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Inferno
C a n t o Decimoquinto Ora [avanzando nel terzo girone] camminiamo sopra uno dei margini di pietra del fiume sanguigno, e la nebbia del ruscello adombra sopra questo sì che preserva dal fuoco delle fiamme cadenti l'acqua del fiume e gli argini. ‑ Quale i fiamminghi tra Wissant [paese a poca distanza da Calais, a occidente della Fiandra] e Bruges [città molto nota della Fiandra] temendo i flutti del mare che si avventano verso le loro terre erigono il riparo delle dighe onde il mare torni indietro; ‑ e quale i padovani lungo il fiume Brenta per proteggere le loro ville e i loro castelli fanno ugualmente ripari che trattengano lo straripare del fiume prima che il calore primaverile faccia sciogliere le nevi del monte Chierentana [da cui nasce il Brenta] ‑ a tale aspetto erano fatti quegli argini [infernali], sebbene né così alti né così grossi li avesse fatti il maestro [muratore], chiunque fosse questi. ‑ Già ci eravamo tanto allontanati dalla selva, che io non avrei visto a quale distanza mi trovassi da essa per quanto mi fossi rivolto a guardare indietro; ‑ quando incontrammo una schiera di anime che veniva lungo l'argine; e ciascuna ci riguardava, come di sera siamo soliti ‑ a guardarci l'un l’altro sotto la luna nuova [sforzando la vista per la poca luce], e aguzzavano così verso noi la vista, come vecchio sarto [per infilare il filo] fa nella cruna dell'ago. ‑ Così adocchiato da questa tale riunione di persone, fui conosciuto da uno, che mi prese per il lembo dell'abito e disse: « Quale meraviglia? » Ed io, quando distese a me il suo braccio, lo guardai sul volto bruciato, non tanto però che io non lo riconoscessi; e chinando alla sua faccia la mano, risposi: ‑ « Siete voi qui, ser Brunetto? » ‑ E quegli: « O figliuolo mio, non ti dispiaccia se Brunetto Latini [Brunetto Latini, figlio di Bonaccorso, nacque in Firenze verso il 1210: seguì la parte guelfa ed esercitò la professione di notaio, rogando atti d’interesse pubblico, per es. nel 1254 le convenzioni tra il comune di Firenze e i Guelfi di Arezzo: nel 1260 rappresentando gli uomini di Montevarchi, prese parte ai preparativi della guerra contro Siena, poi andò ambasciatore dei Fiorentini ad Alfonso X re di Castiglia, eletto all'impero: tornando da questa ambasciata si trovò coinvolto nelle sventure della parte guelfa dopo la battaglia di Monteaperti, ed esulò in Francia. Dopo la battaglia di Benevento, 22 febbraio 1266, ritornò in patria e fu cancelliere di Guido Monteforte, vicario in Toscana per Carlo I d'Angiò, e poi del Comune di Firenze; nel 1280 fu dei mallevadori che giurarono per la parte guelfa l'osservanza dei capitoli della pace detta del cardinale Latino; dal 1282 al 1292 partecipò largamente ai consigli della repubblica, trattando e discutendo i più svariati interessi, nel 1284 fu uno dei due Sindaci del Comune di Firenze a stringer l'alleanza con Genova e Lucca contro Pisa, nel 1287 fu dei Priori, e morì in patria nel 1294, lasciando gran fama di sé. Giovò a Dante con suggerimenti, consigli ed esortazioni. ‑ Per quanto possa sembrare in contraddizione con le attestazioni di stima la testimonianza di Dante che Brunetto Latini fosse macchiato del vizio di sodomia, pure è così franca ed esplicita che non può esser messa in dubbio] ritorna indietro con te, e lascia andare la fila [degli altri peccatori]. ‑Io dissi a lui: « Ve ne prego per quanto posso; e se volete che mi sieda con voi, lo farò, se piace a questi, con il quale io vado ». ‑ « O figliuolo, disse, qualunque di questa comitiva si arresta un poco, giace per cento anni senza schermirsi quando il fuoco lo venga a ferire. - Però vai avanti, io ti seguirò, e poi raggiungerò la mia compagnia, che va piangendo la sua miseria eterna ». ‑ Io non osavo scendere dalla mia strada [l’argine] per andare accosto a lui [per le fiamme] ; ma tenevo il capo chino, come uomo che se ne vada riverente. ‑ Egli cominciò a dire: « Per quale singolare fortuna o grazia prima della morte viaggi per quaggiù? E chi è che ti conduce? » ‑ «Lassù nel mondo, risposi io a lui, mi smarrii in una valle prima di essere giunto alla metà della vita. ‑ Pure ieri mattina [la mattina del 25 marzo incomincia il viaggio; cfr. Inf., I, 1, 37; alla sera Dante e Virgilio entrano nell'inferno. Inf. II, 1, 141, dopo la mezzanotte passano dal quarto al quinto cerchio: Inf., VII, 96 e verso l'aurora del 26 marzo muovono dal sesto al settimo, Inf., XI, 113] ‑ lo lasciai, ritornando io in quella [valle] mi apparve questi [Virgilio], e mi