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Centrosinistra:le
ragioni di una sconfitta.Ora ognuno si assuma le proprie responsabilità
E
io mi dimetto, anche da questa politica
di Giuliano Quattrone
Perché il centro sinistra ha perso le elezioni comunali? Molte
sono le ragioni di questa sconfitta di proporzioni clamorose;proverò
ad indicarne alcune, quelle che a me sembrano le principali,ma
l'elenco non è sicuramente completo.
1) Cinque
anni di opposizione inconsistente. Il centrosinistra,
ha fatto un'opposizione inconsistente,confusa,debole:alcuni
pezzi del centrosinistra poi, come è a tutti noto,hanno addirittura
inciuciato con il centrodestra partecipando alla spartizione
di assunzioni,incarichi, e vantaggi vari.
2) Una sconfitta
annunciata. Il centrosinistra si è presentato alla scadenza
elettorale convinto che la partita era persa in partenza.
Nasce da questa convinzione il sostanziale disimpegno dei
big regionali e nazionali della coalizione, un disimpegno
che data ben prima delle campagna elettorale: nessuno di loro,infatti,
si è fatto promotore di una iniziativa in grado di individuare
per tempo un candidato forte e condiviso da sottoporre al
gradimento dei cittadini attraverso le primarie, un candidato
al quale affidare da subito il compito di costruire una opposizione
in grado di proporsi tra tre anni come alternativa credibile
ad un centrodestra orfano di Scopelliti (perché non più di
tanto durerà questa legislatura, visto che Scopelliti è al
secondo mandato e quindi alle prossime Regionali - se non
addirittura alle politiche se saranno anticipate- sarà certamente
in corsa per un seggio che gli consenta di continuare a vivere
di politica).La stessa gestione delle primarie da parte dei
partiti maggiori è stata il frutto di questa totale mancanza
di leadership e di convinzione nella possibilità di un successo;così
i boss del centrosinistra hanno finito col subire la voglia
di Lamberti di cimentarsi,salvo poi lasciarlo solo a sobbarcarsi
per intero il peso di una campagna elettorale dove ha fatto
ha cercato di fare il possibile e l'impossibile per resistere
allo strapotere di Scopelliti e del centrodestra.Questo modo
di procedere è stata l'ennesima conferma che i maggiori esponenti
del centrosinistra reggino hanno come principale preoccupazione
la salvaguardia del proprio potere personale, essi si muovono
ormai solo nella direzione di garantirsi questo potere, ma
non hanno davvero a cuore le sorti della città, un progetto
politico per la comunità: bravi a mettersi in prima fila quando
c'è da assicurarsi un posto o un'elezione, si squagliano quando
c'è da rischiare in prima persona.
3) L'impostazione
della campagna elettorale è stata profondamente sbagliata.
La partita era persa in partenza, ma il modo come è stata
condotta la campagna elettorale sia dal centrosinistra che
dal candidato sindaco non ha consentito alcun margine di recupero.
Si è puntato sulla critica,sul discredito, sul negativo, dando
l'impressione ( a torto o a ragione) di non avere nulla di
positivo da proporre; si è rappresentata una città distante
dal sentire comune dei cittadini: piaccia o no, gran parte
dei nostri concittadini, e soprattutto i giovani, hanno una
visione della città completamente diversa da quella raccontata
dal centrosinistra e da Lamberti. A questo proposito è illuminante
la lettera della prof.ssa Spanò,del Liceo classico Campanella,
pubblicata sulla stampa qualche giorno fa. Ne emerge il quadro
di una città che è cambiata, che si considera viva, moderna,aperta
.L'economia è in movimento, i soldi girano,il turismo è aumentato;negozi,
bar,locali (almeno nel centro) lavorano più di prima; molte
opere pubbliche e lavori sono stati fatti o sono in corso
( gran parte per iniziativa delle precedenti amministrazioni,
ma tant'è). Le opportunità di lavoro sono aumentate, e sebbene
si tratti per lo più di lavoro precario e per lo più clientelare,
resta il fatto che ne hanno beneficiato alcune migliaia di
persone e le loro famiglie, con tutte le conseguenze del caso
sul piano del consenso; le stesse iniziative culturali non
sono mancate. E' un fermento caotico,di cui non si riesce
a vedere il progetto d'insieme, e tuttavia parlare di una
città ferma o in declino è qualcosa che contrasta con il sentimento
comune di buona parte della popolazione.
4) Una città
comprata (ma potremmo anche dire: Una città che soffre, o
che s'offre?). Un ruolo non secondario ha giocato nella
vicenda elettorale il fiume di denaro fatto scorrere dall'amministrazione
Scopelliti in questi anni. Una quantità enorme di denaro è
stata utilizzata per promuovere o sostenere le più disparate
iniziative in tutti gli ambiti della vita cittadina, penetrando
tutti gli ambienti, ivi compresi quelli associazionistici
,ecclesiali e dell'informazione. Chiunque ha bussato alla
porta del Comune ha ricevuto qualcosa; gli amici ed i sodali
hanno ricevuto naturalmente molto di più, non mancando ovviamente
di essere riconoscenti al momento del voto: una campagna elettorale
così ricca e spendacciona da parte di alcuni gruppi e singoli
esponenti è stata verosimilmente il frutto di una "partita
di giro" di soldi nel tempo ricevuti. Il resto lo ha fatto
la "riconoscenza" di coloro che in questi anni sono stati
beneficiati attraverso l'offerta di opportunità di lavoro,
una "riconoscenza" che si è ovviamente estesa anche al loro
circuito familiare e amicale.
