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| I miei 40 anni :
Sembra ieri quando misi piede per la prima volta in un ospedale. era il 1970 e prima di allora non ero mai stato in un ospedale.Mi accingevo a frequentare il corso da infermiere generico,che aveva la durata di un anno.A luglio del 1971 venivo assunto dall'università degli studi di napoli,dove tutt'ora lavoro. Nel 1982 ho frequentato il corso da infermiere professionale.Ma non voglio parlare di me.Ma di cosa era prima la professione infermiere,come veniva svolta. Non vi spaventate per quello che leggerete.A quell'epoca il monouso era fantascienza.Le siringhe erano di vetro con aghi che venivano bolliti e ribolliti.
I guanti?non esistevano,si lavorava a mani nude.medicazioni e igiene dell'ammalato senza guanti e spesso ci si trovava nel sangue.
• Fino agli anni settanta le scuole per infermiere erano divise in scuola per infermiere generico e scuola per infermiere professionale.
• Alla scuola per infermiere generico potevano accedere tutte le persone che avevano compiuto i 18 anni di età sia di sesso maschile che femminile. Alla scuola per infermiere professionale potavano accedere solo le persone di sesso femminile che avevano compiuto i 18 anni e solo in internato,cioè in convitto.La durata dei corsi era rispettivamente di un anno per il corso di infermiere generico e due anni per quello di infermiere professionale.
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• La legge n° 124 del 25/2/1971 ha abolito l’obbligo dell’internato.
• Aperto la professione al personale maschile.
• Ridotto il limite di età a 17 anni.
• Richiesto come titolo minimo di studio l’ammissione al 3° anno della scuola media superiore.
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Settembre 1970
Si apre il cancello dell’ospedale dei pellegrini nel quartiere della pignasecca,a Napoli. E’ il mio primo ingresso in un ospedale non so da cosa sia scaturita questa mia scelta, ma ormai…………eccomi qua.Mi accoglie una simpatica suora,bassina. con il suo abito religioso sembrava un pinguino.Era molto severa e pignola. Mi assegna al reparto di chirurgia al secondo piano. Vedo per la prima volta un reparto d’ospedale. Pazienti a letto con un tubicino nel naso,mi chiedevo cosa sarà mai? Vi meravigliate? Io avevo 17anni e 11 mesi. Inizio a prendere confidenza con siringhe e aghi
•Inutile divulgarmi voglio solo dirvi che le siringhe erano di vetro e gli aghi con il cono di metallo. Come avveniva la “sterilizzazione”? Dopo l’uso si lavavano le siringhe con acqua poi si legavano camicia e stantuffo con una fascetta (benda). Gli aghi dopo che erano stati lavati venivano infilzati su una garza. Il tutto veniva poi messo in una spazzetta con acqua e messo a bollire sulla fiamma. A differenza delle siringhe che avevo avuto modo di vedere in casa quelle dell’ospedale erano di un colore ambrato. Dopo qualche giorno mi fù chiaro il perché di quella diversità di colore
Il colore diverso era dovuto al fatto che spesso le siringhe venivano dimenticate sul fuoco e si bruciavano. Ed eccomi alla mia prima iniezione intramuscolare.
La mia mano viene armata dall’infermiere e vengo inviato in missione,con la speranza di tornare vincitore.
Ma ahimè…….torno sconfitto
Tornai indietro perché non riuscivo ad infilzare il paziente. L’infermiere mi rimandò indietro in missione con una frase “entrano le coltellate come non entra un ago”. Tornai e………zac!
Non ricordo che faccia fece il povero paziente né se le urla squarciarono il silenzio del reparto.
Secondo reparto:Urologia
In quel reparto ebbi il piacere di conoscere una coppia di infermieri eccezionali e a cui devo molto della mia preparazione pratica.
Mettetevi comodi perché adesso vi racconterò come si svolgeva il lavoro in reparto
La terapia venosa era di competenza medica o dell’infermiere professionale. Noi generici potevamo praticare la terapia orale,intramuscolare o ipodermica. Ma voi il termine ipodermoclisi l’avete letto sui libri. Io invece ho praticato tale terapia e non vi dico le gambe dei pazienti alla fine della somministrazione. L’ipodermoclisi consisteva nell’iniettare una soluzione ,da 500 cc generalmente , con appositi aghi lunghi e provvisti di diversi fori nella coscia del paziente.
A quei tempi i lavaggetti vescicali eramo molto di moda.Si caricava una siringa(chiamata siringa a tre anelli) con della soluzione rossastra (permanganato di sodio o di potassio?non ricordo).Terzo reparto,scelto da me:pronto soccorso.
Si vivono delle belle esperienze e si impara a diventare un vero infermiere di area critica.
