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NOMI DI LUOGHI

 « ... Nel corso dei secoli S. Martino fu sempre pertinenza della Capitanata.  Nel 1799 fu compresa nel Dipartimento del Sangro e nel Cantone di Larino.  Nel 1807 venne assegnata al Distretto di Larino ed al Governo di Guglionesi.  Nel 1811 venne aggregata alla provincia di Molise, restando nella circoscrizione del Distretto (ora Circondano) di Larino e passando a far parte del Circondano (già Governo) ed ora Mandamento di Larino, nel quale permane ». G. Masciotta

Diamo una sommaria descrizione dei nomi dei luoghi tipici del paese e del suo territorio circostante ...

Il Tria ricorda nelle sue Memorie che alcuni sopravvissuti alla distruzione di Cliternia, distrutta dai Goti nel 495 dell'era volgare, edificarono sul colle una chiesetta dedicata a San Martino vescovo di Tours. 
    Il nome San Martino sembra sia legato, per di più, a una chiesa chiamata S. Martino Episcopi in Biferno, già esistente nell'XI-XI. 
Tra gli ex-feudi di Guardalfiera, il Masciotta cita un certo San Martino del Monte
   In un codice ecclesiastico della diocesi di Larino si parla della Chiesa di S. Maria in Pensulis.
In un documento larinese del 1089 viene indicato un castello San Martini.
Nel 1208 in un'altro documento si cita testualmente « ... castri Martini in Pesula » ...

 

Dalle Memorie di G. A. Tria 

1.    DI Questa Terra si fa parola nella sentenza del Cardinal Lombardo già trascritta nel lib.3. cap.3. n.7. come pure due Bolle di Lucio III. e d'Innocenzo IV. trascritte, la prima nel cap.5 del medesimo lib.3. n.3. e l'altra nel n.14.  dello stesso cap.5. se ne parla nella Cronaca Cassinese, come appresso, e altrove, e in tutti i suddetti luoghi coll'aggiunta in Pensili, o in Pensile, in Pensilis, poi Pensulis, quale stimiamo voler esprimere la sua situazione, cioè, che venga posta in un luogo sublime, e pendente; come in fatti così giace, cioè con un pendìo dalla parte Meridionale, e occidentale, e per il di più in piano, che si distende per tutte le altre sue parti.

  2. Supponiamo questa Terra riconoscere la sua origine da qualche Chiesa, eretta in essa in memoria di S. Martino, Vescovo Turinese, quale si venera con divozione, come d'un Patrone con rito doppio; e che per conseguenza i suoi natali non possano essere stati prima del V. Secolo; posciache questo Santo fiorì nel IV. secolo, e se ne volò al Cielo nell'anno del Signore 400. o come altri vogliono 401. e da detto tempo se ne celebrò la festa in Francia, e passò in Italia per i gran miracoli, che il Signore Iddio si compiaceva oprare a sua intercessione : e ci persuadiamo, che erettasi la detta Chiesa colle rovine della nostra famosa Cliternia, di cui parliamo nel lib. I. cap. 4. e se ne rinovano le memorie in questo lib.4. cp.4. s. unic. all'intorno di essa si formassero le abitazioni di que' Cittadini di Cliternia, conforme attualmente si vede per quel, che dirassi appresso, e come si è detto nel cap.1 di questo stesso lib.4 n.3 spesso è accaduto, e accade, che per la pietà, e divozione in edificare qualche Chiesa, o Monastero di qualche Santo miracoloso in un luogo solitario, e deserto, s'abbia poi fatto acquisto di una Terra, e talvolta di qualche Città. Le Storie Civili, ed Ecclesiastiche ce ne somministrano molti esempi, e ne abbiamo anche in questa Diocesi, come della Terra di San Giuliano, dell'altra di S. Croce, del Casale di S. Agata, e simili.

