Grandi Gian Carlo. Compositore italiano. Ha studiato a Cagliari con i Maestri Vittorio Montis e
Franco Oppo diplomandosi in Composizione e in Musica Corale e Direzione di Coro presso il
Conservatorio Pierluigi da Palestrina dove ha anche seguito il corso di Musica Elettronica
tenuto da N. Bernardini e R. Doati.
Ha frequentato i corsi di live electronics tenuti dall'Experimentalstudio der Henric-Strobel-Stiftung des Sudwestfunks,
Freiburg i.B. sotto la guida del M° Andrè Richard e i Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt (Germania).
Nel 1990 ha fondato il CERM (Centro Ricerche Musica e Sperimentazione Acustica) di cui è stato Presidente nel primo
triennio di attività.
E' autore di musica sinfonica, cameristica ed elettronica. La sua attività compositiva è prevalentemente orientata verso
lo studio e l'applicazione di nuove tecniche strumentali (Splitting), spesso integrate col mezzo
elettroacustico (Studio per strumenti a fiato e live electronics; Sembianze,
quest'ultima composizione finalista con menzione d'onore al II Concorso Internazionale di Composizione Elettronica "Pierre Schaeffer").
Lo studio di aspetti acustici della tradizione sarda del canto a Tenore ha trovato impiego in lavori per nastro
magnetico (Dae sas voches).
La biografia, l'analisi del proprio lavoro di compositore e il brano Sembianze
sono pubblicati sull'Enciclopedia Italiana dei Compositori Contemporanei.
Ha partecipato in qualità di compositore, relatore, direttore a numerose manifestazioni musicali.
Parallelamente all'attività di compositore e ricercatore svolge quella di direttore di coro curando in particolare il
repertorio sinfonico corale.
Svolge attività didattica in campo musicale dal 1987.
Presso il Conservatorio Statale di Musica ha insegnato le seguenti discipline: Musica Corale e Direzione di
Coro; Teoria Solfeggio e Dettato Musicale; Acustica e Psicoacustica; Elementi di Acustica e
Psicoacustica; Elementi di Composizione.
Nel campo della didattica ha vinto i seguenti concorsi: Concorso nazionale per l'insegnamento presso i Conservatori
della materia Musica Corale e Direzione di Coro; Concorso nazionale per l'insegnamento presso i Conservatori
della materia Teoria Solfeggio e Dettato Musicale; Concorso regionale per l'insegnamento della
materia Educazione Musicale negli Istituti di Istruzione Secondaria di II Grado.
Nel 1999 ha partecipato, presso l'Ispettorato dell'Istruzione Artistica, ad una riunione per definire i programmi
dei Licei ad Indirizzo Musicale.
Inserito in graduatoria nazionale per più discipline riceve nel 2002, dal Ministero dell'Istruzione
dell'Università e della Ricerca, la nomina per l'immissione in ruolo presso i Conservatori per due diversi
insegnamenti: Musica Corale e Direzione di Coro e Teoria Solfeggio e Dettato Musicale.
Ha optato per quest'ultima materia che attualmente insegna presso il Conservatorio Luigi Canepa di Sassari.
Le problematiche compositive della mia recente produzione sono state fortemente determinate dall'applicazione
di esperienze di ricerca e sperimentazione sul "suono" inizialmente condotte sugli strumenti
tradizionali (Splitting) ed ampliate in seguito con l'ausilio dell'elettronica (Studio per strumenti
a fiato e live electronics; Dae sas
voches; Sembianze).
Tali esperienze hanno posto come centrale la dimensione timbrica e il rapporto del suono con l'ambiente.
L'esigenza di disporre di materiali acustici originali aggiunge una dimensione supplementare alla composizione
tradizionale. In passato il compositore disponeva di un "campionario" acustico precostituito, mentre oggi molti
compositori avvertono la necessità di formare gli elementi fondamentali del proprio lavoro, in altre parole
di "comporre" il suono stesso. Pur non essendo ovviamente assente anche in passato una ricerca sul piano timbrico,
si pensi alla costante crescita delle famiglie degli strumenti e alla conseguente evoluzione della scrittura orchestrale,
è tuttavia possibile affermare che il timbro e il rapporto che il suono assume nell'ambiente divengono oggi, sempre
più, parametri fondanti.
