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Intervista
a uno sceicco della Jhad
Lo
sceicco Abdul Mohamed Sharak Al Moab è un accanito
anti americano finanziatore dei gruppi più estremistici
e combattivi del terrorismo internazionale islamico. Pare
abbia anche legami non sporadici con Al Qaeda. In una località
che per motivi di deontologia professionale non possiamo rivelare
siamo riusciti a farci ospitare da lui e a farci concedere
un’intervista che egli ha esposto quasi come un appello,
un manifesto di lotta contro il mostro yankee. Nella sua villa,
seduti su cuscini di pregiati materiali e raffinati ricami
di arte araba, egli si anima nell’esporci le sue profonde
ragioni di malcontento contro il dominio americano. La sua
barba bianca e i suoi capelli grigi sembrano formare un quadro
di un personaggio arcigno e autoritario che ha deciso di spendere
la sua vita in una lotta per un mondo più giusto.
Intervistatore:
Sceicco, lei ha impiegato enormi sforzi nella sua estenuante
lotta contro il dominio imperialista. Come valuta i risultati
in rapporto a tali costi sostenuti?
Sceicco:
Non è facile dare una valutazione oggettiva a risultati
di una lotta che si prefigge più che guadagni materiali
un tornaconto spirituale quale è la guerra santa. Gli
americani rubano le nostre risorse per garantire al popolo
occidentale un tenore di vita consumistico, molliccio ed ecologicamente
disastroso. Noi combattiamo affinché si preservino
le nostre risorse e siano sfruttate solo da noi, in modo che
l’occidente s’immiserisca e capisca cosa è
la povertà come è per i nostri popoli. Così
siamo disposti a bruciare tutto il petrolio pur di non darlo
agli occidentali. Che si dissolva nell’aria! Oppure
dobbiamo essere noi a decidere di venderlo agli americani
che sono i principali nostri acquirenti, non loro a dirci
di venderlo. Gli introiti arricchiranno la casta di potere
statale, economico e spirituale dei paesi islamici senza intaccare
lo stile di vita “spartano” del popolo.
I: Capisco. E volendo valutare gli sforzi
sostenuti?
S:
Gli sforzi sono abbastanza elevati, ma affrontati con grinta
da quello 0,0000003% di mussulmani che sostiene la nostra
causa attivamente. Ed è lo stato di disperazione in
cui l’Occidente ci ha immerso che genera questa nostra
grinta. Quando mi affaccio a una delle finestre della mia
villa, e guardo attraverso gli infissi d’oro intarsiati
di smeraldi e rubini, vedo il mio popolo affamato senza di
che vivere. Così ho trovato la forza di spendere ben
5 miliardi di dollari per acquistare dai colossi militari
missili, carri armati e mezzi di combattimento per la nostra
battaglia. Tutta roba di prima scelta proveniente in gran
parte dall’America settentrionale, dove vi è
una manifattura militare ineccepibile. Maledetti americani!
Pensi che per la guerra in Iraq hanno speso miliardi di dollari
che potevano ben essere impiegati per il bene del popolo.
I:
Lei accusa l’Occidente di sostenere uno stile di
vita materialistico e consumistico. Quale modello di vita
propone invece?
S:
Un modello di vita spirituale, ovviamente! Il popolo deve
vivere con lo stretto necessario e anche meno. Solo la miseria
fa apprezzare le bellezze dello spirito. E solo una casta
dominante può, per meri motivi di status, sacrificarsi
a vivere nell’abbondanza (si aggiusta gli occhiali d’oro
massiccio). Ma giusto per avere i mezzi di fare del bene al
popolo. Pensi ad esempio al matrimonio. Un uomo ricco e potente
può avere fino a quattro mogli e un harem di quattro
donne potrebbe essere sorvegliato da tre eunuchi. Così
si tolgono dalla strada tre poveri disgraziati, li si pone
in condizione di non desiderare alcuna donna e che non abbiano
il pensiero di farsi una famiglia coi costi che comporta.
Così si risolve anche il problema demografico generato
dal fatto che le due popolazioni maschile e femminile sono
pressoché identiche numericamente. Questa è
democrazia sociale, altro che liberismo e individualismo sfrenato
occidentale. Certo che per alcune norme bisogna andarci cauti.
Per esempio la sacra legge del taglione in base alla quale
i ladri vengono puniti con l’amputazione della mano.
Pensi se dovessero applicarla in Italia, dovrebbero ribattezzarla
Moncalia.
I:
Si certo. Ma qual è il rapporto tra i gruppi combattenti
e quella grossa fetta di popolazione islamica che migra nei
paesi occidentali?
S:
Problematici! Gli emigranti potrebbero costituire una sana
avanguardia di infiltrazione dell’Islam incorrotto nel
resto del mondo. Purtroppo, però, quei cani bastardi
traditori non vogliono saperne di collaborare. Emigrano per
trovare lavoro e, pensi un po’, per vivere in pace.
La quasi totalità di loro viene continuamente corrotta
dal materialismo dell’Occidente. Ma c’è
sempre un risvolto positivo: quella piccolissima minoranza
di islamici, gli eletti che viaggiano per motivi di lotta,
che costituiscono cellule di combattenti puri, riesce, pur
essendo più unici che rari come numero in proporzione
a tutti i musulmani emigrati, a seminare paura attraverso
il pregiudizio. Il pregiudizio è l’incubatrice
del terrore di cui si alimenta la nostra guerra santissima.
I: Un’ultima domanda sceicco: per quel
che riguarda la separazione tra stato e chiesa.
S:
Come ben sa non è prevista dal vero Islam, quello non
corrotto dall’ideologia democratica. Per governare la
cosa pubblica ci vuole saggezza e l’Uomo da solo non
può farcela. Solo Dio decide la storia della nazioni.
Lui sa cosa è giusto e cosa è sbagliato. Lui
può illuminarci. (Alza gli occhi e le mani al cielo)
Allah è grande!
I: Ma da chi dovrebbe farsi rappresentare Allah?
S:
Da me, ovviamente!
I: Grazie sceicco.
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