L'ANNULLO n. 60/1988

                                                IL "FRAZIONARIO"

Mi riallaccio a quanto scritto sul nostro notiziario n. 53 del marzo 1985 per riprendere il discorso sul frazionario, il numero identificatore di ogni ufficio od agenzia postale del nostro territorio la cui storia ritengo oltremodo interessante.
Già avevamo visto che l'assegnazione dei numerali a sbarre ai nuovi stabilimenti postali cessò nel 1890 perché non rispondeva più alle necessità del servizio postale in genere e sopratutto a quello riguardante il servizio a denaro (i depositi sui libretti postali di risparmio avevano sempre più successo specie nelle campagne dove le banche risultavano del tutto assenti; l'invio di somme di denaro per mezzo dei vaglia postali si andava sempre più incrementando) ed erano piuttosto frequenti gli errori per l'omonimia di molti uffici postali ed anche la numerazione degli uffici come era stata ideata nel 1866 si dimostrava obsoleta (non dimentichiamo che lo stesso numerale venne usato per due ed a volte per tre uffici diversi!).
Dopo vari ripensamenti, il 28 maggio 1905 venne nominata una commissione "per l'esame e la soluzione di tutti i problemi relativi all'ordinamento dei servizi contabili amministrativi e di pratica esecuzione attinenti alla gestione delle Casse di Risparmio postali". Come ben sanno i lettori da questa commissione scaturì l'idea di contraddistinguere gli stabilimenti postali con un "numero proprio relativo alla provincia" ed un "numero proprio relativo allo stabilimento postale" posti rispettivamente al numeratore ed al denominatore di una frazione.
Adottando tale criterio già nel 1906 si provvide a fare gli opportuni elenchi degli stabilimenti postali allora in funzione attribuendo i numeri di provincia in ordine alfabetico (1/ per Alessandria, 2/ per Ancona, 3/ per Aquila degli Abruzzi ecc.) per le 69 province allora esistenti e il 70 ed il 71 per altri servizi che vedremo in futuro. Per gli stabilimenti di ciascuna provincia si provvide analogamente riservando però il primo numero, il ../1, allo stabilimento postale principale del capoluogo di provincia ovvero alla Direzione provinciale (1/1 per Alessandria, 2/1 per Ancona, 3/1 per Aquila ecc.) per cui l'elencazione alfabetica degli stabilimenti postali inizia, in ogni provincia, col numero 2 (1/2 per Acqui [AL], 2/2 per Agugliano [AN], 3/2 per Abazia di Sulmona [AQ] ecc.). Ma se la elencazione e l'attribuzione sulla carta dei frazionari ebbe luogo nel 1906, necessita parecchio tempo perché le cose andassero in porto e venissero realizzate; l'elenco degli stabilimenti postali edito dalla stessa Amministrazione nel 1908/09 non portava alcuna traccia di questa numerazione proprio perché si stavano ancora preparando i bolli da fornire agli stabilimenti postali che all'epoca erano più di dieci mila.
Nel frattempo lo sviluppo dei servizi postali non si fermava e nuovi stabilimenti postali venivano attivati negli anni 1907 e seguenti; questi nuovi uffici vennero inseriti in coda all'elenco col primo numero disponibile e non più in ordine alfabetico cosicché la loro sistemazione numerica è legata al periodo in cui furono attivati (la stessa cosa accadde per i numerali).
E faccio un esempio.
Nell'ambito della primitiva provincia di Torino l'ufficio di 3a classe di Carema venne istituito il 12 luglio 1905 e venne regolarmente inserita nell'elencazione alfabetica col frazionario 1/70 mentre l'analogo ufficio di Cinzano, istituito il 16 settembre 1906, ebbe il 1/388, il primo libero dopo l'elencazione in ordine alfabetico. Questo fatto conferma l'anno della creazione della elencazione ufficiale e chiarisce come dal semplice frazionario si può avere un'idea dell'epoca di attivazione di certi uffici postali. Intanto la riforma procedeva.
Si provvide a sostituire tutti i vecchi libretti di Risparmio postale con nuovi libretti portanti prestampato il numero distintivo frazionario (come verrà definito in seguito).
Sul bollettino ministeriale n. 25 del 1909 a proposito delle istruzioni per il rinnovo dei libretti di Risparmio postale si legge: "Si raccomanda vivamente a tutti gli ufficiali postali di non omettere le indicazioni del numero e della serie del libretto vecchio, e del numero progressivo e di quello frazionario relativi al libretto nuovo"
Sul bollettino del Ministero delle Poste e Telegrafi n. 18 del 21.6.1910, Parte seconda (Disposizioni di servizio) la Direzione dei vaglia e dei risparmi comunica:
"Distribuzione di timbri con numero a frazione per uso degli uffici. Obbligo del controllo da parte delle Ragionerie Provinciali.
Il Ministero, per ovviare agli inconvenienti determinati, nella esecuzione del controllo centrale, dalla omonimia o quasi omonimia di molti uffici del Regno, ha provveduto alla fornitura generale di uno speciale timbretto portante un numero a frazione che, nel numeratore, distingue la provincia e, nel denominatore, 00 l'ufficio cui il timbro stesso è stato assegnato. Gli uffici 000 hanno l'obbligo di imprimere, in modo nitido, il timbro suddetto su tutti i documenti da essi descritti negli elenchi E e F1 (sui vaglia, sulle cedole bianche e rosse, sui vaglia a saldo, ecc.). L'impressione verrà fatta nell'angolo superiore sinistro della parte anteriore di ciascun documento.
La Ragioneria controllerà e i documenti privi del timbro di cui si tratta dovranno essere respinti dalla Ragioneria agli uffici per la regolarizzazione …"

