GiubiWeb

 

L'angolo di
GIUBIZZA
Verso Antropia

6) Guardando all'orizzonte

Guardando all'orizzonte

Fiumi nell'oceano

Piccole gocce, grandi
fiumi colorati
di pelle variopinta,
tagli d'occhi e forme di visi,
battaglioni e divisioni,
varie lingue e nazioni

Fiumi che nascono da ogni dove
e che sfociano nell'oceano

Scorrono colori di pelle
verso un mare sterminato

Fiumi che nascono da ogni dove
e che sfociano nell'oceano

Commento di Lettura Incrociata del Rifugio degli esordienti

Metafore militari, bibliche ("lingue e nazioni" per indicare i popoli). di immense forze naturali (i fiumi e i mari) concorrono a rendere l'idea di grandiosità d'un'inarrestabile forza storico biologica che potrebbe unire tutti in una specie-nazione Quest'idea, a me pare, come ho già detto, riflette, aggiornato, il mito dell'Anthropos.

 

Appartenenza

Fiumi di sangue,
arena infinita,
catena di zuccheri e acidi.
Questo siamo noi.

Strappo che lacera la seta

Commento di Lettura Incrociata del Rifugio degli esordienti

Altra poesia sulla forza vitale sofferta ma sentita e vista come essere uno, eterno e infinito.

 

Pathos

Noi siamo catena impacchettata in un nucleo

base ed essenza di esseri e coscienze

che si replica, si moltiplica, s'incrocia

in un magma di furore vitale

si accresce nella tensione continua

tra morte ed estinzione.

Molecola che forgia la storia,

fonda popoli e nazioni,

catastrofi e gioie,

creazioni e distruzioni perenni

nel dramma vitale.

Costruisce e fonda il suo Impero di sangue,

la piccolezza dei suoi esseri

è la sua grandezza.

Il dramma di onguno confluisce

nel dramma di ognuno, di tutti

del Tutto, dell'Uno,

in un Impero che vive teso

tra morte ed espansione,

tra vita continua ed estinzione,

tra potenza e catastrofe,

tra tragedia e lieto fine,

una fine che è solo il continuo momento

di un perpetuo nuovo inizio.

Commento di Lettura Incrociata del Rifugio degli esordienti

Mi pare quasi una sorta di "credo" della dottrina poetica fin qui espressa. Un credo però fondato sulla ragionevolezza e sul buon senso, più che sull'esaltazione religiosa. Il poeta sempre evidenza una soluzione del destino umano come probabile soluzione tesa tra un ventaglio di opportunità al cui estremo opposto vi è la catastrofe. tutto questo non ha un senso escatologico, ma solo una ricerca dei fatti, della struttura profonda e reale dell'esistenza umana, struttura fondata sulla sua natura biologica incentrata sul genoma che costituisce l'essenza di ognuno di noi. Il poeta si fa anche profeta vate scherzoso, quasi si prendesse gioco di se stesso nell'esprimere le sue visioni che non prende mai troppo sul serio.

 

La catena della vita

Scende la sera,
silenziosa e solitaria fredda d'inverno.
Le ombre si allungano,
il sole scompare dietro l'orizzonte
La gente s'appresta alle case,
nei locali e frettolosa per le strade.
Il traffico si dirada
e la luce lascia il posto al buio

Sperduto nell'immenso,
piccolo punto, miniscolo ente,
pensa il senso di essere.
Nel suo cuore
Si fa chiara l’immagine
di piccoli punti

Una corda si fa visibile,
di zuccheri e acidi incrociati.
un’aggrovigliata catena
che crea una fitta e viva ragnatela,
che unisce uomo e donna
crea nuovi esseri,
cresce e si moltiplica
ognuno per sé ma tutti son uno,
una piccola tribù diviene moltitudine

Catena che unisce la vita di tutti,
che appartiene a tutti
che tutti le appartengono

Schizza la catena della vita
nel sangue e nelle cellule.

Avvolge tutti

è tutti,

tutti racchiude

nel cosmo vitale

di un Essere.

Essa è il senso privo di senso.

E' la non importanza del senso.