riconduce a casa per questa strada». ‑ Ed egli a me: « Se tu seguirai la tua stella [Dante, come dice egli stesso nel Paradiso, era nato quando il sole era nella costellazione dei Gemini « lume pregno di gran virtù », dal quale egli riconosceva « tutto il suo ingegno »; e questa costellazione, secondo le dottrine astrologiche, predispone l'uomo alla scienza. per cui gli antichi commentatori intendevano le parole di Brunetto nel senso che Dante, seguendo le inclinazioni avute per influenza della costellazione dei Gemini, doveva riuscire glorioso per il sapere], non puoi sbagliare una mèta gloriosa, se bene mi accorsi, nella vita bella; ‑ e se io non fossi morto così presto [troppo presto per conoscere i frutti dell'ingegno di Dante], vedendo il cielo così benigno verso di te, ti avrei dato incoraggiamento alla tua opera. ‑ Ma quell'ingrato popolo maligno [il popolo Fiorentino], che discese anticamente da Fiesole, e tiene ancora del rustico e del duro, ‑ ti si farà, per poi riuscirti in questo a tuo giovamento [delle sventure politiche sarà cagione la rettitudine dell'animo di Dante e Brunetto gli predice che sfuggirà alla persecuzione degli avversari e allo sdegno dei compagni di parte] nemico; ed è ragionevole, poiché come tra i sorbi di aspro sapore non si conviene che fruttifichi il dolce fico, così a te, disceso di sangue romano non si addice di vivere tra la cittadinanza di origine fiesolana. ‑ Vecchia fama [proverbio antichissimo è: Fiorentini ciechi] nel mondo li chiama orbi, e di più sono gente vara, invidiosa e superba: cerca di rimanere immune dai loro costumi. ‑ La tua fortuna ti serba tanto onore che l'una e l'altra parte ti desidereranno per eseguire le condanne che hanno pronunziato contro di te ma tu li avrai prevenuti abbandonando la città. ‑ I Fiorentini, derivati dai Fiesolani, si strazino tra loro e non tocchino, se alcuno ancora ne sorge in mezzo ai loro vizi, l'uomo virtuoso nel quale riviva la nobile stirpe dei Romani, rimasti qui quando Firenze, nido di malizia, fu edificata». ‑ « Se il mio desiderio fosse stato interamente esaudito, voi non sareste ancora morto; ‑ poiché vi ho sempre innanzi alla mente, ed ora la vostra sembianza bruciata mi dà affanno, la vostra cara e buona immagine paterna, quando di tempo in tempo nel mondo ‑ m'insegnavate come l’uomo possa acquistar fama immortale; e quanto io ne sia grato, conviene che si riconosca nelle mie parole mentre io vivo. - Serberò nella memoria ciò che mi avete predetto della mia vita avvenire, e lo conserverò perché mi sia spiegato, insieme ad un'altra predizione, da una donna [Beatrice] se arriverò a lei. Io voglio solamente che sappiate, se non m'inganna la mia coscienza, che sono pronto a qualunque evento di fortuna. ‑Tale caparra non mi è nuova: e faccia la fortuna e facciano gli uomini ciò che più piace a loro ». ‑ Virgilio allora si rivolse indietro da destra, e mi guardò; poi disse: «Chi mette in pratica i miei avvertimenti [Eneide, V. 710, « Quidquid erit, superanda omnis fortuna est»] ascolta bene». - Non per tanto vado cessando il parlare con ser Brunetto, e domando chi sono i suoi compagni più noti e più meritevoli. ‑ Ed egli a me: « E’ buono sapere di qualcuno, degli altri sia meglio il tacere, ché il tempo non basterebbe a enumerare tanta gente. ‑ Sappi in breve che furono tutti ecclesiastici e letterati dì grande merito e di grande fama, sudici al mondo di un medesimo peccato. ‑ Prisciano [da Cesarea, città della Mauritania, celebre grammatico latino] se ne va con quella turba misera e Francesco d'Accorso [Francesco, figlio del famoso giurista fiorentino Accorso da Bagnolo (1182-1260), nacque in Bologna nel 1225 e fu professore di diritto civile in quella università; morì nel 1293] e se tu avessi avuto desiderio di vedere tanta sozzura, ‑ potresti vedere colui che dal Papa fu trasferito da Firenze a Vicenza, dove morì [Andrea de' Mozzi, fiorentino, morto 1296]. ‑ Direi ancora di altri; ma il camminare e il parlare non può essere più a lungo ancora, perché io vedo sorgere costà dal sabbione nuovo fumo [il polverio sollevato dalla turba dei sodomiti]. Viene gente con la quale io non debbo essere; ti raccomando il mio Tesoro[ i Livres du Tresor: opera da lui composta in lingua francese tra il 1262 e il 1266, che è una grande enciclopedia di sapere medioevale] nel pensiero del quale io vivo ancora; e di più non chiedo ». ‑ Poi si rivolse, e si mise a fuggire con la rapidità dei vincitori nelle corse del palio di Verona [Dal verso 121 al 124]. |
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