NOMI DI LUOGHI
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Diamo una sommaria descrizione dei nomi dei luoghi tipici del paese e del suo territorio circostante ... Il Tria ricorda nelle sue Memorie
che alcuni sopravvissuti alla distruzione di Cliternia, distrutta dai Goti
nel 495 dell'era volgare, edificarono sul colle una chiesetta dedicata a San
Martino vescovo di Tours.
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Dalle Memorie di G. A. Tria 1. DI Questa Terra si fa parola nella sentenza del Cardinal Lombardo già trascritta nel lib.3. cap.3. n.7. come pure due Bolle di Lucio III. e d'Innocenzo IV. trascritte, la prima nel cap.5 del medesimo lib.3. n.3. e l'altra nel n.14. dello stesso cap.5. se ne parla nella Cronaca Cassinese, come appresso, e altrove, e in tutti i suddetti luoghi coll'aggiunta in Pensili, o in Pensile, in Pensilis, poi Pensulis, quale stimiamo voler esprimere la sua situazione, cioè, che venga posta in un luogo sublime, e pendente; come in fatti così giace, cioè con un pendìo dalla parte Meridionale, e occidentale, e per il di più in piano, che si distende per tutte le altre sue parti. 2. Supponiamo questa Terra riconoscere la sua origine da qualche Chiesa, eretta in essa in memoria di S. Martino, Vescovo Turinese, quale si venera con divozione, come d'un Patrone con rito doppio; e che per conseguenza i suoi natali non possano essere stati prima del V. Secolo; posciache questo Santo fiorì nel IV. secolo, e se ne volò al Cielo nell'anno del Signore 400. o come altri vogliono 401. e da detto tempo se ne celebrò la festa in Francia, e passò in Italia per i gran miracoli, che il Signore Iddio si compiaceva oprare a sua intercessione : e ci persuadiamo, che erettasi la detta Chiesa colle rovine della nostra famosa Cliternia, di cui parliamo nel lib. I. cap. 4. e se ne rinovano le memorie in questo lib.4. cp.4. s. unic. all'intorno di essa si formassero le abitazioni di que' Cittadini di Cliternia, conforme attualmente si vede per quel, che dirassi appresso, e come si è detto nel cap.1 di questo stesso lib.4 n.3 spesso è accaduto, e accade, che per la pietà, e divozione in edificare qualche Chiesa, o Monastero di qualche Santo miracoloso in un luogo solitario, e deserto, s'abbia poi fatto acquisto di una Terra, e talvolta di qualche Città. Le Storie Civili, ed Ecclesiastiche ce ne somministrano molti esempi, e ne abbiamo anche in questa Diocesi, come della Terra di San Giuliano, dell'altra di S. Croce, del Casale di S. Agata, e simili. 3. Ella è distante da circa tre miglie da Ururi, che sta posto a mezzo giorno di essa, circondata di muraglie da' secoli a noi remoti, con sue porte ben formate, e quella di Oriente si rimodernata a nostro tempo. Le sue fabbriche Civili sono assai commode, e commodissime le abitazioni de' particolari, alcune delle quali in forma di Palazzetti. Tra esse comparisce assai magnifico il Palazzo Baronale, innalzato con ottima struttura a foggia di Castello, per cui volgarmente si appella, il Castello, il quale fu sempre abitazione de' Duchi di Termoli della Famiglia di Capua, e dalla fine del Secolo XV. ne sono in possesso per l'investitura, che ne ricevette Andrea di Capua con tutto il Contado di Montagano, come diciamo altrove ; e quivi sono stati soliti fare la loro residenza, stimando questo luogo migliore di ogni altro del di loro stato, per la qualità dell'aria, e per la vicinanza al Mare Adriatico, e Termoli, loro Titolo. 