole erano morti ne' bassi lidi [quando il sole tramontando,
immergeva nell'ombra le pianure]. ‑ O fantasia, che talvolta ci togli la
sensazione delle cose esterne tanto che uno non si accorge di quel che accade
fuori di se stesso, anche se intorno squillano mille trombe, ‑ chi è che
ti fa muovere [agire, operare] se i sensi non ti porgono nessuna esterna
impressione?Ti muove una luce che si forma in cielo, e ti fa agire o per sé
stessa [naturalmente] o per una volontà superiore
[Iddio] che la invia quaggiù. – Nella mia fantasia apparve l’orma
dell'empietà di colei [Progne, moglie di Teseo e sorella di Filomena: queste
due donne, per vendicarsi di un'ingiuria ricevuta da Teseo, fecero in pezzi Iti,
il figlio di lui e, cottolo, glielo diedero in cibo. Secondo alcuni poeti,
Progne fu convertita in rondine e Filomena in rosignolo, ma Dante, con molti
altri, ritiene che la convertita in rosignolo fosse Progne] che
mutò forma in quella dell’augello che si diletta soavemente a cantare
[rosignolo]. ‑ E qui la mia niente si chiuse e si raccolse in sé stessa,
ché di fuori [per la via dei sensi] non veniva cosa alcuna che fosse da essa
ricevuta. ‑ Poi discese nella mia fantasia rapita in estasi, un uomo
crocifisso [Aman], feroce e dispettoso nel sembiante e in tale aspetto moriva.
‑ Intorno a lui stavano il grande Assuero [re di Persia] Ester sua sposa e
il giusto Mardocheo che fu perfetto nel dire e nell'operare. ‑E tosto che
questa immagine si dileguò da sé stessa, come si dilegua una bolla in aria
quando si rompe il velo d'acqua sotto la quale si formò, ‑ apparve nella
mia fantasia la visione di una fanciulla [Lavinia, figlia del re Latino e di
Amata] piangente che diceva: «O regina [madre mia] perché ti sei voluta
annientare per ira? ‑ Ti sei uccisa per non perdere Lavinia [non potendo
tollerare che andasse sposa al profugo Enea] ed ora mi hai ineluttabilmente
perduta; adesso sono io che piango sulla tua morte, o madre, prima che su quella
altrui» [di Turno al quale era stata promessa in moglie Lavinia, e fu creduto
che Enea lo avesse per gelosia ucciso]. ‑ Come rompesi il sonno quando una
luce vivissima percuote di botto gli occhi chiusi, e prima che si dilegui
completamente, dà l'ultimo scotimento; ‑ così si dileguò il mio
immaginare, quando mi percosse il volto una luce molto maggiore di quella che
suole ferire i nostri occhi. ‑ Io mi volgeva per vedere in qual luogo mi
trovassi, quando una voce mi disse: «Qui si sale» e mi distolse da ogni altro
pensiero ‑ e acuì tanto la mia voglia [di vedere chi era che aveva
parlato], che quando arriva a tal punto non si appaga se non messa a confronto
colla cosa bramata. ‑ Ma qui veniva meno la mia facoltà visiva come viene
meno in faccia al sole, la cui potenza luminosa opprime la nostra vista e ci
rende invisibili le cose. - Il mio duca disse: «Questi è uno spirito divino
che, senza essere pregato, c'indirizza sulla retta via per salir su e colla sua
luce si cela da sé stesso ai nostri occhi. Egli fa con noi come l'uomo fa con sé
stesso [non aspetta preghiera per giovare a sé stesso]; perché colui che vede
l'altrui bisogno ed aspetta di esser pregato per venirgli in aiuto, si dimostra
malignamente disposto a negare il soccorso. ‑ Ora accettiamo l'invito
dell’Angelo e procuriamo di salir su prima che si faccia buio, perché non si
potrebbe salire finché non si facesse giorno di nuovo». ‑ Ed io e lui
rivolgemmo i nostri passi ad una scala; e tosto che io fui al primo gradino,
‑ mi sentii vicino un muover d'ala farmi vento sul volto e dirmi: «Beati
pacifici che sono senza ira peccaminosa». - Già gli ultimi raggi, che
precedono la notte si erano tanto elevati sopra di noi, che le stelle apparivano
in più punti del cielo. ‑ Io che mi sentivo mancare il vigore delle
gambe, dicevo fra me: O forza mia, perché mi abbandoni? ‑ Già eravamo
giunti dove la scala non saliva più [al termine] e ci sentivamo divenuti
immobili come rimane immobile una nave che giunge alla riva e si ferma. ‑
Ed io stetti un poco in ascolto per udire qualche rumore che venisse dal nuovo
girone [quarto]; poi mi volsi al mio maestro e dissi: «Dolce padre mio, dimmi
quale colpa si purga nel girone ove siamo. Se i piè stanno fermi, non cessi il
tuo parlare». Ed egli mi rispose: «L'amore del bene, minore di quello che
doveva essere [che manca del suo fervore], qui viene risarcito; qui si punisce
chi fu lento ad oprar bene. Ma perché tu possa intender meglio, rivolgi tutta
la tua attenzione a me e ricaverai qualche vantaggio da questa nostra dimora».