  3. Ella è distante da circa tre miglie da Ururi, che sta posto a mezzo giorno di essa, circondata di muraglie da' secoli a noi remoti, con sue porte ben formate, e quella di Oriente si rimodernata a nostro tempo. Le sue fabbriche Civili sono assai commode, e commodissime le abitazioni de' particolari, alcune delle quali in forma di Palazzetti. Tra esse comparisce assai magnifico il Palazzo Baronale, innalzato con ottima struttura a foggia di Castello, per cui volgarmente si appella, il Castello, il quale fu sempre abitazione de' Duchi di Termoli della Famiglia di Capua, e dalla fine del Secolo XV. ne sono in possesso per l'investitura, che ne ricevette Andrea di Capua con tutto il Contado di Montagano, come diciamo altrove ; e quivi sono stati soliti fare la loro residenza, stimando questo luogo migliore di ogni altro del di loro stato, per la qualità dell'aria, e per la vicinanza al Mare Adriatico, e Termoli, loro Titolo.

  4. Tiene questa Terra un ampiissimo Territorio, abbondante di acque, fruttifero di ogni sorta di vittovaglie, è posto in pianura, eccettuatone l'accennato suo pendio, vini di ottima qualità, frutti abbondantissimi, armenti d'ogni ispecie, cacciagioni per boschi d'ogni pelo, industria di lana, formaggi, e altre : di maniera che non manca in essa il bisognevole, e 'l dilettevole al vivere umano, per quanto porta la qualità del Paese.

  5. Non sappiamo chi fussero i suoi Possessori, e il primo, che si ci incontra nel Registro de' Baroni sotto Guglielmo II il Buono, nella Rubrica de' Feudatarj di Capitanata presso Carlo Borelli più volte citato p.153. si appella D. Amerius S. Martini tenet S. Martinum, quod est Feudum militum. Passò poi in Persona del Conte di Montagano, ma non sappiamo con qual titolo. Appresso per la sua ribellione, in persona di Andrea di Capua, e si è mantenuta in questa illustre Famiglia sino al presente : tantoche nella situazione del Regno fatta l'anno 1669. leggiamo scritto tra i Baroni Ill. D. Giulia di Capua, Duchessa di Termoli : ma ora è passata nella Casa de' Principi di S. Nicandro per il Matrimonio del Signor D. Domenico Cataneo con una Dama, ultima della famiglia di Capua di questo ramo de' Duchi di Termoli.

  6. Questo luogo è stato sempre considerato come nobile Castello di questa Diocesi,  e tale lo appella il Colenucci in parlare dell'Armata Turchesca, la quale nel 1566. guidata da Pialì Bassà, pose a scacco, e a fuoco quelle marine, e ne restò salvo S. Martino, nobile Castello per meriti, come lui dice di S. leo, Protettore del luogo, part.3. lib.1. dell'Edizione di Vinegia del 1591. p.11. e noi torniamo a parlarne nell'Appendice cap.3. ove di questo glorioso Santo. Ebbe nobili Cittadini, tra questi il suddetto Domenico Amerio, Padrone del luogo : Dominicus Amerius S. Martini tenet S. Martinum, come sopra, e tra le sue sciagure, che non sono state poche, come di tutti gl'altri luoghi di questa Diocesi, anche sino a questi tempi vi si sono conservate Famiglie nobili leggendosi in un processo della Regia Camera fabbricato l'anno 1549. molte persone di questo rango, come tra gli altri si vede nel cap. precedente. Né ora vi mancano moltissime Case, le quali vivono del proprio con tutta comodità. Vi sono Dottori, dell'una, e l'altra Legge, Medici, e altri Professori, Artieri per tutto il bisognevole d'una Terra commoda.

 7. Nell'enumerazione del 1601. fatta del Regno di Napoli si dice, che allora aveva fuochi 50. fuochi. In quella del 1669. stampata dal de Bonis nel 1671. sta scritto S. Martino antico fuochi 215. nuovo 110. diminuito a cagione del precedente contagio; al presente compresivi i Forestieri, accosta al numero di circa 1500 persone.

  8. Il Padrone del luogo destina il Governatore per l'amministrazione della giustizia, e il Peculio dell'Università, la quale è una delle più commode della Diocesi, si governa dal Mastrogiurato, da un altro, chiamato Capo Governo, da due Sindaci, e da altro, che tiene il nome di Eletto. Quantunque sia vero, che a' 26. Giugno del 1733. in pubblico parlamento fu stabilito, che per meglio diriggere le cose del Pubblico dovessero passare per le mani di dodici Depuati ; e sopra di ciò fu anche ottenuto Regio assenzo, con decreto del Regio Collaterale de' 27. Luglio detto anno 1733. e successivamente li 31. di detto mese, e anno furono spedite le solite Regie provisioni.

