Benvenuti nel sito internet di
GIORGIO
FERRARI
i colori in opera
TESTI
– ARTICOLI
….Quelle vele trasparenti sono piene di dinamicità spirituale, capaci di disincagliare
qualsiasi ostacolo e la nave, da un momento all’altro, può partire verso il
mare aperto. Sono preziose queste opere tutte intrise di fede e spiritualità.
Vi è nell’animo dell’artista una volontà soprannaturale totale, per cui ogni
soggetto è sempre e solo un pretesto per dire cose più alte, per dire di più di
ciò che materialmente è espresso nel quadro. Le opere, anche se sono paesaggi,
o rappresentano temi umani, hanno in sé una luce nuova ed una speranza viva… (A.
Fia – dalla presentazione della mostra a Rovereto giugno – luglio 2010)
Le opere di Giorgio Ferrari catturano con felicissima fantasia la grazia
colorata, il brio, l’allegria.
La sua arte non si limita a rappresentare il visibile, spesso egli visualizza
l’invisibile, con una così netta maestria che lascia gli occhi stregati da
impossibili visioni. Vi è tra il mondo interno e il mondo esterno dell’artista,
fra la sua emozione soggettiva e la porzione di realtà oggettiva che investe,
un grandissimo equilibrio, che approda a una realtà artistica lievemente
idealizzante. Ogni suo quadro si presenta come la risposta a una domanda
diversa, nasce ogni nuova opera nel segno di una nuova ricerca. Egli vuol
essere giudicato in virtù della sua efficacia a raggiungere direttamente il cuore
dell’uomo e non già di un astratto criterio di bellezza. I suoi quadri
assolvono il loro compito di liberare l’autore dal ricatto delle vecchie
sembianze e di disporlo a nuovi amori, cioè a nuovi paesaggi. La bellezza di
questi luoghi rivela la sua allegria di vivere, per un curioso gioco di
riflessi la stessa allegria si traduce in effetti cromatici. La pittura di
Ferrari inonda i quadri di colori, con i quali l’artista lotta perché parlino,
perché schiudano le labbra e cantino ciò che arde nel suo cuore; ci guida alla
sua quieta intimità con quella voce del cuore che sa dire in silenzio ogni
cosa.
(Carmen Donato - gennaio 2005)
UOMINI DI CUORE

scritto da 42 uomini di Rovereto dai 15 ai 91 anni sul tema
dell'amore
Come "Cuori
di donne" anche "Uomini di cuore" viene promosso dalla
Fondazione Famiglia Materna in collaborazione con la cooperativa Sociale Punto
d'Approdo. Il ricavato del libro sarà devoluto interamente al nuovo Centro
Sociale e Occupazionale dove le donne in difficoltà possono appoggiarsi e
trovare sostegno.
Il volume edito da Nicolodi Edizioni
è in vendita a 10 Euro nelle
librerie di Rovereto
Un segreto
------------------------------------
Giorgio Ferrari
Quando
penso alla mia vita, la rivivo come esperienza di essere accolto, di essere
voluto bene. E me ne rimane dentro un senso di gratitudine ed una energia che
mi fa guardare positivamente alle circostanze che accadono. Eppure tutto non è
e non è stato facile.
Fin
da piccolissimo infatti ho dovuto affrontare le difficoltà fisiche conseguenti
alla paralisi agli arti inferiori sopraggiunta, presumibilmente, come esito di
una operazione che dovetti subire a pochissimi mesi.
Non
ho naturalmente memoria dei miei primissimi tempi, ma per queste difficoltà
sono stato ricoverato , fin dall’età di tre anni, in collegio a Rovereto, in via Tommaseo, dove sono poi rimasto per
dieci anni come convittore a tempo pieno. Allora, in collegio, si studiava e si
faceva fisioterapia alternando le attività fra mattina e pomeriggio. Alla fine
degli anni ’50 era quello l’unico centro specializzato, che nel triveneto si
curava della riabilitazione dei bambini affetti da difficoltà simili alle mie,
ed ospitava una cinquantina di bambini e bambine.