Un frammento di luce
penetra nel cuore
come melodia
che scalda il brivido
e ravviva l'emozione del comprendere

l'insenso. Dell'essere in sé

di ognuno e di tutti.

Pensa sul senso di essere
un piccolo punto, misero ente,
sperduto nell'immenso.

La luce lascia il posto alle tenebre,
il traffico si dirada.
Nei locali e frettolosa per le strade,
la gente s'appresta alle case.
Il sole dietro l'orizzonte scompare,
le ombre si allungano.
Silenziosa e solitaria fredda d'inverno,
scende la sera

Commento di Lettura Incrociata del Rifugio degli esordienti

Poesia che inizia e finisce con gli stessi versi in ordine inverso, dimessi, di vita grama e comune. In mezzo la visione "mistica" della catena della vita (forse il DNA visto come apportatore di una forza vitale unificante ma anche come base della forza vitale individuale e collettiva chiusa in sé stessa e nella propria replicazione), la forma biologica che raccoglie in sé i singoli uomini nella loro interezza, e tutti gli uomini come destino comune della specie. Tutto questo però compie una sorta di negazione di senso, un non senso o un insenso, che costituisce la fine della necessità di avere un senso. E questa coscienza della non necessità del senso, insieme al piacere intellettuale dell'interrogarsi e della consapevolezza, è quasi un "conforto" del poeta nella sua pena solitaria, e il significato prbabile e non necessario della pena comune di tutti gli uomini nella loro fatica quotidiana.

 

Bisogno infinito

Inno alla vita e alla storia

Pulsione vitale
modellata e scolpita,
impulsi stimolati
e voglie inibite.
Nelle vene e nel cuore
pulsano i geni
ribelli esplodono
fondono e moltiplicano

Turbine di linfa vitale
pulsione che diviene bisogno
muove una storia,
biografia di una specie,
mossa da impulsi vitali
cresce nel mondo spargendosi

Gira e rigira cresce ad oltranza.
Il bisogno che appena morto,
dando così un grande sconforto,
presto più vigoroso ci appare risorto.

Assume la forma
e l'espressione di un'era,
prende il colore del ciclo epocale,
grande entusiasmo, folle euforia,
disperazione o rassegnata apatia.

Un modo di vivere forgia ogni epoca,
assume per sé ciò che è giusto
e sbagliato,
modella il gusto del bene e del male.

Esplode il bisogno, angusto è l'ambiente,
si erge la lotta e le sue barricate,
marcia l'esercito della liberazione,
spazzando gli ostacoli e le frontiere saltate.

Si svolge la storia furiosamente
nel giro di un giorno dall'alba infuocata
Soddisfa i bisogni il nuovo consorzio
che quindi s'espande e sovrasta sul mondo.

Sorgono quindi nuove attitudini
che felicemtne disegnano un mondo rinato
che apre le nuove ere

Crescita e prosperità
riempiono l'esistente
si colma il tutto di dominio vivente
mira alla conquista
la rinata comunità

Segue di nuovo la crisi e declino

il crollo e la disperazione.

Bramosie e amore
arroganza di vita
che ruba ogni spazio
per la moltiplicazione

per correre poi verso il bivio

tra baratro e nuovo impero,

tra la libertà di un dramma globale

e lo spettro della nullificazione totale.

Commento di Lettura Incrociata del Rifugio degli esordienti

È descritto con buon empito il passaggio dalla fase biologico materiale alla fase storico morale delle forze vitali che modellano, attraverso il bisogno, l'uomo e le sue realizzazioni civili. Qui tutto sembra essere un turbine, che porta, anche se con fasi violente, a raggruppamenti umani sempre più forti e potenti. Riecheggiando il classico mito del progresso indefinito, caro all'ottimista ottocento ma messe in dubbio dallo scetticismo novecentesco. Il progresso potrebbe essere la costituzione di quell'impero dell'uomo, di Antropia, mentre i dubbi che lo ipotecano la catastrofe socio-ecologica che ne fa un'opposta alternativa.

 

Il gusto del dominio

Batte la violenza del dominio
la zappa e il vomere
del laborioso contadino,
strappa i frutti alla terra
nutre uomini, alimenta il dominio.

