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Ultimo commento Critico ricevuto nel 2016.

Rusp@: Visioni pittoriche tra surrealismo e contemporaneità.

Una sequenza ritmica di esili profili architettonici verticali, leggermente curvati, quasi alla ricerca di un abbraccio tra forme artificiali e spazi naturali; il tutto avvolto da una poesia silenziosa espressa in una fantastica policromia di immagini surreali. Rusp@ attraverso il suo linguaggio espressivo ci riporta alle relazioni tra “corpi materici” che sono l’atto fondativo della costruzione e i nostri luoghi. Un remake di stratificazioni prospettiche come nella pittura trecentesca di Giotto nella quale le architetture verticali sono rappresentate attraverso piani e superfici policromatiche in relazione tra di loro. La costruzione di un luogo quindi non solo come spazio fisico ma come rappresentazione dei valori della vita. Architetture che sembrano danzare sulle onde di un intenso mare blu fino a perdersi all’orizzonte in un cielo terso azzurro quasi ad evocare i “blu” della pittura di Piero della Francesca. Il fondo delle sue opere pittoriche, quasi sempre di colore azzurro-blu, diventa un luogo senza identità, senza memoria, senza riferimenti riconducibili a uno specifico contesto; quasi per cancellare qualsiasi forma iconica che ci riporta ad un luogo con una specifica identità. Ed è per questi aspetti che possiamo parlare di espressioni pittoriche surreali, tra sogno ed evocazione, tra desiderio ed attesa, tra spazio e tempo.
Una pittura “visionaria” che sconfina tra le simbologie e le allusioni di una pittura primordiale che rappresenta i luoghi in forme fiabesche e oniriche come nella pittura quattro-cinquecentesca di Bosch e come nella pittura espressionista-naifs di Rovesti e Colombo che ritrae il mondo magico e arcaico della cultura contadina. La figura umana è quasi sempre rivolta verso una visione prospettica e irreale di un paesaggio, tra un possibile sogno e visioni fantastiche alla ricerca di un luogo nel quale ritrovare il piacere del vivere contemporaneo. Un luogo che si esprime in pittura attraverso relazioni tra elementi artificiali e naturali, il tutto rappresentato da “forme fuori scala”. E’ attraverso l’uso di colori primari, accesi, per le forme artificiali e dei colori tenui per le forme naturali che Rusp@ cerca di costruire una nuova figurazione come relazione tra le opere dell’uomo e la bellezza della natura. Un piccolo manifesto di una nuova realtà urbana. Nelle sue opere pittoriche ritroviamo infinite scene della quotidianità che lui rappresenta sempre con situazioni di “eccezione” quasi mai riproducendo scenografie ordinarie ma attraverso la relazione tra i personaggi e il luogo per un infinito viaggio virtuale come desiderio interiore dell’artista a espressione dei contenuti della sua pittura. Schegge di vita urbana, figure senza volti, paesaggi irreali e architetture che si piegano dal cielo fino a terra cercando un’emulazione o meglio una simbiosi con le forme naturali. Immagini segmentate, contrastate da infinite forme lessicali e informali con intensi cromatismi per rappresentare un possibile mondo attraverso l’uso della pittura. Una distorsione di forme che raggiunge il suo apice nell’utilizzo del computer per l’esecuzione delle sue opere pittoriche per una visione complessiva tra immagini optical e iper-futuristiche a definizione di mondi interplanetari.
C’è sempre nel lavoro di Rusp@ un luogo fantastico nel quale ritrovare il piacere del vivere contemporaneo che oggi sembra essere assente. Immagini silenziose nelle quali ritrovare quella magia che permette all’artista di realizzare uno specifico e autonomo processo creativo. Virginia Wolf ci ricorda che l’arte non è il bello ma il vedere le cose in modo diverso; un modo differente che sta alla base di tutta la ricerca pittorica di Rusp@ attraverso l’espressione di un fantastico mondo…….. tra realtà e fantasia.