Ricordo
in modo vivo le attività ed i giochi che ci venivano proposti anche per
stimolarci dal punto di vista fisico e intellettivo; ricordo la terapia, a
volte noiosa e dolorosa, i momenti in cui,
per allungare la muscolatura delle gambe , dovevo rimanere per lungo
tempo in posizioni statiche obbligate . Un tempo che non sembrava finire mai.
Ma
ricordo soprattutto l’attesa del fine settimana , il poter finalmente rivedere
i miei genitori e mio fratello che mi venivano a trovare e poi, più grandicello,
il poter addirittura ritornare a casa
con loro per il week end. Conquista questa raggiunta grazie alle pazienti e
decise insistenze dei miei genitori e di altre famiglie che non si erano arresi
di fronte alle difficoltà di starci vicini.
Neanche
per i miei era stato facile staccarsi da me. L’ho capito sempre di più
crescendo, pensando per esempio a mia madre, che , per venirmi a trovare, per
prima in famiglia, e fra le prime donne in Trentino, riuscì a prendere la
patente, aprendo la strada anche a mio padre. Piccoli grandi gesti di coraggio
e di eroismo, nascosti fra le pieghe di un quotidiano semplice e laborioso.
E’
passato tanto tempo ed ancora adesso per me è importante continuare a fare
fisioterapia per mantenere una condizione di forma e
muovermi più agevolmente.
Durante
questi anni sono sempre stato molto aiutato dalla vicinanza della mia famiglia
e dalla loro speranza.
Sono
stato spronato e incoraggiato, anche quando ho dovuto subire delle operazioni
chirurgiche impegnative.
Intanto
finivo di studiare alle superiori e trovavo un impiego come geometra presso il
Comprensorio della Vallagarina, proprio in via Tommaseo, proprio in
quell’edificio, che, restaurato, era intanto divenuto sede del C10. Così mi
sono ritrovato a lavorare lì, cosa che continua da trent’anni, per chi sa quale
scherzo o sorriso del destino che ha voluto legare la mia vita a quel luogo. Un
vero ritorno in gloria, si potrebbe dire.
Ma
per arrivare fin lì, quanta dedizione ho ricevuto, quante attenzioni,
sollecitazioni, cure anche in una semplice quotidianità, magari da persone che
svolgevano umilmente, ma con umanità e serietà il proprio lavoro, assistenti o
infermiere, educatrici o inservienti.
Ora
vivo con mio padre; la mia mamma, che abbiamo accudito per alcuni anni, ora è alla
casa di riposo a Rovereto per una malattia molto invalidante. Andiamo a
trovarla e ci facciamo compagnia cercando in un altro modo a continuare a
starci vicino.
Questo
amore alla vita, che mi porto dentro, è frutto certamente di un dono coltivato.
E’
frutto dei tanti gesti piccoli e grandi che hanno sostenuto e formato la mia
persona, regalandomi la sorpresa di uno stupore e di una gratitudine.
Sorpresa,
che con il passare degli anni ha sempre più assunto anche il volto dei molti
amici che uno dopo l’altro si sono legati a me e accompagnano l’avventura della
mia vita.
E’
questa l’esperienza da cui nasce e si alimenta in me quella capacità di
guardare agli avvenimenti con positività, che mi viene riconosciuta dalle
persone quando le incontro nelle occasioni della mia giornata o quando riesco a
fare loro compagnia, affrontando il
lavoro o i momenti in palestra dove svolgo l’attività di fisioterapia.
In
questi ultimi anni mi è capitato di provare anche cose insolite e imprevedibili
come “l’arrampicata terapeutica” in
palestra su una parete attrezzata, seguito e spronato da Matthias, fisioterapista entusiasta e
sperimentatore. Si tratta di una tecnica nuova e particolarmente stimolante
perché oltre a usare il corpo impone di controllare la mente. Ogni mossa deve
essere pensata, calcolata, pianificata.
