Home Mi Presento I miei studi Siti Consigliati Contattami
La Tempesta, La remora di Giorgione del mistero
Gaetano Barbella
mercoledì 5 novembre 2008
La Tempesta di Giorgione
La Tempesta (olio su tela di 83 x 73 cm dipinto da Giorgione tra il 1507 ed il 1508, ora custodito presso le Gallerie dell'Accademia a Venezia).
Non sono in pochi i critici che hanno tentato di valicare la porta del mistero per giungere al significato riposto, come in una tomba, nel dipinto di Giorgione, La Tempesta. Ma è vero anche che se di mistero si tratta, il pensiero corre subito alle concezioni esoteriche che molti famosi artisti del Rinascimento hanno eseguito in tanti modi e soggetti.
Tuttavia l'opera La tempesta, è singolare perché il vero soggetto non è palese, giusto a ragione dello scopo dell'Artista di ben "seppellirlo" e porlo così al sicuro perché "rinasca" al giusto momento nel futuro designato.

Se si ravvisa nel dipinto, "La Tempesta", un'impostazione esoterica, non meraviglia che ci sia il concorso dell'autore che ne interpreta la trama in qualche modo. In questa ottica Giorgione è un iniziato alle arti occulte che trasmette un suo sapere derivante da un suo personale procedere usando, come è d'uopo in questo genere di cose, tutti gli artifici ermetici per dire senza dire. Non si deve penetrare ciò che egli rappresenta pittoricamente ma solo lasciarvisi "penetrare" misticamente attraverso la meditazione.
Occorre immaginare che "La tempesta" si presenta, entro certi limiti, come se fosse una sorta di "mandala". Doveva essere questo lo scopo richiesto dal committente del quadro.
Come ad esempio una cosa fondamentale, quale effetto occulto del dipinto in questione, è la disposizione appena inclinata rispetto la verticale dei fabbricati. Nessuno è infastidito da una simile cosa e lo dimostra il fatto che non se ne è mai parlato. Ma in modo interiore è inevitabile, per coloro che si dispongono alla relativa osservazione, "inclinare" di conseguenza sé stessi. È come la fede. Di qui il flusso delle cose del quadro, come una sorta di popolazione che migra, entra nell'anima dell'osservatore senza che egli sia distolto.

Ci sono appunto cose del nostro dipinto in osservazione, che nessuno ha posto in rilievo o addirittura osservato. Ed è grazie a ciò che l'intimo destino di Giorgione (così vanno le questioni occulte) viaggia sospeso nel tempo per trovare la sua ideale Madre dal "latte" di cui ha bisogno per rinascere.
Quando questo accadrà sembrerà a tutti che cambia lo scenario de La Tempesta, perché è come aver dipanato l'ermetica disposizione congegnata da Giorgione. E questo permette come d'incanto di "raddrizzare" tutto ciò che Giorgione ha "deliberatamente" inclinato nel rappresentare lo scenario del quadro: le due colonnine e i fabbricati (sono gli eventi in lui attraverso le cose e i fatti che lo "coinvolgono", "aggregandolo"). E così anche la strana postura della donna che allatta maldestramente un lattante che cerca con molta difficoltà di stare aggrappato al capezzolo della mammella di lei.
In verità non sono comparsi fino ad oggi, sul palcoscenico del quadro in questione, tutti gli "interpreti" della messa in scena. C'è qualcosa appena sporgente oltre le quinte che a mala pena si vede, ma che è stato trascurato.
Nelle pratiche alchemiche è il regime, cosiddetto, al Nero che assilla l'Artista preso per conseguimento della Pietra Filosofale. E non pochi artisti si sono cimentati a interpretare l'Opera al Nero, il Nigredo. La Tempesta questo sta a configurare se si dà retta a questo titolo scelto a bella posta da Giorgione. Si capisce allora che si tratta della battaglia fra la salamandra e la remora, chiamate in alchimia in tanti altri modi.
A pag. 115 del secondo volume de Le dimore filosofali di Fulcanelli, si parla così di questa battaglia che viene definita tempesta, giusto il titolo dell'opera in causa.

«...La lunga operazione che permette di realizzare la progressiva condensazione e la fissazione finale del mercurio, presenta una notevole analogia con le traversate marittime e con le tempeste che ad esse si accompagnano. L'ebollizione costante e regolare del compost ermetico si presenta in piccolo, come un mare agitato e ondoso. In superficie le bolle scoppiano e si succedono senza sosta; dei pesanti vapori addensano l'atmosfera del vaso; delle nubi torbide, opache, livide, oscurano le pareti, si condensano in goccioline che scorrono sulla massa in agitazione. Tutto contribuisce a produrre lo spettacolo d'una tempesta in proporzioni ridotte. Sollevata da tutti i lati, sballottata dai venti, l'arca, tuttavia, galleggia sotto la pioggia del diluvio...»

A pag. 80, del suddetto libro, si parla poi del combattimento che l'artista deve ingaggiare con gli elementi e lo si mette in guardia perché è aspro e deve perciò affrontarlo con coraggio e forza se vuole trionfare in questa grande prova.

