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Inferno
C a n t o Decimosesto Ero
già arrivato in luogo dove si udiva il rimbombo dell'acqua che cadeva
nell'altro girone, ma, ancora a qualche distanza, e il rumore era simile a
ronzio di api: ‑quando tre ombre uscirono insieme da una turba che passava
sotto la pioggia di fuoco. ‑ Venivano verso noi e ciascuna gridava: «
Fermati tu che all'abito sembri essere alcuno della nostra malvagia città
[Firenze] ». ‑ Ahimè, che bruciature aperte e sanguinanti o rimarginate
vidi nelle loro membra! Ricordandolo, pure ora me ne duole. ‑ Alle loro
grida il mio dottore si soffermò
volgendosi verso loro, poi volse
il viso verso di me, e: « Ora aspetta, disse, a costoro bisogna essere
cortesi ; ‑ e se la condizione naturale di questo luogo non fosse tale che
saetta il fuoco, io direi che stesse meglio la fretta a te che a loro ».
‑ Ripeterono il lamento che prima avevano fatto, come noi ristemmo; e
quando come sogliono fare i Campioni [Campione
era chi nei duelli usati come
giudizio di Dio, combatteva per la ragione di chi aveva diritto di sostituire o
era esente dall'obbligo di combattere personalmente. Quando la questione era di
poca importanza lottavano nudi entro lo steccato, e perdeva la parte di quello
che cadeva] nudi e unti, tenendo gli occhi dove potevano prendere con vantaggio
l'avversario, prima di attaccarsi e percuotersi; ‑ cosi, girando attorno,
ciascuno volgeva verso di me la vista, sì che il collo si volgeva sempre in
direzione opposta a quelli dei piedi: ‑ « Deh, se le miserie di questo
luogo cedevole [perché di sabbia] ti fanno spregiare noi e le nostre preghiere,
cominciò a dire uno, e il volto abbronzato e scorticato, ‑ pieghi il tuo
animo la nostra fama a dirci chi sei tu che te ne vai vivo e così sicuro per
l'inferno. ‑ Questi, qui davanti a me, sebbene se ne vada nudo e depilato
[per continua arsione questi dannati sono privi di pelo], fu di grado maggiore
di quanto tu credi: ‑ fu nipote della buona Gualdrada [Guido Guerra VI dei
conti Guidi cfr. Par., XVI, 64, figlio di Marcovaldo conte di Dovadola e
di Beatrice degli Alberti, dopo avere passata la giovinezza alla corte di
Federico II, tornò in patria nel 1234 e fu da quel momento il principale
sostegno della parte guelfa in Toscana, tanto che nel 1243 Innocenzo IV lo
dichiarò benemerito della Chiesa: fu nel 1255 capo dell' esercito fiorentino
contro i ghibellini di Arezzo: dopo la sconfitta di Monteaperti, esulò coi
guelfi da Firenze, e comandando la schiera dei fuorusciti; combatté sotto Carlo
I d'Angiò a S. Germano e a Benevento, e cosi poté ritornare in patria, dove
morì di 70 anni nel 1272. ‑ Marcovaldo padre di Guido Guerra VI era il
quarto figlio di Guido Guerra IV e della seconda moglie di lui Gualdrada dei
Ravignani, figlia di Bellincione; di lei le cronache fiorentine parlano come un
tipo di virtù domestica] ; Guido Guerra ebbe nome, e mentre fu vivente, fece
molto con il senno e più con la spada. ‑ L'altro che calpesta la rena
dopo me è Tegghiaio Aldobrandi [Tegghiaio Aldobrandi degli Adimari podestà di
Arezzo nel 1256; sconsigliò i fiorentini di muovere contro i Senesi; non
ascoltato ne seguì la sconfitta di Monteaperti], la cui fama dovrebbe essere
celebrata dai Fiorentini. ‑ Ed io che sono posto con loro al supplizio,
fui Iacopo Rusticucci; e certamente più che ogni altra cosa mi nuoce la fiera
moglie». [di Iacopo Rusticucci sappiamo che fu un cavaliere non nobile,
valoroso e piacevole. Nel 1254 fu con Ugo della Spina fatto procuratore speciale
del Comune di Firenze, a trattare leghe e patti con altre città e regioni della
Toscana; dicesi che avesse una moglie pessima e intrattabile, per cui la rimandò,
e per essa, prendendo in uggia tutte le donne, si trovò indotto a peccare].
