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Antropologia di arte sacra - In Natività Allendale di Giorgione
Gaetano Barbella
giovedì 16 dicembre 2010
“Natività Allendale”, o “Adorazione Beaumont”, o “L'adorazione dei pastori”, è un dipinto autografo del Giorgione, realizzato con tecnica ad olio  su tavola, presumibilmente intorno al 1505, misura 89 x 111,5 cm. ed è custodito nella National Gallery di Washington.
“Natività Allendale”, o “Adorazione Beaumont”, o “L'adorazione dei pastori”, è un dipinto autografo del Giorgione, realizzato con tecnica ad olio su tavola, presumibilmente intorno al 1505, misura 89 x 111,5 cm. ed è custodito nella National Gallery di Washington.
La Natività Allendale di Giorgione è come un'icona bizantina, ma se questa è un'arte liturgica che si distacca dal mondo terreno e si eleva vertiginosamente verso il mondo divino - il Regno dicono gli “iconoduli” ossia i cultori di icone -, la prima non è da meno come arte liturgica che abbraccia la teologia, la antropologia religiosa.
La Natività Allendale si differenzia da tante altre, dal tema della natività di Gesù rinascimentali fino ai giorni nostri, essa si svincola dal mondo fenomenico per innalzarsi verso una vetta, al pari delle icone. Giorgione affronta appunto la rappresentazione liturgica dell'evento messianico con un' arte che non solo è “forma della forza estetica”, ma anche “capacità di liturgia” - nell'accezione greca del termine “leitos ergon”, ossia “azione del popolo” (che crede), oggi sostenuta per l'arte sacra.[1]
Ma vi sono altri artisti rinascimentali, come Benvenuto Tisi detto il Garofalo che perseguono lo stesso percorso antropologico.
Antropologia liturgica, dunque, che si rivolge all'uomo, diremo verso l'Occidente, mentre l'arte delle icone, che si rivolge all'Oriente, è il riflesso e l'eco della liturgia incessante che si celebra nel regno dei cieli. Nelle icone ciò che conta non è il “soggetto religioso”, non è l'ispirazione, non è la tecnica, anche se ispirazione e tecnica hanno la loro importanza. E non è neppure l'espressione dei sentimenti, perché l'icona non si affida ai sentimenti – se in alcune sue forme degeneri – ed è estranea a ogni forma di naturalismo o imitazione della natura. Essa è lo specchio visibile di una realtà invisibile.
Tutta l'arte dell'icona si fonda su tre elementi, che gli iconografi interpretano secondo la loro cultura e la loro sensibilità: la stilizzazione dei personaggi, la prospettiva inversa, il fondo dorato. Gli occhi piccoli, le orecchie grandi pronte all'ascolto, i personaggi delle icone somigliano ben poco a persone reali: sono figure ormai libere dai pesi della vita in questo mondo.
La prospettiva inversa ci ricorda l'esistenza di un mondo in cui non valgono le leggi della fisica o i teoremi della geometria euclidea. Ecco allora quei paesaggi e quelle case che sembrano stare in piedi per miracolo, quelle forme che sfidano la forza di gravità lanciandosi verso il cielo, ecco i personaggi troppo piccoli o troppo grandi, sproporzionati rispetto la scena. Essi ci dicono che l'icona non è arte dell'apparenza, bensì della trasparenza, una trasparenza non idolatrica, perché rinvia continuamente a un Altro e a un Altrove, è segno di una realtà che ora vediamo confusamente come in uno specchio di acqua torbida e che nel Regno vedremo faccia a faccia. Infine, il colore dell'oro, usato per lo sfondo, simboleggia la luce del Tabor che ormai inonda il creato: non è soltanto un elemento decorativo, bensì un motivo teologico, al pari degli altri due elementi qui ricordati.[2]
A tutto questo, l'antropologia liturgica rinascimentale, prendendo a campione La Natività Allendale di Giogione, vi sopperisce in analogo modo ma resta vincolato, come già detto, al mondo umano, pur mostrandovisi distaccato. Qui non vi sono visibili alterazioni delle sembianze umane, e nemmeno accezioni che riguardano le leggi della fisica o i teoremi della geometria euclidea. Anzi è proprio la geometria composita che perfeziona un ricercato equilibrio armonico antropologico in simbiosi col mondo divino attraverso i simboli e lo si potrà constatare con la lettura di altre opere pittoriche di Giorgione e di altri artisti del Rinascimento.
