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Adorazione
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In questa vita Dio ci fa conoscere tre
tipi di amore: l’amore fra un uomo e una donna, l’amore
dell’amicizia e la carità. Il
fine del primo amore è il possesso dell’amato, quello del secondo è il bene
morale dell’altro (si pensi anche all’amore reciproco tra genitori e figli). La
carità è la perfezione di questi due amori. E’ la
donazione gratuita
e assoluta di sé a Dio e un servizio
ai
fratelli per amore suo. E’ un dono di Dio duplice e indivisibile. Comprende due
amori fra loro inseparabili, simili, ma non uguali: l’amore per Dio e l’amore
per il prossimo. Il primo è la sorgente dell’amore, il secondo è una sua
creazione ed entrambi sono un suo comando: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli
altri, come io vi ho amati” (Gv 15,12).
Non
possiamo amare l’uno senza amare anche l’altro.
La carità ha per fine l’unione e il possesso di Dio, è
dimostrato nei fatti dall’amore per il prossimo
ed è superiore ad ogni altro amore: ”Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o
la figlia più di me non è degno di me” (Mt
10,37).
Dio ci ama di amore infinito. In questa vita siamo soggetti a gioie e dolori e anche a terribili tragedie, per cui sorgono spontanee le domande fondamentali: Dio ci ama oppure no? Se ci ama, perché ci lascia soffrire?
Riguardo alla prima domanda, l’amore di Dio, sebbene
nascosto, lo constatiamo in ogni momento considerando i doni, materiali e
spirituali, che ci ha dato: la vita, la libertà, le capacità,
l’intelligenza, i frutti della terra,
Gesù Cristo, lo Spirito Santo, la Parola di Dio, i sacramenti. Ma la
prova massima del suo amore ci viene dal dono che ci ha fatto del suo figlio
Gesù. Il nostro peccato ci aveva resi nemici di Dio ed esclusi dal suo regno.
Gesù ha avuto compassione di noi.
Senza neppure che glielo chiedessimo, ha espiato e perdonato i nostri peccati sulla
croce, sacrificando la sua vita per salvare la nostra.
Per renderci sicuri
del suo amore Gesù ci ha fatto una chiara promessa di amicizia e di
salvezza : “Dio ha tanto amato il
mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia,
ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16).
Egli pone una condizione, la fede. La
fede è credere che Gesù Cristo è il figlio di Dio e nostro salvatore, morto e
risorto per noi, ma è anche
confessare e praticare con la vita il suo Vangelo.
La sofferenza
Riflettiamo sulla seconda domanda:
perché Dio, nonostante il suo grande amore per noi, permette che noi soffriamo?
Le tribolazioni della vita, se non sono vissute nella fede, possono darci un
falso concetto di Dio, indicandolo come un padre che non ha cura dei
suoi figli sofferenti.
E’
opportuno considerare che le sofferenze non sono opera di Dio, ma sono la
conseguenza del peccato del mondo che ha provocato la rottura della nostra
amicizia con lui e la corruzione della nostra anima. La separazione da Dio, che
è la fonte di ogni bene, è la causa del dolore del mondo.
Dio
permette il dolore per farci comprendere la gravità del male in cui siamo caduti
a causa del peccato e indurci alla conversione. Allora egli potrà, grazie al
sangue versato da Cristo, restaurare la bontà e la purezza della nostra anima:
Prima di presentarci
dinanzi a Dio, occorre essere perdonati e perfettamente riconciliati con
lui e, pertanto, dobbiamo essere purificati da ogni attaccamento al peccato e
convertiti all’umiltà, all’obbedienza e all’amore totale. “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte
le vostre impurezze e da tutti i vostri
Il Signore ci invita a sopportare con
pazienza le prove e i patimenti della vita, ad attendere con fiducia il giorno
della ricompensa:
“Accetta quanto ti capita, sii paziente nelle vicende dolorose,
perché con il fuoco si prova l'oro, e gli uomini ben accetti nel
crogiuolo del dolore
” (Sir
2,4).
Gesù non gode delle nostre sofferenze.
Nella sua vita terrena ha guarito molti malati, dimostrando la sua compassione
verso di loro e la sua ferma intenzione di cancellare la sofferenza dalla faccia
della terra. Egli, pur essendo innocente, si è addossato i nostri peccati e i
nostri dolori e li ha vinti sulla croce per purificare le nostre anime. In
questo modo ha trasformato il dolore umano in una fonte di salvezza per tutti
coloro che lo vivono con fede. La sua croce è diventata strumento di redenzione
e per questo Gesù la propone anche a noi
per collaborare alla riparazione dei nostri peccati. Essa distruggerà il nostro
dolore per fare spazio alla gioia.