Sergio Zanichelli





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L’uso del colore in funzione della luminosità e della resa plastica è il tipico modo dell’espressione pittorica di Gianni Ruspaggiari. Il suo cromatismo acceso ma ben temperato non ammette eccessi perchè tutti li ricompone all’interno di un equilibrato gioco di rimandi, di compensazioni tonali, di felici accostamenti. Ciò è riscontrabile anche nelle sue nature morte in cui gli oggetti sono semplici pretesti per la sapiente orchestrazione di forme e colori, in cui Morandiane preziosità sono alimentate da un vibrante cromatismo. Ma il tema privilegiato della sua comunicazione visiva è Gualtieri. Inteso non solo nella sua tessitura urbana, ma anche nei suoi rapporti esterni, calato nel suo ambiente, che lo avvolge in una verde coltre. Vi si smorzano le vivaci colorazioni, assorbite dalla dolce atmosfera padana. Ruspaggiari coglie in tal modo l’essenza di questo antico paese lambito dal Po, assorto e silente. Quasi che quinte invisibili – o evidenziate da argini protettivi e da filari di pioppi che scandiscono gli spazi incommensurabili della pianura – lo ponessero al riparo dal frastornante avanzare di un’imbarbarita “civiltà”, sempre più dominata da cieca tecnologia. La torre, la Parrocchiale , villa Malaspina, la Chiesa di Sant’Andrea e vecchie case coloniche sono aspetti emblematici di un paesaggio che viene rivissuto mentalmente. Ruspaggiari scarta l’esatta e fedele riproduzione naturalistica (a tale scopo è più adatta la fotografia) e ce ne offre immagini rivissute ed espresse in sintesi, che ce ne restituiscono gli elementi e i contorni più veri e duraturi . Si riscontra nelle sue immagini una confluenza di dati di caratterizzazione impressionistica accanto ad altri propri della creatività espressionistica, in perfetta fusione, con un sincretismo privo di sbavature e di approssimazioni. Dall’espressionismo sentiamo la partecipazione creativa svincolata dei dati naturalistici, attenta più agli aspetti permanenti che alle fugaci sensazioni, che si dissolvono nel pulviscolo della luce. Dall’impressionismo l’accettazione della realtà nei suoi valori positivi, evidenziati dall’equilibrio della composizione e da ben dosati rapporti cromatici. L’angoscia e l’inquietudine per le precarie condizioni dell’esistenza dell’uomo sono messe tra parentesi, in un contesto che esprime, tutto sommato, fiducia nella realtà ed adesione ai momenti magici che ancora sa esprimere. Ma fino a quando?



Alfredo Gianolio di Reggio Emilia. In occasione della mostra personale a Palazzo Bentivoglio di Gualtieri nel 1989.

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Ruspaggiari: pittore che dipinge con buon gusto, usando un accostamento cromatico, armonico nel rispetto delle proporzioni e della prospettiva con una pittura ed un messaggio semplice che dona alle sue opere una visione quasi musicale e di piacevole gusto visivo. Le sue opere sono tutte dipinte ad olio su tela. I temi del suo linguaggio figurativo prediligono paesaggi immaginari e paesaggi reali, rielaborati con autonoma immaginazione e creatività. Le nature morte sono realizzate con una visione prospettica e con tecnica originale. Caratteristica importante nelle opere di Gianni è il movimento che si materializza nelle medesime. (...)

Renato Bolondi. Luzzara 1990 in occasione della personale allestita a Luzzara.


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Ruspaggiari offre all’osservatore attento l’immagine di una realtà condizionata dalla sua esperienza personale e lo stimola a vedere ciò che vuole sia visto. Nelle sue tele i colori caldi, vibranti aggressivi che suscitano forti emozioni, spesso si trovano a dominare variazioni tonali di colori freddi che generalmente danno un’immagine malinconica. Il risultato espressivo è la rappresentazione di una realtà oggettiva interpretata “deliberatamente” errata.

Abbiani Viviana Castelnovo Di Sotto. 1991 in occasione della personale allestita in luogo privato a Castelnovo Di Sotto.

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Composizione di soggetti surreali- astratti composti e scomposti nelle opere di Gianni Ruspaggiari. Le opere sono piene di simbologia che può variare la lettura di chi osserva. E’ un artista molto creativo e sa accostare perfettamente i colori , non può passare inosservato in quanto il tipo di impostazione deriva dalla tecnica del Segantini, puntinismo un pò virgolismo come se cadesse una pioggerella. Le sue opere sono state osservate da tecnici e da artisti affermati ottenendo un buon risultato di pubblico e di critica.

Romano Pelati. 1996 in occasione della personale alla Galleria Modigliani di Milano.

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Ruspaggiari :via di fuga dalla realtà. Lasciandosi trasportare da ricordi dinamici - surrealisti e futuristi- ma senza impegno, assemblando forme amebiche e guizzanti spiralette in un complesso generosamente cromatico, Ruspaggiari tende a provocare nell’osservatore delle sue opere un sottile stato di disagio: sono profili somiglianti a pezzi anatomici o istogrammi camuffati da mascherine colorate ad istillare una latente inquietudine, come a certificare l’esistenza di un’ombra sinistra al limitare della più svagata esperienza umana.

Alvaro Spagnesi. Firenze 1997 commento per la rivista Eco d'arte moderna.

