Benvenuti nel sito internet di
GIORGIO
FERRARI
i colori in opera
UOMINI DI
CUORE

scritto da 42 uomini di Rovereto dai 15 ai 91 anni sul tema
dell'amore
Come "Cuori
di donne" anche "Uomini di cuore" viene promosso dalla
Fondazione Famiglia Materna in collaborazione con la cooperativa Sociale Punto
d'Approdo. Il ricavato del libro sarà devoluto interamente al nuovo Centro
Sociale e Occupazionale dove le donne in difficoltà possono appoggiarsi e
trovare sostegno.
Il volume edito da Nicolodi Edizioni è in vendita a 10 Euro nelle
librerie di Rovereto
Un segreto
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Giorgio Ferrari
Quando
penso alla mia vita, la rivivo come esperienza di essere accolto, di essere
voluto bene. E me ne rimane dentro un senso di gratitudine ed una energia che mi fa guardare positivamente alle
circostanze che accadono. Eppure tutto non è e non è stato facile.
Fin
da piccolissimo infatti ho dovuto affrontare le
difficoltà fisiche conseguenti alla paralisi agli arti inferiori sopraggiunta,
presumibilmente, come esito di una operazione che dovetti subire
a pochissimi mesi.
Non
ho naturalmente memoria dei miei primissimi tempi, ma per queste difficoltà
sono stato ricoverato , fin dall’età di tre anni, in
collegio a Rovereto, in via Tommaseo, dove sono poi rimasto per dieci anni come
convittore a tempo pieno. Allora, in collegio, si studiava e si faceva
fisioterapia alternando le attività fra mattina e pomeriggio. Alla fine degli
anni ’50 era quello l’unico centro specializzato, che nel triveneto si curava
della riabilitazione dei bambini affetti da difficoltà simili alle mie, ed
ospitava una cinquantina di bambini e bambine.
Ricordo
in modo vivo le attività ed i giochi che ci venivano proposti anche per
stimolarci dal punto di vista fisico e intellettivo; ricordo la terapia, a
volte noiosa e dolorosa, i momenti in cui, per allungare la muscolatura delle
gambe , dovevo rimanere per lungo tempo in posizioni statiche obbligate . Un
tempo che non sembrava finire mai.
Ma
ricordo soprattutto l’attesa del fine settimana , il
poter finalmente rivedere i miei genitori e mio fratello che mi venivano a
trovare e poi, più grandicello, il poter addirittura ritornare a casa con loro per il week end.
Conquista questa raggiunta grazie alle pazienti e decise insistenze dei miei
genitori e di altre famiglie che non si erano arresi di fronte alle difficoltà
di starci vicini.
Neanche
per i miei era stato facile staccarsi da me. L’ho capito sempre di più
crescendo, pensando per esempio a mia madre, che , per
venirmi a trovare, per prima in famiglia, e fra le prime donne in Trentino,
riuscì a prendere la patente, aprendo la strada anche a mio padre. Piccoli
grandi gesti di coraggio e di eroismo, nascosti fra le pieghe di un quotidiano
semplice e laborioso.
E’
passato tanto tempo ed ancora adesso per me è importante continuare a fare
fisioterapia per mantenere una condizione di forma e
muovermi più agevolmente.
Durante
questi anni sono sempre stato molto aiutato dalla vicinanza della mia famiglia
e dalla loro speranza.
Sono
stato spronato e incoraggiato, anche quando ho dovuto subire delle operazioni
chirurgiche impegnative.
Intanto
finivo di studiare alle superiori e trovavo un impiego come geometra presso il
Comprensorio della Vallagarina, proprio in via Tommaseo,
proprio in quell’edificio, che, restaurato, era intanto divenuto sede del C10.
Così mi sono ritrovato a lavorare lì, cosa che continua da trent’anni, per chi
sa quale scherzo o sorriso del destino che ha voluto legare la mia vita a quel
luogo. Un vero ritorno in gloria, si potrebbe dire.
