NEW YORK CITY
New York City

Non c'è nulla di più fantastico della Grande Mela - New York, il meglio del meglio. Nessun'altra città è altrettanto arrogante da definirsi Capitale del Mondo, e nessuna sa portare meglio di lei questo soprannome. New York è una folla di gente fittamente ammassata - 8.038.600 persone in 800 kmq - e il fatto di vivere uno sulla testa dell'altro rende i newyorkesi dei tipi umani particolari. Anche se è difficile definire da che cosa deriva l'atmosfera eccitante di New York, è la forza impetuosa che emana da questa città il suo maggior richiamo: venite a vedere anche voi!
Per una città che gioca un ruolo così importante nell'inconscio della popolazione mondiale, è alquanto arduo scegliere le attrattive più degne di nota di New York: ovunque andiate, infatti, avrete sempre l'impressione di esserci già stati prima. Nessuna icona del mondo moderno può superare il fascino della Statua della Libertà, dell'Empire State Building, di Central Park e di Times Square. Il Museum of Modern Art è probabilmente uno dei migliori al mondo, e il Guggenheim Museum e l'American Museum of Natural History lo seguono da vicino. Librerie, ristoranti, teatri, negozi, persone: non ha una grande importanza che cosa fate o dove andate, perché il fatto stesso di essere a New York è un'esperienza esaltante.


Scheda Riassuntiva
Nome Completo:


Superficie:
780 kmq

Popolazione:
8.038.600 abitanti (29.936.900 abitanti nell'area metropolitana New York-Philadelphia)

Altitudine:
27 m

Stato:
Stati Uniti (stato federale di New York)

Fuso Orario:
Eastern Time (cinque ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich)

Prefisso telefonico:
Manhattan 212, 646 e 917, sobborghi esterni 718, 347 o 917 (dall'Italia: 001 + prefisso)


I quartieri

Little Italy

Little Italy oggi
Tradizioni e consumi nel quartiere degli italiani d'oltreoceano.


Una profusione di colori bianco, rosso e verde accoglie i visitatori di Little Italy, il quartiere che a partire dal 1880 venne occupato dagli immigranti italiani. L'area di Manhattan che oggi si trova tra Houston Street, Canal Street, Lafayette Street e la zona di Bowery ben poco ha in comune con il quartiere che una volta accoglieva i nostri antenati in cerca di fortuna oltreoceano. Innanzitutto è molto più piccolo, sempre più assorbito da Chinatown. L'immigrazione italiana a New York seguiva una volta una precisa distribuzione geografica: gli italiani del nord si stabilivano nel Greenwich Village e in quello che oggi è Soho, i napoletani, i siciliani e i calabresi popolarono Little Italy, ma con una chiara preferenza per le strade: Mulberry Street, per esempio, ospitava perlopiù immigranti di Napoli, mentre i siciliani stavano in Elisabeth Street. Oggi Little Italy si è notevolmente "ritirata", sia a sud che a ovest.
Inoltre, la moltitudine di salumerie, panettieri e ristoranti a caro prezzo tradisce la realtà di questo quartiere, che è diventato ormai un'area commerciale e di attrazioni turistiche. Per trovare una genuina comunità italiana occorre infatti spostarsi nelle aree di Belmont nel Bronx o a Carroll Gardens a Brooklyn, dove lo stesso Martin Scorsese decise di girare le scene del film Mean Street, nonostante la pellicola fosse una ricostruzione della Little Italy che il regista aveva conosciuto nella sua infanzia.
Il cinema ha raccontato ampiamente anche le vicende della mafia d'importazione italiana negli Stati Uniti, che sembra essere nata proprio tra queste vie e questi edifici. I famosi boss John Gotti e Joey Gallo hanno gestito i loro affari ( e visto la propria fine ) nei locali di Little Italy, il Ravenite Social Club e Umberto's Clam House, quest'ultimo ancora aperto al pubblico e noto per essere stato luogo dell'omicidio di "Crazy Joey" Gallo.
Se vi trovate a New York in settembre potete assistere alla festa di San Gennaro, che dal 1926 viene celebrata lungo Mulberry Street. Per l'occasione gli italiani di tutta New York convergono nella via principale, trasformata dalle decorazioni e dalle bancarelle che vendono cibi tipici. Nel corso della festa si tiene la Annual Cannoli Eating Contest, che premia il concorrente che riesce a mangiare il maggior numero di cannoli in sei minuti di tempo. Da non perdere!


Chinatown

Un'isola nel cuore di Manhattan.


Con una popolazione stimata tra i 70.000 e i 150.000 abitanti, 7 giornali in lingua originale, 12 templi buddisti e circa 150 ristoranti, Chinatown è non solo l'unico quartiere etnico veramente vitale di Manhattan, ma anche la maggiore enclave cinese nel mondo occidentale.
L' immigrazione cinese verso gli Stati Uniti iniziò a metà del diciottesimo secolo per fermarsi bruscamente durante il periodo del Chinese Exclusion Act (1882-1942) e riprendere alla fine degli anni Sessanta. E' a questo punto che gli abitanti di Chinatown iniziarono ad espandersi attraverso Canal Street anche dentro Little Italy, acquistando interi edifici per convertirli in fabbriche di confezioni tessili o in uffici.
Nonostante l'aspetto disordinato e sovraffollato, Chinatown appare oggi agli occhi del turista ancora integra nelle sue tradizioni e caratteristiche peculiari. Questo perché i cinesi, anche nel cuore della Grande Mela, sono stati attenti a preservare il loro modo di essere e di fare, preferendo gestire gli affari all'interno della sfera familiare e permettendo ben poche intrusioni del mondo occidentale nel proprio sistema. A dire il vero, i turisti così come i newyorkesi arrivano a Chinatown più che per indagare i meandri della cultura cinese per fare shopping e per mangiare. In nessun altra zona di Manhattan si può mangiare altrettanto abbondantemente con la medesima spesa; nei ristoranti, nelle gastronomie e nei negozi di alimentari di Mott Street e delle strade adiacenti predominano i sapori della cucina cantonese, ma è possibile trovare anche i più speziati piatti Szechuan e Hunan. Gli amanti del falso d'autore si addentrano invece nei negozi di Canal Street per acquistare borse, occhiali e orologi firmatissimi; gli appassionati dei mercati all'aperto si dirigono in Grand Street dove trovano bancarelle di frutta, verdura e pesce fresco, circondate da negozi che vendono pollame di ogni tipo; gli integralisti salutisti si servono nelle erboristerie.
L'unico momento in cui Chinatown invita apertamente il mondo a percorrere le sue strade è durante i festeggiamenti del Capodanno Cinese, che ogni anno si tiene il primo giorno di luna piena dopo il 19 di Gennaio: un gigantesco Dragone discende Mott Street in una scenografia di fuochi d'artificio, decorazioni coloratissime e una folla benaugurante.


Williamsburg

Atmosfere "artsy" e tradizione ebraica.


La linea L del metrò arriva rapidamente da Manhattan alla sua prima fermata nel distretto di Brooklyn, Bedford Avenue a Williamsburg. Nonostante la notevole presenza di ispanici, soprattutto portoricani, è la comunità ebraica a predominare e a dare il suo carattere al quartiere, che ospita scuole ebraiche, sinagoghe e centri d'affari.
In Lee Avenue, la strada principale per lo shopping, e nella più residenziale Bedford Avenue si colgono appieno le caratteristiche della comunità: le specialità gastronomiche Glatt Kosher lungo la strada, le insegne scritte sia in yiddish che in ebraico, uomini vestiti di nero con i tipici riccioli che escono dai cappelli e donne abbigliate in modo tradizionale.
Williamsburg, fondata come città indipendente nel 1810, è stata annessa a Brooklyn nel 1855. Dopo l'apertura del ponte di Williamsburg nel 1903, da periferica area popolare è divenuta quartiere residenziale per le molte famiglie che si allontanavano dall'affollata Manhattan. Oggi, grazie al suo fervore artistico, Williamsburg è diventata la nuova zona bohemienne di New York. A rendere l'atmosfera del quartiere vibrante sono infatti i protagonisti della scena artistica locale: la galleria Pierogi 2000, il centro multidisciplinare Williamsburg Art Nexus, che offre spazi per l'arte visuale, per le mostre e gli spettacoli teatrali, il Williamsburg Art & Historical Center e il Williamsburg Brooklyn Film Festival sono solo la punta dell'iceberg.
Gli abitanti di Manhattan attraversano l'East River per fare ricognizioni nelle gallerie d'arte del quartiere, allocate anche in ex-garage, sotto le pergole e nei loft, per cenare in artistici cafè e per respirare l'atmosfera rivitalizzante di questo quartiere, divenuto polo d'attrazione per ventenni e trentenni. Le gallerie d'arte, i negozi di libri usati, come Spoonbill & Sugartown Books, le caffetterie, i negozi di vestiti funky, di stoviglie e di oggetti di design fanno ricordare i primi tempi dell'East Village a Manhattan.
Incamminandosi a sud di Bedford Avenue si arriva al ponte di Williamsburg. Ci si ritrova così sulla rampa di salita, utilizzata dai pedoni e dai ciclisti per attraversare l'East River, e si fa ritorno alle mille luci di Manhattan con la sensazione di aver colto autentici momenti di vita di quartiere.