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Lirismo e sinuosità nella ricerca di sintesi espressiva dell’artista, una sintesi che conduce Gianni Ruspaggiari ad una libertà di segno nel quale vibra la voce dell’uomo. E’ un artista sensibile che offre al fruitore una sintassi compositiva armonica e raffinata, ma non certo leziosa, lucida o pedante. Il compimento delle sue interpretazioni è condotto da uno stile monocorde dove non c’è posto per ripensamenti o copiature. Ruspaggiari, creativo e personalissimo, non attinge la sua arte, le sue movenze compositive, la sua espressione di luce da altri universi. La sua esperienza è un equilibrio metafisico fra un silenzio di armonie ed il conforto del proprio amore per l’arte.

Iolanda Pietrobelli. 1998 in occasione della personale alla Galleria Il Prato dei Miracoli di Pisa.



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La scelta di una sequenza numerica quale unico elemento di distinzione nella titolatura di opere classificate, tutte, come “composizione”, lascerebbe supporre una sorta di fredda predeterminazione nell’evolversi di un ciclo pittorico. Ma a torto poichè, al contrario, Ruspaggiari insinua in questa sua produzione recente una fluidità d’espressione che appare intrattenere maggiori legami con una creatività impulsiva e dinamica piuttosto che rigidamente razionale. Le forme inoggettive che l’artista dispone sulla tela sembrano muoversi in una danza, attratte da una forza magnetica che ne stabilisce ora il raccogliersi ora l’espandersi attorno ad un ideale centro. Il blu, un blu compatto e altrove un blu che degrada e sfuma fino a toccare il bianco e il violetto di centri concentrici, definisce la diversa profondità di campo della visione, una profondità spaziale che sbalza in avanti e pone su un medesimo primo piano quelle “forme” vibranti nei colori puri, del rosso e del giallo dominanti, ma anche derivati come i turchesi, i rosa, gli arancio e i verdi. In questa ricerca Ruspaggiari, pittore da sempre e che viene, come è corretto che sia, dall’esperienza figurativa, si potrebbe dire che ha maturato una narratività “antinarrativa” attraverso la quale non è più raffigurato un frammento di realtà (come nei paesaggi della sua terra) nè una realtà “visionaria” (come nel ciclo dei paesaggi sdoppiati nel gioco dei riflessi o in quello delle nature morte “animate” di figure in movimento) bensì una astrazione in chiave illusionistica. Nella sua personale simbologia in cui compaiono spesso figure anelliformi, a pettine, serpentine, ricorre un effetto illusorio di tangibilità e l’artista evidenzia anche , con il medesimo uso di lumeggiature, certi elementi astratti che ricordano, illusionisticamente appunto, i grumi e le strisce di colore spremuti dal tubetto cari all’action painting. Dunque, sotto certi aspetti, Ruspaggiari persegue un linguaggio astratto che appare provocatorio nei confronti dell’astrazione stessa e di fatto ne sdrammatizza la tensione sperimentale assecondando una naturalità espressiva che dà corpo, prima ancora che a un concetto, a un’emozione o a un sogno.

Roberta Fiorini Firenze 1998. Per la monografia vinta al Premio Italia edita da Eco d'arte moderna.

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La magnetica ricerca estratta dal ricordo, da cui sgorga una pittura originale e magica. Un’avvicendarsi di forme e colori, che riassumono il dinamismo di un’Artista motivato dall’estro intimistico della creatività.

Mariarosaria Belgiovine 1999 in occasione del Premio Art in The World.

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Spaziando dal figurativo all’astratto con estrema facilità, Ruspaggiari propone sempre composizioni dalle intense venature liriche, ove colore e forma assumono un ruolo di assoluto primo piano.

Simone Frappanni in occasione della mostra collettiva alla Rocca Di Scandiano.

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Ruspaggiari può essere considerato il poeta dei colori e delle composizioni perchè vi è nelle sue opere una libertà in cui i vari elementi cromatici giocano con le forme più strane rincorsi da una forza che fa sognare.

Lidia Mazzetto per la rivista Eco d'arte moderna.



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Il lirismo di queste opere apre spazi incommensurabili. I colori travolgono ed avvolgono, inondano l’anima. Accostarsi ai quadri significa ricevere energia. Grazie per queste meravigliose sensazioni e per le opportunità conoscitive che da esse scaturiscono.

Filippo Ferrari - Assessore Cultura Poviglio - 2004. In occasione della mostra a Poviglio.