‑ Se io fossi stato immune dal fuoco mi sarei gettato di sotto, e credo
che Virgilio l'avrebbe sopportato. ‑ Ma perché io mi sarei bruciato e
cotto, la paura vinse il mio buon desiderio che mi spingeva ad abbracciarli. Poi
cominciai: «Non dispetto ma dolore mi ha messo dentro la vostra condizione,
tanto forte [dolore] che ancora non si è dileguato, ‑ tosto che questo
mio signore [Virgilio] mi disse parole per le quali io avevo già pensato che
quella gente che veniva a me fosse tale quale voi siete. ‑ Io sono della
vostra città; e sempre notai ed ascoltai con affetto le opere vostre e i vostri
nomi. - Lascio l'amarezza del peccato e cerco la dolcezza della beatitudine
promessami dal mio duce che non mente; ma prima è necessario che io sprofondi
fino al centro della terra». ‑ «Che così tu possa vivere lungamente,
rispose allora quegli, e che possa rilucere la tua fama dopo di te, ‑ dì
se risplende la virtù civile e militare nella nostra città come soleva, o se
pure se n'è andata tutta via? ‑ Ché Guglielmo Borsiere, il quale da poco
tempo è venuto a dolersi con noi, ci addolora assai con le sue parole »
[Guglielmo Borsiere gentiluomo fiorentino]. « Firenze, in te ha prodotto
orgoglio smisurato la gente venuta dalla campagna e dai dintorni, che ha fatto
guadagni improvvisi, sì che tu già te ne rammarichi ». ‑ Così io
gridai con la faccia sollevata : e i tre, che intesero questa apostrofe come
risposta, si guardarono l'un l’altro con la meraviglia di chi sente confessata
una grande verità. « Felice te che hai questa felicità di spiegarti, se pure
ti riesce sempre ad essere così chiaro. ‑ Però se esci vivo da questi
luoghi oscuri e ritorni a veder le belle stelle quanto ti ricorderai del viaggio
compiuto parla di noi alla gente». ‑ Indi ruppero la ruota e le loro
gambe snelle nel fuggire sembravano ali. ‑ Un'amen non si sarebbe potuta
dire più presto di come essi sparirono; per cui al Maestro parve opportuno di
proseguire il cammino. ‑ Io lo seguivo, e poco eravamo avanzati, che il
suono dell'acqua si fece così intenso che se avessimo parlato ci saremmo appena
uditi. ‑ Come quel fiume [il Montone] che di quanti scendono dalla costa
sinistra d'Appennino prima di ogni altro ha cammino proprio fino al mare [con
proprio alveo, senza unirsi al Po], ‑ che su nei monti, avanti che divalli
nel basso letto si chiama Acquacheta, ed a Forlì cambia nome [prendendo quello
di Montone], ‑ rimbomba là sopra S. Benedetto dell'Alpe [è il nome di un
monastero di Benedettini, assai noto al tempo di Dante] cadendo per una scesa,
dove [a far sì che le acque non tumultuassero come fanno], vi sarebbe dovuto
essere accolto da mille [scese uguali a quella]. ‑ E così trovammo
risuonare giù per una ripa discoscesa quell'acqua sanguigna, sì che, in breve
avrebbe offeso l'udito. ‑ Io avevo intorno cinto una corda [simbolo della
castità, segno dell'ordine francescano ammirato da Dante per singolare
devozione al santo fondatore] e con essa pensai qualche volta di prendere la
pantera dalla pelle macchiettata. – Dopo che l’ebbi sciolta tutta da me,
come mi aveva comandato il duca, la porsi a lui ravvolta e annodata. Onde ei si
volse verso il lato destro e lanciandola alquanto lontano dalla sponda la gettò
giù in quel profondo burrone. ‑ « Eppure dovrà rispondere qualche novità,
diceva tra me stesso, a questo strano segno, data l'attenzione
con cui Virgilio accompagna il cadere della corda ». ‑ Ahi quanto
debbono essere cauti gli uomini con coloro che non vedono solamente le azioni,
ma con il senso mirano dentro i
pensieri! ‑ Egli disse a me: « Presto verrà di sopra ciò che io
attendo, e ciò che immagina il tuo pensiero si scoprirà presto alla tua vista
». ‑ L'uomo deve sempre tacere per quanto può davanti a quel vero che ha
aspetto di menzogna perché chi racconta i fatti meravigliosi si vergogna
[temendo di essere ritenuto bugiardo] senza colpa; ‑ ma qui non posso tacere: e per le parole di questa Commedia, lettore, ti giuro, e così
le mie parole possano riuscire lungamente grate ai lettori, ‑ che io vidi
per quell'aria densa e scura venir nuotando in su una figura [Gerione] che
sarebbe stata causa di stupefazione ad ogni uomo coraggioso, ‑ così come
ritorna a galla chi va in fondo al mare a sciogliere l’àncora, che è
aggrappata a scoglio od altro che resta nascosto nel mare, ‑ che si
distende in su con le braccia e ritira i piedi.
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[HOME] Aggiornato il: 12 febbraio 2007 |