Il campo di ricerca sul suono offre due differenti modalità d'approccio, chiaramente integrabili: da un lato la
sperimentazione su strumenti acustici, dall'altro la possibilità d'elaborazione offerta dal mezzo elettronico.
Nel primo caso la ricerca di nuove modalità di sollecitazione degli strumenti tradizionali richiede la consulenza di
un'interprete altamente qualificato, capace di suggerire soluzioni e sviluppare il campo d'indagine intorno a precise
problematiche tecnico-acustiche. Nel secondo caso le possibilità di trasformazione possono assumere dimensioni di
maggior rilievo, sia che si tratti di elettronica dal vivo che di elettronica in tempo differito.
Appartiene prevalentemente a quest'ultima categoria Sembianze
(per nastro magnetico). Il materiale fondamentale è costituito esclusivamente da suoni di clarinetto in si bemolle, registrati
su hard disk ed elaborati a più livelli mediante software.
Fra i diversi stati di trasformazione del suono si possono complessivamente distinguere:
a) situazioni dove sui suoni di clarinetto trattamenti minimi dell'elettronica permettono di individuare facilmente il materiale originario;
b) interventi di elaborazione che modificano maggiormente il suono originario, in modo tale da consentire il riconoscimento di un rapporto distante ma ancora riconducibile al materiale di partenza;
c) fasi di radicale trasformazione del suono dove la fonte originaria è divenuta qualcosa di diverso, in questi casi è possibile rintracciare analogie con fonti acustiche assai diverse, anche strumentali, archi, voci ecc.
Gli stati di trasformazione elencati ai precedenti punti a), b), e c) non sono da intendersi esclusivamente nella successione temporale, si possono avere momenti di simultaneità sia con livelli differenti di trasformazione per es. a) + c), sia con livelli di trasformazioni simili a) + a) ecc.
Il piano formale si articola prendendo spunto da elaborazioni condotte su brevi cellule rimico-melodiche, spesso singoli suoni, trasformati mediante trasposizioni, riverberazioni o da cui, per mezzo di filtri, componenti armoniche vengono enfatizzate, riverberate, trasposte e traslate nel tempo. Gli interventi descritti producono materiali differenziati, sottoclassi di a), b) e c) che in sintesi si possono distinguere nel modo seguente:
a.1 suoni di clarinetto senza elaborazione;
a.2 con riverbero;
a.3 con minime trasposizioni;
b.1 suoni di clarinetto con trasposizioni rilevanti;
b.2 con trasposizioni rilevanti e forte incremento del riverbero;
c.1 fasce di tipo "vocale";
c.2 fasce tipo "archi";
c.3 glissando impulsivo di tipo grave;
c.3 1 glissando impulsivo di tipo acuto;
c.4 glissando tipo "archi";
c.5 suono tipo "flauto".
Una descrizione sul piano delle trasformazioni del suono, elemento guida della struttura complessiva,
genera il seguente schema:
a.1 ---
a.2 -------------
a.3 - - -
b.1 ---------- -
b.2 . .
c.1 ------ ------ -------------------------------------------
c.2 -------- -- ---- ---
c.3 . . . . . . . - - -
c.3.1 . - - - - - - - -
c.4 . . . . - - - - - - - - - ---
c.5 . . . . . . . .
Tempo ------------------------------------------------------------------------
0' 1'15" 2'30"
Una forma aperta quindi, dove, partendo dal materiale "noto", si esplorano e si incrementano situazioni che
generano contesti acustici sempre più distanti dall'elemento che li ha generati.