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Tra pittura e computer grafica di Federico Napoli

Dalle prime esperienze negli Stati Uniti intorno agli Anni '60 fino ad oggi - ma andrebbe qui quanto meno ricordato anche il Manifesto del movimento spaziale per la televisione di Lucio Fontana, datato 1952 -, l'arte che potremmo chiamare in senso lato elettronica ha compiuto un significativo spostamento di asse: dalla primitiva attenzione legata al concetto di tecnologia vista come macchina e quindi movimento, la medesima si è spostata sul processo applicato, nello specifico sull'uso fatto della computer grafica. Quest'ultima, avvertita come medium, è correlata oggi all'atteggiamento critico, ai modi ed agli scopi cui lo stesso medium è proposto. In altre parole: è l'atteggiamento dell'autore, oggi, ad essere prioritario; non il mezzo, dunque, ma la sua utilizzazione, perché il messaggio coincide con lo stesso medium. In tale contesto, di non facile definizione nelle sue variegate ramificazioni - anche alcune recenti pubblicazioni di Couchot, Hillaire e Paul (2003) e di Silvia Bordini (2004) per quanto articolate non sono riuscite a definire esaurientemente il complesso mondo del digitale -, in tale contesto si innesta l'attività artistica di Gianni Ruspaggiari, autore di lontana e tradizionale formazione pittorica, ora assertore dell'arte computerizzata. Proprio in relazione a quell'atto di privilegiare il medium di cui sopra accenniamo, è fondamentale per il nostro autore la possibilità offerta dalle nuove tecnologie di liberamente spaziare nell'espressività, dando sfogo alla propria fantasia creativa: una creatività che se da un lato pare piegarsi alla schematica precisione suggerita dal mezzo tecnico - in questo senso, anche la presenza massiccia di colori primari può essere utile indicatore, oppure la firma in calce alle opere cristallizzata in Rusp@ -, dall'altro rivela passionalità e partecipazione per le forme grafiche assunte (serpentinate), per l'uso del collage (in cui coinvolge spesso la medesima componentistica del computer, riconfermandone la funzione di mezzo), per i mutamenti di soggetto (non di rado tornando alla descrittività figurativa), per 1' attenzione sempre presente agli aspetti delineati e compiuti o, comunque, alla composizione formale. Frequentemente, poi, l'autore da corpo anche a spunti sociali e quotidiani - i riferimenti all'effetto serra, ad esempio -, riconfermando così accanto alla libertà tecnica quella creativa, qui allora congiungendo elementi espressionistici - recupero di valori anche estetici - con aspetti astrattivi - l'irrazionalismo e la sperimentazione -, non trascurando neppure una suggestione onirica - la forma vissuta attraverso i segni -. Certo, il colore brillante, il formalismo e lo stesso processo compositivo, ci mostrano di essere in presenza di un'operazione emotivamente coinvolgente, quasi umanizzazione della tecnica in senso lato, operazione scevra da ogni spirito narrativo, ove ogni opera di volta in volta appare come un fotogramma a sé del non visibile: comunque, Ruspaggiari resta sempre nell'ambito di un procedimento artistico fondamentalmente pittorico - infatti, le scelte tematiche non sono esclusivamente quelle permesse dalle caratteristiche del mezzo tecnico -, ove il medium, di cui sopra parliamo, risulta essere il pretesto per dare corpo ad una personale visione lirica dei propri rapporti con il mondo circostante.

Firenze, aprile 2005


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L’appuntamento con l’arte nella Chiesa Monumentale della Madonna, in occasione della Fiera primaverile dei Cavalli, è una tradizione consolidata per la città di Castelnovo di Sotto. Anche quest’anno, infatti, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Castelnovo di Sotto propone alla cittadinanza una mostra personale di un affermato artista. Siamo quindi lieti ed onorati di ospitare, dall’1 al 25 aprile, la mostra di pittura di Gianni Ruspaggiari o, come lui si firma, Rusp@. Motivo di maggiore soddisfazione sta nel fatto che l’artista è un nostro concittadino e per la prima volta viene presentata una sua personale a Castelnovo, nonostante abbia già ottenuto importanti premi e riconoscimenti ed abbia esposto le sue opere in numerose località italiane e straniere. Dai primi passi mossi in giovane età alla scuola di un altro importante pittore castelnovese, William Lusuardi, Rusp@ è da qualche anno approdato ad un genere artistico certamente innovativo e stupefacente: la computer art o pittura digitale. È fondamentale, infatti, per il nostro artista la possibilità offerta dalle nuove tecnologie di spaziare liberamente nell’espressività dando sfogo alla propria fantasia creativa. Rusp@, come egli stesso dice, interiorizza ciò che vede, lo fa proprio e lo imprime sulla tela, rifiutando la ripetitività perché ogni tela è frutto di un momento di vissuto che è “una volta sola”. Nel ringraziare Rusp@ (Gianni Ruspaggiari) per averci fatto vivere la magia della sua poesia offrendoci la possibilità di apprezzare le sue opere, invitiamo i visitatori a farsi cogliere e guidare dalla “bellezza” di un’occasione e, volgendo un caloroso saluto a coloro che verranno, esprimiamo un più generale ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile l’allestimento della mostra.

