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Titolare il proprio libro
Gaetano Barbella
giovedì 11 dicembre 2008
Titolare un libro, che è poi quello fatto da me, il primo per giunta: un bel problema, non meno importante quanto concepirlo e poi scriverlo che è stato una vera fatica d'Ercole! Occorre che sia attrattivo come un fiore, perché ci si avvicini e se sente l'intenso profumo e così si è tentati a sfogliarlo e poi a comprarlo.
Io credo che dopo aver completato un libro, come quello della copertina in presentazione, assai fuori dell'ordinario, sorga all'autore, me stesso, e con lui l'editore, l'arduo problema del titolo da concepire come suddetto. Il tema del libro, nel mio caso, meno male che è talmente palese da indicare subito il giusto titolo. Infatti alle prime stesure del libro, che comprendeva anche argomenti collaterali, profani alla scienza matematica (poi elusi su suggerimento di amici matematici con i quali mi sono consultato), il titolo era I due leoni di sphere packing cibernetica. Poi, preso dall'intenzione di abbreviarlo, decisi per I due Leoni cibernetici, e da allora non ho più cambiato idea.
Perché questi due Leoni e non optare invece per altro soggetto meno "enigmatico"? Me lo sono chiesto continuamente, ma influivano sostanziali ragioni per riaffermare sempre i due Leoni, come se avessero già una propria volontà indipendentemente dalla mia, pressata dalle pur legittime ragioni editoriali per la buona diffusione del libro.
Quali dunque queste ragioni?
Sorvoliamo sul fatto che occorre revisionare il libro là dove si fa riferimento al titolo da cambiare e questo non è poco.
Prima d'altro perché è grazie al fatto di trovare aderenza al processo evolutivo dei due Leoni, il Verde e il Rosso dell'Alchimia. Ed è ciò che viene chiarito nella prefazione del libro. Non mi riusciva di riferirmi al noto pi greco e l'altro che non lo è, il numero derivante dalla sezione aurea. In verità i due Leoni in causa sono i mattatori della trama (se così si può accettare la dizione per cose matematiche) del libro e non altri e questo è un fatto da non trascurare.
Ma vi sono anche ragioni pratiche che ci sollevano dallo scrupolo di vedere inquinato un tema matematico col ricorso a cose paragnostiche. Non meraviglia che gli stessi scienziati - mettiamo di astronomia - ricorrano a nomi mitologici per battezzare nuovi astri dello spazio siderale.
E nel mio caso mi sono fatto aiutare dall'alchimia (ma non sono un alchimista) perché l'itinerario seguito, per giungere al risultato di "congiungere" il trascendente pi greco con l'altro che non lo è, trova un'incredibile aderenza con questa concezione.
Ecco anche la ragione velata dello scopo principe del mio libro, che è quello di suggerire ai ricercatori scientifici di frontiera questa via che a mio parere è un vero Eldorado. Perché per loro principalmente che ho scritto questo libro.
Naturalmente l'Alchimia si porta dietro tutte le concezioni filosofiche oggetto di interesse degli esoterici.
I due leoni cibernetici - Macro Edizioni
Nella mia biografia, posta alla fine del libro, dico che l'idea di portare avanti gli studi descritti in questo testo sono derivati da ricerche fatte sulla Piramide di Cheope. Ebbene proprio dalle leggende dell'antico Egitto, sul dio Osiride, ci viene il modo di capire con semplicità il processo matematico seguito per "congiungere" pi greco con l'altro della sezione aurea (pensandoci ora, forse non sarebbe stato male parlarne nel libro).
Osiride - mettiamo - è pi greco ed Iside, sorella e sposa, è - come già detto - il numero derivato della sezione aurea (Nefti che è sempre accanto a Iside nelle rappresentazioni iconografiche).
La leggenda che sappiamo tutti è questa in sintesi:
  • Osiride regna al fianco della sua sposa, sorella e sposa, Iside.
  • Per gelosia il fratello Seth, dio del male, nel corso di un banchetto, si fa aiutare a richiudere Osiride in un baule e lo getta nel Nilo.
  • Iside parte alla ricerca della bara e la trova.
  • Seth, approfittando di una assenza di Iside, si impossessa della bara e riduce il corpo di Osiride in quattordici pezzi (il doppio di sette) spargendoli per tutto l'Egitto.
  • Iside riparte e va alla ricerca delle membra del suo sposo e ogni volta che ne trova un pezzo lo seppellisce sul posto e vi fa erigere dei santuari.
Ecco è proprio nell'analogo modo che pi greco viene posto come in una bara e poi in otto fasi viene ridotto in "pezzi". Otto per l'esattezza: non che l'abbia stabilito a priori, perché l'itinerario matematico porta a questa soluzione. Ma in alchimia se ne contano sette: forse perché siamo su un piano astrale estraneo all'alchimia e ne occorre un altro. Si tratta di un piano sorto nella recente epoca, e può essere quello di internet dove già da tempo circolano le mie concezioni del genere insolito non tanto diverse da ciò che è argomentato nel libro in discussione.
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Il geometra pensiero in rete di Gaetano Barbella