Il
piacere è reciproco
Lettera
aperta a L'Espresso
Uno degli esempi più eclatanti della disparità
di considerazione tra i due sessi lo abbiamo in un articolo
“esoterico” apparso nel n. 17 del 5 maggio
2005 de “L’Espresso”, intitolato
“Ho sposato un ghiacciolo”
a firma di Letizia Gabaglio.
Questo articolo ha per oggetto la rituale insoddisfazione
delle italiane, espone e commenta i risultati di un primo
"studio" sulla sessualità delle femmine
italiane, e quindi comunque parziale (mai che ci si interessi
della sessualità degli italiani maschi…).
"Studio" portato avanti dal Centro clinico di
sessuologia dell’Università La Sapienza di
Roma. Da tale studio si evincerebbe che molte donne risulterebbero
sessualmente insoddisfatte (ma era di rito… e non
crediamo affatto che i maschi se la passino meglio) e
ciò viene supportato meticolosamente da dati, sondaggi
e studi vari. Ma in realtà non si capisce bene
la motivazione di questa insoddisfazione. È come
se l’autrice di detto articolo giocasse sulle parole
e non giungesse al sodo.
Per esempio, l’incipit dell’articolo è
tutto un dire: “Cari uomini così non va.
A trent’anni dalla rivoluzione sessuale i maschi
italiani non hanno imparato a essere partner perfetti”.
Ciò che vorrei ora notare non è il fatto
che le donne si lamentino sempre perché “cerchino
una sessualità esistente solo sulla carta”
(ma perché la sessualità la si pianifica
forse?) come dalle presunte proteste maschili ipotizzate
simpaticamente nelle parole della dott.ssa Gabaglio, ma
vorrei innanzitutto chiedere: “Qual è il
punto?”, nonché porre l’accento su
una questione che si sintetizza in alcune domandine semplici
semplici: “Cosa fanno le donne per ravvivare il
rapporto?”; “Cosa fanno per essere loro “partner
perfetti”?”; “Perché questa persistenza
di una visione che la donna non abbia la sua parte di
colpa e una conseguente colpevolizzazione e iperresponsabilizzazione
della parte maschile?”.
Questa perplessità è ulteriormente alimentata
dai dati evidenzianti nello stesso articolo, dove è
scritto che oltre la metà delle donne insoddisfatte
ha un compagno che ha problemi di erezione, contraddicendo
alquanto la precedente affermazione che i problemi sarebbero
per lo più di ordine psicologico, emotivo e relazionale.
Nell’articolo si afferma che il maschio ha un modo
di pensare il sesso troppo legato all’erezione,
e quando questa manca non vuol saperne di dedicarsi al…
sesso.
Parrebbe essere, però, che il termine “erezione”
indicherebbe molto banalmente e semplicisticamente la
mera manifestazione esteriore dell’eccitazione sessuale
maschile. A questo punto c’è da chiedersi
se l’assenza di questa manifestazione non possa
indicare una scarsa motivazione erotica. E ci sarebbe
anche da chiedersi chi non soddisfa chi. Non potrebbe
essere che molte di queste donne non siano soddisfacenti
al punto che i loro compagni perdono la carica erotica
che porta all’erezione? E se non c’è
questa “erezione”, non potrebbe stare a significare
forse che non c’è eccitazione, e pertanto
non c’è voglia di darsi a giochi erotici
di alcun tipo?
Ma anche un’altra domanda sarebbe il caso di porgere
all’autrice di questo strano articolo: si parla
tanto di orgasmo femminile, ma un uomo senza erezione
che orgasmo può avere, e perché mai dovrebbe
preoccuparsi di soddisfare la partner? Ora cosa si intende
per soddisfare la partner? “Farle” avere un
orgasmo? Ma una donna che ha un partner con “problemi”
erettili, vuole un orgasmo anche se questo non può
averlo? Se si, parrebbe molto “altruistico”
da parte femminile… alla faccia degli uomini che
pensano solo al “proprio” piacere!
Si afferma che la sessualità femminile
passa in secondo piano, ma parrebbe, invece, che questa
sia fin troppo in primo piano, mentre quella maschile
viene messa alla porta se non proprio scaraventata dalla
finestra.
Si afferma che i problemi della sessualità
sono inseriti nella dinamica di coppia, però poi
si dice che gli uomini con “disfunzione erettile”
si rivolgono tardi al medico. Ora mi chiedo perché
i problemi sessuali della donna vadano inseriti nella
dinamica della coppia, mentre quelli maschili sono trattati
come dover riparare l’auto dal meccanico.
L’articolo poi conclude con una sorta di “manifesto”,
ancor più occulto dell’articolo stesso, per
una nuova sessualità (peccato, però, solo
maschile. Ma c’est routinier!), che spinga
gli uomini a entrare più a fondo nelle problematiche
dell’eros, per garantire un’eccitazione “tout
court” e non solo “genitale”. Ma che
cavolo vuol dire? L’autrice non lo spiega.
Comunque staremo anche a vedere cosa faranno le nostre
italiche femmine da parte loro per garantire un’eccitazione
“tout court” e non solo “genitale”
sia propria che dei loro partner, checché voglia
dire secondo l’autrice tale stramba accezione. Staremo
a vedere quale sarà il loro impegno nell’inoltrarsi
verso la scoperta delle “problematiche legate all’eros”,
di cui non pare, però, che le donne si siano impegnate
più di tanto a mostrarsi delle grandi esperte (tranne
che a lamentarsi, quello si). E cosa faranno per un necessario
e opportuno arricchimento della sessualità propria
e dei partner. Staremo, insomma, a vedere cosa sapranno
fare le nostre donne oltre a lamentarsi.
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