L’Assessore alla Cultura Alfredo Speroni 2006 in occasione della personale a Castelnovo Di Sotto.



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Il surreale racconto si ammanta d’innovativa dialettica pittorica. L’operato di Rusp@ diviene così emblematica rappresentazione d’innovativo fervore narrativo. L’artista nel suo peregrinare stilistico giunge a visualizzazioni estetiche di raffinata fattura. Sia che la tematica venga elaborata attraverso il rispetto nei confronti dei tradizionali canoni pittorici sia che l’elaborazione artistica risulti positivamente affidata all’avveniristico strumento informatico l’artista emiliano riesce nell’intento di stravolgere la comune percezione sensoriale donando alla fruizione prova di memorabile compiacimento emotivo. Lirismo poetico e possenza immaginifica, binomio portante di un modus operandi originale e caparbio.

Prof. Anna Francesca Biondilillo Palermo 2006. Pubblicata su "Grandi Maestri 2006".



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Qual è il fascino del surreale? Cercare di capire, indagare, svelare un fascino è sempre un’operazione difficile, ambigua e soprattutto a rischio di depressione: il fascino è un elemento magico, come un gioco di prestigio, se lo sveli troppo scompare e non ha più senso. L’elemento della seduzione del surreale, dunque, non è cosa conveniente da razionalizzare, da spiegare a parole, perché la parola spezza l’incanto. Cerchiamo di analizzare quali sono le corde interiori che ci rendono ricettori e sedotti dal surreale. Indubbiamente la prima corda del nostro animo che viene pizzicata dai surrealisti è lo stupore che la nostra mente prova nel vedere forme nuove, inaspettate dove dovrebbero esserci figure abituali, ma la seconda è il contatto sensuale con la fluidità di queste forme, laddove nel reale le immagini sono dure, una fluidità che fa vibrare le entità figurative della surrealtà nella vita interiore dell’artista. Questo avviene nelle opere di Rusp@, una visione continua su un mondo riplasmato dal sentimento che l’artista emiliano ha per la realtà, una raffigurazione di quel linguaggio interiore, universale e pre-linguistico che è la musica. Tutto nelle opere di Rusp@ viene agitato dalla musica, un suono muto che diventa danza di palazzi e di forme digitali si visualizza in questi dipinti e gioiosamente ubbidisce alla bacchetta dell’Artista- Maestro che, con affettuosa, allegra imperiosità, lo sveglia e lo dirige.

Alfonso Confalone - Firenze 21-04-2007 in occasione del premio Ponte Vecchio.



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Toscana TV con commento del Dottor Fabrizio Borghini

ha realizzato nell'Atelier di Rusp@ a Castelnovo Di Sotto R.E. un servizio Culturale di 12 minuti per la trasmissione "Incontro con l'Arte"

andata in onda Sabato 9 Giugno 2007 alle ore 21 su Toscana TV.





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La dialettica pittorica – creativa del Rusp@ confluisce in tematiche legate indissolubilmente alla contemporaneità ed ai suoi aspetti più emblematici. Ne è prova la produzione legata al tema effetto serra la cui manifestazione devastatrice è percepibile nella laguna veneta. L’affrontare Venezia e la sua immutata bellezza con pennelli e colori è stato il compito dei grandi decoratori (il pensiero ovviamente è rivolto al grande Canaletto) ma la Venezia di Rusp@ è una città che si denuda della sua veste romantica inchiodando ciascuna istituzione, ciascun singolo individuo sul dovere di difendere un patrimonio storico naturalistico senza ombra di dubbio patrimonio del genere umano. Arte quella del Rusp@ che è prova di ardore contemporaneo, dialettica di un artista al passo col tempo, capace di cimentarsi con tecniche digitali pur conoscendo il valore e l’importanza della tradizione pittorica.

Sandro Serradifalco - Palermo 2007 Pubblicata su "Grandi Maestri 2007".