I suoni delle voci del gruppo vocale Cuncordu de Orosei forniscono gli elementi acustici generatori
di Dae sas voches (Dalle voci). I materiali fondamentali sono stati estratti esclusivamente
dal Ballu Turturinu, un canto di antichissima tradizione tipico della zona di Orosei (Sardegna) eseguito e
registrato nella sua forma originaria, a quattro parti o a voci separate, dal gruppo Cuncordu de Orosei.
Ho effettuato un'elaborazione della registrazione del Ballu turturinu per mezzo di strumenti elettroacustici
attraverso molteplici interventi, tagli, loops, ritardi, trasposizioni, riverberazioni etc.
Non si tratta di un lavoro sulle strutture e le forme della musica di tradizione, volutamente la relazione con
il materiale di origine è distante, ma piuttosto un intervento che prendendo spunto da particolari modalità di
emissione vocale, colpi di glottide, emissione gutturale delle voci etc. cerca avvicinarsi a ciò che in me evoca
la vocalità sarda in generale, qualcosa in cui si mescolano "idee" che hanno a che fare col tempo, la natura, la terra,
insieme ad aspetti ritmici ed acustici presenti non solo nel Ballu Turturinu.
Suoni quindi e suggestioni acustiche derivati dalla sorprendente vocalità di tradizione oroseina.
Le problematiche compositive della mia recente produzione sono state fortemente determinate dall'applicazione di
esperienze di ricerca e sperimentazione sul "suono" inizialmente condotte sugli strumenti tradizionali (Splitting)
ed ampliate in seguito con l'ausilio dell'elettronica (Studio per strumenti a fiato e live electronics;
Dae sas voches). Tali esperienze hanno posto come centrale la dimensione timbrica e il
rapporto del suono con l'ambiente.
L'esigenza di disporre di materiali acustici originali aggiunge una dimensione supplementare alla composizione
tradizionale. In passato il compositore disponeva di un "campionario" acustico precostituito, mentre oggi molti
compositori avvertono la necessità di formare gli elementi fondamentali del proprio lavoro, in altre parole di "comporre"
il suono stesso. Pur non essendo ovviamente assente anche in passato una ricerca sul piano timbrico, si pensi alla
costante crescita delle famiglie degli strumenti e alla conseguente evoluzione della scrittura orchestrale, è tuttavia
possibile affermare che il timbro e il rapporto che il suono assume nell'ambiente divengono oggi, sempre più,
parametri fondanti.
Il campo di ricerca sul suono offre due differenti modalità d'approccio, chiaramente integrabili: da un lato la
sperimentazione su strumenti acustici, dall'altro la possibilità d'elaborazione offerta dal mezzo elettronico.
Nel primo caso la ricerca di nuove modalità di sollecitazione degli strumenti tradizionali richiede la consulenza
di un'interprete altamente qualificato, capace di suggerire soluzioni e sviluppare il campo d'indagine intorno a
precise problematiche tecnico-acustiche. Nel secondo caso le possibilità di trasformazione possono assumere dimensioni
di maggior rilievo, sia che si tratti di elettronica dal vivo che di elettronica in tempo differito.
Appartiene prevalentemente a quest'ultima categoria Sembianze per nastro magnetico.
Il materiale fondamentale del brano è costituito esclusivamente da suoni di clarinetto in si
bemolle (Buffet Crampon DG) registrati su hard disk ed elaborati a più livelli mediante software.
Fra i diversi stati di trasformazione del suono si possono complessivamente distinguere:
a) situazioni dove sui suoni di clarinetto trattamenti minimi dell'elettronica permettono di distinguere facilmente il materiale originario;
b) interventi di elaborazione che modificano maggiormente il suono originario, in modo tale da consentire il riconoscimento di un rapporto distante ma ancora riconducibile al materiale di partenza;
c) fasi di radicale trasformazione del suono dove la fonte originaria è divenuta qualcosa di diverso, in questi casi è possibile rintracciare analogie con fonti acustiche assai diverse, anche strumentali, archi, voci ecc.