  9. Passando dal Civile all'Ecclesiastico, dee sapersi, come nel tempo, che questa Terra era in fiore, vi erano tre Chiese Matrici con cura d'Anime, e tutte e tre venivano servite dal proprio Arciprete, e da un buon numero di Ecclesiastici. Una sotto il titolo di S. Martino, e supponiamo certamente, che questa sia stata la prima, come quella, che ha dato il nome al luogo, l'altra sotto il titolo di S. Maria in Pensili, e la terza sotto il titolo di S. Pietro, Principe degli Apostoli ; mancati poi gl'Abitatori, per varie sinistre cagioni, e diminuite le rendite delle Chiese, dal mai abbastanza lodato Vescovo Caracci nel terzo suo Sinodo, celebrato l'anno 1642. furono suppresse le due prime, e uniti i loro beni, ragioni, e pesi, a quella di S. Pietro, ne formò una sola col titolo di Arcipretura, e suo Clero, la quale meritando qualche distinto onore, sì per la qualità della Chiesa, in cui si venera il Corpo di S. Leo con gran concorso de' Popoli, a prieghi della medesima Terra, e Clero l'anno 1730. fu da noi eretta in Collegiata, composta da un Capitolo di dodici Canonici, cioè uno Arciprete, con cura dell'Anime, un Primicerio, un Cantore, due Presbyteri, quattro Diaconi, e tre Suddiaconi, i quali tutti, e Dignità, e Canonici hanno l'uso, e insegne delle Cappe, appellate Zambarde, per la graziosa Concessione, che ne fu fatta a' nostri prieghi dalla f. m. di Bendetto XIII. come dalla seguente Bolla.  

11. Nate appresso alcune controversie intorno alla distribuzione di alcune rendite tra que' Canonici in seconda istanza dalla Curia Metropolitana di Benevento fu dato sopra di ciò regolamento, e per la total notizia di questo fatto; stimiamo qui anche trascrivere il Decreto, quale a nostra insinuazione fu accettato dalle parti per esser conforme alla disposizione de' Sagri Canoni, e secondo le nostre intenzioni in quel tempo assente, e commorante qui in Roma. Egli è del tenore, che siegue.

   13. Oltre al Capitolo delle Dignità, e Canonici non mancano in essa Terra altri Ecclesiastici in istato minore Chericale, che fervono per le Funzioni, che qui si fanno con tutto il decoro . Per la qual cosa vi è tutto quello, che può servire anche alle Funzioni Vescovili, essendovi presente il Vescovo, come Trono fisso , Faldistorio, e quanto bisogna provisto di nostro ordine dopo ia sua erezione in Collegiata. 

 

***

Desta meraviglia il numero delle Chiese distrutte menzionate dal Tria nelle sue Memorie. Probabilmente, si presume,  che ciò fosse dovuto a guerre o catastrofi naturali che menomavano seriamente il loro impianto strutturale; e così, oltre alle vecchie, se non demolite, venivano costruite delle nuove e più affidabili ...

Delle Chiefe distrutte.
G. A. Tria

  35. Non sono poche le Chiese, che si contano in questa Terra, le quali siccome l'aveva innalzate la pietà de' Fedeli, così la vicenda del tempo ha fatto, che tratto tratto si fussero consumate, e ridotte a niente, o fatte abbattere da' Vescovi zelanti, conoscendo, che in esse non si poteva più rendere il culto al Sommo Dio con decenza. Queste sono.

   34. La Chiesa di S. Bartolomeo Apostolo, la quale era posta fuori dello mura, e propriamente nel luogo, ove veniva situato anticamente il Cimiterio per la via, che porta alla Terra di Serracapriola da una parte, e dall'altra ad Ururi, distante dalla nostra Terra da circa cinquanta passi ; ma perché ora il Cimiterio si è fatto dietro la Chiesa di S. Martino, a questo luogo è rimasto il nome di Cimiterio vecchio.