Little Odessa a Brighton Beach

Un angolo di Russia alla fermata del metrò.


Spiritualmente, linguisticamente e psicologicamente Brighton Beach non appartiene agli Stati Uniti. E' sufficiente prendere una delle linee B, D o F del metrò per "uscire" da New York e dopo un'ora "arrivare" a Little Odessa, il quartiere sud orientale di Brooklyn confinante con Coney Island, così soprannominato per la dominante presenza della comunità russa.
Dalla fine degli anni '70 ad oggi, circa 150 mila immigrati provenienti dall'Unione Sovietica, dall'Ucraina, dalla Georgia e dall'Uzbekistan si sono ricongiunti ai parenti e agli amici che li avevano preceduti a Brighton Beach, formando così la più nutrita enclave russa degli Stati Uniti.
Così come negli altri quartieri etnici di New York, anche a Little Odessa gli immigrati hanno voluto mantenere la loro identità e le loro tradizioni, ma in realtà le insegne dei negozi scritte con caratteri cirillici oltre che in inglese, la gente che per strada parla in russo, i reduci orgogliosi delle medaglie rimediate in guerra, i sapori e gli odori nelle gastronomie ricreano qualcosa che non esiste più neppure in Russia, un "vecchio mondo" scomparso dopo la dissoluzione dell'impero nel '91.
I visitatori provenienti da New York sono attratti e ingolositi da queste atmosfere e nel week end si riversano sulla "boardwalk", la lunghissima passeggiata pavimentata in legno che costeggia la spiaggia fino a Coney Island. Qui fanno acquisti nelle pasticcerie e nelle "Gastronom ", sostano nei coffee shop e nei ristoranti dove si abbuffano di caviale, "pirozhki" (torte di carne), "vatrushki" (torta di formaggio), "salo" (lardo), cioccolato e pane croccante, ordinati da menù rigorosamente in cirillico. Pare che però la notte il quartiere si animi di un'inaspettata vita mondana nei locali e nei club, dove si festeggia fino a tarda notte tra bottiglie e caraffe di vino e tavoli imbanditi.


Astoria

Astoria, una piccola Grecia in America
Un'immagine un po' patinata di un quartiere multietnico.


Il quartiere di Astoria è famoso per due motivi: l'industria cinematografica e la comunità greca, la più grande fuori dalla Grecia.
Fino al 1930 gli studios di Astoria costituivano il cuore dell'industria cinematografica mondiale, ma lo spostamento dello star system a Hollywood decretò in parte il declino del quartiere. Recentemente il successo dei film girati a New York ha riportato in auge la produzione cinematografica della città e oggi gli studios di Astoria vivono una rinnovata stagione di successo. I set di lavorazione dei film non sono accessibili ai turisti, ma in compenso è stato aperto l'American Museum of the Moving Image nei vecchi edifici della Paramount.
E' stata proprio l'industria cinematografica a portare alla ribalta internazionale la comunità greca di Astoria. Il film " Il mio grasso, grosso, matrimonio greco" è una gradevole rappresentazione della "Little Greece" di New York, oltre che una bonaria canzonatura dell'attaccamento alle tradizioni da parte della vecchia generazione di immigrati. La comunità ribadisce la propria identità in particolare attraverso la lingua, il cui studio viene impartito ai giovani a lato dell'idioma inglese nella scuola greco-americana per eccellenza, la St. Demetrios School.
In effetti una volta arrivati ad Astoria (con la linea N per chi prende il metrò a Manhattan) è impossibile non notare le insegne in lingua greca nella 31ª Strada, in Broadway e Steinway Avenue, così come il predominare dei colori bianco e azzurro della bandiera nazionale.
In realtà il film, oltre a ridare un'immagine un poco di maniera della vita degli immigrati greci negli Stati Uniti, non è del tutto sincero. I greci ad Astoria cominciano a scarseggiare. Molti di loro lavorano nel quartiere greco, nei ristoranti, nelle pasticcerie (che noi vi segnaliamo come la vera attrattiva del quartiere) e nelle agenzie di viaggio, ma vivono altrove. Il risultato è che altre etnie, come quella russa, colombiana, messicana e pakistana, si stanno inserendo in un tessuto multi etnico e multi culturale, dando una nuova identità ad Astoria.


El Barrio

El Barrio, ritmi latini
La rinascita nel quartiere di Harlem.


Fu una colonia di olandesi a dare il nome a questa fetta della Grande Mela, battezzata nel 1629 Nieuw Haarlem e oggi nota come Harlem. A fine del diciannovesimo secolo l'area sud orientale del quartiere ( East Harlem) fu meta di una massiccia migrazione italiana, ma a caratterizzare quello che venne chiamato successivamente lo Spanish Harlem, è l'immigrazione portoricana e latina iniziata negli anni '40.
La comunità portoricana ha sostituito quella italiana nell'occupazione dei numerosi edifici a basso costo, caratteristici dell'aspetto e della storia di questo quartiere, nell'area del cosiddetto Barrio. Si tratta di una superficie che si localizza dalla First Avenue alla Fifth Avenue e dalla 96ª Strada alla 125ª Strada, dove i portoricani convivono ormai pacificamente con la popolazione afro-americana. Pur nella scarsa identificazione reciproca, i due gruppi si sono coalizzati nel recupero delle abitazioni e del tessuto sociale, ben comprendendo l'importanza dello sviluppo economico, dei programmi educativi e dei servizi sociali all'interno del quartiere.
Con l'arrivo dei portoricani l'aspetto di East Harlem è cambiato: locali e mercati si sono adeguati ai bisogni dei nuovi residenti e la 116° strada, il cuore del Barrio, si è affollato di ristoranti, bodegas e negozi che riflettono il carattere della cultura latina. Nei mercati di strada della cosiddetta Marqueta, che si affaccia su Park Avenue tra la 111ª e la 116ª Strada, si vende un po' di tutto, dai frutti tropicali alla bigiotteria, dai vestiti alle essenze profumate.
Il quartiere del Barrio vive oggi una seconda nascita culturale, dopo quella degli anni '20 e '30 nota come Harlem Renaissance e legata all'etnia afro-americana. Artisti e intellettuali portoricani cresciuti ad East Harlem, ma allontanatisi da qui durante gli anni di maggior degrado urbano e abuso di droghe, sono tornati per ridare "sangue" al quartiere. A lato del Museo del Barrio, ormai un'istituzione per la diffusione della cultura latina e caraibica a New York, stanno fiorendo gallerie d'arte, librerie, ristoranti alla moda e cafè che funzionano come circoli culturali. Questa sorta di avanguardia sta cambiando il volto di East Harlem, tanto che alcuni giovani di Downtown, soprattutto single, iniziano a oltrepassare la linea di demarcazione costituita dalla 96ª Strada per vivere nel Barrio. Una visita al quartiere può iniziare dalla 118ª Strada, che con la sua atmosfera festosa, i suoi murali, i venditori ambulanti di cocco e i ritmi diffusi ovunque della musica caraibica vi coinvolgerà inaspettatamente.