Ma
per arrivare fin lì, quanta dedizione ho ricevuto, quante attenzioni,
sollecitazioni, cure anche in una semplice quotidianità, magari da persone che
svolgevano umilmente, ma con umanità e serietà il proprio lavoro, assistenti o
infermiere, educatrici o inservienti.
Ora
vivo con mio padre; la mia mamma, che abbiamo accudito per alcuni anni, ora è
alla casa di riposo a Rovereto per una malattia molto invalidante. Andiamo a
trovarla e ci facciamo compagnia cercando in un altro modo a continuare a
starci vicino.
Questo
amore alla vita, che mi porto dentro, è frutto certamente di un dono coltivato.
E’
frutto dei tanti gesti piccoli e grandi che hanno sostenuto e formato la mia
persona, regalandomi la sorpresa di uno stupore e di una gratitudine.
Sorpresa,
che con il passare degli anni ha sempre più assunto anche il volto dei molti
amici che uno dopo l’altro si sono legati a me e accompagnano l’avventura della
mia vita.
E’
questa l’esperienza da cui nasce e si alimenta in me quella capacità di
guardare agli avvenimenti con positività, che mi viene riconosciuta dalle
persone quando le incontro nelle occasioni della mia giornata o quando riesco a
fare loro compagnia, affrontando
il lavoro o i momenti in palestra dove svolgo l’attività di fisioterapia.
In
questi ultimi anni mi è capitato di provare anche cose insolite e imprevedibili
come “l’arrampicata
terapeutica” in palestra su una parete attrezzata, seguito e spronato da Matthias, fisioterapista entusiasta e
sperimentatore. Si tratta di una tecnica nuova e particolarmente stimolante
perché oltre a usare il corpo impone di controllare la mente. Ogni mossa deve
essere pensata, calcolata, pianificata.
Un'altra
possibilità di incontro con le persone è la pratica della pittura. Direi che
questa è la parte più “colorata” della mia esperienza. Nasce dall’incontro con un vero maestro,
Gianni Turella, durante le vacanze estive con i giovani del
paese di Isera al passo del Brocom. Lì ho cominciato
con il suo aiuto a dipingere sulla tela con i colori a tempera e il suo
entusiasmo e la sua disponibilità mi hanno contagiato. Era l’inizio degli anni
’70. Nel ’90 è arrivata la mia prima mostra, a cui sono seguite poi altre personali e collettive. Il confronto e l’amicizia con
Gianni e altri pittori
ancora oggi continua a sollecitare e a dare respiro alla mia
espressione artistica.
Nel
dipingere prendo spunto dalla realtà, un paesaggio, dei fiori, una maternità e altri tematiche, che interpreto secondo la
mia sensibilità, ma sempre con gratitudine per quello che esiste, così com’è,
perché è nell’affrontare la realtà che ho trovato quello che mi dà forza.
C'è qui forse un segreto, quello di una gioia
che non nasce dalla soluzione dei problemi, ma dall'intima apertura a quello
che esiste. È un bisogno di dire qualcosa che possa raggiunge l’altro e creare
un dialogo più delle parole .
E’
un lavoro continuo e paziente, anche perché, quando inizio un’opera, non è
possibile prevedere l’esito finale che questa avrà e l’esito stesso è una
sorpresa anche per me.
Anche
la mia mamma dipingeva per diletto; ci sono dei sentimenti e delle emozioni ed
è un lavoro che mi piace ma che, naturalmente, ha bisogno della pazienza di
coltivato e condiviso per crescere.
Come
tutti cerco la bellezza. Tutta la realtà, tutte le cose e le persone, mi sembrano nascondere
qualcosa di misterioso che mi attrae . Anche la quotidianità con le sue fatiche e le sue
gioie non si riduce a ciò che si vede. E’ importante saper fare un passo
indietro, e lasciare lo spazio perché si affacci, magari in un particolare, quello che
non ti aspettavi ma che segretamente attendevi.
Ed
è per come si è guardati che si riesce a guardare.