Un'altra
possibilità di incontro con le persone è la
pratica della pittura. Direi che questa è la parte più “colorata” della
mia esperienza. Nasce dall’incontro con
un vero maestro, Gianni Turella, durante le vacanze estive con i giovani del paese di Isera al passo del
Brocom. Lì ho cominciato con il suo aiuto a dipingere sulla tela con i colori a
tempera e il suo entusiasmo e la sua disponibilità mi hanno contagiato. Era
l’inizio degli anni ’70. Nel ’90 è arrivata la mia prima mostra, a cui sono
seguite poi altre personali e collettive. Il confronto e l’amicizia con Gianni
e altri pittori ancora oggi continua a
sollecitare e a dare respiro alla mia espressione artistica.
Nel
dipingere prendo spunto dalla realtà, un paesaggio, dei fiori, una maternità e
altri tematiche, che interpreto secondo la mia sensibilità, ma sempre con
gratitudine per quello che esiste, così com’è, perché è nell’affrontare la
realtà che ho trovato quello che mi dà forza.
C'è qui forse un segreto, quello di una gioia
che non nasce dalla soluzione dei problemi, ma dall'intima apertura a quello
che esiste. È un bisogno di dire qualcosa che possa raggiunge l’altro e creare
un dialogo più delle parole .
E’
un lavoro continuo e paziente, anche perché, quando inizio un’opera, non è
possibile prevedere l’esito finale che questa avrà e l’esito stesso è una
sorpresa anche per me.
Anche
la mia mamma dipingeva per diletto; ci sono dei sentimenti e delle emozioni ed
è un lavoro che mi piace ma che, naturalmente, ha bisogno della pazienza di
coltivato e condiviso per crescere.
Come
tutti cerco la bellezza. Tutta la realtà, tutte le cose e le persone, mi sembrano nascondere qualcosa
di misterioso che mi attrae . Anche la quotidianità con le sue fatiche e le sue gioie non si riduce a ciò
che si vede. E’ importante saper fare un passo indietro, e lasciare lo spazio
perché si affacci, magari in un
particolare, quello che non ti aspettavi ma che segretamente attendevi.
Ed
è per come si è guardati che si riesce a guardare.
dal Quotidiano " TRENTINO " di lunedì 18 Settembre 2006 Cronaca di ARCO
I COLORI LEGGERI DI FERRARI
ARCO. Il pittore Giorgio Ferrari espone alla galleria " Il Transito "
di Arco. Sulla mostra interviene Mario Cossali. "Giorgio Ferrari - scrive
il critico d'arte roveretano - dipinge da tanti anni il sogno della sua vita:
ritrovare l'armonia perduta tra gli esseri umani e tra questi , la natura e la
storia. I suoi colori rispondono a questa necessità, a questa forte spinta
interiore ed è proprio per questo che non si caricano mai di alcun eccesso,
perché in qualche modo consci del grave compito, eppure sereni, distesi, volti
ad una continua, ripetuta scoperta e insieme consapevoli di un viaggio, che
nella rappresentazione artistica non potrà certo trovare definitivo approdo. I
colori di Giorgio Ferrari sono leggeri, ma consistenti, sono legati ad
immagini, ma invocano il loro superamento: c'è qui in questa pittura forse un
segreto, quello di una gioia che non nasce dalla soluzione degli enigmi, ma
dall'intima fiducia nella sacralità di ciò che esiste ed ha forma. Giorgio
Ferrari insegue il fantasma dell'arte come folletto liberatore e si lascia
trascinare nei suoi labirinti, per conoscere, per cercare, per giocare il gioco
più importante, quello della ricerca di senso nella nostra avventura."