New York: pisolino metropolitano

A Manhattan il primo esperimento di “mid-day rest facility”: una sala predisposta per permettere ai manager il lusso di una siesta.
A New York va di moda la pennichella. Al punto che, a Manhattan, qualcuno ha pensato di iniziare ad investire in “boutiques del sonno”. Metronaps è il primo un esempio: situata alla Suite 2410 dell’Empire State Building, vende pisolini ai manager bisognosi. E’ iniziata l’era delle mid-day rest facilities: 14 dollari è il costo di un voucher/sonno da 20 minuti, ma per i fedelissimi sono disponibili i più convenienti nap pass. L’idea è di Arshad Chowdhury, il ventinovenne co-fondatore di Metronaps che ha abbandonato l’investment banking per trasformarsi in imprenditore del pisolino e il luogo merita una visita: la sala del sonno è arredata con numerosi Nap Pods, futuristici baccelli bianchi dal design curatissimo. I Pods sono parzialmente insonorizzati e permettono un isolamento visivo dall’ambiente. La sveglia è agevolata da una combinazione di vibrazione e musica e da un piacevole kit di salviette calde e acqua profumata per rinfrescarsi. E per chi proprio non possa più farne a meno, i Nap Pods possono anche essere affittati per uffici o eventi. (www.metronaps.com).


Quando andare
New York è una destinazione che si può raggiungere in qualunque periodo dell'anno, quindi non esiste una vera e propria 'bassa stagione' in cui i prezzi dei servizi locali diminuiscono in maniera consistente. Talvolta sono disponibili delle offerte invernali sulle tariffe dei voli, e anche qualche grande albergo propone dei pacchetti a prezzi scontati nei mesi più tranquilli, che vanno da gennaio alla metà di marzo.
Se la vostra decisione a proposito di quando visitare New York è condizionata soltanto dal clima, generalmente i periodi migliori e più temperati vanno da metà settembre a metà ottobre e da maggio ai primi di giugno. Purtroppo, questi mesi sono anche i più popolari tra i turisti, quindi i prezzi degli alberghi si adeguano alla domanda.


Orientamento
La maggior parte di Manhattan è facilissima da visitare, grazie al suo sistema stradale a griglia basato sui corsi (avenue) che corrono da nord a sud per tutta la lunghezza dell'isola; questi corsi sono indicati da numeri o nomi e si intersecano ad angolo retto con le vie (street) numerate che percorrono la città da est a ovest. Al di sopra di Washington Square, Fifth Ave e il Central Park tracciano la linea di demarcazione tra l'East Side e il West Side. I numeri civici delle traverse (street) iniziano da Fifth Ave e aumentano da entrambi i lati del corso in direzione dei due fiumi che delimitano Manhattan, generalmente (ma non sempre) di 100 numeri per ogni isolato: per cui l'Hard Rock Cafe, situato al 221 W 57th St, si trova poco meno di tre isolati a ovest di Fifth Ave. Broadway, l'unico corso che taglia in senso diagonale l'isola, era in origine un sentiero nei boschi e si estende ancora oggi in varie forme dall'estremità meridionale di Manhattan fino alla capitale dello stato, Albany, situata a 240 km di distanza da New York.
Allungando il collo tra i grattacieli di Manhattan è facile dimenticare che la maggior parte degli 800 kmq del territorio di New York City è costituita da isole. Manhattan e Staten Island sono zone a sé stanti, mentre Queens e Brooklyn includono l'estremità occidentale di Long Island e soltanto il Bronx è collegato alla piattaforma continentale. Il braccio di mare compreso tra Brooklyn e Staten Island - gli 'stretti' attraverso i quali i primi Europei penetrarono nella regione - rappresenta l'ingresso al porto di New York, accessibile via mare anche da nord lungo il Long Island Sound (stretto di Long Island). Manhattan è delimitata a ovest dal fiume Hudson e a est dall'East River: dal punto di vista tecnico, questi due corsi d'acqua sono estuari soggetti alle fluttuazioni delle maree.
Nella zona di New York ci sono tre principali aeroporti: il John F. Kennedy (JFK), situato 24 km a sud-est di Midtown Manhattan; il La Guardia, 13 km a est di Manhattan, e il Newark, che si trova 16 km a ovest di Manhattan, nel New Jersey.


