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Paradiso C
a n t o Decimosecondo Tosto
che la benedetta anima risplendente prese a dire
l’ultima parola, il drappello di quei beati spiriti danzanti in giro,
cominciò a rotare; ‑ e non ebbe compiuto un intero giro, che un’altra
corona di beati lo circondò ed accordò il moto ed il canto al moto e al canto
della prima corona; canto che, articolato nei dolci organi di quelle anime
beate, supera tanto quello dei nostri poeti e delle nostre cantatrici, quanto il
primo raggio diretto supera il secondo raggio riflesso. ‑ Come quando
Giunone comanda ad Iride sua ancella [l’arcobaleno], due archi paralleli e dei
medesimi colori si volgono entro ad una nube leggera, ‑ producendosi, per
riflessione di raggi, l’arco di fuori dall’altro arco minore concentrico,
come per riflessione di voce formarsi il parlare di quella vaga ninfa [eco] che,
per amore di Narciso, si disfece come i vapori ai raggi del sole; ‑ed essi
[gli arcobaleni] fanno presagire la gente circa il mondo che non sarà più
allagato dal diluvio: ‑ così quegli eterni splendori che, a somiglianza
di due ghirlande di rose, erano ordinati, si volgevano intorno a noi e per ugual
modo la corona esteriore dei beati spiriti corrispose al moto e al canto della
corona interna. ‑ Poiché la lieta danza e l’altra gran festa così del
cantare come del risplendere a gara l’una luce in vista dell’altra, piene
tutte di gaudio e di dolcezza, ‑ tutte insieme ad uno stesso punto e per
loro unanime volontà, si fermarono precisamente come gli occhi, che per istinto
si chiudono e si aprono simultaneamente, secondo il piacere che li muove;
‑ dall’interno di una di quelle luci nuovamente apparse, si mosse una
voce, la quale facendomi rivolgere al luogo ove ella stava, fece sì che io
paressi l’ago della calamita, che si volge subito alla stella polare; ‑
e cominciò: «Il divino amore che mi fa splendere di bella luce, mi spinge a
ragionare dell’altro condottiero [S. Domenico] per esaltare il merito del
quale si parla qui così bene del mio patriarca [S. Francesco]. – E’ giusto
che dove si fa menzione dell’uno si faccia menzione anche dell’altro, sicché
come essi unitamente e a un medesimo fine militarono così la gloria dell’uno
e dell’altro risplende insieme. – L’esercito di Cristo [il popolo
cristiano] che, a riamarlo contro il demonio, dopo la grazia perduta per il
peccato, costò sì caro, si muoveva dietro alla croce, poco unito, in piccolo
numero e dubbioso nella fede e con freddezza; ‑ quando l’imperatore che
regna eternamente [Dio] provvide al popolo cristiano, che era in pericolo di
essere vinto dalle potenze infernali, e provvide non perché ne fosse degno, ma per la sua grazia e misericordia; ‑ e,
come si è detto, soccorse la sua sposa con due campioni al cui esempio, così
nelle opere che nelle parole, il popolo traviato
si ravvide del suo errore. - Dalla
parte di occidente, d’onde zefiro, venticello di tramontana, viene a smuovere
le novelle fronde delle quali si vede rivestire, l’Europa, ‑ non molto
lungi dai lidi ove si frangono le onde dell’Oceano, dietro le quali il sole,
quando la sua corsa è più lunga e focosa [nel solstizio d'estate] si occulta a
tutti gli abitanti della terra [tramonta], è situata la fortunata Callaroga
[città della Spagna, patria di S. Domenico] sotto la protezione del re [di
Castiglia] nella cui armi il leone da una parte sottostà a un castello e
dall'altra sovrasta ad un altro castello. ‑ Dentro [a Callaroga] nacque il
campione innamorato della fede cristiana, il santo propugnatore, di carità
verso gli amici della fede, e crudele coi nemici di lei; ‑ e appena la sua
mente fu creata, fu ripiena di così viva virtù
che, mentre era nell’utero della madre, fece la madre stessa profetessa.
[Sognò di partorire un cane bianco e nero con una fiaccola accesa in bocca].
– Poiché lo sposalizio fra lui e la fede fu compiuto al sacro fonte
battesimale, dove si dotarono di scambievoli promesse per la reciproca salvezza;
‑ la donna [la comare] che diede l’assenso in nome di lui, vide in sogno
un mirabile frutto che doveva uscire da lui e dai suoi eredi [dai futuri
domenicani]: ‑ ed affinché anche nella composizione del nome, fosse quel
che era realmente in sé stesso, partì dal paradiso un’ispirazione a
nominarlo col possessivo del Signore di cui egli era tutto [Dominicus è
l'aggettivo possessivo di Dominus]. ‑ Fu chiamato Domenico: ed io ne parlo
come dell’agricoltore che Cristo elesse per aiutarlo a coltivare il suo orto.
