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"Viaggi
e miraggi" di Angelo Rizzi
Bruce
Chatwin inaugurò col suo libro "In Patagonia"
un filone letterario nuovo rappresentato da resoconti di
viaggi in cui la realtà si fondeva armoniosamente
con la fantasia.
"Viaggi e Miraggi" di Angelo Rizzi può
essere considerata una sorta di versione poetica dei racconti
di tale genere di letteratura. L'opera di Rizzi è
una sinfonia di sensazioni, una commedia con svariate scenografie,
dalla Francia alla Spagna al Medio Oriente. Scenografie
colte nella loro interezza e profondità, descritte
da poesie che coinvolgono il lettore immergendolo nel clima,
nell'atmosfera e nel mondo emotivo del poeta.
Tutti i sensi sono chiamati all'appello dall'autore che
fa vivere schegge di vita così avventurose e così
quotidiane.
Liriche appassionate e dal verso sciolto, facili da comprendere
e di chiaro linguaggio che portano in sé l'anima
di disparate culture per la gioia di chi ama la ricchezza
dei panorami culturali, architettonici, gastronomici, climatici
e dei costumi degli esseri umani di varie parti del mondo
moderno. A completare il fascino dell'opera vi è
il particolare non secondario della scrittura dei versi
in due lingue, in arabo e in italiano. Fascino dovuto non
solo per la possibilità data a chi conosce l'arabo
di poter vedere tali poesie in due modi di vedere il mondo,
ma anche per l'impressione che l'impostazione grafica del
libro suscita nel lettore: la simmetria dovuta alla diversa
direzione di scrittura delle due lingue, fa sembrare, infatti,
che ogni poesia sia riflessa in una sorta di specchio che
non si limita solo a riprodurne l'immagine, ma la trasforma
donando all'opera "Viaggi e Miraggi" di Angelo
Rizzi una "doppia anima" che porta con sé
il sapore di un affascinate aria di mistero che avvolge
il lettore proiettato nei paesaggi abilmente dipinti dall'autore.
Recensione
a cura del Rifugio - Giuseppe Bizzarro
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