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| "Ero una bimba timida e scontrosa..."
da "Pietruzze colorate" in "Ombra della sera" |
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| "Era per me l'infanzia favolosa, / culla di miti eterni, / di visioni ideali che s'imprimono / per sempre in fondo all'animo. // Allora vidi il mare!"
da "Allora vidi il mare" in "Parole d'ombraluce" |
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| Zattera abbandonata alla deriva
l'anima mia, senza più rotta vera,
sàrtie, vele, timone.
Lievi correnti infide
lambiscono, carezzano
il legno mio vagante senza meta.
L'anima, zattera senza più stella
polare, nereggia sola sul mare
che invita, che trascina nel suo grembo.
Immemore del varo,
ignara dell'approdo,
vaga la zattera. Scivola lenta
sopra l'immensa distesa vibrante
nell'ombra che nasconde
un vortice letale.
"Deriva" in "Parole d'ombraluce" |
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| "Sospesa
tra cielo e mare,
ebbra d'azzurro:
come un gabbiano
che s'abbandona al vento
ad ali aperte
e ferme."
"Estasi" in "La luna e la memoria" e successivamente in "Onda per onda" |
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| "Mangiavo manciate
di neve
da bambina.
Tutto era pulito
allora."
da "Fiocchi di neve"
in "La luna e la memoria" |
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| "In un tempo lontano mi pareva /
di conoscere il mio volto interiore. /
Credevo di sapere /
chi fosse quell'amara, triste effigie /
manifesta per gli occhi trasparenti;/
chi quella fioca immagine riflessa /
dallo specchio dell'anima. /
Ora non so chi fui, non so chi sono. /
Incerto è tutto, incerta /
anche l'amara immagine /
che allora riconoscere sapevo. /
Era mia la tristezza /
dipinta in quell'effigie, in quelle ombre /
svelate dai miei occhi, n'ero certa. /
Il mio Ego potevo ravvisare, /
pur chiuso dentro l'anima e la mente: /
identità scolpita nel mio petto /
senza vana incertezza. /
Identità svanita /
è questa mia diuturna scontentezza /
di me, dei miei pensieri, del mio tutto. /
Non so più chi io sia. Non mi conosco."
"Non mi conosco" in "Parole d'ombraluce" |
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