  35. La Chiesa di S. Rocco, forsi innalzata a questo Santo in occasione di ricorrere a lui nel Contaggio, ed era distante da sei passi da quella di S. Bartolomeo, posta a man dritta nella stessa strada, e di essa neppure si veggono i vestigj. 

  36. La Chiesa di S. Nicola Vescovo di Mira, detto di Bari, veniva situata per la stessa strada, e distante pochi passi dall'antecedente. Di questa ne abbiamo memoria assai chiara, e fappiamo, che ella non sia stata una semplice, e picciola Chiesetta, come per lo più erano le altre già abbattute, ma una celebre Chiesa de' PP. Benedettini, arricchita di molte rendite , e forse Grancla, o sia appellata allora Cella del Monistero di Montecasino, dal di cui Abate Girardo, che visse in questo posto dall' anno 1111. al 1123. fu applicata per uso del Vestiario de' Monaci. Di tutto ciò si fa menzione nella Cronaca Cassinese lib.4. cap.76. in questo modo : Eo etiam tempore Gyrardus Abbas noster concessit in Vestiario Fratrum Ecclesiam S. Maria de Casali plano, della quale si dirà parlandosi di Morrone, et Monasterium S. Benedicti in Pectinari, del quale si è parlato nel cap. preced. ove di Ururi, et Ecclesiam S. Nicolai in Castro S. Martini cum omnibus pertinentiis eorumdem. Di questa concessione della detta Chiefa vi è una Carta del lodato Abate Girardo dell'anno 1115. da riportarsi da noi in parlare della sopraddetta Chiesa di S. Maria di Cafal Piano nella Terra di Morrone, e in essa tra le altre cose cosi si dice : Concessi etiam eis Ecclesjiam S. Nicolai, qua est in Caftro S. Martini cum omnibus, qua ad eam pertinent, cum hominibus, & terris , et universis rebus mobilibus, et immobilibus, seque moventibus. 'Praeterea tradidi eis, atque concessi totum, et integrum illud, quod fuit Odelberti Fratris noflri, quod utique gloriofus Robertus Comes Comitum ( questo è il celebre Roberto di Loritello, che cosi s'intitolava ) super Altare B. Benedicti nobis praesentibus devotissime obtulit, et perpetuo habendum concessìt, tam in hominibus, quam in domibus, vineis, terris cultis, et incultis, cum arboribus fructiferis, et infructiferis, et omnibus, quae ad eum pertinentia fuerunt. Di questa concessione fatta dal Conte Roberto di Loritello se ne parla anche nella lodata Cronaca Cassinese al lib.4. cap.48. dove si nomina ancora Oliberto, o Odilberto, come Soldato di detto Conte, che poi si fece Religioso, e parimente sotto l'Abate Girardo, dicendosi : Tunc temporis, et Robertus Comes de Lauretello quadragesimali tempore, causa orationis ad hoc Monasterium - cioè di Montecafino - veniens una cum Oldiberto Milite suo, obtulit S. Benedicto quiaquid sibi pertinebat in Territorio S. Martini in Pisili, cosi per Pensili. 

  37. La Chiesa de' SS. Fabiano, e Sebastiano , la quale stava all'incontro della sopraddetta Chiesa di S. Niccolò, ma di essa non abbiamo vestigio alcuno.

   38. La Chiesa di S. Onofrio per la slessa strada, e a man dritta, distante dall'antecedente intorno a dieci passi, e questa fu ridotta al suolo da circa 30. anni fenza restarne alcun segno.

   39. La Chiesa di S. Michele Arcangelo porta nella stessa strada a man sinistra della prima nominata, e del tutto disfatta senza restarne vestigio.

   40. La Chiesa di S. Lionardo distante da quella di S. Michele quasi cinquanta passi a man sinistra nella stessa strada, è pure affatto distrutta.

  41. La Chiesa di S. Maria Maddalena nella strada medesìma a man sinistra, lontana da S. Lionardo forsi trecento passi, ed è totalmente disfatta.

   42. La Chiesa di S. Giacomo Apostolo pure a man sinistra nella detta strada, e pochi passi discosta, anche del tutto distrutta .

