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Da Campiglia a Portovenere

  Le Foto: scelte per voi..........

 

Durata del cammino andata e ritorno circa 3 ore, a passo di viandante lento e curioso

Passeggiata facile, attenzione solo in qualche punto un po’ esposto del sentiero, il dislivello non supera mai i 50 -60 metri.

 Periodo consigliato: ogni periodo dell’anno di buon tempo, esclusione come sempre del periodo  estivo per affollamento nelle zone di partenza e arrivo.

Si segue il sentiero ben indicato , il sentiero numerato se non erriamo col numero 1 (controllare) è largo e agevole alla partenza da Campiglia la cui altezza è circa 400 metri sul livello del mare. Dapprima si sale di pochissimo poi inizia la discesa in mezzo alla pineta. Ala nostra destra il mare non ci abbandona mai.
la discesa è in mezzo a panorami mozzafiato, è il caso di fare attenzione perché il sentiero diviene stretto e verticale sulla scogliera. La visione della costa a picco (il Muzzerone ) e dell’isola del Tino e del Tinetto ne fanno un angolo stupendo. C’è anche una piccola piazzola rocciosa che offre l’opportunità di foto incredibili. In questi luoghi fate attenzione nel periodo che va da ottobre a dicembre perché potreste imbattervi (incredibile per il territorio scosceso ) in una caccia al cinghiale, mantenete il sentiero e…fatevi sentire.

Il sentiero prosegue in cornice, sino al monumento agli aviatori periti nel disastro del 1937 questo luogo è la sella Derbi. Si continua la discesa e si vede tutto il golfo di La Spezia, ad occidente invece si vede Lerici .

Siamo in vista dell’isola Palmaria, il sentiero che era pressoché pianeggiante  adesso scende veloce verso Portovenere.

Una vecchia cava è lì con ancora i vecchi  utensili, si vede ormai molto vicino il castello  e la chiesa di san Pietro. Portovenere è lì ad un passo.

Arriviamo in un punto dove un recinto di vecchie mura ripara una radura di olivi, antichi e ormai selvatici, guardateli sono stupendi sembrano pettinati dai venti della zona, un luccichio di foglioline argentate che ci affascina.

Ormai siamo sotto le mura del castello una sosta e uno sguardo al paese sottostante…siamo arrivati. Anche l’arrivo è spettacolare si entra nel “carruggio” del paese dalla porta medievale  del 1113 che porta la scritta “colonia Ianuensis 1113”.

Qui una visita alla bella e suggestiva chiesa di San  Pietro , subito dopo una visita alla scultura di madre natura (nei pressi della chiesa verso la parte alta del paese ).

Una foto dalla finestrella su grotta Byron e…ed è tempo di tornare.

 

SCOPERTE VERDI

Il territorio è ovviamente una stupenda macchia mediterranea per cui le specie sono le solite

Mirto

Lentisco

Corbezzolo

Euforbia

Elicriso

Asparago selvatico

Rovo

Ruta

Borragine

Cappero sui vecchi muri del castello

 

IN QUESTO ITINERARIO SCOPRIAMO:

IL CAPPERO

Fam.  capparidacee

E’ una pianta perenne che cresce su rocce e muri, produce favolosi fiori bianchicce purtroppo è meglio non vedere per rapinare il bocciolo: il cappero.

Le foglie sono tonde, di un bel colore verde lucido, il loro margine è inero.

Fiorisce da maggio a settembre per cui molti sono i mesi di raccolta. La pianta è spontanea nel mediterraneo, ama il sole, è rampicante e ama un terreno povero , anche sabbioso e ricco di calce: per questo ama le vecchie mura.

Alla base delle foglie ci sono due spine e il suo nome deriva proprio da questo.

Contiene un glucoside contro gli spasmi della gotta ed è un valido diuretico: tutta la pianta ha proprietà dalle radici al fusto. Contiene resine e saponine, il valore dei boccioli è altamente digestivo.

 

CHE FARE CON I CAPPERI?

Capperi sotto sale

A parte i classici usi (pizza e sughi ) ecco come fare i veri capperi sotto sale.

Raccogliete i capperi, più piccoli sono i boccioli e più sono pregiati.

Lavate e asciugate al sole i capperi, lasciateli per un intero pomeriggio al sole e poi metteteli in vasi alternando uno strato di capperi e un po’ si sale grosso marino, terminate col sale.

Lasciate riposare per 40 giorni ed eccoli pronti.

Per chi ha problemi di ipertensione meglio porli sottaceto. Tuffateli in aceto bollente per un minuto e poi metteteli in vaso con aceto .

 

Letture consigliate

La bellezza del sentiero di cornice e l’arrivo alla chiesa di San Pietro inducono ad una riflessione spirituale per cui consiglio il saggio:

Dalai lama

L’arte della felicità

Ed. Oscar Mondatori

 

Tienzin Gyatso , 14° Dalai Lama, si lascia intervistare da uno psichiatra americano e nasce questo piccolo saggio-racconto che ci mostra come la spiritualità ed i valori dell’uomo siano identici in ogni cultura. Conoscere per capire. Ognuno aspira alla felicità anche se con cammini diversi, penso che cos’ come molti sono i sentieri che abbiamo battuto così molte siano le vie necessarie per conoscere la pace.

 

 

 


Lasciamo Campiglia e ci dirigiamo verso Portovenere

 

...dopo un breve tratto esposto a nord, ecco spuntare la costa: il paesaggio e mozzafiato, sembra che il promontorio di Portovenere, l'isola della Palmaria e del Tino..........

 

...un tempo facessero parte della stessa penisola e che solo un cataclisma le abbia in seguito divise...Il posto non lascia dubbi: la foto ricordo è d'obbligo.

 

..Stiamo per arrivare alla meta....intanto scattiamo qualche foto anche sul golfo di La Spezia con le Apuane sulla sfondo e La piccola penisola delle Grazie in primo piano

 

 

...sempre più vicini a Portovenere...ma l'isola della Palmaria, da questa visuale, non vi sembra una grossa talpa sdraiata...sul mare?

 

L'entrata del Porticciolo con la chiesa di San Pietro ed il castello

 

Il sentiero è ripido e oggi c'è vento forte ma ormai siamo giunti

 

quindi, facciamo ciò che fanno tutti i turisti a Portovenere: una visita al piccolo borgo ma, soprattutto, alla chiesa....