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Da Sestri Levante a S.Giulia di Centaura (passando per le Rocche di S.Anna)

  Le Foto: scelte per voi..........

 

Durata del cammino a passo tranquillo 1 ora e 40 minuti

 

L’itinerario non ha difficoltà,(soltanto un brevissimo pezzo di sentiero fra i ruderi di S. Anna e Cavi richiede attenzione perché strapiombante),  la scelta del luogo di partenza è motivata dal fatto che il percorso ha in questa scelta  un suo snodarsi naturale .

 

Si parte da Sestri Levante e precisamente nei pressi del campeggio, vicino alla galleria, e si segue la via detta dei ponti romani(ben illustrati i ponti antichi) e si sale leggermente in mezzo alla pineta che rinasce, dopo un grave  incendio che la distrusse irreparabilmente. Ancora una volta la natura ci dimostra la sua forza colonizzando di nuovo una zona resa sterile dall’idiozia umana (si suppone visto che l’autocombustione crediamo sia improbabile…mentre la demenza dei piromani è nota!!)

In una quindicina di minuti si giunge ai ruderi della cappelletta di S. Anna; un tabellone illustrativo spiega con dovizia di particolari sia il fatto che ci troviamo sull’antica via Aurelia, sia come la cappelletta nacque come ringraziamento per la salvezza dopo una caduta di cavallo di un nobile .

Il paesaggio che scorgerete fra i ruderi è davvero stupendo, a destra la punta della penisola di Sestri Levante e a sinistra il promontorio di Portofino…e sotto la scogliera.

Un angolo selvaggio racchiuso fra due cittadine che seppur turistiche in estate hanno un fascino particolare tutto l’anno.

Seduti al sole fra i resti di questi antichi muri non è insolito scorgere il volo di un falchetto e sentirne il grido. Assistere al tramonto in questo luogo è davvero romantico.

Continuando il cammino si giunge a Cavi e qui seguendo la strada panoramica per Lavagna  si costeggia l’interno e in prossimità del bivio che conduce a Lavagna si sale per la pedonale( le scalette) che conduce a S.Giulia ben indicata con cartelli.

Si sale su antichi gradini di pietra fra muretti a secco frutto di antico ingegno e nuovi muretti restaurati, la salita è costante ma non difficile fra uliveti e vegetazione agricola, orti ben curati, e limoni carichi di frutti ci accompagnano.

Giunti a S. Giulia il panorama parla da sé, la chiesa antica e il sagrato sono luogo di osservazione privilegiato. Una secolare quercia resiste sul piazzale e offre frescura come l’acqua della vicina  fontanella. Si scende poi verso Lavagna passando per località quali S. Benedetto e una bella  pineta( raccogliete le pigne e..scoprite che celano un tesoro i pinoli).

Davanti a noi il mare, la discesa è semplice e dolce,  anche qui uliveti con prati ben curati  sono tipici scorci di Liguria agricola.

Arriviamo a Lavagna nei pressi della zona della stazione, nella località detta Madonna del Caminello. Pochi passi e la cittadina ci accoglie col suo tranquillo esistere fatto di case colorate e dipinte alla genovese e con la piccola e caratteristica Via Roma.

 

SCOPERTE VERDI

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Finocchio selvatico

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Mirto

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Corbezzolo

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Pini marittimi

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Ulivi

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Limoni

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Malva

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Tarassaco

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Pratoline

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Primule

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Viole

 IN QUESTO ITINERARIO SCOPRIAMO:

La Malva (Malva silvestris) - Famiglia malvacee

Il suo nome deriva dal termine greco malakos (molle) e questo per indicarne le qualità emollienti.

Esistono diversi tipi di malva , quella più comune da noi è la silvestris. E’ una pianta comune in tutta la zona europea e si è diffusa anche nelle aree dell’Asia e dell’Africa settentrionale, possiamo dire che è diventata una pianta emigrante.

Cresce fino ai 1600 metri circa e predilige i prati abbandonati, i vecchi muri, le siepi, i ruderi.

E’ una pianta le cui virtù erano note sin dai tempi più antichi e si dice che Cicerone ne fosse goloso, era infatti usata quale verdura oltre che per i suoi usi medicinali. Fra gli estimatori di tale pianta anche il poeta Marziale più noto per gli epigrammi che per i suoi gusti culinari.