(Arco dal 15 al 28 settembre 2006)
Dal libro delle firme della mostra di Arco - Settembre 2006
Caro Giorgio, sono proprio contento di presentarti ancora; mi colpisce il dono
del tuo colore e soprattutto le sue interiorità (Mario Cossali)
i paesaggi sono paesaggi dell'anima e perciò ci si rispecchia volentieri;
le maternità, valore fondamentale della società, sono rese con grande eficacia
e senso di speranza (Carlo A. Fia)
Caro Giorgio, "quello che tu cerchi è quello che tutti desideriamo" ,
allora tu l'hai trovato mentre io sono ancora in viaggio.........(Cristina)
L'apparente realismo della pittura di Giorgio Ferrari, i suoi volti e i suoi Cristi crocefissi, quel partire dalla molteplicità del reale, cieli, laghi, alberi e montagne , si stempera da subito in un lirismo essenziale e scontroso. quasi un pretesto per dire che si intravede dentro e dietro l'apparenza dei fatti "quell'anelito all'infinito, pur chiuso tra cose mortali ", com'ebbe a dire Ungaretti in un suo verso.
La pittura è per Giorgio Ferrari saper ascoltare dentro la forma delle cose quotidiane il grido che le affratella, quella fiducia in un Destino buono oltre la maschera caotica degli avvenimenti, che le restituisce, le cose, alla storia, le riconsegna nell'opera artistica alla loro libertà.
Questo con una pittura non ricercata, volutamente "senza grammatica" , che sfrutta la materialità densa ma scorrevole dei colori acrilici, mostrando la gioia dell'impasto Un'avventura che merita di essere incontrata.
(Mario Vivaldi presentazione mostra - febbraio 1990)
Dell’artista Giorgio Ferrari noti immediatamente la
luminosità dei suoi occhi di un azzurro terso e limpido.
E lì dentro intuisci un qualcosa che sta a cuore a tutti, un qualcosa che
racchiude i valori insopprimibili della vita.
Il suo piccolo studio trabocca di lavori di varia dimensione sia appesi ai
muri, sia dispersi un po’ dappertutto, sia ancora sui cavalletti..........
Egli è in continua ricerca e tutto preso nel paziente intento di trasferire
l’anima nei colori, nei tratti, nei ritmi, anche in certi contrasti, nelle
figure, nei gruppi, nelle nature morte, nei paesaggi....
Specie nei gruppi è espressa l’esperienza dello stare insieme, del condividere,
del vivere una realtà che trascende il naturale.
E’ come se un’ingenuità ed una genuinità, quasi un’alba spirituale, pervadesse
tutti questi lavori, e fossero un autoritratto interiore dell’artista.
E’ bello mettersi davanti ai quadri di Giorgio Ferrari perché sono un messaggio
di autentica umanità.
Da essi vai via più buono, perché hai incontrato il bene.
(Adolfo Carlo Fia – Ottobre 2001)
Sembrano schizzi di colore
caduti sulla tela
quasi per caso,
piuttosto che passaggi di un pennello
meditati, guidati da un concetto
che vuole dare
forma e consistenza
a un "progetto concluso” di pittura.
Eppure, quei colori,
s’intrecciano nei toni e nelle forme
con splendidi contatti
e con contrasti accesi,
che creano un’ armonia. Di contrappesi.
Un’ armonia che trascende gli schemi,
dove armoniche son le consonanze.
Qui appaiono armoniose
anche - anzi soprattutto
le dissonanze. A dimostrar che il caso
- o, se volete, il caos,
variante letterale assai espressiva! -
realizza dei miracoli eloquenti
che sembran contraddire la ragione,
i processi ordinati, razionali.
Davanti a questi quadri io scopro
che l' armonia è il ponte che congiunge
l' artista, nel momento emozionante
della sua ispirazione
con la creatura trepida che nasce
dalle sue mani , in forma di pittura.
Questa sincerità,
questa profondità,
questa avvertita sensibilità
è il segno di un amore
che nasce ad occhi chiusi,
immaginando ciò che vuoi sognare.
E’ questa la pittura di
Ferrari ...
Quella natura resa per frammenti
di colore, di luce, di contrasti,
è un paesaggio interiore
scosso dal vento dell’emozione,
dal desiderio di sognare...
... e luce ... e pace ... ... e amore ...
Quegli angeli, quel Cristo,
e quell’ Annunciazione,
non "disegnati, ma "evocati",
esprimono
voci di attesa, voci di speranza,
piuttosto che stereotipi rituali.