Il comando
Dio ci
consiglia di amarlo per avere in noi
la vita e ci sconsiglia vivamente di perseguire il male che conduce alla morte
dell’anima: “Ti comando di amare il Signore tuo Dio …
perché tu viva … Ma se il tuo cuore si volge indietro e ti prostri
davanti ad altri dèi e a servirli, io vi dichiaro oggi che certo perirete” (Dt 30,
16).
Dio vuol
essere amato da noi con un amore forte e totale, simile al suo. Ci chiede di
vivere per lui, di amarlo al di sopra di tutto e con tutte le nostre forze, di
donargli tutto quello che abbiamo, il corpo, l’anima, il cuore, la mente: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con
tutta la tua mente“ (Mt
22,37 ).
Ma come è
possibile amarlo a questi livelli di perfezione? Eppure Dio sa che non ne siamo
capaci, perché siamo condizionati dalle passioni che ci dominano.
Per
aiutarci a superare le nostre incapacità, Gesù ci offre il suo santo Spirito
santificatore e ci suggerisce anche la via per ottenerlo. Ci chiede la
preghiera: “Il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Lc
11,13), e l’amore per lui: “Chi rimane in me e io in lui, fa
In che
cosa consiste il nostro contributo di opere? La gente fece questa domanda a Gesù
ed egli rispose: “Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato” (Gv 6,
29). La fede è innanzitutto amore e solo grazie ad
esso siamo in grado di osservare i comandamenti. Per questo la fede ci
salverà. Chi ama il Signore, si comporta come l’innamorato verso l’amata.
Pertanto amare Dio equivale a cercarlo, a seguirlo, a tenerlo sempre nella mente
e nel cuore, a dialogare con lui nella preghiera per sentirne la consolazione,
ad ascoltare assiduamente la sua Parola per trarne i suoi
insegnamenti vitali, perché essa sia la nostra
Se il
nostro amore verso Gesù è sincero, lo Spirito santo ci donerà l'aiuto essenziale
alla nostra salvezza: la carità, la virtù capace di donarci un cuore nuovo, di
farci amare veramente Dio e il prossimo e di osservare i comandamenti.
C’è un
test infallibile per sapere se amiamo Dio ed è l’amore per il prossimo, ossia la
nostra disponibilità a perdonare, aiutare, donare senza richiedere il
contraccambio.
“Quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi;
e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua
ricompensa alla risurrezione dei giusti
“ (Lc 14,
12).
L’amore per il prossimo.
Chi è il
nostro prossimo? Non è certo un estraneo che possiamo
ignorare,
sfruttare o tiranneggiare a piacimento,
come pensano in molti, ma una
persona che
Questi
poveri sono i preferiti di Gesù, i più amati perché sono gli esclusi dalla
società, i più bisognosi, i suoi “fratelli più piccoli”. Ogni cosa che facciamo a loro, dice
Gesù, è fatta a lui stesso, nel bene o nel male. Negare loro l’aiuto è una
colpa che può costarci la condanna.
In queste vesti di povero Gesù si presenta a noi e ci
chiede un aiuto, un’offerta, un vestito, un pezzo di pane, una visita, una
parola buona, un sorriso, una carezza.
La carità è il segno visibile della vicinanza di Dio a
noi. E’ la sua carezza che ci arriva
attraverso gesti di amore e di soccorso da parte dei nostri fratelli dal cuore
compassionevole. Dio ha creato il mondo, non perché vivessimo per noi stessi, ma
perché formassimo una famiglia regolata dalla legge dell’amore. Quando viene a
mancare l’amore facciamo l’amara esperienza della divisione, del tormento
interiore, dell’ingiustizia, dell’odio, della violenza e del dolore.
La carità è la fonte della beatitudine, ma anche la
condizione per ottenerla. Se Gesù è la porta del regno, la chiave per entrarvi è
l’amore per il prossimo.
Chi aiuta
il fratello aiuta e salva se stesso:
“Beato l'uomo che ha cura del debole, nel giorno della sventura il Signore
lo libera”
(Sal
40,2).
La carità
non è un optional, ma un dovere, un compito che Dio assegna a
ciascuno di noi. E’ una norma
di giustizia e una risposta all’amore ricevuto da Dio. Siamo chiamati a donare
agli altri l’amore che abbiamo ricevuto gratuitamente da Dio e non ci è
concesso di chiudere il cuore a chi ha bisogno del nostro aiuto:“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
La carità è la meta della nostra vita,
una via stretta da percorrere, ma
assolutamente necessaria per far parte del regno di Dio. Grazie ad essa possiamo
vincere il mondo, il peccato, le divisioni, il dolore, la morte e, soprattutto,
guadagnare l’amore di Dio.
Giovanni Ciattoni
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