Storia
La zona oggi nota come New York City è stata occupata dai nativi americani per più di 11.000 anni prima che Giovanni da Verrazzano, un fiorentino incaricato dai francesi di esplorare la costa nord-orientale dell'America, raggiungesse la baia di New York nel 1524. La regione, tuttavia, continuò a vivere tranquilla fino all'arrivo dell'esploratore inglese Henry Hudson, capitato da queste parti nel 1609 mentre era alla ricerca del Passaggio a Nord-Ovest. 'Questa terra è talmente splendida che c'è da augurarsi di potervi posare il piede', scrisse Hudson reclamandone il possesso per conto della Compagnia Olandese delle Indie Orientali.
Nel 1625 i coloni olandesi avevano avviato il commercio delle pellicce con gli indigeni ed erano aumentati di numero grazie all'arrivo di un nuovo gruppo, insediatosi in quella che diventerà New Amsterdam e che in seguito sarà sede di una grande colonia chiamata New Netherland. Gli abitanti di New Amsterdam erano stati allettati a lasciare l'Europa dalle promesse di un clima temperato e di una terra ricca di risorse, ma i rigidi inverni americani mieterono molte vittime. Secondo gli storici, Peter Minuit, direttore della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, acquistò l'isola dalle tribù locali in cambio di una quantità di beni corrispondenti a 60 fiorini; ma pare che tali merci valessero molto di più dei 24 dollari che comunemente citano i testi, essendo probabilmente pari a 600 dollari: in ogni caso, fu un ottimo affare.
Dopo vari passaggi di mano tra l'Inghilterra e i Paesi Bassi, New Amsterdam divenne la colonia inglese di New York intorno al 1670. Nonostante gli abitanti avessero iniziato a coltivare i terreni del New Jersey e di Long Island, New York rimase una minuscola cittadina portuale che si estendeva, infatti, su un territorio corrispondente alla zona oggi compresa tra Wall St e la punta meridionale di Manhattan. Verso il 1730 cominciò a diffondersi il malcontento nei confronti dell'Inghilterra, e trent'anni più tardi il Comune di New York - che aveva sede dove si trova tuttora il municipio cittadino - divenne il fulcro della protesta anti-britannica. Nonostante i sentimenti dei newyorkesi, tuttavia, le truppe di re Giorgio III riuscirono a mantenere il controllo della città per buona parte della guerra e si ritirarono soltanto nel 1783, due anni dopo la fine del conflitto.
Quando George Washington prestò giuramento come presidente della nuova repubblica dal balcone della Federal Hall di Wall St, nel 1789, New York era già un animatissimo porto con 33.000 abitanti, ma restava tuttavia meno importante di Philadelphia, capitale culturale del paese. Il nuovo Congresso abbandonò la città l'anno seguente, preferendole il Distretto di Columbia: Thomas Jefferson affermerà in seguito che New York era una 'cloaca di tutte le depravazioni della natura umana'.
New York esplose a livello demografico nei primi decenni dell'Ottocento quando la sua popolazione passò dai 65.000 abitanti del 1800 ai 250.000 del 1820. Durante la Guerra Civile la città fornì numerosi volontari alla causa dell'Unione ma, mentre il conflitto si protraeva, molti dei cittadini più poveri di New York si ribellarono, soprattutto quando venne introdotta la coscrizione obbligatoria. Nell'estate del 1863 gli immigrati irlandesi diedero il via ai cosiddetti 'disordini per la leva', protestando contro il provvedimento che consentiva ai ricchi di evitare di prestare servizio nell'esercito pagando 300 dollari. Nel giro di pochi giorni i manifestanti rivolsero il loro astio contro la popolazione nera, che ritenevano responsabile della guerra e loro diretta antagonista sul mercato del lavoro. Almeno undici uomini furono linciati dalla folla e un orfanotrofio per bambini di colore fu incendiato e raso al suolo.
La seconda metà del secolo fu un periodo prospero per la popolazione di New York, che crebbe di numero grazie all'immigrazione europea, e per gli uomini d'affari, avvantaggiati dallo scarso controllo sull'industria e dal mercato azionario della cosiddetta 'epoca d'oro'. Questi ultimi costruirono grandi palazzi nella 'fila dei milionari' in Lower Fifth Ave, e lungo Broadway, da City Hall a Union Square, furono costruiti i primi 'grattacieli' - per accogliere i centri direzionali delle nuove società.
La popolazione, intanto, era più che raddoppiata dai 500.000 abitanti del 1850 a oltre 1.100.000 nel 1880 e si andava quindi sviluppando l'interesse per i beni immobili. Il fatto che la popolazione stesse ormai superando i confini urbani portò a un fenomeno di fusione con i quartieri periferici, che erano in competizione per accogliere nuovi residenti dal centro. Nel 1898 gli abitanti dei sobborghi indipendenti di Queens, Staten Island, Bronx e Brooklyn (privo di risorse finanziarie) votarono per diventare 'distretti amministrativi' (borough) di New York City.
La nuova metropoli assorbì una seconda, enorme ondata di immigrati europei che sbarcarono a Ellis Island, nella baia di New York, e la popolazione urbana esplose demograficamente ancora una volta, passando da poco più di 3 milioni di abitanti nel 1900 a 7 milioni nel 1930. Durante questo periodo scomparvero i filobus trainati da cavalli, sostituiti da un vasto sistema di linee metropolitane e di treni sopraelevati ('Els') che si estese fino ai sobborghi esterni della città.
A mano a mano che la popolazione di immigrati acquisiva coscienza politica, le richieste di cambiamenti si fecero sempre più pressanti e nel periodo della Grande Depressione fu eletto sindaco Fiorello La Guardia (che aveva lavorato come interprete a Ellis Island ed era stato uno dei portavoce della protesta). Durante i suoi tre mandati il popolare 'Little Flower' (Piccolo Fiore) combatté la corruzione dei funzionari pubblici e ampliò il settore dei servizi sociali. Nel frattempo l'urbanista Robert Moses lavorava per rimodellare il paesaggio urbano per mezzo di opere pubbliche, grandi strade e importanti manifestazioni, come le Fiere Internazionali del 1939 e 1964. Purtroppo i suoi progetti (che comprendevano il Triborough Bridge, il Lincoln Center, diverse autostrade e imponenti quartieri residenziali) distrussero spesso interi quartieri, cacciandone gli abitanti.
New York emerse dalla seconda guerra mondiale fiera di sé e pronta a lanciarsi negli affari. Essendo una delle poche metropoli del mondo a non aver subito alcun danno dai combattimenti, sembrò il luogo ideale dove vivere. Questa prosperità non si limitava però al centro urbano: negli anni '50 le arterie di grande traffico resero facilmente accessibili i sobborghi e centinaia di migliaia di newyorkesi iniziarono a utilizzarle per trasferirsi definitivamente in periferia. Ma non era solo il comprensibile desiderio di migliorare le loro condizioni di vita a condurli altrove: molti bianchi, infatti, lasciarono i loro quartieri di origine perché si erano 'degradati', un modo appena gentile per dire che afroamericani e portoricani erano riusciti a ritagliarsi un loro spazio nella città.
Mentre i politici erano incerti sul da farsi e cercavano di destreggiarsi tra i vari fronti su cui erano schierati gli elettori, la città iniziò letteralmente a traslocare. Studi televisivi, industrie e persino la mitica squadra di baseball dei Brooklyn Dodgers si trasferirono sulla West Coast, insieme alla squadra rivale dei New York Giants, e, come la maggior parte del paese, anche New York guardò a occidente per gli orientamenti culturali; infine, anche le società per azioni cominciarono ad abbandonare la città poiché ormai le innovazioni nella tecnologia delle comunicazioni consentivano loro di gestire gli affari da qualunque sede. Negli anni '70 l'economia di New York rischiò la bancarotta, scongiurata soltanto grazie a massicci trasferimenti di fondi da parte della federazione.
Durante gli anni di Reagan, New York ritrovò in parte la sua spavalderia grazie ai miliardi guadagnati da Wall St. Ed Koch, pittoresco sindaco per tre mandati, sembrò incarnare la capacità, tipica dei newyorkesi, di affascinare e irritare allo stesso tempo. Nel 1989, però, Koch fu sconfitto alle elezioni primarie democratiche da David Dinkins, che divenne così il primo sindaco americano di colore. Dinkins, vera e propria macchina politica dei democratici, fu giustamente criticato per essersi limitato a presiedere l'amministrazione di una città che aveva invece urgente bisogno di riforme, nonostante i suoi provvedimenti per aumentare la presenza della polizia nelle strade riuscissero effettivamente a contenere la criminalità. Dinkins fu sconfitto per pochi voti, nel 1993, dal moderato repubblicano Rudolph Giuliani, che nel 1997 vinse trionfalmente il suo secondo mandato grazie alla significativa diminuzione della delinquenza e alla debolezza dei suoi oppositori democratici. Per la prima volta dopo vari decenni, la città prese in considerazione colossali (e assolutamente necessari) progetti per migliorare le sue infrastrutture, come un nuovo tunnel ferroviario sotto il fiume Hudson. Nel frattempo, Times Square fu trasformata alla fine del millennio da quartiere a luci rosse dominato dal crimine e dalla droga, quale era stato negli anni '60 e '70, in un'attrazione turistica degna di un parco dei divertimenti disneyano.
Il clima di crescente fiducia nelle proprie forze che New York aveva dimostrato negli ultimi anni ha subito una brusca battuta d'arresto con i tragici attentati terroristici dell'11 settembre 2001, quando due aerei di linea dirottati si sono schiantati sulle Twin Towers portando al crollo delle stesse e alla morte di migliaia di persone. Ma questa città ha dovuto affrontare in passato una buona dose di avversità, e ancora una volta i newyorkesi, già avvezzi a dover superare momenti difficili, si trovano di fronte a una nuova sfida. Ci sono perciò buone possibilità che, a dispetto dell'enorme danno causato da una delle più grandi tragedie della storia americana, New York risalga presto la china e ritorni agli antichi splendori.
A riprova di ciò, già nel luglio del 2002 sono stati presentati i primi progetti per costruire, sull'area di Ground Zero, un grande parco alla memoria delle vittime degli attacchi alle Twin Towers, intorno al quale sorgeranno dei grattacieli per uffici. Il 27 febbraio 2003, circa diciotto mesi dopo l'attentato, è stato presentato il progetto ufficiale, che prevede la costruzione di cinque torri intorno al cratere prodotto dal crollo delle Twin Towers, lasciando anche scoperto il muro con il quale le fondamenta vennero isolate dalle acque del fiume Hudson. Il complesso prevede un museo, un centro convegni, una sala concerti, un albergo, negozi, spazio per uffici e lo snodo dei trasporti perché questo quartiere riviva.
Il 14 agosto, alle 16.15, all'improvviso manca la luce da New York a Detroit, da Pittsburgh a Ottawa, un colossale blackout che ha coinvolto circa venti milioni di persone. Sotto accusa una rete elettrica troppo vecchia: stando a quello che ha riferito il portavoce del North American Electric Reliability Council, negli ultimi vent'anni non si è fatto alcun miglioramento alla rete, sebbene la domanda di elettricità fosse aumentata in modo significativo.


