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Introduzione by Andrea Soncini: |
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Dopo alcuni mesi dedicati alla pre-produzione, da Ottobre 2000 a Febbraio 2001, affiancati dal produttore e session-man Pino Dieni, i Proloud entrano agli Strani Suoni di Modena, uno tra i più rinomati e moderni studi del momento. Il risultato delle registrazioni è "Rebuilding", un disco che pone l'accento sulla straordinaria abilità, sia tecnica che compositiva, di questa band difficile da etichettare. Tra i 9 brani che fanno parte del lavoro ci sono episodi epici di quasi 10 minuti, come la grintosa "Fickle" e la splendida "Leave It To Nature" che assembla ritmi latineggianti e spunti jazz, ma anche le ballate acustiche "Shooting Star" e "Rebuilding" e i funambolismi tecnici della strumentale "Gethsemane"; il metal melodico di "To Be On Fire" come il progressive classico di "Island Lake" o quello drammaticamente granitico di "Last Inhabited Planet". Tutti brani che pur non costituendo un vero e proprio concept hanno comunque come filo conduttore alcuni temi particolarmente cari alla band -l'osservazione dell'uomo, il rispetto per la natura, il rapporto distruttivo/costruttivo che spesso s'instaura tra le due straordinarie entità- che seppur impegnativi, attraverso un uso oculato dei testi non appaiono mai presuntuosi o velleitari. Resta curioso come i 20 secondi di apertura intitolati "Self-destrucion" -praticamente il rumore di una città che si sgretola, come suggerisce la copertina- riportino alla memoria, oggi, i tragici fatti riguardanti le Twin Towers di New York. Ma si tratta solo di una coincidenza, tanto che il disco era pronto molto prima di quanto accaduto. In quella breve introduzione la band vedeva qualcosa di più ampio: il crollo simbolico di un sistema di vita che se continuerà ad essere gestito in questo modo porterà ben presto l'umanità sul confine dell'autodistruzione. "Rebuilding" rappresenta dunque l'eccellente esordio di una band dalle grandi doti, potenzialmente capace di soddisfare le aspettative di molti fan apparentemente distanti per gusti senza scendere a compromessi. Come pochi altri, infatti, i Proloud coniugano magistralmente l'energia e la tecnica del metal con la fantasia e la sensibilità dei maestri del progressive dei '70s. Facendolo -quel che più conta- con quella naturalezza e quel feeling che troppo spesso mancano a quei dischi che abitano sul confine di generi differenti. "Rebuilding" 1 - Self Destruction 2 - Fickle 3 - Leave It To Nature 4 - Island Lake 5 - Shooting Star 6 - Gethsemane 7 - Last Inhabited Planet 8 - To Be On Fire 9 - Rebuilding (Leave It To Nature reprise) |