Estrae pezzo dopo pezzo il minerale
la mano e ogni strumento
che utilizza il minatore,
le industrie rifornisce di grande potenza.

Pezzo dopo pezzo, gesto dopo gesto
crea dai componenti i beni
la man dell'operaio
che accresce senza freni
consumi e ingordigia.

Come il soldato l'arma innalza,
così lo zappatore sventra la terra,
come l'esercito più forte
schiaccia il suo nemico
così l'umanità sulla natura
ha il gusto del dominio.

Gusto che porta

alla vita e alla catastrofe.

Commento di Lettura Incrociata del Rifugio degli esordienti

Il lavoro visto come arma di dominio sulla natura, e i lavoratori come l'esercito che attua questo dominio. Sempre però emerge la tensione tra potenzialità di progresso e immane catastrofe che l'opera dell'uomo compie sulla natura.

 

La patria di tutti

Antropia era la patria di tutti,

nessuno era escluso.

La vita vinceva,
e si espandeva all'orizzonte
su cieli, su mari
e giungendo a mirare da vicino le stelle.
Terra era una rampa di lancio,

dimora di sangue.

Un essere immane

racchiudeva la libertà

di ogni essere,

la cui piccolezza

era la sua grandezza.

Una patria che nasceva dalla libera unione e fusione
si estendeva sopra distese.
Impero che copriva ogni luogo
di un volere vivente.

Frutto di spasmi e dolori,
casa che raccoglieva popoli
stendeva la sua mano sulle ecumene
e su desertici spazi.

Dimora di popoli e stirpi,
stendardo di pace e vittoria
Sotto una sola bandiera, un'unica patria,
una grande nazione
Antropia la grande,
il paese di specie,

esercito di vita,
astro di luce e di unione
scioglie vincoli e funi,
abbatte frontiere
sempre più vasto
principio e fine,
collante e culmine dei tempi

Regno dela libertà

e del volere di ognuno e di tutti.

Solcava i tempi

vinceva le potenziali catastrofi

e il pathos di ogni uomo

confluiva in un grande dramma

globale e senza fine.

Commento di Lettura Incrociata del Rifugio degli esordienti

Una specie di visione fantastica in cui si descrive una ptria globale di tutti gli uomini, la terra del regno di Antropia, "rampa di lancio" per la conquista di tutto l'universo. Direi che qui è più evidente che altrove quel sentimento che aleggia in tutte le poesie "profetiche", che credo giusto nicianamente definire "volontà di potenza" seppure espressa in maniera molto pacata, pur se con molto vigore poetico.

 

Noi siamo la Vita

Inno alla vita umana e all'Umanità

L'immensità è la mia casa
Una fiamma vivente
riempie il Tutto

Tanti esseri sono la vita
di un grande Essere che vive

Nelle vene corre il sangue,
dentro il cuore
le catene si spezzano
e scorriamo uniti nel cammino
sulla strada della crescita

Noi siamo una vita,
siamo la nostra vita

Noi impostiamo il mondo
solo per la vita
Noi sappiamo che nessun dio
può placare il nostro impeto

Noi siamo una vita,
siamo la nostra vita

Una nuova vita nasce,
una vecchia vita va via,
io non mi fermo
a gettare il mio pianto,
io non confido in nulla
fuori della vita

Noi siamo una vita,
siamo la nostra vita

Vita!
Vivo tra le creature della mia specie,
non ho il desiderio
né di lottare né di fuggire
Ho capito che la mia specie è il mio regno
come ho capito di credere giusto
che il mio regno durerà

Vita!
Vivo in un momento di un sogno,
so cosa il grande Essere vede e sente.
Ho capito che il mio essere è la mia vita
come ho capito che altre vite
mi consento di proseguire ancora

L'immensità è la mia casa
La mia fiamma vivente
riempie il Tutto

Siamo gocce di fiumi
che scorrono nell'oceano

Noi siamo una vita!
Noi siamo una vita,
siamo la nostra vita

Diamo sovranità
solo per alla nostra specie
Non vogliamo nessun idolo
che decida la nostra vita