Il viaggio
Servita da tre principali aeroporti, due stazioni ferroviarie capolinea e da un'enorme autostazione, New York è il più importante nodo di comunicazioni degli Stati Uniti nord-orientali. All'aeroporto John F. Kennedy (JFK), situato nel Queens sud-orientale a 24 km da Midtown Manhattan, fa scalo la maggior parte dei voli internazionali. Recentemente votato dagli uomini d'affari il terzo peggior aeroporto del mondo, è da evitare. L'aeroporto La Guardia, nel Queens settentrionale, dista 13 km da Manhattan e gestisce soprattutto i voli nazionali; se arrivate o partite nelle ore centrali della giornata, La Guardia è decisamente più comodo del JFK. Newark, nel New Jersey, si trova esattamente 16 km a ovest di Manhattan; i voli in partenza e in arrivo da questo aeroporto sono talvolta leggermente più economici a causa dell'errata convinzione che questo scalo sia meno accessibile del JFK o del La Guardia. In realtà, Newark ha un vasto e nuovissimo terminal per gli arrivi internazionali e i suoi quattro terminal sono collegati da un sistema di trasporto a monorotaia.
Tutti gli autobus suburbani e quelli in servizio sulle lunghe distanze fanno capo al Port Authority Bus Terminal, 41st St ed Eighth Ave a Midtown Manhattan. Tra le compagnie che si servono di questa autostazione ricordiamo la Greyhound, che collega New York con le principali località del paese; Peter Pan Trailways, che fa servizio per le metropoli più vicine; Short Line, che offre numerose partenze per le città del New Jersey settentrionale e per l'entroterra dello stato di New York; e New Jersey Transit, che ha delle corse dirette per Atlantic City e per tutto il Garden State.
La Pennsylvania Station, 33rd St tra Seventh Ave ed Eighth Ave, è la stazione di partenza dei treni Amtrak, compreso il frequente servizio quotidiano Metroliner per Princeton, NJ, Philadelphia, PA, e Washington, DC. La linea ferroviaria Long Island Rail Road trasporta ogni giorno centinaia di migliaia di pendolari da una piattaforma recentemente ristrutturata a varie fermate di Brooklyn, Queens e dei sobborghi di Long Island, comprese le località di villeggiatura. New Jersey Transit gestisce dei treni in servizio dalla Penn Station ai quartieri periferici e alla Jersey Shore. Un servizio per pendolari parte dalla Grand Central Station, Park Ave e 42nd St: si tratta della Metro North Railroad, che collega alla metropoli i sobborghi settentrionali e il Connecticut.
Avere un'automobile a Manhattan è un incubo, mentre è facile entrare in città. Si può arrivare da est seguendo la Connecticut Turnpike (I-95); dalla Long Island Expressway, che entra a Manhattan dal Queens Midtown Tunnel (spesso intasato dal traffico); e dalla Grand Central Parkway (appena usciti dal Triborough Bridge), che taglia da Long Island attraverso il Queens. Dal New Jersey la I-95 supera il George Washington Bridge e prosegue poi in direzione sud come New Jersey Turnpike, entrando a Manhattan dal Lincoln Tunnel (a Midtown) e dall'Holland Tunnel (vicino a SoHo). Sulla I-95 si percorrono 315 km in direzione sud da Boston a New York, 170 km da Philadelphia (in direzione nord) e 380 km da Washington (DC, sempre in direzione nord).


Trasporti interni
Gli autobus collegano ogni 30 minuti New York e l'aeroporto internazionale JFK: il viaggio dura almeno un'ora. In alternativa, si può prendere la metropolitana fino alla stazione di Howard Beach-JFK e poi proseguire in autobus, impiegando circa 75 minuti. Tra la città e l'aeroporto La Guardia ci sono delle corse ogni 30 minuti e un traghetto-navetta sull'East River; anche in questo caso l'alternativa è prendere la metropolitana, scendere a Roosevelt Ave-Jackson Heights e proseguire in autobus, impiegando ben più di un'ora. Per raggiungere l'aeroporto di Newark si può prendere un autobus pubblico o privato. La corsa in taxi per tutti e tre gli aeroporti è cara.
New York offre moltissimi mezzi di trasporto pubblico e guidare la propria auto sarebbe pura follia in una città dove il traffico è orribile, i costi dei parcheggi astronomici e i piccoli furti molto frequenti. Anche noleggiare un'auto costa parecchio: dovrete calcolare almeno US$95 al giorno (più le tasse e l'assicurazione) per una vettura di medie dimensioni, senza contare che in città la benzina è molto più cara che nel resto degli Stati Uniti; se proprio non potete farne a meno, dovrete esibire una patente di guida valida e una carta di credito tra le più diffuse. Le principali agenzie di noleggio sono rappresentate in tutti e tre gli aeroporti.
New York è tristemente nota per la sua metropolitana, che viene definita pericolosa e difficile da usare. Ma, nonostante sia effettivamente rumorosa, caotica e qualche volta anche calda come l'inferno, non è poi così complicata e secondo le statistiche è più sicuro prendere un treno della metropolitana che passeggiare nelle vie di New York in pieno giorno. È comunque il mezzo di trasporto più rapido e affidabile per spostarsi nella Grande Mela e la maggior parte delle attrattive turistiche della città si trova sulle sue linee. I gettoni, che vi consentono di andare ovunque, sono molto economici ma si può anche acquistare una tessera Metrocard: entrambi sono utilizzabili anche sugli autobus urbani blu e bianchi. I treni del Port Authority Trans-Hudson del New Jersey fanno invece parte di un sistema separato di trasporti, in servizio da Manhattan a Newark e verso la parte settentrionale del New Jersey.
Gli autobus urbani sono in servizio 24 ore su 24. Le cartine si trovano presso le stazioni ferroviarie e della metropolitana; le fermate sono ben indicate e vengono illustrate nelle cartine 'Guide-a-Ride', insieme con i vicini luoghi di interesse turistico. Tra le 22 e le 5 potete chiedere di scendere ovunque lungo il percorso, anche se in quel punto non c'è la fermata. I traghetti percorrono la valle del fiume Hudson, da Midtown allo Yankee Stadium e da Hoboken al World Financial Center.
I tassisti di New York sono probabilmente i lavoratori più diffamati del mondo: è ovvio che cercano di guadagnare qualcosa in più, ma conoscono la città meglio di voi e spetta loro una mancia dal 10% al 15% circa, con un minimo di 50 cent. Se pensate di essere stati truffati, protestate con il tassista oppure fatevi rilasciare la ricevuta e prendete nota del numero di targa: la Taxi and Limousine Commission di New York gode di una certa autorità e i tassisti diventano comprensibilmente nervosi al pensiero di essere denunciati a questo ente.


Luoghi da visitare

Greenwich Village
'The Village' (come lo chiamano i newyorkesi) è uno dei quartieri più popolari della città, nonché un simbolo a livello mondiale di tutto ciò che è esotico e bohemien. La fama di questa zona come enclave di creatività risale almeno ai primi anni del Novecento, quando vi si trasferirono artisti e scrittori, seguiti da musicisti jazz che si esibivano nei celebri (e tuttora attivi) club come il Blue Note e il Village Vanguard. Intorno agli anni '40 la zona era diventata un luogo di ritrovo per gli omosessuali, mentre i caffè di Bleecker St richiamano alla memoria gli anni '50, epoca del fenomeno beat di New York, e gli hippy anni '60. Pare che Bob Dylan abbia fumato il suo primo spinello proprio nel Village; qui, inoltre, viveva Jimi Hendrix e i Rolling Stones registravano i loro brani. Il Greenwich Village è tuttora un quartiere vario e animato, pieno di siti storici, caffè, negozi, e bar gay, nonché sede del Washington Square Park, che è comunemente ritenuto il più affollato spazio ricreativo del mondo.
Oggi nessuno può permettersi di vivere al Village, collocato com'è nella stratosferica atmosfera di Manhattan; il posto, tuttavia, è ancora traboccante di energia.


Statua della Libertà
La Statua della Libertà, il simbolo più efficace e duraturo di New York - ma anche di tutti gli Stati Uniti d'America - deve le sue insolite origini a due repubblicani parigini. Nel 1865, nel corso di un pranzo, l'attivista politico Edouard René Lefebvre de Laboulaye e lo scultore Frédéric-Auguste Bartholdi concepirono l'idea di costruire un monumento che celebrasse la concezione americana della libertà politica, per farne dono al Paese delle Opportunità. Ventun anni dopo, il 28 ottobre del 1886, una statua alta 45 m e intitolata La Libertà illumina il mondo, ispirata al Colosso di Rodi, fu finalmente inaugurata nel porto di New York al cospetto del presidente Grover Cleveland e di una miriade di imbarcazioni a sirene spiegate. Per arrivare fino alla corona della statua si devono salire 354 gradini, che corrispondono a 22 piani di un edificio: se volete arrivare fino in cima, iniziate presto per evitare le code - è poco piacevole, infatti, contemplare il sogno americano dai ranghi serrati di una fila.