   43. La Chiesa di S. Antonio Abate, Grancìa della Badia di S. Antonio di Napoli, distante dall' innanzi nominata mille passi, per la detta strada a man destra, quantunque distrutta, si veggono di essa alcune muraglie in piedi, e insieme i vestigi delle sue abitazioni. Questo luogo fu nominato Città Regale, come regolarmente si appella oggidì la Città Regale .

  44. La Chiesa di S. Felice situata nel luogo detto volgarmente lo Chiano di.S. Felice, distante dalla Terra forsi due miglia verso la Chiesa di S. Maria de Coredo, altrimente appellata de Coloredo, e dal Volgo la Madonna grande e per la strada, che conduce a questa Chiesa della Madonna grande. È anche affatto distrutta senza esserne rimasto vestigio alcuno.

  45. La Chiesa di S. Margherita posta sotto le mura della Terra verso l'altra Terra di Portocannone , e si è ridotta nel modo stesso .

  46. La Chiesa di S. Angelo discosta un miglio dalla nostra Terra verso quella di Goglionisi, e benché distrutta, se ne veggono con tutto ciò i vestigj.

  47. La Chiesa di S. Biagio posta passato il fiume Cigno, vicino al fiume Biferno, e distante quasi cinquanta passi, quantunque distrutta, pure sono in piedi alcuni suoi muri, e nel tempo della Festività di detto Santo a' a. di Febbraio,
dall'Università di S. Martino se ne celebra la festa per nove giorni con concorso di Popolo, e ciò anche per conservare la giurisdizione della Fiera, che anticamente vi si faceva.

  48. La Chiesa di S. Colomba distante duecento passi in circa da quella di S. Biagio per la stessa strada, ma verso la Terra, e di essa sono in piedi solamente alcune poche fabbriche.

  49. La Chiesa di S. Andrea Apostolo, che era situata sopra il fiume Cigno verso Larino, distante dalla nostra Terra quasi un miglio, ritiene ancora alcuni vestigj.

  50. La Chiesa di S. Lorenzo M. discosta dalla Terra anche un miglio verso il fiume Cigno, è del tutto ita a male .

  51. La Chiesa di S. Lucia V. e M. la quale era discosta dalla nostra Terra forse quaranta passi per la strada, che conduce a Portocannone, è stata abbattuta da circa 30. anni, ed il suo luogo si è ridotto a coltura .

  52. La Chiesa di S. Gio: Evangelista porta sopra un Colle volgarmente appellato il Colle di S. Giovanni, affatto è distrutta, e quel luogo è difesa dell'Università, distante un miglio in circa dalla Terra verso quella di Ururi.

 

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De Casali, e altri luoghi disrutti.

   53. Il Casale volgarmente chiamato Castelletta, veniva posto per la strada, che conduce alla Terra di Chieuti luogo detto lo Saccione, cosi chiamato dai fiume Saccione, come si scrive nella Cronaca Cassinese, oggi appellato dal Volgo Saccione, distante circa tre miglia dalla noStra Terra di S. Martino : ora è affatto distrutto, e non se ne veggono vestigia alcune e affermando solamente la costante fama tra' Paesani, che si ritrovasse colà, né si è potuto trovare memoria alcuna della sua origine .

  54. Il Casale appellato Motticella parimente stava rei tenimento del Saccione, e a sinistra del sopraddetto di Castelletta, dal quale era distante un miglio in circa, ma non vi sono documenti, né memorie di esso, fuori di una costante fama, che vi fusse stato, e dove.

   55.  Il Casale appellato Colle Cervino, era posto sopra un Colle, che porta lo stesso nome, e forsi dall'abbondanza de' Cervi, che si ritrovano colà, verso la Chiesa di S. Maria de Colloredo, o sia la Madonna grande, e per strada, che conduce a quella Chiesa, un miglio distante dalla nostra Terra di S. Martino. Ma di esso non vi sono rimasti né vestigj, né documenti, e ne fa fede solamente la costante fama.

   58. Città Arpalice ha pure alcune vestigia in piedi nel luogo, che tiene lo stesso nome, e si dice, che fusse luogo anche spettante a Cliternia. Confina con Montesicco, e con i termini antichi del territorio di Ururi.

 

 

 

  

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