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Giacinto Lo Bianco
 

Il Santuario del SS. Crocifisso.

A chi scorge sulla collina Siculiana, "sembra tutta tesa in un movimento ascensionale verso la sua matrice coronata da una snella aerea cupola. La sagoma della chiesa, cinta dal diadema delle case [...] si staglia sul paese [...] con la serenità della sua linea architettonica. [...] l'ansia qui si placa, il respiro si calma ... in un santuario solenne ma leggiadro e luminoso, dove, a braccia aperte, attende il Crocifisso". (D. De Gregorio)
La chiesa del SS. Crocifisso, Matrice di Siculiana nonché Protosantuario diocesano, è stata edificata dai Padri Carmelitani alla fine del XVI sec. d.C., su concessione del terreno da parte del Barone Blasco Isfar. Alla chiesa, già dedicata alla Madonna del Carmelo e a San Leonardo, fu poi annesso il Collegio di Maria. Grazie agli oboli del benemerito Don Vincenzo Alfani - notabile del borgo e suocero del Barone Stefano Agnello di Cefalù -, che donò 500.000 lire, e di tanti altri devoti, si poterono compiere i lavori di ampliamento e di decorazione della Chiesa. Iniziate nel 1750, le opere si conclusero nel 1813 con la realizzazione del transetto, della cupola, dell'abside, della sagrestia e dell'oratorio. In seguito anche Mons. Domenico Maria Lo Jacono si impegnò per l'arricchimento della Chiesa. Lavori di decorazione furono eseguiti sotto la guida degli arcipreti Minnella e Antona. Con gli arcipreti Cuva e Argento si fecero degli importantissimi lavori di restauro conservativo delle strutture murarie e degli interni. Un preziosissimo sarcofago ebraico del XV sec. d.C., oggi utilizzato come fonte battesimale, e otto formelle ritraenti scene dell'Antico Testamento sono custoditi all'interno della cappella del Battistero. La vasca reca degli stemmi reali spagnoli e un'epigrafe ebraica che recita: "Nell'anno 1475: Samuele, figlio di Rabbi Yôna Sib'ôn. Riposi in Paradiso". Si tratta di uno dei più antichi reperti archeologici che testimoniano la presenza ebrea in Sicilia. Quest'opera d'arte lascia pensare alla trascorsa esistenza a Siculiana di una sorta di giudecca di cui nessuno ha mai trovato traccia. Siculiana fu porto franco e quindi zona di asilo per gente, come gli Ebrei, che praticava attività a volte illecite per le quali era perseguita dalle autorità regie. La statuaria annovera una moltitudine di simulacri, così come numerose sono le raffigurazioni pittoriche sia su tela che su intonaco. Raffaello Politi affrescò la volta dell'unica navata del Santuario. Copiando l'opera della Sistina del Michelangelo, dipinse la creazione di Adamo, la creazione di Eva e la tentazione dei progenitori. Sono certamente dell'artista siracusano altre opere tra cui il Sacro Cuore e il Cristo che guarisce il cieco nato. Un autentico pezzo d'arte domina imponente la navata dalla loggia sovrastante il portale della Chiesa: si tratta del magnifico organo a canne "Vincenzo Mascioni" del 1939, che ha ritrovato il suo antico splendore a seguito di un accurato restauro dopo decenni di silenzio. Circa gli esterni, la facciata è incompleta, mancando del fastigio in stile con la parte inferiore.

Testo di Tonino Casatuto

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Giacinto Lo Bianco