‑ Egli cominciò: «Figliuolo mio, né Creatore, né creatura fu mai
senz'amore o naturale [pel quale bramiamo i beni necessari alla nostra
conservazione] o dell'anima [ossia di ragione che dipende dal libero volere], e
tu lo sai. - L'amore naturale non errò mai,
ma l'altro, quello dell'anima, può errare o per aver per suo oggetto il
male, o per troppo o per poco vigore. ‑ E finché l'amore naturale è
diretto ai primi beni [a Dio e alla
virtù] e regola sé stesso nei beni secondari, non può causare colpevoli
diletti; ma quando si volge al male, o tende al bene con maggiore o minore cura
di quel che deve, la creatura opera contro il suo Creatore. ‑ Da ciò puoi
ben capire come l’amore deve essere in voi il seme di ogni virtù, come d'ogni
azione meritevole di castigo. ‑ Ora, poiché l'amore non può mai
distogliersi dalla utilità di quell' oggetto in cui risiede, ne viene di
conseguenza che tutte le cose suscettive d'amore non possono odiare sé stesse;
‑ e poiché non sì può concepire un essere sussistente di per sé
stesso, diviso dall'ente primo, ne segue che ogni affetto è impossibilitato ad
odiare. - Se dunque io ben distinguo e stimo ciò che ho detto, resta che se si
ama il male è solamente per desiderio che esso ricada sul nostro prossimo e
tale odio per altrui nasce in tre modi nella vostra fragile natura. ‑ Vi
è chi spera di raggiunger l'altezza con l’oppressione del suo prossimo, e
solo per questo brama che esso sia avvilito e degradato nella sua grandezza.
‑ Vi è qualche altro che teme di perdere il potere, la grazia,
l'onore e la fama per l'innalzarsi di un altro, onde si rattrista talmente
dell'altrui innalzamento che gli desidera il contrario [la depressione]. ‑
Vi è altri che per un'ingiuria ricevuta pare che se ne offenda al punto che si
fa avido di vendetta, e conviene che cerchi nella sua mente il danno di chi
l'offese. ‑ Questo triplice amore è scontato nei balzi sottoposti [dei
superbi, degli invidiosi e degli iracondi]; ora voglio che tu ascolti dell'altro
amore che corre al bene con ordine corrotto. ‑ Ogni uomo apprende
confusamente e desidera un bene nel quale l’anima trovi la sua soddisfazione e
la sua quiete; per cui ognuno agogna di raggiungere cotesto bene. ‑ Ora se
il vostro amore è lento a rivolgersi a quel bene o ad acquistarlo, questo
girone, dopo la penitenza fattane in vita, ve ne dà il castigo. ‑ Vi è
un altro bene che non fa l'uomo felice, esso non è la felicità, non è la bontà
essenziale, frutto e radice [premio ed origine] di ogni bene. L'amore, che
troppo si abbandona a questo bene materiale, si piange nei tre cerchi che stanno
sopra di noi, ma come sia ragionata la triplice ripartizione di questo amore, io
lo taccio, affinché tu lo investighi da te stesso».
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[HOME] Aggiornato il: 12 febbraio 2007 |