Il "timbretto" in questione, da tutti ormai conosciuto come il "frazionario", avrebbe avuto moderato rilievo se si fosse limitato il suo uso ai documenti interni e ai vaglia; ma nel 1914 si pensò di far fornire gli uffici direttamente dalle rispettive Direzioni provinciali di bolli tondi portanti nella corona anche il numero frazionario per essere usati sui vaglia, sui libretti postali, sui libretti delle pensioni ecc. dove prima si apponeva il semplice bollo tondo nominale dell'ufficio, privo però dell'indicatore numerica.
In quasi tutti gli uffici questi bolli vennero usati anche per obliterare la corrispondenza, in partenza e/o in arrivo, comprese le raccomandate. E più modesto era l'ufficio (magari con un solo addetto) e più probabile è stato l'uso di questi bolli sulla corrispondenza: e questo si spiega facilmente col fatto che era lo stesso impiegato che svolgeva il lavoro relativo alla corrispondenza ed al servizio denaro, come succede ancora oggi nelle Agenzie e negli uffici classificati come ULE.
Si spiega anche, di conseguenza, perché non si trovi corrispondenza col bollo tondo/frazionario di molti uffici principali dove ha sede la Direzione provinciale: in questi casi il servizio denaro era completamente staccato dal servizio della corrispondenza e quest'ultimo veniva svolto da personale che non aveva in dotazione simili bolli.
Negli anni 1960 furono creati nuovi bolli tondi coi numeri del frazionario nelle lunette (vedi L'Annullo n.53 a pag. 7) ma questi furono usati solo per il servizio a denaro ed in alcuni uffici addirittura col sistema a 'cannocchiale' esclusivamente per obliterare contemporaneamente la parte A (la conferma) e la parte B (il vaglia vero e proprio) dei vaglia postali. Per qualche sporadico uso diverso si deve sicuramente parlare di bollature di favore.
Come vi fu, in passato, un notevole interesse nei confronti dei bolli 'numerali' e poi dei bolli 'corsivi' (interesse tuttora più che mai vivo), l'attenzione di molti collezionisti si è recentemente appuntata sui "tondo-riquadrati" (grazie anche al paziente lavoro del nostro socio Gaggero) e sui "tondo-frazionari" (una ennesima definizione che propongo dopo quella poco felice di 'numeralizzati') per i quali un'altro nostro socio, Cacace, sta preparando una catalogazione di quelli reperiti, provincia per provincia.
                                                                                                                                                                 Italo Robetti