L ‘autore, con coraggio,
non privilegia il puro senso estetico,
ma preferisce
dare a colori e forme
la forza del linguaggio.
di Boris Carlo Fischetti (Rovereto 23 maggio 2004)
Caro Giorgio,
che bellezza, che creatività e intensità ci hai regalato in questo giorno autunnale. All'improvviso, si sente dentro una favola, un'infanzia azzurra, piena di purezza e la gioia della scoperta immediata, l'impressione intensa del giudizio iniziale sincero e puro. Grazie di cuore , un abbraccio
Anna Kravtchenko (Isera, 19 novembre 2004)
dal Quotidiano "l'Adige" di venerdì 12 agosto 2005 Cronaca di
ROVERETO
a cura di Corona Perer
Scalare per conquistare la parete della vita Giorgio Ferrari, cinquant'anni, disabile La sua grande passione? L'arrampicata

Seneca
diceva che il destino travolge chi non lo accetta, mentre conduce chi lo
asseconda. Giorgio Ferrari, 51 anni, ne è la dimostrazione tangibile. Si
definisce una persona fortunata, felice. Eppure da piccolo è stato colpito da
displegia spastica agli arti inferiori. Fa parte insomma dellacategoria dei
"disabili", termine quanto mai inadatto a lui visto che ha studiato,
si è diplomato, ha un lavoro, si è fatto la patente, guida la sua auto
servendosi dei comandi posti sul volante e nel tempo libero dipinge e, pensate
un po', fa arrampicata. C'è forza, coraggio, volontà nella sua storia di
paziente che inizia a tre mesi di vita quando a causa di una banale ernia
inguinale viene deciso un intervento. Probabilmente un errore nell'anestesia
gli fa perdere l'uso delle gambe. Questo però non gli ha impedito di costruire
la sua vita e di viverla il meglio possibile, sostenuto dall'amoredella sua
famiglia. In cura per decenni in uncentro specializzato, ha iniziato a
frequentare la palestrina dell'Associazione sclerosi multipla da quando è nata
nel 1992. Fa ginnastica e mantiene in funzione gli arti. "Qui è molto più
bello che frequentare un centro ospedaliero perchè il ciclo è più lungo e quindi
è possibile proseguire nel tempo", dice Giorgio che vive ad Isera ed è
dipendente dell'ufficio tecnico del comprensorio. Per fare le terapie prende il
permesso e attraversa la strada: nella stessa via del C10 (via Tommaseo) c'è
anche la palestrina dell'Aism che permette alle sue gambe di non peggiorare. È
qui che ha conosciuto Matthias Knaubert, 31 anni, che lo aiuta negli esercizi
ginnici e lo ha iniziato all'arrampicata. "È una tecnica nuova",
spiega il fisioterapista tedesco in servizio all'associazione sclerosi
multipla. "Una tecnica utilissima perchè oltre a usare il corpo impone di
usare la m e n t e . Ogni mossa deve essere pensata, calcolata, pianificata.
L'arrampicata è molto terapeutica perchè raggiungendo il proprio limite il
paziente impara a conoscere il suo corpo. È un lavorodi testa, strategia"
racconta Matthias che grazie alle pareti attrezzate delle palestrine
artificiali ha portato Giorgio anche all'aperto. E lui soddisfatto dice che
l'obiettivo è di fare una vera scalata prima o poi. C'è da giurarci: ci
riuscirà, ma lui con i suoi due occhi dolci ed espressivi minimizza i suoi
risultati. "Nella vita tutti quanti hanno almeno un problema - dice- e
questo è il mio, ma credo che la mia esperienza sia positiva. Ne parlo per
invitare chi si deprime a reagire. Tutto dipende dalla volontà" .E parla
della fortuna, lui che ha avuto la sorte avversa: prima la malattia precoce e
poi il fatale errore dei sanitari che hanno condizionato tutta la sua vita.