Gli stati di trasformazione elencati ai precedenti punti a), b), e c) non sono da intendersi esclusivamente nella successione temporale, si possono avere momenti di simultaneità sia con livelli differenti di trasformazione per es. a), + c), sia con livelli di trasformazioni simili a), + a) ecc.
Il piano formale si articola prendendo spunto da elaborazioni condotte su brevi cellule ritmico-melodiche, a volte singoli suoni, trasformati mediante trasposizioni, riverberazioni o da cui, per mezzo di filtri, componenti armoniche vengono enfatizzate, riverberate, trasposte e traslate nel tempo. Gli interventi descritti producono materiali differenziati, sottoclassi di a), b), c) che in sintesi si possono distinguere nel modo seguente:
a.1 suoni di clarinetto senza elaborazione;
a.2 con riverbero;
a.3 con minime trasposizioni;
b.1 suoni di clarinetto con trasposizioni rilevanti;
b.2 con trasposizioni rilevanti e forte incremento del riverbero;
c.1 fasce di tipo "vocale";
c.2 fasce tipo "archi";
c.3 glissando impulsivo di tipo grave;
c.3 1 glissando impulsivo di tipo acuto;
c.4 glissando tipo "archi";
c.5 suono tipo "flauto".
Una descrizione sul piano delle trasformazioni del suono, elemento guida della struttura complessiva, genera il
seguente schema:
a.1 ---
a.2 -------------
a.3 - - -
b.1 ---------- -
b.2 . .
c.1 ------ ------ -------------------------------------------
c.2 -------- -- ---- ---
c.3 . . . . . . . - - -
c.3.1 . - - - - - - - -
c.4 . . . . - - - - - - - - - ---
c.5 . . . . . . . .
Tempo ------------------------------------------------------------------------
0' 1'15" 2'30"
Una forma aperta quindi, dove, partendo dal materiale "noto", si esplorano e si incrementano situazioni che
generano contesti acustici sempre più distanti dall'elemento che li ha generati.
I materiali originali sono stati eseguiti dal clarinettista M° Salvatore Grandi.
Introduzione
Se è vero che l'applicazione di sistemi informatici nella didattica, anche musicale, conosce oggi una sempre
più ampia e radicale diffusione, esistono tuttavia campi dove l'uso di dispositivi hardware e software rimane ancora
assente, ne consegue, in molti casi, l'impossibilità di offrire una risposta concreta ai problemi, anche di notevole
rilievo, che l'attività dell'insegnamento pone quotidianamente.
Nel presente articolo tratterò di alcuni aspetti relativi alla didattica della Composizione per non vedenti, un settore
che ancora oggi presenta difficoltà apparentemente insormontabili per le parti direttamente coinvolte (i candidati, le
commissioni, i direttori didattici e i docenti di Composizione) ogni volta che un candidato non vedente intende
affrontare gli studi di Composizione.
Aspetti specifici del problema
Il punto centrale della questione è rappresentato dall'uso di differenti sistemi di lettura e scrittura da parte del
non vedente e del docente.
Il non vedente legge e scrive in Braille, il
docente usa la notazione tradizionale, definita da qui in avanti come notazione "in nero", così come è nota
presso i non vedenti.
Attualmente le situazioni in cui debbano essere assegnati dal docente compiti ad un non vedente si traducono
inevitabilmente nella seguente sequenza di eventi:
a) i compiti assegnati dal docente in notazione musicale in nero dovranno essere convertiti
in notazione Braille per l'allievo che elaborerà il materiale;
b) gli elaborati verranno scritti in Braille;
c) i compiti dal Braille dovranno essere riconvertiti in notazione musicale in nero per poter essere
infine corretti dal docente.
Tutto ciò determina un enorme dispendio di tempo ed energie.