Si noterà che nel dipinto in esame, La Natività Allendale, i tre della Sacra Famiglia non hanno alcuna aureola, cosa consueta in tante altre rappresentazioni analoghe, ma è appena poco. Ciò che colpisce è che qui, alla prospettiva inversa delle icone, Giorgione vi sopperisce con il vistoso distacco del piano rappresentativo, della Sacra Famiglia e i due pastori, con il resto dell'immediato secondo piano. Troppo “immediato” per giustificare la piccolissima dimensione, per esempio, del personaggio appena dietro il manto del pastore in piedi. È a ridosso di un albero al limite della parete rocciosa, la stessa poco distante, anzi pochissimo, dal suo limite verso la grotta.
Insomma si ha l'impressione che i tre personaggi dello sfondo, di cui quello menzionato, siano degli gnomi e questo crea appunto il distacco con lo scenario della Sacra Famiglia e pastori dal resto.
Ma vi sono altri particolari che contribuiscono a mostrare l'intento antropologico del Giorgione in quest'opera pittorica, secondo la mia visione. Al posto degli angeli, che di consueto trovano posto al sommo della grotta della natività, si notano invece tre vaghe testoline, di cui una assai incerta, che lasciano pensare più ad un mondo antropologico, appunto, che a quello celeste.
Le libellule (Libellula Linnaeus, 1758) sono un genere di insetti appartenente all'ordine degli Odonati. Il nome Libellula deriva dal latino “libra”, ovvero bilancia, così detta perché nel volo tiene le ali orizzontali.
Le libellule (Libellula Linnaeus, 1758) sono un genere di insetti appartenente all'ordine degli Odonati. Il nome Libellula deriva dal latino “libra”, ovvero bilancia, così detta perché nel volo tiene le ali orizzontali.
Viene da pensare che Giorgione abbia invece voluto configurare tre libellule sulle quali ci accendono curiose leggende legate al mondo dei draghi e delle fate. Osservando l'immagine di una di queste (vedi l'illustrazione), non si nutrono dubbi su questa mia supposizione.
Si aggiunge a questo la rappresentazione di una coppia di volatili bianchi su un albero, intorno ad un nido, in alto a sinistra: altra configurazione che contribuisce a dar forza all'idea antropologica dell'opera in lettura.
Ma Giorgione sembra andare oltre al clima antropologico fin qui rilevato in seno alla Natività Allendale. Egli con circospezione inserisce una figura animale sfruttando gli elementi incerti della natura dello sfondo dove son presenti i tre piccoli personaggi suddetti. A ridosso del cespuglio e della tettoia a sinistra guardando, si nota la testa di un grosso lupo o cane o forse anche una belva.
Leonardo da Vinci ci mette in guardia da simili interventi pittorici di immagini surreali cui egli stesso vi ricorre per dare una sua significazione esoterica, comunemente catalogata fra i fenomeni di pareidolia.[3]
Si potrebbe affermare, a questo punto, che già nel Rinascimento era nata una epistemologia religiosa nell'arte, e non solo attraverso l'arte iconografica d'Oriente.

Brescia, 5 dicembre 2010
Note
  • 1) Antropologia dell'arte moderna.
  • 2) Icone, finestre sul Regno di Pietro Pisarra. Jesus. Mensile di attualità e cultura religiosa – Anno XXVII – Agosto 2005 – N.8.
  • 3) La pareidolia (dal greco είδωλον, immagine, col prefisso παρά, simile) è l'illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale. È la tendenza istintiva e automatica a trovare forme familiari in immagini disordinate; l'associazione si manifesta in special modo verso le figure e i volti umani. Classici esempi sono la visione di animali o volti umani nelle nuvole, la visione di un volto umano nella luna oppure l'associazione di immagini alle costellazioni. Sempre alla pareidolia si può ricondurre la facilità con la quale riconosciamo volti che esprimono emozioni in segni estremamente stilizzati quali le emoticon. Si ritiene che questa tendenza sia stata favorita dall'evoluzione perché consente di individuare situazioni di pericolo anche in presenza di pochi indizi, ad esempio riuscendo a scorgere un predatore mimetizzato.
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