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"L'eccletismo" di Rusp@ (Gianni Ruspaggiari) sembra trovare linfa vitale nella prorompente briosità della sua ricerca stilistica. Dualismo creativo di un artista che dona completezza alla sua anima di comunicatore, grazie ad un modus operandi che attinge sia dalla tradizione che dalla contemporaneità. Passato e presente in opere proiettate verso il futuro. In opere che alternano valori classici (quali l'uso della tecnica ad olio) a cromie caleidoscopiche e misteriose generate da alchimie digitali. Duplici aspetti sinonimo di qualità. Duplice aspetto che non deve essere considerato esempio di incoerenza piuttosto di capacità interpretativa degna esclusivamente del grande artista. Sappiamo bene, infatti, quanto in passato i grandi Maestri rinascimentali (si pensi a Leonardo e Michelangelo) riuscivano nel loro intento creativo cimentando in tecniche rivoluzionarie ed innovative. Ebbene con i dovuti paragoni il cammino di Rusp@ risulta positivamente simile. Nell'animo dell'artista risiede infatti una tale carica espressiva che rende possibile il confronto con svariati linguaggi, donando al fruitore varie chiavi interpretative.

Sandro Serradifalco - Palermo, Luglio 2008.



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Rusp@ (Gianni Ruspaggiari):

Spesso di fronte a genuine espressioni d’arte, vale a dire a linguaggi artistici che hanno la loro razionale ed emotiva convalida nel crogiuolo di personali esperienze e culturali riflessioni, risulta difficile per il critico, anche avveduto o specializzato, utilizzare i consolidati schemi della storiografia per comprendere l’essenza, il significato di quanto un artista autentico sta effettivamente progettando o intuendo. La realtà, con le sue infinite sfaccettature ed imprevisti è infatti sempre un passo più in là della teoria. Un’ennesima conferma di queste asserzioni - a nostro avviso – viene dall’intensa attività creativa di Gianni Ruspaggiari in arte Rusp@. Originario di Castelnovo di Sotto (Reggio Emilia), ha iniziato a dipingere sin dall’infanzia. In seguito è stato allievo del pittore William Lusardi. La sua indagine artistica, ricca di stimoli e di convincenti proposte si muove su due piani contestuali: da una parte la pittura su tela e dall’altra l’arte in digitale. Pertanto innovazione e tradizione si compenetrano nel suo linguaggio visivo dai tratti espressivi incisivi e coinvolgenti. Nella pittura di Rusp@ si può agevolmente constatare la sensibile originalità della sua elaborazione stilistica che possiede dei fattori morfolgici del tutto peculiari. L’artista interviene in primo luogo sul modellato con una f a n t a s t i c a trasfigurazione dei volumi che diventano elastici profili di grattacieli, palazzi, edifici pronti quasi a rimbalzare da un punto all’altro della tela. Nasce così una pittura esuberante che non si affida stilisticamente a schemi pre-costituiti, ma alla realtà dell’invenzione con le sue sorprese. Per Rusp@ da un certo punto di vista la pittura diventa un gioco per esplorare le proprie emozioni, i sentimenti, quello che effettivamente si prova di fronte allo spettacolo della realtà, considerata nell’insieme delle sue manifestazioni. Ed è in virtù di questi elementi, così fantasiosi e personali, che risulta difficile inquadrare la pittura di Rusp@, la sua animata creatività. L’artista crea un mondo di fiaba, una sorta di magica quinta teatrale in cui si inscena il mutevole e sempre imprevedibile spettacolo del mondo. Nelle sue composizioni si intuisce come realtà ed illusione si intreccino e si compenetrino, del resto non è forse l’arte - come diceva Leopardi – il mondo dell’illusione che consola? Ma a parte queste considerazioni di ordine più generale, appare quanto mai suggestivo indagare con quali sottili e brillanti meccanismi espressivi e compositivi Rusp@ crei il suo originale mix di sogno e realtà, paesaggio ed emozione. Ed allora si noterà la sua abilità tecnica ed immaginativa nel "falsare" volutamente le prospettive, rompere schemi consolidati, stimolare la percezione classica del dipinto verso nuovi orizzonti, deformare con eleganza e raffinatezza senza il piglio scontato dell’espressionista "arrabbiato". Da rilevare poi i toni cromatici sempre delicati, modulati su tonalità quasi pastellate, che sottolineano la delicatezza delle superfici, la purezza dei piani. Per Rusp@ la pittura è una forma di poesia che si esprime mediante colori, disegni, volumi, invece che utilizzare le parole. Di particolare rilievo risultano i soggetti ispirati a Venezia che l’artista elabora in composizioni originali, caratterizzate da humour ed ironia, lontano dalle solite interpretazioni della meravigliosa città lagunare. Ma il discorso sulla notevole tensione espressiva dell’artista sarebbe incompleto se non si prendessero in considerazione la sue bellissime opere in digitale. In esse uno spazio dall’atmosfera galattica e visionario si arricchisce di un cromatismo rutilante che imprime alle forme una loro mutazione quasi genetica. Lo spazio viene inoltre sollecitato anche dalla presenza di monumentali lettere alfabetiche. Per Rusp@ le sperimentazioni in digitale sono una forma continua di sollecitazione visiva e spaziale che si definisce in linguaggi nuovi, non assimilabili alle consuete espressioni della pittura (informale, surrealismo) in quanto si tratta di configurazioni nuove e particolari. Sono opere di notevole fascino comunicativo che proiettano l’osservatore in un altro mondo, dove non vigono più le consuete leggi fisiche o psicologiche. Ad ulteriore conferma della sensibile intelligenza visiva di Rusp@ va anche sottolineato che l’artista è stato il primo ad allestire nella sua terra una personale dal tema "Tra pittura e computer grafica". Molteplici poi i riconoscimenti della critica e del pubblico alle sue continue ed avvicenti sperimentazioni.

