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Da Levanto a Monterosso

  Le Foto: scelte per voi..........

Durata del cammino, a passo tranquillo, circa 2 ore e 30 minuti

Sentiero con piccolissima difficoltà (per chi ha bambini il sentiero ha qualche tratto in cornice)

Periodo consigliato: solita predilezione per primavera , autunno e belle giornate invernali .

Seguendo l’indicazione de sentieri 1 e 10 si fa una breve salita sino al castello,  tale costruzione si dice sia stata menzionata nella leggenda che parla del re Longobardo Liutprando che pare avesse fatto erigere nel 700 tale fortezza.

In seguito a varie vicende e passaggi  il borgo passò alla repubblica di Genova e molto probabilmente l’attuale castello venne fatto erigere in quel periodo.

Uno sguardo ammirato e una piccola sosta sono necessarie.

La strada e ampia e si sale seguendo il segnavia biancorosso .

Adesso siamo sul vero e proprio sentiero.

La salita avviene in mezzo alla macchia mediterranea , qui espressa nella più ampia varietà : erica, mirto, corbezzolo, lentisco, pini marittimi e pini d’Aleppo, cisto, finocchio selvatico…

Guardando a destra scorgiamo Levanto e la sua baia con Punta Gone in primo piano e Punta Levanto, ancora al di là se il tempo è bello si vedono Punta Baffe, Punta Manara e  la Punta di Portofino.

Il sentiero si fa più di cornice regalandoci paesaggi mozzafiato, e dopo circa tre chilometri e mezzo siamo alla Pietra spaccata a 220 m sul livello del mare (una targa ricorda la morte di un accademico tedesco morto tragicamente lì) e qua si può spaziare con lo sguardo su Punta Gatta e Punta Spiaggia.

Il sentiero prosegue regalando immagini da poesia montaliana, la discesa è un po’ faticosa , ma stiamo parlando di escursioni semplici e adatte a tutti.

Si entra in Monterosso il cui nome pare risalire ai capelli rossi della stirpe dei marchesi Obertenghi detti Rufi (teste rosse) che lì si insediarono per sfuggire al Rre Longobardo Rotari , Monterosso aveva allora 13 torri.

 

SCOPERTE VERDI

Erica,

mirto

corbezzolo

pino marittimo

cisto

finocchio selvatico…

 

IN QUESTO ITINERARIO SCOPRIAMO

ERICA

Erica carnea

Famiglia ericacee

E’ detta anche brugo, scopetta, grecchia

 

La parola deriva dal greco eréiko, ovvero rompo per indicare la forza di tale pianta nello spaccare addirittura la roccia per inserirvi le radici. La pianta si presenta come un cespuglio semilegnoso, con foglie minuscole di color grigioverde, quasi aghiformi. Della famiglia dell’erica fanno parte anche i mirtilli ed i rododendri.

Si conoscono più di 600 tipi di erica, l’altezza massima della pianta è di 30 cm circa. Il suo habitat va dai 300 metri ai 2700, in casi eccezionali.

L’erica è stata paragonata alla solitudine , nel linguaggio dei fiori.

Dura, capace di rompere anche rocce silicee venne definita da dotti studiosi , fra i quali S. Tommaso d’Aquino nella sua opera Summa Teologica quale esempio della dannazione.

Assurdo vero?

E’ per me il sinonimo della forza e dell’altruismo, infatti resiste ai venti tempestosi, spacca la roccia per la sua tenacia a vivere, e appena arriva la primavera regala tappeti profumati e colorati alle montagne ….dovremmo tutti essere come l’erica.

Dal legno di erica si ricava la famosa radica, il legno pregiato per le pipe.

I fiori sono piccoli, quasi campanelle minuscole, rosa, porpora, lilla. Sono fiori ricchi di nettare per questo le api li visitano assiduamente.

L’erica in Francia costituisce la bruyère, un paesaggio tipico molto celebrato in racconti e dipinti.

In Scozia si fa una birra che ha origine nel 2000 a.C che si chiama heatherale.

Ottimo il miele d’erica.

 

CHE FARE CON L’ERICA?

Un uso culinario

Pane d’erica

All’impasto del pane si uniscono fiori d’erica freschi , il pane assume un gusto davvero particolare.

Pasta frolla all’erica…è una ricetta che mi è stata fornita da uno sconosciuto durante una passeggiata e che ho sperimentato dubbiosa, l’anonimo studioso camminatore disse che risaliva al medioevo ed era usata in un monastero , ovviamente il simpatico ignoto disse di averla adattata ai prodotti odierni cercando di mantenersi più  fedele possibile all’originale.

Alla vostra solita dose di burro, zucchero e farina (la mia è 3hg di farina integrale, 2 hg di burro e 1 di zucchero ) unite 2 pugni di fiori d’erica e fate la base per una crostata ai mirtilli.

Il sapore è ottimo e ..magico.

 

LETTURE E PENSIERI

Il consiglio è  Il Mugnaio  urlante

di Arto Paasilinna

ed Iperborea.

Il personaggio del mugnaio Huttunen  merita un posto speciale.

 

Levanto: sotto il portico inizia il sentiero

 

Uno scorcio panoramico

 

Lungo il sentiero: la scogliera

 

Ci avviciniamo alla meta....