Empire State Building
Simbolo dell'originale profilo di New York, l'Empire State Building è un edificio di pietra calcarea che fu costruito in soli 410 giorni nel pieno della Grande Depressione e che incombe con i suoi 102 piani e 436 m di altezza su 5th Ave e 34th St nel luogo dove originariamente sorgeva il Waldorf-Astoria. La celebre antenna del grattacielo era stata concepita come base di attracco per gli Zeppelin, ma la tragedia Hindenberg fece accantonare questo progetto. Un dirigibile andò a sbattere contro l'edificio: si trattava di un B25 che, schiantatosi all'altezza del 79° piano in una giornata di foschia del luglio 1945, fece 14 vittime. Se desiderate prendere l'ascensore che porta all'86° o al 102° piano (e che vi farà schioccare le orecchie) dovrete probabilmente fare la fila: ne vale la pena, comunque!


Central Park
Dall'alto dell'Empire State Building ci si rende subito conto di quale benedizione sia per la città il Central Park, un rettangolo verde di 337 ettari in gradevole contrasto con il cemento e il traffico che si contendono il resto della superficie di Manhattan. Quando venne ufficialmente aperto al pubblico nel 1873, Central Park avrebbe dovuto essere un'oasi di pace nel caos della città, ma oggi la vita frenetica di New York ha contagiato anche la verdeggiante calma del parco sotto forma di jogger, pattinatori, musicisti e turisti; per trovare un angolo più tranquillo bisogna spingersi oltre la 72nd St, dove c'è meno gente e si riesce quindi a percepire meglio il ben delineato paesaggio del parco. All'interno di Central Park si trovano un piccolo zoo, varie attività sportive istituzionali o improvvisate (soprattutto baseball e frisbee) da osservare o alle quali partecipare, una piscina e diversi spettacoli gratuiti.


Times Square
Soprannominata la 'Great White Way' (grande strada bianca) per le sue insegne luminose, Times Square è stata per lungo tempo celebre come il crocevia più scintillante di New York. Dopo la decadenza degli anni '60, quando le sale cinematografiche furono trasformate in locali equivoci e la zona divenne nota come luogo di ritrovo di tutti i personaggi pittoreschi e folli, ma anche dei balordi di Midtown, una drastica operazione di 'pulizia' ha quasi del tutto risanato il quartiere e oggi Times Square è di nuovo una piacevole combinazione di colori, schermi giganteschi e tabelloni pubblicitari. Ogni anno, a mezzanotte della vigilia di Capodanno, un milione di persone si raduna qui per veder scendere dal tetto dell'One Times Square una palla illuminata: questo evento dura appena 90 secondi, lasciando buona parte del pubblico a chiedersi come trascorrere il resto della notte.


Metropolitan Museum of Art
L'Upper East Side accoglie la principale concentrazione di centri culturali newyorkesi: il tratto di 5th Ave sopra la 57th St, infatti, è noto come Museum Mile (il miglio dei musei). Il progenitore di questi istituti è il Metropolitan Museum of Art (detto 'Met'), la più popolare attrattiva turistica della città che può essere considerata una specie di città-stato indipendente della cultura grazie alla sua collezione di 3 milioni di oggetti. Per iniziare la visita vi consigliamo di scegliere l'argomento o la sezione che vi interessano di più, prima che la stanchezza e la folla abbiano il sopravvento. Gli oggetti in mostra spaziano dalle mummie egiziane ai cartellini di ammonizione del baseball, perciò se doveste perdervi potete star certi che vi imbatterete sempre in qualcosa di interessante.


Museum of Modern Art
Uno dei principali musei di New York nonché edificio tra i più significativi della città dal punto di vista architettonico, il Museum of Modern Art (11 W 53rd St) ospita una collezione di altissimo livello e organizza ogni anno delle importanti retrospettive. Soprannominato 'MOMA', questo istituto espone una collezione permanente di capolavori tra cui Les Demoiselles d'Avignon di Picasso, Notte stellata di Van Gogh e Broadway Boogie-Woogie di Piet Mondrian. All'opera Ninfee di Claude Monet è dedicata un'intera galleria. Il MOMA vanta anche un'importante collezione di fotografia e un bellissimo negozio di articoli da regalo, libri e souvenir.


Altri musei
Oltre ai suddetti mostri sacri della cultura, New York conta decine di musei che farebbero la gioia di qualsiasi membro del Rotary Club di una cittadina di provincia. Il Solomon R. Guggenheim Museum, situato nel Museum Mile, è un originale spazio espositivo a spirale progettato da Frank Lloyd Wright per accogliere una delle più importanti collezioni private del XX secolo. Il Whitney Museum of American Art, specializzato in arte contemporanea, è situato nei pressi del Guggenheim.
L'American Museum of Natural History, Central Park West e 79th St, è famoso principalmente per le tre grandi sale dei dinosauri, ma anche il resto della collezione permanente (formata da circa 30 milioni di manufatti) merita una visita. Spesso le mostre temporanee organizzate da questa istituzione lasciano ampio spazio alle presentazioni interattive e manuali, una caratteristica che rende il museo di storia naturale popolarissimo tra i bambini. Anche i pantofolai dovrebbero visitare il Museum of Television & Radio, un rifugio ideale se piove oppure quando si è semplicemente stanchi di camminare: sul catalogo computerizzato del museo sono a disposizione del pubblico più di 75.000 programmi televisivi e radiofonici statunitensi e potrete quindi mettervi a sedere e riposarvi davanti a una delle 90 consolle.


SoHo
SoHo (che significa 'south of Houston', a sud di Houston) è il principale quartiere della città per quanto riguarda le gallerie d'arte, i negozi di abbigliamento e le boutique che vendono oggetti curiosi a caro prezzo. Tutta la zona rappresenta il paradigma del rinnovamento urbano non pianificato, essendosi trasformata come per incanto dal più importante quartiere commerciale del periodo post-guerra civile a una vivace colonia di artisti negli anni '50, per diventare infine lo splendore follemente caro di oggi. Gli edifici in ghisa di SoHo, splendidamente restaurati, si possono annoverare tra i migliori esempi al mondo di questo stile architettonico. Qualche malalingua sostiene che a SoHo tutto è eccessivo - troppa autocoscienza, troppe persone alla moda, prezzi troppo elevati - ma le gallerie sono indubbiamente interessanti, e nessuno vi costringerà ad acquistare dei copriteiera firmati da designer.


Tribeca
Sebbene non sia interessante come SoHo, dal punto di vista turistico e architettonico, Tribeca ha un'etimologia ancora più insolita: si tratta infatti del 'TRIangle BElow CAnal St', ovvero il Triangolo sotto Canal Street. Questo quartiere di vecchi magazzini e loft trasformati in appartamenti vanta un buon numero di bei ristoranti e bar, oltre alla casa cinematografica Tribeca Films di Robert De Niro; non è raro vedere una star del cinema in uno dei locali della zona, senza contare che la diffusa desolazione, non priva di una nota chic, rende il quartiere una meta ideale per i fotografi di moda. Al momento Tribeca ha ancora un numero ragionevolmente limitato di boutique e di grandi magazzini e alcuni depositi sono tuttora abbandonati; sembra che non resterà così a lungo, però, avendo ormai destato l'interesse degli operatori immobiliari.


Mete alternative

Long Island
Dalla confusione del quartiere operaio di Brooklyn alle sofisticate aziende vinicole di North Fork, Long Island è un vero e proprio manuale di geografia e di contrasti economici. Per la maggior parte dei visitatori, attraversare l'East River da Manhattan significa fare una gita alla spiaggia, indipendentemente dalla meta: l'affollata Jones Beach o la Fire Island a Nassau, la tranquilla Shelter Island oppure gli sfarzosi Hamptons. Long Island si può raggiungere da Manhattan tramite la Long Island Expressway, oppure con uno dei numerosi autobus che fanno servizio dall'East Side (gli autisti conoscono tutte le scorciatoie e probabilmente con un mezzo pubblico arriverete prima che in auto). C'è inoltre un treno che collega Long Island con la Penn Station di New York. Una volta giunti sul posto, non avrete problemi a trovare un mezzo pubblico per spostarvi ovunque.