Teodosio Martucci – Milano Dicembre 2008

Le seducenti metafore di Rusp@

Nel corso degli anni ho avuto modo, sempre più spesso, di occuparmi dell’arte di Rusp@ per la rubrica Incontri con l’arte che conduco su Toscana Tv. Ho avuto, così, l’opportunità di seguire l’evoluzione, o se preferite la trasformazione, che lo ha portato a passare da un personalissimo figurativo, venato di prodromi surrealisti, alla scomposizione di paesaggi e oggetti sia dal punto di vista segnico che cromatico. L’operazione di frantumazione del colore, effettuata attraverso un passaggio da divisionista, lo ha fatto lentamente pervenire alla pura astrazione. La bassa padana si è venuta trasfigurando, nei suoi quadri, in un fantastico paesaggio onirico, una specie di fiabesco giardino incantato visitato con ottica deformante: alberi, case e campanili si allungano, si contorcono, si flettono sotto i colpi di refoli di vento immaginari che ne ridefiniscono i contorni. La Padania di Rusp@ non è avvolta da nebbie invernali ma accarezzata dalle calde atmosfere dell’estate che la rendono più mediterranea che mitteleuropea. La sua sanguigna Emilia, per sapori, humus, umanità, partecipazione emotiva che sprigionano personaggi e situazioni, è molto più vicina al sud che al nord. Forse è per questo motivo che predilige Firenze a Milano e ama Venezia, la città più “meridionale” a settentrione dell’Appennino, più di tutte le altre località ristrette fra i suoi monti e quelli dell’arco alpino. Se c’è un filo rosso che lega tutte le opere dell’artista, realizzate nei vari periodi che hanno contraddistinto il suo cammino in arte, questo è rappresentato dalla luminosità che è andato a cercare nei quadri dei Macchiaioli toscani. Invece, le motivazioni esistenziali che lo hanno spinto ad affrontare temi d’attualità come l’inquinamento, l’effetto serra, il disboscamento indiscriminato lo hanno indirizzato verso l’espressionismo che lui ha utilizzato in maniera leggera, non traumatica. I drammatici problemi legati alla sopravvivenza del genere umano sono trattati con candore, senza forzature, raccontati con la dolcezza dell’affabulatore e sottolineati, magari, dalle note di un violino e definiti con tenui sfumature di colore. Vi si potrebbe raffigurare un fondo contraddittorio foriero di equivoci: Rusp@ tratta temi sconvolgenti usando colori caldi, inserendo figure umane che al cospetto di immani catastrofi mostrano volti senza disperazione ma pervasi di stupore di fronte al disfacimento che sta davanti ai loro occhi. La contraddittorietà è, però, solo apparente, è un’illusione ottica che deriva da una prima e superficiale lettura dell’opera. Analizzandola e penetrandola nel profondo, invece, si scopre quanto smarrimento solchi i volti di quelle figure attonite, quanta impotenza alberghi nell’animo di questi personaggi piccoli di fronte a tragedie grandi. Alla fine di questo tormentato viaggio, Rusp@ è approdato alla pittura digitale che, a parer mio, gli è particolarmente congeniale. La computer art gli ha consentito un’immediatezza espressiva e cromatica, ha favorito passaggi rapidi ed essenziali che hanno rimosso i filtri rappresentati dai problemi esistenziali e dai messaggi ecologisti che, pur apprezzabili, hanno rappresentato un vero e proprio freno, o quantomeno hanno costretto l’artista ad un deleterio autocontrollo che ne ha sostanzialmente compressa la creatività e l’effervescenza. Un fondo gioioso lo si avvertiva anche in precedenza ma era sottinteso, andava scovato leggendo fra le righe, nell’ironia celata negli ossimori dei titoli (Natura morta in movimento, per esempio) o negli sfondi veneziani di una città votata al dissolvimento ma raffigurata con una fantasmagoria di colori vitali. Chissà se è stato un caso fortuito o una scelta voluta dall’artista, ma che questo catalogo veda la luce proprio in occasione del centenario della pubblicazione del manifesto futurista mi sembra un segno del destino. Con gli artisti che dettero vita a quella corrente artistica, Rusp@ ha in comune tanti tratti che, a buon titolo, lo possono far rientrare nel novero dei post futuristi pur non avendo bussato alla loro porta come emulo ma essendosi guadagnato i galloni sul campo per innate consonanze con Marinetti e i suoi vulcanici epigoni.

