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Inferno
C a n t o Decimosettimo Ecco la fiera con la coda appuntita [Gerione secondo la mitologia, fu un re di Spagna, figlio di Crisaore e di Calliroe, ucciso da Ercole: è rappresentato come un gigante a tre teste e tre corpi dai poeti greci e latini; ma Dante ne diede l'aspetto dei mostri biblici e ne fece il simbolo della frode, ponendolo a guardia dell'ottavo cerchio, ove sono puniti i fraudolenti] per la quale passa i monti e rompe muri e armi; ecco la frode che appuzza tutto il mondo». ‑ Così cominciò a dire il mio duca, e fece cenno a Gerione che venisse alla proda, ‑ vicino a dove avevano termine gli argini di pietra [del fiume]; ‑ e quella sozza immagine della frode se ne venne e trasse sulla riva la testa e il busto, ma non la coda. ‑ La sua faccia era quella di un uomo giusto tanto era benigna nella sua espressione, ma tutto il resto del corpo era un serpente. ‑ Aveva due branche laterali ricoperte di pelo fino alle ascelle, il dorso, il petto ed ambedue i fianchi aveva dipinti di nodi e rotelle. ‑ I tartari ed i turchi non fecero mai drappi con più varietà dì colori, di fondi e di rilievi, né furono mai fatte da Aracne tali tele [Aracne, figliuola d'Imone da Colofone, celebrata per le terre della Lidia come valente tessitrice di drappi, ardì di sfidare Minerva e alla prova la superò, onde la dèa la convertì in ragno]. ‑ Come a volte stanno le navicelle alla riva, che parte sono in terra e parte in acqua, e come là tra i tedeschi ghiotti e ubriaconi ‑ il castoro si assetta per pescare i pesci [il castoro è animale che si accomoda sulla riva del fiume tenendo la coda nell'acqua per prendere i pesci] ; così la fiera pessima stava sull'orlo di pietra che rinserra il sabbione: ‑ nel vuoto guizzava tutta la sua coda torcendo in alto l'estremità biforcuta armata di aculei. ‑ Il duca disse: « E’ necessario che usciamo un poco dalla nostra via per arrivare fino a Gerione ». ‑ Perciò scendemmo l'argine a destra e facemmo un dieci passi sull'orlo estremo del cerchio per bene evitare la rena e la pioggia di fiamme: ‑ e quando noi fummo venuti a lui, poco più oltre vedo sulla rena gente, vicino all'orlo del cerchio [gli usurai violenti contro l’arte]. ‑ Quivi il maestro: «Acciocché tu porti conoscenza piena di questo girone, mi disse, vai dunque a vedere la loro condizione. ‑ Parla poco là: e attendendo che tu ritorni parlerò con questa fiera che ci conceda i suoi omeri forti». ‑ E così seguitai il cammino tutto solo sull'orlo estremo di quel cerchio settimo, fino a dove sedeva quella gente mesta. ‑ Piangendo amaramente si correvano qua e là le mani, per scuotersi le fiamme e la rena arsiccia di dosso. Non altrimenti vanno di estate i cani col ceffo e con i piedi quando sono punti o da pulci o da mosche o da tafani. ‑ Guardando alcuni di questi sui quali cade il fuoco doloroso, non ne riconobbi nessuno; ma mi accorsi ‑ che a ciascuno pendeva una borsa che aveva un colore determinato e una insegna determinata, e quindi pare che si guardino di continuo. ‑ E come io vengo riguardando tra loro in una borsa gialla vidi l’insegna di un leone azzurro. ‑ Poi procedendo il corso del mio sguardo [curro] ne vidi un'altra rossa come sangue mostrare un'oca bianca più dell'avorio. ‑ Ed uno che aveva segnato una scrofa azzurra e grossa nel suo sacchetto bianco, mi disse: « Che cosa fai tu in questa fossa? ‑ ora vattene, e perché sei ancora vivo, sappi che il mio vicino Vitaliano sederà qua alla mia sinistra: ‑ Tra questi fiorentini io sono padovano; spesse volte mi intronano gli orecchi gridando: «Venga presto il maggiore degli usurai il quale porterà la borsa con i tre becchi ». E qui storse la bocca e trasse fuori la lingua come bue che si lecchi il naso. ‑ Ed io temendo che il trattenermi oltre crucciasse chi mi aveva detto di trattenermi poco, lasciai quelle anime affrante. Trovai il mio duca che era già salito sulla groppa del fiero animale, e disse a me: « Ora sii forte e ardito; ‑ormai bisogna scendere per siffatte scale: monta davanti ché io voglio stare in mezzo, tra te e la coda, sì che quella non possa nuocerti ». ‑ Come è colui che ha il brivido della febbre ed ha le unghie smorte e trema tutto, pure guardando il luogo ombroso tale divenni io alle parole dettemi da Virgilio; ma le sue minacce mi fecero vergogna, ché davanti al buon signore il servo diventa coraggioso. ‑ Io mi disposi sopra quelle spallacce; io volli dire al maestro: « Abbracciami », ma la voce non uscì come io avevo creduto. ‑ Ma esso che altra volta mi aveva aiutato in altra occasione difficile, come io montai mi avvinse e mi sostenne con le braccia: ‑ e disse: « Gerione, muoviti oramai! i passi siano larghi e lento lo scendere: pensa il nuovo carico che tu porti ». ‑ Come la navicella esce dalla riva così indietro indietro quindi si tolse, e poi quando si sentì interamente libera da poter spaziare nel vuoto, ‑ dove era il petto rivolse la coda, e quella tesa, mosse come anguilla e raccolse a sé l'aria con le branche. Non credo che vi sia stata una paura maggiore quando Fetonte abbandonò i freni dei cavalli del carro solare, per cui il cielo, come sembra ancora, si brucia ‑ né quando Icaro misero sentì cadere le ali dalle reni per la cera scaldata, gridando il padre a lui: «Tieni una cattiva via», ‑ uguale alla mia quando vidi che ero nell'aria da ogni parte, e non vidi più nulla fuori che la fiera. ‑ Essa se ne va nuotando lenta lenta; ruotando discende, ma non me ne accorgo se non perché di sotto mi sento ventilare al volto. ‑ Io sentivo già alla mano destra il gorgo fare sotto di noi uno scroscio orribile; per cui io sporgo, guardando in giù, la testa. ‑ Ma allora io fui più pauroso di dover scendere di quello che lo era stato nel montare, poiché vidi dei fuochi e sentii dei pianti; per cui tremando mi restrinsi tutto sulle spalle di Gerione. ‑ E vedendo appressarsi da diverse parti le grandi pene vidi poi, non vedendolo prima, che scendevamo a grandi passi. ‑ Come il falcone che è stato assai sulle ali, che senza essere richiamato dai soliti segnali e senza aver veduto alcun uccello da predare, fa dire al falconiere: «Ohimè, tu discendi!» ‑ discende spedito dove si era innalzato nell'aria veloce, facendo cento volteggi nell’aria, e si pone lontano dal suo maestro, sdegnoso e corrucciato per la mancata preda, così Gerione si pose al fondo, presso alla roccia tagliata a picco e, scaricate le nostre persone, si dileguò con la velocità della freccia scoccata dalla corda dell'arco.
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[HOME] Aggiornato il: 12 febbraio 2007 |