Finito il corso ,iniziai a lavorare.Dopo un breve periodo in reparto di medicina approdai in una terapia intensiva chirurgica e cardiochirurigca dove ci sono rimasto per 19 anni,prima di passare in un reparto di rianimazione dove stò tutt'ora e dove resterò fino al 30 settembre del 2012.Poi la sospirata pensione. |
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| La rianimazione dell’A.U.O. è ubicata al primo piano dell’edificio 8. I lavori di ristrutturazione sono iniziati nel giugno 2005. Il direttore del reparto, la Prof. R. Tufano nonostante gli innumerevoli impegni ha costantemente vigilato su detti lavori coadiuvata dal coordinatore sig. Iaselli. Insieme con i progettisti hanno cercato di sfruttare al meglio gli spazi a disposizione ridistribuendo gli ambienti e insieme hanno optato per gli arredi e le attrezzature di ultima generazione in modo da rendere più sicura e ottimale l’assistenza ai degenti.Letti bilancia completamente automatizzati con materassi antidecubito all'avanguardia. Il reparto dispone di 14 posti letto,tutti monitorizzati e videosorvegliati. Apparecchi per l'emofiltrazione degli ultimi modelli.Monitor in grado di rilevare e trasmettere ad una postazione centrale tutti i parametri vitali, come pressione arteriosa,frequenza cardiaca,saturazione e temperatura.Quando si renderà necessario un trasferimento presso altra strutturaper eseguire indagini o altro il paziente verrà monitorato con speciali monitor portatili che continueranno ad inviare dati alla postazione centrale in reparto.Naturalmente il paziente sarà seguito in tutte le fasi del trasferimento da un rianimatore e dagli infermieri dell'autoparco a bordo di un'automedica rianimativa. L’accesso ai parenti dei degenti in reparto è consentito, (un solo familiare per paziente)secondo le esigenze del reparto. Inoltre è possiible vedere i propri cari attraverso un sistema video ubicato nella sala d’attesa al piano terra, nel massimo rispetto della privacy del paziente; inoltre ogni giorno un rianimatore fornirà notizie sullo stato di salute del proprio caro ai parenti. Considerando gli spazi a destinazione difficilmente si sarebbe potuto fare di più,resta solo da integrare l’organico del personale. Ad oggi il reparto può contare su 4 coordinatori, 22 infermieri ,5 oss , 1 oss addetta all’approvvigionamento dei farmaci e del materiale di casermaggio
( G. Micillo - A. Balzano ) |
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| Anni fa lessi un libro dal titolo "le visioni dei morenti". Non ricordo l'autore ma ricordo che mi colpì molto.In questo libro erano descritte le visoni che delle persone avevano avuto poco prima di morire e venivano poi raccontate dai loro familiari. A distanza di anni mi sento di confermare ciò che è stato scritto in quel libro poichè sono a conoscenza per esperienza diretta di alcuni episodi. Nel 1982 in piena notte sentimmo mia nonna che parlava da sola,fino a quel momento non aveva sofferto di alcu male. Andammo in camera sua e chiedemmo con chi parlasse. Ci disse che con lei c'era sua madre (morta molti anni prima) che la vedeva e le parlava. Recentemente mio padre,ricoverato in rianimazione un giorno disse a mia madre che era andato a fargli visita una signora con due bambini piccoli i quali si erano seduti sul letto ai suoi piedi.Disse che non conosceva quella signora nè tantomeno i due bambini.Inutile sottolineare che in rianimazione non potevano entrare bambini.Due giorni dopo mio padre cessava di vivere. C'è solo da aggiungere che mio padre perse due figli in tenera età ( avevano pochi mesi quando morirono) e io sono arrivato alla conclusione che probabilmente quella signora con i due bambini che lui ha visto fosse la Madonna e miei due fratelli morti.Lo sò forse non ci crederete.Ma io ci credo. |
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| LE PIAGHE DA DECUBITO
Le piaghe da decubito , ancora oggi rappresentano una delle complicanze più frequenti nei pazienti con patologie di lunga durata. Come tutti oramai sanno, le piaghe da decubito si formano in seguiro alla lunga compressione tra un piano d'appoggio e una superficie ossea. La causa principale è la prolungata immobilizzazione, quindi nella prevenzione gioca un ruolo importante il cambio di postura del malato ogni due ore. Altri fatori di rischio sono lo sfregamento della pelle contro la biancheria, il contatto con le urine e le feci o anche con il sudore. I soggetti più a rischio naturalmente sono gli anziani. Sulla prevenzione delle piaghe da decubito si è detto molto e molto si sta facendo. Per me è stato molto utile seguire un corso promosso dall'AISLEC (Associazione Infermieristica per lo Studio delle lesioni cutanee) che si occupa dello studio delle lesioni delle lesioni da decubito ed è l'unica in Italia a dare delle linee guida per il loro trattamento, Certo mettere in pratica quello che viene mostrato e indicato non sempre è facile, soprattutto per la mancanza dei presidi necessari, ma ognuno di noi, all'interno della strutturain cui opera, si può attivare per prevenire e/o curare le piaghe da decubito rendendo pratiche le proprie conoscenze. |
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