Fabrizio Borghini, Critico d’arte in Firenze, settembre 2009



In occasione della mostra antologica di Rusp@ con opere dal 1960 al 2011.

Presentazione critica di Francesca Baboni.

ONIRICHE PERCEZIONI

Una mostra per raccontare un viaggio attraverso l'arte di una vita. O quasi.
Un'esistenza intera appassionata di pittura. Gianni Ruspaggiari o meglio Rusp@ - come ama farsi chiamare - è un autodidatta e dipinge fin dall'adolescenza. Per questa esposizione antologica, che va dalle opere giovanili degli anni '60 fino alle ultime sperimentazioni in digitale del 2011, torna nella sua terra natale per mostrare un percorso artistico, o se vogliamo evolutivo, che ha saputo rinnovarsi attraverso lo scorrere del tempo. Grazie ad una pratica assidua e continua che non si è mai arrestata, passata attraverso premi, personali e collettive in Italia e all'estero, l'artista ha affrontato una vera e propria evoluzione dello stile, iniziato nel periodo giovanile con paesaggi ad olio su tela dalla forte impronta onirica. In queste vere e proprie visioni intimiste, Rusp@ ci trasporta in un paesaggio padano – o nella magica città di Venezia - surreale e fantastico, modificato dalla sua fervida fantasia, deformato dalla lente creativa della sua energia percettiva, dove case e palazzi dai colori acidi sembrano quasi impazzire e modificarsi contorcendosi e allungandosi all'infinito come elastici, per poi rinchiudersi su loro stessi con un singolare quanto poetico effetto claustrofobico. Nel mondo da favola di Rusp@ la percezione è continuamente e sorprendentemente ribaltata, così come si moltiplicano i punti di vista dello spettatore, che assiste alla mutazione in atto come davanti ad uno spettacolo ironico e inatteso che trasfigura la realtà quotidiana. Lo spazio mentale è sempre quello emozionale, che ritorna nelle scene di vita raccolte dal suo sguardo e che lo porta a poco a poco a sperimentare le tecniche di pittura digitale. Rendendo grazie al computer l'immagine irriconoscibile, ai limiti di un'astrazione prettamente di concetto, il pittore sonda nuovi mondi paralleli costruiti dalla virtualità estrema, dove la macchina si fonde al pensiero e il colore si amalgama fino a diventare un tutt'uno con la materia stessa.

Francesca Baboni
Anno 2011

Mostra personale Rusp@sigrafia condivisibile. Simboli digitali per l’arte contemporanea.
A cura di Stefania Ferrari.
Spazio espositivo DISH caffècucinacocktail di Reggio Emilia.
Riconoscibile come simbolo universale, grazie a Rusp@ l’arte si arricchisce di nuovi e inusitati strumenti per comunicare idee, emozioni e progetti, attraverso linee sinuose e fluorescenze mutuate dal mondo della tecnologia digitale, creando una pasigrafia che trascende generazioni e culture, divenendo unanimemente condivisibile. Stefania Ferrari



L’artista Ruspaggiari, in arte Rusp@, riesce ad esprimere gioia, leggerezza, serenità. Il criterio che sta alla base del suo lavoro, il punto di partenza è di considerare l’arte per l’individuo, l’arte come portatrice di messaggio, che sappia suscitare emozioni, ma che spinga anche a riflettere. Anna Francesca Biondilillo per Arte e poesia sulla rivesta “OveArt” Maggio Agosto 2013.



Le opere di Rusp@ sono un inno alla possibilità della fantasia, di poter destrutturare la realtà fenomenica e ricontestualizzare un mondo forse troppo stretto, allargando gli orizzonti dello skyline della creatività più ardita. Tecnica pittorica tradizionale e multimedialità sono gli strumenti di cui Rusp@ con un beffardo sorriso, esplora le potenzialità espressive, volendo comunicare messaggi di positività e leggerezza così come fanno i poeti, quasi a suggerire di non essere toccato dalle cose del mondo, ma dalla realtà delle possibilità altre, quella leggera come i sogni, quella della libertà surreale. Daniela Lubrano 2013
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