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Inferno
C a n t o Ottavo Continuando
il racconto io dico che assai prima che noi fossimo al piede dell'alta
torre, i nostri occhi andarono su alla cima ‑ per due fiammelle che
vedemmo mettere e, un'altra tanto lontana che appena l’occhio la poteva
discernere, rispondere ai segnali che facevano le prime due. ‑ Ed io,
rivoltomi a chi sapeva tutto, dissi: « Che cosa significa questo fuoco? E che
cosa risponde l'altro? E chi sono quelli che lo fanno?» ‑ Ed egli a me:
«Su per le sudice onde già puoi scorgere quello che sta per accadere, se non
te lo nasconde la nebbia del pantano». ‑ La corda di un arco non
sospinse mai da sé saetta che corresse via con quella velocità con cui vidi
venire una piccola nave per l'acqua verso
noi, mentre Virgilio rispondeva,
sotto il governo di un sol galeotto che gridava: « Ora sei giunta anima
malvagia! »« Flegias [figlio di Marte e di Crise, per vendicarsi di Apollo,
che gli aveva violata la figliola Coronide, ne incendiò il tempio. Dante gli dà
l'incarico
di nocchiero nella palude di Stige],
Flegias,
tu gridi inutilmente», disse il mio signore, «per questa volta tu non ci
avrai maggior tempo che non è quello che occorre per attraversare la palude ».
‑ Come colui che ascolta un grande inganno che gli sia stato fatto e poi
se ne rammarica, tale si fece Flegias nell'ira compressa. Il mio duca discese
nella barca e dopo lui fece entrare me, e solo quando io fui dentro parve
carica. ‑ Tosto che il duce ed io fummo nel legno, l’antica prora se ne
andò segando più acqua che non suole con gli altri [per il mio peso di corpo
vivente]. Mentre noi scorrevamo la palude stagnante, davanti mi si fece uno
pieno di fango e disse: « Chi sei tu che vieni prima di morte? » ‑ Ed io
a lui: « Se io vengo non rimango; ma tu chi sei che sei così sporco ‑
Rispose: « Vedi sono uno che piango». Ed io a lui: « Con il piangere e con il
rattristarti non puoi togliere di rimanere spirito maledetto, che io ti conosco
benché tu sia tutto lordo ». ‑Allora egli stese al legno ambedue le
mani: per cui il maestro che stava attento lo sospinse, dicendo : « via costà
con gli altri cani». ‑ Poi mi circondò il collo con le braccia e mi baciò
il volto, e disse: « Anima sdegnosa, benedetta tua madre. ‑ Quegli fu al
mondo persona orgogliosa e non vi è bontà che fregi la sua memoria: cosi è la
sua ombra furiosa qui. ‑ Quanti ora si ritengono lassù grandi re che poi
staranno come porci nel pantano, lasciando memoria di cose orribili e spregevoli
». ‑‑ Ed io: « Maestro, molto sarei desideroso di vederlo tuffare
in questa acqua sudicia prima che noi uscissimo dal lago ». Ed egli a me: «Prima
che noi scorgiamo la proda dove prenderemo terra, tu sarai soddisfatto, godrai
di questo desiderio ». ‑ Poco dopo questo, vidi fare dalle genti fangose
tale strazio di Filippo Argenti, che ne lodo e ne ringrazio ancora Iddio.
‑ Tutti gridavano: « A Filippo Argenti! » e il Fiorentino spirito iroso
mordeva se stesso con i denti. ‑ Quivi lo lasciammo che non ne parlo più:
ma negli orecchi mi percosse un lamento per cui attento guardai con l'occhio
spalancato davanti. ‑ Il buon maestro disse: « Ormai, figliuolo, si
avvicina la città che ha nome Dite, con i cittadini carichi di pene, con la
grande moltitudine di dannati ». Ed io: « Maestro, già discerno le sue
meschite [edifici alti] là dentro la valle certamente, rosse come se fossero
uscite dal fuoco». ‑ Ed egli a me: « Il fuoco eterno
che le infuoca dentro le
dimostra rosse, come tu vedi in questo inferno profondo». ‑ Noi alfine
giungemmo dentro le alte fosse che cerchiano
quella terra sconsolata. Le
mura mi pareva che fossero di ferro. ‑ Dopo aver fatto un lungo giro,
venimmo in una parte dove il nocchiero: «Uscite, ci gridò forte, qui è
l'entrata ». ‑ Io vidi più di mille angioli ribelli sulle porte che
dicevano con stizza: « Chi è costui che prima di morire ‑ se ne va per
il regno della gente morta? » E il mio savio maestro fece cenno di voler
parlare loro separatamente. ‑ Allora raffrenarono un poco il grande sdegno
e dissero: « Vieni tu solo e se ne vada quegli, che ebbe tanto ardire di entrare
in questo regno di morti. ‑ Se ne ritorni solo per la strada pazzamente
tentata: provi a ritornar solo se sa, tu che l' hai scortato per il buio
cammino rimarrai qui». – Pensa, o lettore, se io mi sconfortai al suono di
queste parole maledette: che io credetti di non poterne uscire più. ‑ «
0 mio caro duca, che mi hai dato sicurezza più di sette volte e liberatomi da
grande pericolo che mi stette incontro, ‑ non mi lasciare, dissi io, così
minacciato e spaurito: e se l'andare più oltre ci è negato, ritorniamo
rapidamente insieme addietro ». E quel signore che mi aveva menato lì mi
disse: « Non temere che nessuno ci può togliere il passaggio, da tanta
possente volontà ci è dato [da Dio]. Ma attendimi qui, e conforta lo spirito
stanco e nutri sicura speranza che io non ti lascerò nell’inferno ». ‑
Così se ne va e mi abbandona quivi il mio dolce padre ed io rimango in forse,
combattuto tra la speranza del pronto ritorno del maestro e il dubbio angoscioso
che non ritorni più. ‑ Non potei udire quello che disse loro; ma egli
non stette molto là con essi, che ciascuno si ritrasse, a chi più correva,
dentro il riparo delle mura. ‑ Quei nostri nemici chiusero la porta in
faccia al mio signore, che rimase fuori e si rivolse a me con passi radi.
‑ Aveva gli occhi abbassati e le ciglia prive di baldanza, e diceva
sospirando: « Chi mi ha negato la città dolorosa?» ‑ E disse a me: «
Tu, per quanto io mi adiri non spaventarti, che io vincerò la lotta, chiunque
sia che si oppone al nostro entrare. ‑ Questa loro tracotanza non è
nuova ché l'usarono a porta meno segreta che si trova ancora senza serratura.
‑Sopra essa tu vedesti la scritta funesta che annunzia
la morte eterna; e già di
qua, da
quella porta, è passato e
scende l'erta, passando senza scorta per i cerchi ‑ tale che ci aprirà la
città dì Dite».
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[HOME] Aggiornato il: 12 febbraio 2007 |