Noi siamo una vita,
siamo la nostra vita

Noi affermiamo:
Specie!
Siamo tutte le creature di una specie,
una grande fiamma di vita
che divampa nel mondo.
Abbiamo capito che la specie è l'Impero
come abbiamo capito
di aver bisogno di scoprire
che l'Impero siamo noi

Noi siamo una vita,
siamo la nostra vita

…Noi siamo la Vita

Commento di Lettura Incrociata del Rifugio degli esordienti

Inno vigoroso, di forte impatto, scandito dalla ripetizione di frasi emblematiche e delle parole chiavi "vita" e "specie" utilizzate come dei sinonimi. La specie umana come ente definito geneticamente e biologicamente è una sintesi di vita, di una vita umana, globale e individuale, che punta a realizzare la propria libertà. Ritorna l'esaltazione della potenza sofferta di ciò che si sta costruendo, e la volontà "mistica" come di fondersi nel tutto che la specie unificata, ricomprendendo tutta l'Umanità dei singoli esseri umani, è. Dietro questa idea di specie e di vita, in questa poesia mi pare piuttosto evidente, c'è il mito dell'Anthropos, proiettato in un concetto che sembra essere la fusione di progresso (storico) e di evoluzione (biologica).

 

Visione

Sotto una bandiera, un'unica grande Nazione, di tutte le genti e le nazioni, la Tribù delle tribù, Gens di tutte le gentes, senza bisogno di idoli, senza patrie, ma una sola grande patria globale di una Umanità riunita. Senza padroni, senza uomini che si ergono al di sopra di altri uomini.
Con lo sguardo rivolto a un'espansione di vita indefinita, alla vittoria e il trionfo della libertà e dell’essere umano, alla vittoria del kosmos sul kaos dell'universo, con la potenza del suo Impero, Uno, An-tropico e universale, fondato e basato sull'unione e sulla libertà della specie, unione genetica globale.
Con la coscienza e l'orgoglio dei miti esseri ormai saggi e amministratori che rigenerano una natura troppo deturpata. Esseri umili, generosi e aperti tra le creature del mondo.
Granelli di sabbia fanno una distesa desertica, gocce d'acqua formano un oceano, gli umani fanno Antropia, il regno della Specie, l'Impero degli Antropi, la patria della libertà.

Ununione globale potrebbe essere la nostra forza totale, rifugio e laboratorio del dramma della vita, lo scettro sul caos e risposta al disastro più totale.
Antropi di tutto il mondo unitevi!

Ognuno per sé ma tutti in uno

e il Tutto per ognuno.

Commento di Lettura Incrociata del Rifugio degli esordienti

Per questa prosa dovrò essere necessariamente meno minuzioso nell'analisi, più sintetico. Prosa che ha l'impeto dell'inno ma la ragionevolezza di una riflessione. Tutta volta a prefigurare la proposta di una patria dell'uomo, Antropia, la specie-nazione, che gli uomini da ultimo potrebbero formare sia come realizzazione di una realtà genetica esistente, che come rifugio e casa della propria libertà dal dramma della vita, nonché come soluzione alternativa alla catastrofe o al caos permanente. Una realtà che sottome ogni altra realtà, per immensa che sia. Per ora la coscienza di questo probabile futuro è solo del poeta, non degli uomini che la formano, ciecamente mossi da impulsi contraddittori e in lotta tra loro, ma non per questo l'esito non potrebbe riuscire. Il nome di Antropia dato all'impero del genere umano mi fa pensare che la proiezione del mito dell'Anthropos sia in questi testi assolutamente cosciente.

 

Sulla terra ed oltre

Sulla terra ed oltre
si stanzia ed estende,
spazi vitali moltiplica vita,
cresce cosciente
il dominio,
sulla terra ed oltre,
in ogni dove…

Commento di Lettura Incrociata del Rifugio degli esordienti

E' logico pensare che ogni fase di crescita ha già prefigurata in sé le ulteriori e più potenti fasi di crescite successive, in un rimando senza fine.

 

Espansione

In ogni dove si estende
portando l’ardore
della sua fiamma vivente…

Commento di Lettura Incrociata del Rifugio degli esordienti

Riprende un concetto della poesia precedente e lo assapora, diciamo così, in tre versi più raccolti.