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'O spaccastrommole
Gaetano Barbella
giovedì 23 novembre 2006
'O spaccastrommole
'O spaccastrommole.
Tutti i giochi della vita sono belli e cari, ma quando al limite, si trasformano in un azzardo mettendo, non solo, in pericolo l'onore, fino all'incolumità fisica, di chi si dispone a praticarli, ma anche la stessa cosa degli altri, al punto di coinvolgere intere popolazioni, allora occorre intervenire urgentemente. Ma come si fa a porvi rimedio, quando la cosa riguarda personaggi di grande potere? Per non parlare di ideologie e religioni ancora più difficili da circoscrivere. Al di là dei giochi di potere, a tutti i livelli, che però non sempre riescono a smuovere situazioni come quelle su accennate, ha avuto grande efficacia, almeno in Occidente il potere della satira, dell'ironia. Quì la comicità, molto spesso magnificamente interpretata, sia spettacolarmente ed ancor più attraverso l'opera artistica di eccezionali disegnatori di caricature, vignette e fumetti, ha scardinato non poche riottosità di personaggi e ideologie. Resta poi il conflitto delle religioni, in particolare il Cristianesimo che nel recente passato, in seguito a pressioni laiche si è disposto in un clima di possibilità con esso, ma che oggi si trova di nuovo a mal partito a causa di un'altra grande religione eccezionalmente diffusa, l'Islamismo. Proprio su quest'ultimo tema in particolare se ne è discusso in sede televisiva pochi giorni fa, e non poteva mancare, nel salotto del dott. Ferrara, «Otto e Mezzo» di La7 dello scorso 27 ottobre. Però, con gran delusione, i convenuti, come al solito di molto prestigio, non sono riusciti a trovare il bandolo della matassa sul modo di influire sull'Islam, disposto come una isola di difficile approdo, con la satira, con l'ironia, con la comicità appunto. Per la verità, sembra che la cultura dell'Occidente non trovi varchi confacenti per stabilire un approccio di questo genere. Così tentando di fare è assai rischioso, questa è stata la conclusione.
Tutto ciò come preambolo per presentare una mia vignetta satirica, come avrete già notato di lato, in cui sono di scena i due personaggi che stanno dominando lo scenario planetario di quest'inizio 2000, Osama Bin Laden e il presidente Bush. Non è il caso di descriverla perché appare chiara l'ironia che da essa trapela. Salvo a capire che sono in quattro a giocare, se così si può dire dei due che in realtà non giocano. Uno è l'Unione europea e l'altro è l'iracheno Saddam Hussein per il quale è già stato decisa la condanna a morte. Ma, ironia della sorte, se la pena capitale verrà eseguita, potrebbe accadere - ma è una mia fantasia - che ci sia, allo scadere di un certo “terzo giorno”, la sua “resurrezione”. Cosa che è anticipata con la visione del risorto a dar forza “interiore” all'“Assiso” (Bin Laden) “sollevato” (con lo “sgabello”: un emblema caro al cristianesimo) dall'Europa Unita indisposta alla condanna capitale dell'ex rais.
Resta ora solo da far capire cos'è il gioco praticato dai due riottosi della vignetta che ho presentato. Ecco, si tratta di un vecchio gioco napoletano di fine 1500, 'o strummolo (1) che vuol dire trottola, e che consiste nel far roteare con una cordicella (funicella in napoletano) una piccola trottola di legno ben tornita e munita di un puntale di acciaio appuntito. C'è la variante di questo gioco, 'o spaccastrommole (il gioco praticato dai due della vignetta al lato) che era un vera sfida collettiva d'azzardo, feroce e violenta e chi ne paga le spese, naturalmente è lo strummolo, oltre alla mortificazione del suo padrone. Ognuno lancia il suo strummolo per farlo roteare, ma si dà anche da fare per colpire uno degli strummoli lanciati in precedenza dai suoi avversari, con l'intenzione di spaccarlo (che spiega il nome, 'o spaccastrommole, del gioco). Naturalmente il primo ad iniziare il gioco, stabilito da una prova preliminare, è quello più sfortunato. Di qui il detto di fare una cosa a spaccastrommole, come dire di agire a casaccio. Infatti chi si appresta al lancio “omicida” colpisce a caso uno degli strummoli roteanti fra i diversi davanti a lui, salvo il caso di solo due giocatori, naturalmente. Ma ora sentite queste tre strofe rimate in napoletano che mi sono venute in mente alla meno peggio - niente di speciale -, però giusto per porre al bando chi si dispone al gioco dello spaccastrommole, non solo per i fatti di quei due della vignetta allo sbaraglio, ma tutti gli altri che si danno da fare per avere (o “riavere”) il potere su questa terra. Come suggerire in alternativa, secondo un ritornello di un'allegra canzone napoletana portata al successo dal famoso maestro Carosone che coglie i lati inaccettabili della vita, di rimediare cantando (è la medicina dell'allegria): «Pigliete ‘na pasticca, sient' a mmè!»

M'aggio visto vutà, 'a capa mia,
comme 'nu strummolo, a 'na botta!
Me songo scetate: o mammamia!
Che è stato? Vuò vedè che s'è rotta
'a capa, co' 'stu iuoco do' passato?
Me so' tuccato, ma niente 'e male
e accussì, cuieto me song' aizato
pe' fa marenna e vedè 'o giurnale.

Doppe, mentre me facev' 'a tuletta
pensaje a chella cosa che rutava,
chillu piezze 'e lignamme. Pareva
curiusamente, comme 'na macchietta:
a 'na capa d'ommo assai stranulato.
Po', 'nu poco a ccà e 'nu poco a llà,
ce pensai 'na culonna a 'sto stunato,
'nu spaccastrommole, pe' l'ammallà.

Mò m'accapezzo d''o fatto d''a nuttata!
Però, pe' me cunzulà, aggio penzato
a chillo ddio olimpico, Giove, malato
'n capa, assai. Ce vulette 'a mazzata
'n fronte pe' ffà nascere 'a saputona,
Minerva. Fosse pe' mè 'sta penzata?
Che male 'e capa! Che è 'sta canzona?
'N'aspirina mò ce vò, pe' 'sta strunzata!
Mi sono visto girare, la testa mia,
come uno strummolo, tutt'ad un tratto!
Mi sono svegliato: oh mamma mia!
Che è stato? Vuoi vedere che s'è rotta
la testa, con questo gioco del passato?
Mi sono toccato, ma niente di male
e così, con calma mi sono alzato
per far colazione e leggere il giornale.

Dopo, mentre stavo nel bagno
pensavo a quella cosa che ruotava,
quel pezzo di legno. Pareva
stranamente, come una cosa buffa:
ad una testa d'uomo assai stranulato.
Poi, un po' di qua e un po' di là,
ci pensò una colonna a questo stonato,
come uno spaccastrommole, per tramortirlo.

Adesso mi raccapezzo del fatto della nottata!
Però, per consolarmi, ho pensato
a quel dio olimpico, Giove, malato
in testa, assai. Ci volle una mazzata
in fronte per far nascere la saputona,
Minerva. Fosse per me questa bella idea?
Che male alla testa! Che è questa storia?
Un'aspirina ora ci vuole, per questa stronzata!
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Il geometra pensiero in rete di Gaetano Barbella