"Sono un uomo fortunato- afferma - attorno a me ho avuto l'amore dei
familiari e tanti amici che mi hanno trasmesso il significato della vita".
Vive con gli anziani genitori (77 anni la mamma e 79 il papà) nella stessa casa
dove vive anche il fratello e la sua famiglia. "Siamo una famiglia unita,
abbiamo affrontato le difficoltà insieme" e di questi tempi non è poco.
Dice di avere molta fede, Giorgio. È ciò che lo ha aiutato di più in questi
anni in cui la pittura è stata la sua grande valvola di sfogo. Una passione
autentica. È stato allievo di Gianni Turella e i suoi quadri sono anche sul
sito dell'associazione Rebora (basta cliccare www.ccrebora.it.). Il tratto è
quello dell'artista: veloce, efficace, sintetico. "La pittura è per me uno
sguardo sulla vita. Mi permette diesprimere ciò che ho dentro e di parlare con
gli occhi. La fede è invece il mio motore, un respiro più grande che mi fa
respirare. Qualcosa che mi mette in una storia più grandedi di me e mi fa
gioire di ogni piccola cosa". Sostiene che per vincere sulla malattia
bisogna essere motivati. "Non puoi stare fermo: o vai avanti o vai
indietro.Se accetti la difficoltà puoi trasformare la tua vita
positivamente". E ripete di avere deciso di raccontare la sua storia con
una sola speranza: che l'esperienza possa servire a chi in questo momento è in
difficoltà. Gli dobbiamo un grazie tutti.
un viaggio attraverso l'avventura umana e artistica di Ferrari che trova nei
colori e nel pennello non tanto una fuga dal quotidiano ma un'espressione
libera e profonda del proprio sentimento.Un itinerario che matura nel silenzio
, che si realizza con i tempi lunghi della ricerca sofferta e si materializza
poi in paesaggi a colori, in volti, in crocifissi. I suoi lavori nascono
dall'ispirazione avvertita soprattutto nei momenti di riposo dal lavoro , ma si
fanno espressione di una quotidianità vissuta in modo intenso, gioioso,
entusiasta.
(D. Andreatta -Settimanale della Diocesi di Trento "Vita Trentina"
11.2.90)
....Giorgio Ferrari si immerge nel paesaggio vallagarino con discrezione e con
gioia ,rilevando in ogni particolare di esso un luogo per possibili senzazioni
, per possibili pensieri. La sua è una pittura lirica che esprime anche una
delicatezza d'animo.
(M. Cossali"Alto Adige" 3.9.92)
.....Giorgio Ferrari è da molto che si dedica alla pittura, sebbene sia solo da
tre anni che ha affrontato il giudizio del pubblico con alcune collettive o
mostre personali, segnate sempre da discreti successi e da favorevoli commenti.
Autodidatta , intrapresa la strada del dipingere quasi per un bisogno personale,
un'esigenza del suo vivere , a mano a mano si è spogliata dai suggerimenti
iniziali appresi , si è resa più autonoma e più sicura, evidenziando così il
desiderio dell'artista di voler esplorare propri percorsi . ..... nei suoi
quadri l'osservatore coglie un lavoro costante ed un certosino impegno
nell'usare i molteplici accostamenti dei colori nell'elaborare la personale
visione del mondo esteriore. Due sono i temi che prevalgono nella poetica di
Ferrari: il paesaggio e la maternità benchè osservati e dipinti con diverse
sfumature. Quasi astratti, immaginari, i paesaggi , sia montani che marini ,
come se infiniti fossero i modi per narrarli, come se le linee e le componenti
di questi paesaggi dovessero sublimarsi all'interno della sua anima . Più definite
nel segno e nei tratti le tenere madri con il bambino in braccio , come se il
sentimento materno , nella sua universalità , si restringesse ad una sola
maniera per tentare d'essere descritto. Costante comune ai quadri di Ferrari è
comunque la dolcezza che essi emanano , la serenità che riescono a dare , al
termine del travaglio.