4. Tiene questa Terra un ampiissimo Territorio, abbondante di acque, fruttifero di ogni sorta di vittovaglie, è posto in pianura, eccettuatone l'accennato suo pendio, vini di ottima qualità, frutti abbondantissimi, armenti d'ogni ispecie, cacciagioni per boschi d'ogni pelo, industria di lana, formaggi, e altre : di maniera che non manca in essa il bisognevole, e 'l dilettevole al vivere umano, per quanto porta la qualità del Paese. 5. Non sappiamo chi fussero i suoi Possessori, e il primo, che si ci incontra nel Registro de' Baroni sotto Guglielmo II il Buono, nella Rubrica de' Feudatarj di Capitanata presso Carlo Borelli più volte citato p.153. si appella D. Amerius S. Martini tenet S. Martinum, quod est Feudum militum. Passò poi in Persona del Conte di Montagano, ma non sappiamo con qual titolo. Appresso per la sua ribellione, in persona di Andrea di Capua, e si è mantenuta in questa illustre Famiglia sino al presente : tantoche nella situazione del Regno fatta l'anno 1669. leggiamo scritto tra i Baroni Ill. D. Giulia di Capua, Duchessa di Termoli : ma ora è passata nella Casa de' Principi di S. Nicandro per il Matrimonio del Signor D. Domenico Cataneo con una Dama, ultima della famiglia di Capua di questo ramo de' Duchi di Termoli. 6. Questo luogo è stato sempre considerato come nobile Castello di questa Diocesi, e tale lo appella il Colenucci in parlare dell'Armata Turchesca, la quale nel 1566. guidata da Pialì Bassà, pose a scacco, e a fuoco quelle marine, e ne restò salvo S. Martino, nobile Castello per meriti, come lui dice di S. leo, Protettore del luogo, part.3. lib.1. dell'Edizione di Vinegia del 1591. p.11. e noi torniamo a parlarne nell'Appendice cap.3. ove di questo glorioso Santo. Ebbe nobili Cittadini, tra questi il suddetto Domenico Amerio, Padrone del luogo : Dominicus Amerius S. Martini tenet S. Martinum, come sopra, e tra le sue sciagure, che non sono state poche, come di tutti gl'altri luoghi di questa Diocesi, anche sino a questi tempi vi si sono conservate Famiglie nobili leggendosi in un processo della Regia Camera fabbricato l'anno 1549. molte persone di questo rango, come tra gli altri si vede nel cap. precedente. Né ora vi mancano moltissime Case, le quali vivono del proprio con tutta comodità. Vi sono Dottori, dell'una, e l'altra Legge, Medici, e altri Professori, Artieri per tutto il bisognevole d'una Terra commoda. 7. Nell'enumerazione del 1601. fatta del Regno di Napoli si dice, che allora aveva fuochi 50. fuochi. In quella del 1669. stampata dal de Bonis nel 1671. sta scritto S. Martino antico fuochi 215. nuovo 110. diminuito a cagione del precedente contagio; al presente compresivi i Forestieri, accosta al numero di circa 1500 persone. 8. Il Padrone del luogo destina il Governatore per l'amministrazione della giustizia, e il Peculio dell'Università, la quale è una delle più commode della Diocesi, si governa dal Mastrogiurato, da un altro, chiamato Capo Governo, da due Sindaci, e da altro, che tiene il nome di Eletto. Quantunque sia vero, che a' 26. Giugno del 1733. in pubblico parlamento fu stabilito, che per meglio diriggere le cose del Pubblico dovessero passare per le mani di dodici Depuati ; e sopra di ciò fu anche ottenuto Regio assenzo, con decreto del Regio Collaterale de' 27. Luglio detto anno 1733. e successivamente li 31. di detto mese, e anno furono spedite le solite Regie provisioni. 