La situazione attuale - Questioni di carattere generale
Gli aspetti del problema possono forse essere considerati non particolarmente rilevanti quando si fa riferimento ai
corsi di strumento, in quanto prevalentemente limitati allo studio delle materie complementari (Cultura Musicale
Generale, Teoria Solfeggio e Dettato Musicale) dove normalmente si risolve la questione in modo empirico;
mentre divengono fortemente penalizzanti e insormontabili quando si vogliano affrontare gli studi di Composizione
(di durata decennale) e materie affini, dove l'elemento grafico costituisce un aspetto fondamentale e quotidiano della
didattica.
Gli aspiranti compositori non vedenti si trovano fortemente penalizzati in molteplici circostanze, solo per fare un
esempio, già nel momento in cui, fatta la richiesta di iscrizione presso il Conservatorio per la materia Composizione,
le commissioni esaminatrici agli esami di ammissione si trovano (e non a torto) di fronte ad un problema di impossibile
risoluzione, frutto della considerazione relativa all'impossibilità per un non vedente di poter percorrere un normale
curriculum scolastico.
E' facilmente immaginabile, presso le commissioni dei Conservatori distribuite sul territorio nazionale ed internazionale,
una valutazione penalizzante (che suppongo in moltissimi casi possa giungere fino alla non ammissione ai corsi di studio)
nei confronti di allievi spesso forniti di ottime qualità musicali, per altri versi avvantaggiati proprio dal loro
handicap (udito notevolmente sviluppato, capacità analitiche del suono, memoria sviluppata per supplire alla lettura,
esigenza di potenziare canali alternativi di comunicazione etc.)
In altri più rari casi, ossia quando l'esito dell'esame di ammissione al corso di Composizione risultasse positivo,
sono le concrete difficoltà quotidiane inerenti sempre all'impossibilità di un interscambio frequentissimo di partiture,
compiti, correzioni etc. che portano l'allievo a conseguire scarsi risultati e quindi a volte a desistere oppure a
diventare un autodidatta.
Poiché non vi sono docenti presso i Conservatori che pratichino la scrittura Braille, salvo forse qualche
caso fortuito, comunque da non considerare per una seria valutazione e risoluzione del problema, quanto normalmente
avviene (e ciò diviene indispensabile quando la materia principale è la Composizione) può essere sintetizzato in due
situazioni distinte o complementari:
1) pratica didattica esclusivamente di tipo orale - limitante per un'infinità di problematiche prettamente
didattiche e specifiche della Composizione che risulta impossibile risolvere in questo modo;
2) assistenza da parte di un volontario o di persona retribuita che trascrive di volta in
volta i vari compiti assegnati dal docente e poi risolti dall'allievo nella successione
già descritta: da notazione musicale in nero al Braille e dal Braille in nero. In questo caso bisogna
considerare che sia un volontario che una persona retribuita dovrebbe stare quotidianamente a contatto col non
vedente (sia a scuola che a casa) ed è facile immaginare che il tempo che un volontario può mettere a disposizione di
un non vedente sia insufficiente per il suo "fabbisogno" quotidiano, mentre nel caso della retribuzione di un'assistente
è comprensibile il disagio di tipo economico a cui andrebbe incontro il non vedente.
Braille
Sistema di lettura e scrittura per ciechi
formato da punti in rilievo che rappresentano le lettere dell'alfabeto. La lettura si effettua passando i
polpastrelli sul foglio.

Parallelamente
alle attività descritte nella breve biografia, Gian Carlo Grandi svolge quella di
sound engineer.
Per la casa editrice Piana Editore ha curato la registrazione e la masterizzazione del CD Lao Silesu Opere
per pianoforte, interpretate dal pianista Roberto Piana.
Il CD raccoglie complessivamente otto opere per pianoforte di cui sei in prima registrazione mondiale.
Per la
casa discografica Videoradio ha curato la registrazione e la masterizzazione di un CD con musiche di Franz Liszt
interpretate dal pianista Roberto Piana.
Il CD, distribuito dalla Fonola Dischi, raccoglie complessivamente dodici opere per pianoforte del compositore
ungherese.