5) Il consenso
familiare. La subcultura familistica e di clan di cui
è intrisa la nostra realtà sociale ha prodotto nel Mezzogiorno
il fenomeno degenerativo della proliferazione delle liste.
E' avvenuto prima a Messina, più recentemente a Palermo ed
ora anche a Reggio,in maniera esponenziale. Va qui ricordato
che da noi è stato proprio il centrosinistra ad inaugurare
questa scelta malsana, lo ha fatto alle elezioni provinciali
dello scorso anno (ricordate lo slogan coniato dai Ds per
giustificare le tre liste partorite dal quel partito, "Per
voi ci siamo fatti in tre"?). Su questo terreno il centrodestra
ha surclassato il centrosinistra perché stavolta, a differenza
delle provinciali, era il centrodestra ad essere più appetibile
per chi si muove sul terreno della politica in termini di
utilità personale o di clan.
6) La crisi
politica del centrosinistra a tutti i livelli. Sull'esito
del voto a Reggio non va sottovalutato l'impatto esercitato
dalla delusione nei confronti del Governo centrale diffusa
in tutto il Paese; dal giudizio assolutamente negativo sulla
disastrosa gestione regionale della giunta Loiero;e infine
dall'assenza di qualsiasi segnale di vita dell'Ente provincia.
Il messaggio complessivo che in questa fase coglie l'elettorato
è che il centrosinistra non dà alcuna affidabilità in termini
di buon governo.
7) L'effetto
omologazione che degrada il voto a merce di scambio. Al
di la dei programmi, delle parole, dei proclami e dei sacri
principi, una serie di comportamenti concreti, dal livello
nazionale a quello regionale e locale hanno prodotto nei cittadini
la convinzione che non c'è differenza tra questo o quel partito,
questo o quello schieramento:la politica è sempre di più vista
come un'opportunità che alcuni sfruttano per ottenere vantaggi
per se stessi e pochi altri. Se i politici sono una "casta",
se la politica è la prosecuzione degli affari con altri mezzi,
allora molti si sentono autorizzati ad utilizzare il proprio
voto come merce di scambio: consenso contro favori ottenuti
o promessi, o, per dirla secondo un vecchio proverbio, "cu
mi runa a mangiari u chiamu papà!"
8) Quale
risposta a questo degrado della politica? Poteva - può-
il centrosinistra dare una risposta a questo declino della
politica? Si che poteva, se solo avesse fatto scelte coraggiose
e coerenti con i "principi" sbandierati. Poteva ad esempio
dare un segnale forte di rottura col sistema imperante se
avesse fatto proprie alcune delle proposte avanzate da Demetrio
Battaglia in una nota pubblicata dalla stampa il 27 marzo:dalla
lista unica del Partito Democratico contro il proliferare
delle liste, alla scelta di procedere alle assunzioni a qualsiasi
livello tramite il collocamento contro la logica delle assunzioni
clientelari. La verità però è che questo centrosinistra non
è nelle condizioni di fare scelte alternative e coerenti rispetto
alla deriva della politica affaristica e clientelare, non
lo è a livello nazionale, figurarsi a livello regionale e
locale.
9) Assumersi
le proprie responsabilità. La batosta elettorale impone
a chi ha responsabilità all'interno dei partiti e dei movimenti
del centrosinistra di trarre le conseguenze che derivano da
una sconfitta senza appello: è il momento di un profondo rinnovamento
di una classe dirigente che non si è dimostrata all'altezza
del compito. Ciò vale,evidentemente anche per il Movimento
Cittadini Insieme, che ha registrato un risultato fortemente
negativo e la cui leadership deve ora passare a chi sul campo
della battaglia elettorale si è guadagnato i galloni di capitano
ed a figure nuove, meglio se dell'universo femminile. E' in
virtù di tali considerazioni che personalmente ritengo doveroso
rinunciare a qualsiasi ruolo di responsabilità all'interno
del Movimento. Mi dimetto perciò da qualsiasi funzione direttiva,
ma mi dimetto anche da questo centrosinistra locale e regionale
e,più in generale, da questo modo di fare politica.
10) Smarcarsi.
Penso infatti che per chi crede che la politica sia, come
diceva Paolo VI, la "più alta forma di carità", sia necessario
smarcarsi, recuperare una pratica basata sulla coerenza tra
comportamenti e valori professati, essere radicalmente altro
da questa politica che alimenta il degrado e la corruzione
sociale, rompere il tabù del sistema bipolare che ti imprigiona
dentro la logica amico-nemico e ti spinge a dover coprire
o giustificare tutto ciò che avviene nel campo "amico". Smarcarsi
sia dal centrosinistra che dal centrodestra è indispensabile
per denunciare la degenerazione del sistema dei partiti che
si sono trasformati in centri di potere oligarchici, che non
di rado mutuano metodi e sistemi organizzativi similari a
quelli mafiosi per la loro struttura familistica e di clan;
per non fornire alibi all'uso spregiudicato, affaristico e
clientelare delle risorse pubbliche, che alimenta il degrado
e la corruzione della società civile, espropriando i cittadini
della loro dignità e riducendoli a clienti sempre più subalterni
e piegati dalle logiche del bisogno, ovvero interessati ad
utilizzare i centri di potere e le consorterie per il conseguimento
di incarichi,guadagni,carriere.
11) La priorità.
La priorità oggi nella nostra città è quella di ricostruire
una coscienza civile, completamente smarrita. Insomma è tempo
di riprendere le fila di un impegno politico nel senso più
alto del termine, che abbia in se un ruolo pedagogico e formativo,
e lo si può fare solo se si è testimoni rigorosi e coerenti
di un'altra politica, se si è propugnatori di un riformismo
radicale che non ammette sconti,per nessuno.
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