‑ Ben si mostrò messaggero ed Apostolo di Cristo, perché il primo
affetto che in lui si manifestò, fu verso il primo consiglio dato da Cristo.
‑ Spesse volte fu trovato dalla sua nutrice starsene a terra tacito e
vigilante come se dicesse: io sono venuto per dare esempio di umiltà e di
povertà. – O padre suo veramente felice! ‑ o madre sua veramente
Giovanna, se tal nome ha il significato che gli si attribuisce [apportatrice di
grazia]. ‑ In poco tempo si addottrinò molto nelle scienze non per
acquistare i beni mondani, pei quali si corre ora con affanno dietro alle opere
del cardinale Ostiense [Enrico di Susa] e di Taddeo [medico fiorentino di gran
reputazione], ma per amore della verità salutare dell’Evangelo, talché si
mise a percorrere intorno alla vigna [la Chiesa] la quale tosto perde il verde e
si secca se il vignaiolo è un traditore. ‑ Ed alla sede pontificia, che
già fu benigna ai poveri giusti più di quello che ora è, non per colpa di
lei, ma di colui che siede sopra e traligna, - non domandò di poter largire in
uso pio solamente due o tre per compensare l’usurpazione di sei, non
domandò di esser collocato nel primo beneficio vacante, non domandò le
decime che sono dei poveri del signore, ‑ ma domandò licenza di
combattere contro gli errori del mondo per la difesa della fede, dalla quale,
come da semenza, ‑ germogliarono
i ventiquattro beati spiriti delle due corone che ci circondano. - Poi,
pieno di dottrina e di santa risoluzione, con l'autorità delegatagli dal sommo
pontefice, si mosse quasi torrente che sgorga da copiosa vena; - e l’impeto
suo si slanciò sui maligni sterpi dell’eresia con più veemenza ove trovava
più valide resistenze. ‑ Da lui poscia derivarono diversi rivi onde
s’innaffia l'orto della Chiesa cattolica, così che i suoi arboscelli sono più
vegeti e rigogliosi. ‑ Se tal fu l’una delle due ruote del carro sul
quale la santa Chiesa si difese degli assalti dei suoi nemici e, vinse in campo
la sua guerra civile, ‑ ben ti dovrebbe ormai esser manifesta
l’eccellenza dell’altra ruota [di S. Francesco] di cui Tommaso, prima che io
ti apparissi, fu sì cortese lodatore. ‑ Ma la strada ove sono le vestigia
che vi lasciò insieme la parte somma della circonferenza della ruota [S.
Francesco], è abbandonata: cosicché il male è dove prima era il bene. ‑
La sua famiglia religiosa che cominciò a camminare per la diritta via, ponendo
i piedi sulle orme di lui, è ora tanto stravolta che pone il davanti del piede
dove S. Francesco aveva il calcagno [va a rovescio]; ‑ e ben presto si
vedrà della sua mala coltura dalla triste raccolta che farà quando la zizzania
si lagnerà che le sia negato il granaio. ‑ Questo io affermo: chi
esaminasse uno
per uno i fogli del nostro volume [i frati
del nostro ordine] vi troverebbe ancora qualche pagina [qualche frate] ove
si vedrebbe scritto: «Io vivo ancora secondo la purità dei primitivi costumi»;
‑ ma costui non sarà certamente né da Casale [frate Ubertino da Casale]
né d'Acquasparta [Matteo], dai quali luoghi vengono tali alla regola scritta da
S. Francesco, che uno ne fugge il rigore e l’altro lo accresce a dismisura.
‑ Io sono l’anima di Bonaventura da Bagnoregio che nei grandi uffici
posposi sempre la cura temporale alla spirituale. ‑ Qui sono sempre
Illiminato ed Agostino [i due primi seguaci di S. Francesco] che furono dei
primi poveri scalzi, i quali cinti dal cordone francescano divennero accetti a
Dio. ‑ Sono ancora con essi Ugo da S. Vettore [illustre teologo], Pietro
Mangiadore [autore d’una storia ecclesiastica], Pietro Ispano [filosofo] la
cui fama nel mondo splende in dodici libri di logica da lui scrítti;
‑ e Natan, [profeta], e Crisostomo il metropolitano [Arcivescovo di
Costantinopoli] ed Anselmo [arcivescovo di Conturbia in Inghilterra] e quel
Donato che si degnò di por mano al primo insegnamento grammaticale. – E’
qui pure Rabano [rinomato scrittore del secolo nono] e questi che risplende al
mio fianco è il calabrese abate Gioacchino, dotato di spirito profetico. –
L’amorevole cortesia di fra Tommaso e il suo giudizioso e ben pensato parlare,
mi mossero a proseguire con una nobile e santa invidia la lode del grande eroe
[S. Domenico]; - e mosse meco tutti questi miei compagni».
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[HOME] Aggiornato il: 12 febbraio 2007 |