«Come il cavaliere errante, anch'egli deve orientare la sua marcia verso il misterioso giardino delle Esperidi e provocare il terribile mostro che ne sbarra l'entrata. Per restare nella tradizione, questo è il linguaggio allegorico attraverso il quale i saggi intendono rivelare la prima e la più importante delle operazioni dell'Opera. In verità non è l'alchimista in persona che sfida e combatte il "drago ermetico", ma un'altra bestia ugualmente robusta, incaricata di rappresentarlo e che l'artista, da spettatore prudente, sempre pronto ad intervenire, deve incoraggiare, aiutare e proteggere. È lui il maestro d'armi di questo duello strano e senza pietà.»

A questo punto, sapendo che è la remora, un certo pesce simbolico, artefice della salvezza dell'arca sballottata dai flutti, potremo capire che si tratta (secondo gli ermetisti) della terra dei saggi, lo zolfo prezioso, ossia il bambino appena nato, il piccolo re. Di qui, viene da pensare che si tratta dell'identità ermetica del lattante maldestramente posto accanto (e non in braccio) alla donna scomodamente seduta sul prato.
Ma è proprio così o c'è qualcosa che Giorgione ha abilmente occultato.
In verità la «cingana et soldato», i due in primo piano de La Tempesta, così come furono definiti da quel messer Marcantonio Michiel di casa Vendramin (che doveva saperla lunga... , ma fra iniziati all'Arte Regia vige l'osservanza del mantenimento del segreto), quale insieme deve essere inteso, appunto, il suddetto maestro d'armi che vigila e interviene opportunamente, come emblema dell'artista.
Dunque dov'è la remora e con essa la salamandra con la quale lotta?
Eppure se Giorgione ha posto il bambino e la madre (con la quale è come se lottasse per riuscire a succhiare il latte dalla sua mammella: ecco la salamandra in carne ed ossa), deve aver rappresentato anche la coppia analoga, non sembra?
Si sa che si tratta di bestie, dunque non resta che osservare il dipinto con la lente di ingrandimento. Ma non è difficile il «Cerca Trova» detto alla Vasari.
Remore? Chi non ha remore che quasi sempre sono insormontabili e fermano ogni passo a piè sospinto? E non c'è lavoro, nel nostro caso della pittura, che si svolge per altro su commissione, come fu per Giorgione, in cui una remora personale assillante, quasi ossessiva, "sbuca" e si "mescola" alla vernice e riesce, appena coscientemente, a introdurre il relativo "virus" ermetico. E quello che si cerca è lì nel nostro dipinto, ritto su uno strano ed unico tetto che sfida le minacciose nubi, bagliori infuocati ed una saetta micidiale. È una cicogna, senza dubbio, che dovrebbe involarsi a causa della tempesta sul procinto di scoppiare, ma invece no.
Cicogna che gli indovini ritenevano quale segno di guardia della città; perché spesso nidifica nelle parti più alte delle case. Attila, che per tre anni tenne l'assedio di Aquileia, dopo ripetuti assalti, vide le cicogne abbandonare la città, portando via i loro piccoli col becco; ciò che fu preso per augurio che avrebbe espugnata Aquileia.
Ma l'augurio nel nostro caso è che la città, al limite della stabilità per il terremoto in atto, sarà salva e con essa i suoi abitanti, perché la cicogna non è scappata. Come a voler assicurare all'artista che il color Bianco dell'opera oltre quella al Nero è lì pronta a vedersi anche se appena appena. Questa è la visione della stella dei saggi o dei magi, la stessa che predispose i tre re magi alla volta della grotta di Betlemme.

Resta il tema dello svelamento della remora di Giorgione del mistero, questioni sue personali, della sua vita privata, della quale poco o niente si sa. È una cosa che preme di essere saputa poiché è il dipinto de La tempesta che ce lo suggerisce sommessamente, quasi a chiedere di dar vita al suo autore sepolto nelle tenebre. Ma ora, alla luce della intuibile natura della remora (una cicogna) e del corrispondente bambino che allatta (non neonato), si potrebbe risalire all'assillo del nostro artista, preso per le pratiche occulte.
Viene dunque fortemente da pensare che si tratta del superamento del suo umile stato sociale, con il radicale cambiamento di uomo mortale. Una rinascita iniziatica per un'immortalità che gli poteva venire – secondo lui – attraverso le arti occulte e forse, come prezzo da pagare, andò deliberatamente incontro alla morte da lui ricercata misticamente e che non mancò di determinarsi. Oppure fu solo un tragico infortunio del percorso iniziatico, non si può sapere. Accade nelle pratiche occulte. Fatto che, quando c'è la donna di mezzo, come sembra che sia stato per Giorgione, le cose diventano difficili da sbrogliare nell'occultismo.
«...l'uomo che possiede la Pietra Filosofale, può prevedere da solo tutto ciò che può minacciare la propria esistenza: le malattie, gli incidenti e, soprattutto, la violenza criminale. Il Filosofo invece che ancora non è riuscito, anche se si trova vicinissimo al traguardo finale, anche se ha raggiunto una certa conoscenza della Grande Opera, e talvolta, anche una o parecchie preziose medicine intermediarie, non potrebbe raggiungere, però, in modo cosi assoluto e sovrano, la facoltà di penetrare l'avvenire e neppure, del resto, quella di leggere nel passato...»,
vedasi p. 21, II vol. del libro, Le dimore Filosofali di Fulcanelli.

Dirò di più, perché Giorgione, con un altro dipinto, ha posto in natività la cicogna, la remora in questione cui nessuno ha ritenuto di parlarne. «Cerca Trova».
Torna alla home Torna su

Il geometra pensiero in rete di Gaetano Barbella