Jones Beach e Fire Island
Jones Beach è la meno esclusiva delle spiagge di Long Island, 10 km di litorale oceanico dove convergono decine di migliaia di persone e c'è posto per parcheggiare quasi 25.000 automobili. La sabbia, comunque, è pulita e questa località può essere un piacevole rifugio dall'afa estiva. Il Robert Moses State Park, a est, è affollato quasi quanto la spiaggia mentre i vicini villaggi di Fire Island, accessibili soltanto in traghetto, costituiscono la più importante località di villeggiatura gay del paese.


Gli Hamptons
Più esclusivi, gli Hamptons, situati all'estremità orientale dell'isola, sono la località estiva prediletta dai divi del cinema sulla West Coast. Nonostante la principale attrattiva di questa zona sia proprio la sua atmosfera elegante, sono degni di nota anche il Whaling Museum di Sag Harbor, l'affascinante Parrish Art Museum di Southampton, e il campo da golf di Montauk Downs. East Hampton è il cuore degli Hampton, e merita una visita se vi piace osservare lo stile di vita dei ricchi e famosi; questa cittadina vanta inoltre ottimi ristoranti e locali notturni.


Wine District
Per ironia della sorte, la zona delle aziende vinicole è l'unica di Long Island dove dovrete muovervi in macchina. A North Fork ci sono 13 aziende, quasi tutte situate nei dintorni della cittadina di Cutchogue. I vigneti di Pindar sono i più estesi, con possibilità di visite, degustazioni giornaliere e sagre vinicole durante tutto l'anno. Dopo la visita potrete dirigervi verso l'affascinante borgo secentesco di Orient, situato all'estremità orientale di North Fork, che conserva una deliziosa collezione di case rivestite in legno bianco e di ex locande; nelle vicinanze troverete una spiaggia e degli stagni dove si allevano le ostriche.


Hudson Valley
Situata immediatamente a nord di New York, la valle del fiume Hudson è disseminata di cittadine affascinanti ed è significativamente bella in autunno, quando molti newyorkesi la percorrono soltanto per vedere le foglie che cambiano colore. Un itinerario scenografico è quello che segue la Rt 9 lungo la sponda orientale del fiume, ma se avete fretta optate per la Taconic State Parkway. I treni in partenza dalla Grand Central Station raggiungono diverse località della valle; in alternativa potete effettuare un'escursione in barca sul fiume. La valle, purtroppo, è servita da pochissimi mezzi pubblici, ma è ideale da percorrere in bicicletta.
L'Harriman State Park, sulla sponda occidentale del fiume, è un buon posto dove fare una passeggiata o un bagno in uno dei tre laghi del parco. L'adiacente Bear Mountain State Park, molto popolare tra i newyorkesi amanti della natura, offre passeggiate, fiori selvatici, nuotate, pesca, sci di fondo, gite in slitta e pattinaggio su ghiaccio. Il Trailside Museum & Zoo, che si trova all'interno del parco, è dedicato alle attrattive della zona ma soccorre anche gli animali feriti. L'accademia militare di West Point, a nord del parco, educa i propri cadetti al libero pensiero sin dal 1802: qui sono stati addestrati geni militari come Grant, MacArthur ed Eisenhower (e anche, con meno successo, Edgar Allan Poe). Il campus dell'accademia è formato da una serie impressionante di edifici gotici e federalisti in mattoni e pietra vulcanica grigia, sparsi nei giardini dal tracciato rigidamente geometrico.


Tarrytown
I fan di Washington Irving conosceranno già Tarrytown, cittadina sulla sponda orientale dell'Hudson, come Sleepy Hollow, dove lo scrittore ambientò il suo romanzo Legend of Sleepy Hollow: mentre siete qui, visitate la casa di Irving, Sunnyside, e la sua tomba. Chi non fosse interessato alla letteratura, potrà comunque dare un'occhiata alle case storiche di Tarrytown, ma soprattutto all'imponente proprietà terriera della famiglia Rockefeller.
Affacciato sulla sponda orientale del fiume, Hyde Park è una specie di parco a tema dedicato a Roosevelt: qui Franklin Delano Roosevelt aveva la sua Casa Bianca estiva. La Franklin D. Roosevelt Home and Library conserva vecchie foto, nastri e la Ford Phaeton appositamente costruita per il presidente. Roosevelt e la moglie sono sepolti nel parco. Dato che la madre del presidente viveva a Hyde Park, Eleanor Roosevelt (che non le era particolarmente affezionata) andò ad abitare due miglia a est a Val-Kill, oggi trasformata nell'Eleanor Roosevelt National Historic Site. A nord di Hyde Park (3,2 km per la precisione) si trova il Vanderbilt Mansion National Historic Site, una spettacolare residenza ricca di oggetti d'arte che la dinastia delle ferrovie considerava semplicemente una villetta di campagna.


La costa del New Jersey
D'estate questo tratto di costa è frequentato dai newyorkesi che cercano sollievo dall'afa della Grande Mela. La costa del New Jersey si distende per 205 km da Sandy Hook a nord a Cape May a sud, ed è la zona più visitata dello stato: grazie alle spiagge e ai casinò di Atlantic City è infatti meta della maggior parte dei 178 milioni (in totale) di escursioni effettuate dai turisti. Le spiagge situate tra Long Branch e Bay Head sono servite dalla linea ferroviaria New Jersey Transit North Jersey Coast; da maggio al Labor Day ci sono frequenti corse in partenza dalla Penn Station (New York), da Hoboken e da Newark con destinazione Shore. Per raggiungere la costa in automobile, uscite da New York dal Lincoln Tunnel oppure dal George Washington Bridge e imboccate la superstrada turistica Garden State Parkway che tocca tutte le località della costa del New Jersey.


Belmar
Le cittadine lungo la costa offrono un panorama molto vario: dagli ubriaconi di strada alle cortesie degne dell'epoca vittoriana. Belmar è la tipica località festaiola ma negli ultimi anni, dopo che un gigantesco party in spiaggia si trasformò in una vera e propria sommossa, è diventata molto più tranquilla: adesso tutti i bar chiudono a mezzanotte e la polizia adotta il pugno di ferro con chi fa chiasso e si ubriaca in pubblico. Spring Lake, detta anche Irish Riviera, conserva un gruppo di deliziose e quiete locande vittoriane, oltre a vari B &B e alberghi, ed è una delle località più costose della costa del New Jersey. Bay Head, capolinea della linea ferroviaria North Jersey Coast, è la cittadina più tranquilla della costa e ha una spiaggia pubblica sulla quale si affacciano delle case in stile Cape Cod; non c'è la passeggiata sul lungomare, però. Belmar offre buone opportunità di pesca, mentre la zona di Long Branch (circa 10 km a nord di Belmar) è adatta al surf; le più belle nuotate, invece, si fanno a Bay Head e a Belmar.


Atlantic City
Da quando ad Atlantic City sono stati aperti i primi casinò, nel 1977, questa località è diventata una delle più popolari mete turistiche degli Stati Uniti, grazie ai 37 milioni di scommettitori che capitano qui ogni anno. Se non siete interessati al gioco d'azzardo non c'è alcuna ragione per visitare Atlantic City, poiché soltanto le briciole dei 4 miliardi di dollari che si spendono qui ogni anno vengono investite per migliorare la città, tuttora alquanto deprimente. I casinò di Atlantic City non sono per nulla simili alle storiche case da gioco dell'Europa, quindi in città non c'è molto da vedere oltre alla gente dallo sguardo vacuo che sta seduta di fronte alle macchinette. D'altro canto, questo è il posto dove trovare delle sistemazioni
davvero convenienti in bassa stagione.


Attività
Il traffico e lo smog costituiscono un serio deterrente per i newyorkesi che vogliono dedicarsi allo sport. Tuttavia, se proprio volete mantenervi in esercizio, la Grande Mela offre qualche attività. Il Chelsea Piers Complex sul fiume Hudson dispone di varie strutture per praticare la maggior parte degli sport: pista automobilistica, pista di pattinaggio al coperto, pista da jogging, piscina, centro di atletica, beach-volley (senza l'oceano, però) e arrampicata su roccia. Se preferite fare jogging all'aperto, il percorso di 6 miglia che compie un circuito attorno a Central Park è chiuso al traffico dalle 10 alle 15 nei giorni feriali e tutto il giorno nel fine settimana. La Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir ha una pista morbida da jogging lunga 2,5 km e da 23rd St a Battery Park City potrete seguire il corso dell'Hudson su una pista appositamente costruita.
Potete affittare le biciclette ovunque, ma solo a Central Park potrete pedalare lontani dal traffico cittadino. Anche i pattini in linea sono molto popolari, naturalmente sempre a Central Park dove ognuno fa sfoggio della propria abilità. Sull'Hudson è possibile pescare.


