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Escursione dal Passo del Bracco all'ospitale di san Nicolao |
Le Foto: scelte per voi.......... |
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Durata del cammino con passo lento, andata e ritorno, ore 2 La passeggiata è una tranquilla escursione nella vegetazione tipica della Liguria: dalla macchia mediterranea al bosco di castagni e alla pineta. E’ una escursione facile. Periodo consigliato: ogni stagione Iniziamo il sentiero nei pressi della Baracca un piccolo locale in prossimità del passo del Bracco, dal bivio che conduce allo svincolo autostradale per Deiva Marina. Si tratta di un pezzo dell’antica strada del Bracco che collegava la Liguria all’Emilia e alla Toscana. Trattasi di strada romea ovvero di una via che conduceva a Roma i pellegrini. Il percorso più noto è quello che parte dalla salita San Lazzaro presso Casarza ligure e con salite si inerpicava fino al monte San Nicolao per poi discendere a Lucca e di lì sino a Roma. Questa strada era molto frequentata nel medioevo e a causa del numero di poveri che si assiepavano sul percorso per chiedere carità ai viandanti fu detta “Muntà di Povei” ovvero la salita dei poveri. La strada favoriva gli scambi fra i mercanti di Insula (l’attuale Sestri levante) e la Toscana e fra i mercanti toscani e Ianua (Genova). Oltre ai pellegrini un gran numero di animali da soma (muli e asini) con lunghe carovane passavano nel percorso che andiamo a fare. Erano i vetturiali pagati dai mercanti di Parma e Piacenza o Lucca e Pisa che trasportavano le merci. Spesso la via era la zona più amata dai briganti tanto che la Repubblica di Genova dovette istituire un servizio di guardie. Nel 1688 la strada del Bracco iniziò a cadere in disuso a causa della costruzione della strada costiera molto più veloce e comoda anche per i “corrieri” che dovevano portare notizie e preziosi. Resistette sino al 1800 un uso parziale e si dice che anche il Papa Pio VII sia passato per di qua. Accanto al bar , raduno di motociclisti pazzi e non, sulla destra parte un attacco di tale via, si tratta di un pezzo di antica mulattiera di grande interesse e bellezza. Una piccola salita ci conduce in un fitto boschetto di cerri, il buio ci stupisce anche in pieno sole. All’uscita del bosco eccoci in una zona aperta e lo sguardo può spaziare sulla valle (a sinistra) di Velva di cui si scorge il santuario. Di nuovo entriamo nel bosco ora di castagni , qualche ginepro compare nelle zone più rocciose. Giungiamo ad un bivio dove non c’è nessuna indicazione, ci teniamo a destra e ben presto il paesaggio cambia totalmente: iniziamo ad entrare nella zona soleggiata ed a picco sul mare. In …punta di mare. La macchia mediterranea è qui rappresentata e i corbezzoli in autunno-inverno sono addobbati di frutti che in dialetto vengono detti “armotti”. Timo ed elicriso la fanno da padroni. Arriviamo ad un passaggio di vero interesse una porta di pietra che pare richiamare a viaggi esotici ed invece è qui a portata di…piede. Si vede il monte Nicolao, purtroppo selva di antenne per questo vi consigliamo di non salirvi anche se dall’ospitale è un attimo. Il sentiero ora scende ed entra nel bosco di castagni, la mulattiera antica è coperta di foglie secche che vi rallegrano il cammino consentendovi di tornare bambini e spostarle con il passo. Tracce di cinghiali e tane di volpi sono di facile individuazione. Il falco non manca mai di fare capolino nel cielo con il suo volo maestoso. Un quarto d’ora ed ecco siamo all’antico Ospitale di san Nicolao. Esso era con grande probabilità una stazione stradale dei romani, in mezzo ad uno stupendo bosco di castagni. L’ Hospitale era un luogo di riposo e rifugio per i viandanti in caso di intemperie. L’edificio è databile fra il 1100 e il 1200 d.c. Si dice vi sia la tomba di un monaco che qui visse. Era il luogo di sosta dei pellegrini che scendevano ad attaccarsi alla via francigena, altre notizie le potrete visionare sull’interessante cartello esplicativo accanto ai ruderi. Nel 1590 un incendio lo distrusse e divenne poi rifugio per briganti . Percorrendo questa via anche se non credenti il pensiero va alle migliaia di passi che uomini e donne fecero proprio dove ora posiamo il nostro piede.
SCOPERTE VERDI Castagno Leccio Mirto Corbezzolo Pini marittimi Timo Elicriso
IN QUESTO ITINERARIO SCOPRIAMO: Helycrisum italico Famiglia delle composite , pianta perenne E’ una pianta comune ovunque in Italia e ancor più in Liguria. Ama i luoghi aridi e sassosi, le macchie vive sino a gli 800 metri e più. Pianta erbacea con fusti su cui si innestano delle foglie lineari color argento –cenere, apparentemente è simile ad un rosmarino sbiadito. I fiori sono capolini gialli.Fiorisce da maggio a settembre sino talora a ottobre. Ha molte proprietà astringente, antiasmatico, sudorifero .E’ un antinevralgico, il decotto si usa per fare impacchi agli occhi arrossati. L’olio essenziale è usato in profumeria. Un antico uso era quello di essiccarlo e porlo come profumatore della biancheria. Inoltre si imbottivano cuscini per avere un valido antireumatico. Nelle campagne l’uso di bruciare l’elicriso su un testo 8 piccolo recipiente di terracotta) serviva a disinfettare e deodorare la casa dove c’era una persona malata. Una manciata di fiori nell’acqua del bagno è un lenitivo. Tale pianta benefica era utile anche per lenire le scottature solari…non per niente è detta pianta del sole. CHE FARE CON L’ELICRISO? Le foglie dell’elicriso hanno un profumo particolare, simile alla nota mistura di spezie orientali detta curry, ma decisamente più delicata. Vi consigliamo di raccogliere la piantina ( è molto rigogliosa e diffusa) e di farla seccare in luogo ombroso e ventilato in sacchetti di carta, dopo averla sminuzzata e unirla ad altre erbe di vostra scelta per un misto da grigliata eccellente. L’elicriso solo unito fresco a risotti e frittate dona un sapore speciale: di sole.
LETTURE E PENSIERI La montagna di Mauro Corona ed. Immagine e…gli altri libri dell’autore Per capire l’importanza del rispetto per la natura senza pedanterie dottrinesche Una frase del libro Vivere la natura con tutti e cinque i sensi è goderne appieno.
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Il sentiero è praticabile tutto l'anno...
...siamo sul crinale. A nord s'intravede il Santuario di Velva...
...mentre a sud, dopo qualche centinaio di metri, il mare..
...sullo sfondo, la costa montuosa sopra Framura (lontano, il campanile del paese Costa)
La porta di pietra: il paesaggio si fa austero, siamo solo a 800 m s.l.m. ma sembra alta montagna!!!
Il sentiero si inerpica fino a raggiungere, dal versante nord, le antenne del Nicolao.
Le antenne, zona militare, sono situate sulla cima del monte a quota 840 m s.l.m.
I ruderi dell'Ospitale
...la strada del ritorno.... |
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