9. Passando dal Civile all'Ecclesiastico, dee sapersi, come nel tempo, che questa Terra era in fiore, vi erano tre Chiese Matrici con cura d'Anime, e tutte e tre venivano servite dal proprio Arciprete, e da un buon numero di Ecclesiastici. Una sotto il titolo di S. Martino, e supponiamo certamente, che questa sia stata la prima, come quella, che ha dato il nome al luogo, l'altra sotto il titolo di S. Maria in Pensili, e la terza sotto il titolo di S. Pietro, Principe degli Apostoli ; mancati poi gl'Abitatori, per varie sinistre cagioni, e diminuite le rendite delle Chiese, dal mai abbastanza lodato Vescovo Caracci nel terzo suo Sinodo, celebrato l'anno 1642. furono suppresse le due prime, e uniti i loro beni, ragioni, e pesi, a quella di S. Pietro, ne formò una sola col titolo di Arcipretura, e suo Clero, la quale meritando qualche distinto onore, sì per la qualità della Chiesa, in cui si venera il Corpo di S. Leo con gran concorso de' Popoli, a prieghi della medesima Terra, e Clero l'anno 1730. fu da noi eretta in Collegiata, composta da un Capitolo di dodici Canonici, cioè uno Arciprete, con cura dell'Anime, un Primicerio, un Cantore, due Presbyteri, quattro Diaconi, e tre Suddiaconi, i quali tutti, e Dignità, e Canonici hanno l'uso, e insegne delle Cappe, appellate Zambarde, per la graziosa Concessione, che ne fu fatta a' nostri prieghi dalla f. m. di Bendetto XIII. come dalla seguente Bolla. 11. Nate appresso alcune controversie intorno alla distribuzione di alcune rendite tra que' Canonici in seconda istanza dalla Curia Metropolitana di Benevento fu dato sopra di ciò regolamento, e per la total notizia di questo fatto; stimiamo qui anche trascrivere il Decreto, quale a nostra insinuazione fu accettato dalle parti per esser conforme alla disposizione de' Sagri Canoni, e secondo le nostre intenzioni in quel tempo assente, e commorante qui in Roma. Egli è del tenore, che siegue. 13. Oltre al Capitolo delle Dignità, e Canonici non mancano in essa Terra altri Ecclesiastici in istato minore Chericale, che fervono per le Funzioni, che qui si fanno con tutto il decoro . Per la qual cosa vi è tutto quello, che può servire anche alle Funzioni Vescovili, essendovi presente il Vescovo, come Trono fisso , Faldistorio, e quanto bisogna provisto di nostro ordine dopo ia sua erezione in Collegiata.
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Delle Chiefe distrutte. 35. Non sono poche le Chiese, che si contano in
questa Terra, le quali siccome l'aveva innalzate la pietà de' Fedeli, così la vicenda del tempo ha fatto, che tratto tratto
si fussero consumate, e ridotte a niente, o fatte abbattere da' Vescovi zelanti,
conoscendo, che in esse non si poteva più rendere il culto al Sommo Dio con decenza.
Queste sono. 37. La Chiesa de' SS. Fabiano, e Sebastiano , la quale stava all'incontro della sopraddetta Chiesa di S. Niccolò, ma di essa non abbiamo vestigio alcuno. 38. La Chiesa di S. Onofrio per la
slessa strada, e a man dritta, distante dall'antecedente intorno a dieci passi, e
questa fu ridotta al suolo da circa 30. anni fenza restarne alcun segno.
*** De Casali, e altri luoghi disrutti. 53. Il Casale volgarmente chiamato
Castelletta, veniva posto per la strada, che conduce alla Terra di Chieuti luogo detto lo Saccione, cosi chiamato dai fiume Saccione, come
si scrive nella Cronaca Cassinese, oggi appellato dal Volgo Saccione, distante circa tre miglia dalla
noStra Terra di S. Martino : ora è affatto distrutto, e non se ne veggono vestigia
alcune e affermando solamente la costante fama tra' Paesani, che si ritrovasse colà, né
si è potuto trovare memoria alcuna della sua origine .
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