Feste ed eventi
Raramente una settimana a New York trascorre senza qualche manifestazione di rilievo. Ogni anno, infatti, si svolgono una cinquantina di parate ufficialmente autorizzate e più di 400 fiere nelle vie della città. Ma, dal momento che la maggior parte di queste manifestazioni offre un assortimento poco interessante di bancarelle di cibi pronti, impianti domestici, calzini sportivi e cinture a poco prezzo, non è il caso di modificare il proprio itinerario per visitarle. La festa di Capodanno in Times Square è probabilmente la più famosa del mondo; meno popolare è invece la corsa di mezzanotte (8 km) a Central Park. Il 5 gennaio migliaia di bambini percorrono la 5th Ave in una sfilata di pecore, cammelli e asini per celebrare la Three Kings Parade (Parata dei Re Magi), mentre la St Patrick's Day Parade (festa di San Patrizio) ha luogo da 200 anni il 17 marzo nella 5th Ave.
A metà maggio l'International Food Fair (Fiera Gastronomica Internazionale) intasa 9th Ave, mentre a giugno i monaci tibetani discutono le tematiche trascendentali in Central Park nel corso del Change Your Mind Day (giorno in cui si invitano i newyorkesi a rivedere le loro opinioni). Anche il JVC Jazz Festival si svolge a giugno, insieme con il NY Shakespeare Festival (gratuito), durante il quale alcune delle più grandi star dello schermo recitano le opere del Bardo a Central Park.
Il 4 luglio Macy's sponsorizza uno spettacolo di fuochi d'artificio sull'East River per celebrare l'Independence Day (anniversario della dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti). Il più importante quartiere nero della città festeggia l'Harlem Week (settimana di Harlem) ad agosto, e nel corso del Labor Day (Festa del Lavoro, che si tiene il 1° lunedì di settembre) più di un milione di persone partecipa alla parata del Caribbean Day di Brooklyn, il più importante evento dell'anno. Il New York Film Festival ha luogo anch'esso a settembre. La Thanksgiving Parade di Macy's (in occasione del Giorno del Ringraziamento), a novembre, è sempre popolare e se volete immergervi in un clima ancora più festoso non perdetevi il Rockefeller Center Christmas Tree Lighting del martedì successivo, quando l'albero di Natale viene illuminato.


Letture consigliate
Americani. Se li conosci non li eviti
di Stephanie Faul (Edizioni Sonda, Torino 1999; collana 'Le Guide xenofobe') È un godibile ritratto di vizi e virtù del popolo degli Stati Uniti: un libretto spassoso ma con uno scopo serissimo, ovvero combattere con l'arma dell'ironia i più comuni e radicati pregiudizi.

Atti casuali di violenza insensata
di Jack Womak (Feltrinelli, Milano 1996) Ambientato a New York in un futuro non molto lontano, il diario sconvolgente di una ragazzina di dodici anni, Lola, che vive il passaggio da una placida esistenza borghese a una violenta vita di strada.

Breve storia di New York
di George J. Lankevich (Mondadori, Milano 2001) Prende in esame la metropoli dalle sue lontane origini, come avanposto olandese, fino all'attuale complesso urbano, che non rappresenta solo il centro pulsante della vita americana, ma anche il termometro dell'Occidente.

Che paese, L'America
di Frank McCourt (Adelphi, Milano 2000) Ritrae la New York proletaria del secondo dopoguerra, dove il protagonista è costretto a percorrere un faticosissimo apprendistato

I capolavori del Metropolitan Museum of Art
a cura di Philippe de Montebello (Elemond-Electa, Milano 1997) Fotografie e agili schede dei capolavori custoditi nel grande museo.

I love shopping a New York
di Sophie Kinsella (Mondadori, Milano 2003) Una lettura divertente che racconta le avventure di una fanatica consumista che si trasferisce a New York, il regno dello shopping.

I segreti di New York
di Corrado Augias (Mondadori, Milano 2001) Raccoglie storie, luoghi e personaggi di questa metropoli.

Kitchen Confidential. Avventure gastronomiche a New York
di Anthony Bourdain (Feltrinelli 'Traveller', Milano 2002) Il resoconto di un'avventura gastronomica sempre al limite, che rivela gli ideali traditi e quelli realizzati della ristorazione americana

La città profonda. Saggi immaginari su New York
di Furio Colombo (Feltrinelli, Milano 1994) Una raccolta di saggi sulla città che, muovendo da diversi punti di osservazione, danno una visione insolita e suggestiva del presente e del futuro della grande metropoli americana. Il volume è corredato dai disegni di Tullio Pericoli.

L'attore americano
di Rossana Campo (Feltrinelli, Milano 1998) Irresistibile storia d'amore newyorkese tra un attore americano e una spettatrice italiana, dove la passione individuale si mescola al mito collettivo.

Maigret a New York
di George Simenon (Adelphi, Milano 2000) Un 'episodio' del famoso commissario ambientato a New York .

Martin Bauman
di David Leavitt (Mondadori, Milano 2003) La società culturale newyorkese degli anni '80 fa da sfondo a questo romanzo autobiografico, dove attraverso l'alter ego di Leavitt si commentano le mode letterarie e i costumi sessuali.

Neve a Manhattan
di Pier Antonio Quarantotti Gambini (Fazi editore, Roma 1998) Nel gennaio 1939 l'autore giunge negli Stati Uniti e trova una New York spensierata, sepolta da una coltre di neve, scintillante e pullulante di vita. Dalla narrazione prendono vita microstorie, aneddoti ed episodi accanto ad approfondimenti e riflessioni ricche di spunti notevoli.

New York
di Paolo Fontana (White Star, Vercelli 2000; collana 'Città d'autore') Nelle immagini raccolte nel volume si ritrova l'incredibile atmosfera della città, in tutta la sua complessa e talvolta allucinante realtà.

New York, l'isola delle colline
di Mario Maffi (Feltrinelli, Milano 2003; collana 'Traveller') Lo sguardo europeo scopre una New York inedita, fatta di mille personaggi e scenari strappati all'ovvietà delle immagini ricorrenti. Il testo è corredato da fotografie di Marlis Momber e da un'introduzione scritta dall'autore dopo l'11 settembre.

New York. Cronache della città selvaggia
di Charyn Jerome (Electa-Gallimard, Torino 1997) Una intelligente analisi della storia recente della 'Grande mela'.

New York. Le origini di un mito
di William Taylor (Marsilio, Venezia 1998) Una carrellata a tutto campo, su una città straordinaria dove il lettore si divertirà a trovare notizie a volte dimenticate, sempre interessanti.

Passeggiando per New York
di Mumford Lewis (Donzelli, Roma 2000) Da un grande intellettuale, oltre che critico del "New Yorker ", una splendida guida per chi voglia davvero passeggiare per New York.

Sotto le torri di Manhattan, nomi, mappe, storie
(Rizzoli, Milano 2001) New York è raccontata da chi, vivendoci, ne ha amato ogni angolo, il saggista Mario Maffi: un utile viatico per chi vuole idealmente 'perdersi' nei labirinti della città.

Storia di New York
di Washington Irving (Neri Pozza, Vicenza 1966; reperibile in biblioteca) Sebbene sia un'opera di narrativa più che un saggio storico, offre un quadro dell'epoca coloniale di New York.

Trilogia di New York
di Paul Auster (Einaudi, Torino 1998). Tre storie, tre thriller metafisici, caratterizzati dal gusto per il visionario, per la citazione e l'intreccio avventuroso, sullo sfondo della Grande Mela.

World Trade Center. I giganti che sfidavano il cielo
di Peter Skinner, Mike Wallace, Giorgio Tartaro (White Star, Vercelli 2002; collana 'Monografie') Questo volume vuole essere un omaggio emotivo e dolente a uno dei monumenti più famosi del mondo, simbolo di pace e progresso per venticinque anni.
New York City, The Great Apple
Alcune vedute di New York