(P. Verde "L'Adige" 9.1.93)
......Le
tele propongono freschi paesaggi e delicate maternità: soggetti prediletti
dall'artista. Un hobby , il dipingere, per Ferrari, iniziato presto ,come
esigenza di conoscersi, di mettere in gioco le proprie capacità,fino a quando,
nel 1990, per la prima volta, ha avuto l'opportunità di presentare una mostra
al pubblico. Ottenendo da allora,favorevoli commenti e apprezzati
incoraggiamenti,che sono continuati in altre personali o collettive. Se i temi
si rincorrono, è la ricerca dell'uso del colore a dare impronta interiore, a
segnare la fatica di ogni singola tela .Colori rarefatti ,quasi mescolati
confusamente dal punto di vista scenico ,ma perciò stesso, più densi
d'atmosfera e più carichi di introspezione dell'anima. Con un invito finale,
comunque, alla dolcezza e alla serenità del vivere.
(P. Verde "L'Adige" 21.4.95)
Presso la sede dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla in via Tommaseo,
(P. Verde L'Adige 20.12.98)
Giorgio Ferrari propone una serie di visioni dal respiro profondo e dallo sfondo
ricco di vitale ariosità: la natura e la figura umana, lungamente meditate,
vengono rivissute attraverso la mediazione dl un colore carico di significati e
di potenzialità linguistiche. E' una pittura di delicati accenti e sottili
malinconie entro un cerchio di rinnovata tensione di vita e di speranza.
(Mario Cossali Alto Adige 1/4/99)
Giorgio Ferrari ha trovato nella pittura la dimensione calda della vita, quella
compagna insostituibile che ti accompagna nel labirinto delle paure e delle
ossessioni e ti conduce in un territorio libero , dove il respiro corrisponde a
quel sentirsi in armonia con l'universo che ristora nel profondo. E' un cammino
quello di Giorgio Ferrari che si svolge fra le sirene di un paesaggio
accogliente e poetico e tra i sentimenti profondi distesa che accoglie, nutre,
lega l'esperienza individuale a una storia infinita di ritmi biologoci,
affettivi originari. Il colore è per lo più delicato, ma non debole; le
variazioni corrispondono alla diversità e alla molteplicità delle emozioni.
(Mario Cossali dal catalogo della mostra collettiva di Isera 2000)
Giorgio Ferrari. (Galleria "
(M.S. -Il Gazzettino VE 26/10/2000)
Dalla
rivista TRACCE del Dicembre 2006 "LETTERE"
IPOTESI POSITIVA
Carissimo don Julian Carron,
ho 52 anni e ho incontrato il movimento nei primi anni 70 con Gs. La mia giornata
è semplice: lavoro come geometra presso un ufficio pubblico di Rovereto. Tempo
fa, mentre parlavamo di lavoro, una collega,interrompendomi, mi dice: ti
invidio perché sei sempre contento!».Oppure un'altra collega mi chiedeva se
essere nel movimento mi aiutava nella vita, io le ho detto:«Secondo te?»; e
lei: "Sì, perché non saresti così sereno". Queste manifestazioni sono
state e sono ricorrenti negli anni. Dipingo e partecipo a mostre collettive e
personali e spesso le persone che incontro mi ringraziano per il mio lavoro
artistico e perché i colori trasmettono loro letizia. I miei genitori mi hanno
sempre incoraggiato a vivere l'esperienza della comunità. In questi ultimi anni
la mia mamma è malata di ALzheimer e io cerco di farle compagnia e di aiutarla
con la mia presenza. Faccio fisioterapia da sempre,causa una malattia che mi ha
colpito da piccolo, vado in palestra, la mia presenza aiuta anche gli altri a
fare fisioterapia e aiuta anche i fisioterapisti. Recentemente una signora.
volendo spronare suo marito,gli diceva di guardare me che ho sempre voglia di
ricominciare gli esercizi (quando avevo tre mesi di vita sono stato colpito da
paralisi alle gambe,sono stato operato e ora cammino con le stampelle). Certo
la fatica e il dolore non mancano. La compagnia fraterna,
Giorgio,Isera