Note di Regia

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Avvolti dal silenzio, si riesce a colmare il desiderio e la necessità di ascoltare il mondo e noi stessi, di riscoprire un frammento della nostra vita in cui assaporare la muta eloquenza che giunge fino a noi portando con sé, da epoche remote, gesti, suoni ed azioni. Così, le emozioni trasmesse dalla natura, attraverso il ciclico trascorrere della vita, diventano gli eterni testimoni di quell’inesorabile ruota dell’esistenza che ci accomuna a quanti ci hanno preceduto rendendo il pianto o il calore di un sorriso odierni, non dissimili da quelli di allora e donando un senso nuovo a tutto ciò che, tramandatoci fino a questa società del chiacchiericcio, inutile e frenetico, viene spesso ripetuto senza volontarietà alcuna.

C’è un gusto nello scoprirsi necessari nella concatenazione della vita e così è, dunque, quando ci si sente pietra-chiave nell’arco della storia. Il riscoprire nelle nostre azioni quelle dei nostri antenati è l’innegabile conferma che abbiamo condiviso lo stesso cielo e vissuto gli stessi sentimenti che ci hanno scolpito come uomini e ci hanno, come tali, reso eterni.

La morte viene quindi trasformata in un limbo transitorio, dal quale ci si può riscattare attraverso il perpetuarsi nelle generazioni successive di questa eredità silente, cosicché essa, se rimessa in discussione, acquisti un significato nuovo, mantenendo allo stesso tempo quella mistica universalità di fondo che le è propria. Le prefiche si ergono così a simbolo del viaggio dell’umanità, dispiegato fra quotidianità assai diverse nel tempo, ma accomunate dalla precarietà del sottile filo tra la vita e la morte, in bilico tra realtà ed illusione.

Non è nostra pretesa dare una filosofica e reale soluzione a questo nodo esistenziale, ma solo condurre alla riflessione e condividerne gli interrogativi confrontandoci armoniosamente, poi, sulle risposte. Le nostre paure, le incertezze, fino alle decisioni più o meno meditate ci accomunano innegabilmente a uomini di un tempo andato e questa immanente similarità ci sostiene nella continua lotta con la precarietà di tutte le cose. Questo perpetuo passaggio di consegne tra la vita e la morte, si incarna ne Le Terre del Silenzio ed, attraverso il teatro restaura il rapporto, a volte dimenticato, tra i vivi e i morti, dandoci la padronanza e la forza necessarie per affrontare il futuro.