Abbiamo nelle nostre ricerche trovato che Carlo Magno la riteneva speciale tanto da coltivarla personalmente per le tisane sue e della sua famiglia.

Le sue foglie sono stupende, morbide al tatto, palmate e lievemente pelose, di colore verde scuro intenso, i fiori sono rosa viola e seccando assumono una colorazione blu.

I fiori sbocciano da fine aprile sino a settembre inoltrato ma non è raro trovare pinte fiorite anche a marzo. Raccolti vanno seccati in luogo ombroso e ventilato per tisane e decotti.

Tante sono le sue qualità che veniva detta l’erba per ogni male,le nonne erano orgogliose del loro sapere e una pianta di malva era sempre nell’orto. Le sue virtù sono note anche in ambito medico ufficiale.

La mucillaggine contiene ramosio galattosio acido cumarico olio essenziale e carotene, nei fiori la malvidina colorante naturale porpora.

Cura l’infiammazione delle vie respiratorie, ha azione calmante emolliente rinfrescante, cura le gengiviti e masticando le foglie si lenisce il dolore dei denti.

Le foglie seccate e gettate in un catino di acqua bollente sono ideali per fumenti antiasma e tosse.

Le foglie fresche contuse come cataplasma sono una maschera di bellezza per la pelle arrossata dal vento o dal sole, cura l’acne.

 

CHE FARE CON LA MALVA?

Uso culinario

Ricordiamo che se dalla pianta tagliamo le foglie più grandi subito ne nasceranno altre. Se la usiamo in cucina ricordiamo che l’acqua di bollitura non va mai gettata perché può essere usata per impacchi, sciacqui, o aggiunta all’acqua del bagno per rendere vellutata la pelle.

 

Torta di malva

Fate una sfoglia sottile con acqua olio e farina, meglio se integrale, e foderate una teglia ben oliata. Preparate una seconda sfoglia e lasciatela riposare già stesa su un telo intanto che preparate il ripieno della torta.

 Prendete foglie di malva lessate e strizzate che avrete fatto saltare in padella con olio e un solo spicchio di aglio,e  si uniscano 3 uova battute, una tazza di panna liquida fresca(non quella da cucina) parmigiano e pecorino. Versate sulla sfoglia e coprite con una seconda sfoglia che avrete ben sigillato.

Spennellate con una emulsione di olio e acqua e cocete in forno a 200 gradi per mezzora.

 

Zuppa di malva e pratoline con orzo

Occorrente:

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4 pugni di orzo lessato 20 di foglie di malva

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2 pugni di foglie di pratoline o tarassaco se preferite

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2 patate 2 carote 1 cipolla piccola

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crostini di pane tostato

tagliare a striscioline tutte le foglie e a dadini le patate le carote e la cipolla. Mettere in un tegame di coccio con acqua se possibile di fonte e cuocere per 20 minuti poi unire l’orzo lessato e cuocere per altri 10 minuti. Unire l’olio crudo e il parmigiano se piace. Servire con i crostini.

Se volete potete fare il soffritto con la cipolla e la carota ma…è più salubre gustarla semplice. E’ una ricetta dei tempi antichi.

 

LETTURE E PENSIERI

Il consiglio, in questo tempo difficile proteso verso la ferocia , verso la guerra, è questo e valga per tutti senza distinzione di colore politico o etnico.

 

Non–violenza e codardia si accompagnano male.

Posso immaginare un uomo armato fino ai denti che sia in cuor suo un codardo.

Il possesso di armi implica un elemento di paura, se non di vigliaccheria.

La vera non - violenza è invece impossibile dove non si possegga un indomito coraggio.

                                              

Gandhi

                                                          

 

 

L'attacco del sentiero per le rocche

 

La classica penisola di Sestri vista dalle "Rocche"

 

Particolare dei ruderi

 

I ruderi di Sant'Anna

 

Il sentiero prosegue per Cavi Borgo

 

Un po' d'invidia, noi sotto il sole...

 

Una classica casa ligure sul sentiero per Santa Giulia

 

Il sentiero s'insinua tra le case...

 

Dopo un lungo ma non difficile cammino, eccoci alla meta:

Il Santuario di Santa Giulia