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Flagellazione
Gaetano Barbella
giovedì 23 novembre 2006
Flagellazione
Flagellazione, opera di Piero della Francesca conservata nella Galleria delle Marche di Urbino.
Resterà per sempre un segno indelebile nel tempo, come tanti altri, il tragico evento dell'11 settembre 2001 a New York allorché furono viste sbriciolarsi e crollare su sé stesse le due Torri gemelle con le persone che vi si trovavano prigioniere, fra nuvole di polvere e le grida strazianti degli astanti, da tutto il mondo attonito incollato ai video!
Oggi a distanza di cinque anni, non manca di sentir riecheggiare quei terribili momenti che si presentarono improvvisamente alla gente intenta alle solite cose di rutine giornaliere di una New York, città simbolo di un'America modello di civiltà trainante per il millennio da poco iniziato. Un giorno di una data memorabile che ha cambiato il mondo contemporaneo proiettandolo in un nuovo evo denso di turbamenti ed incertezze.
C'è chi si domanda «cosa ci rimane»? dopo una simile tragedia, con le tante conseguenze di guerre ed attentati terroristici che ne sono derivate in tutto il frattempo da quell'11 settembre.
È una domanda che mi suggerisce un'altra, non troppo diversa, posta dall'autorevole scrittore Franco Cardini, riportata dal sito web www.identitaeuropea.org, che è questa:
«A differenza di altri grandi fatti del passato l'11 settembre 2001 è stato subito riconosciuto come data epocale. Ma quali le conseguenze?».
Ma prima del suo intervento su questo tema, Cardini cita questo trafiletto del giornale «Avvenire» del 9 nov. 2003, a firma Agorà: «stanno ridefinendo gli equilibri del mondo e fondando un Nuovo Ordine mondiale sulla nuova, solida base dell'egemonia politica, tecnologica, finanziaria e militare degli Stati Uniti, che si fanno garanti di esso e della nuova pace.».
Di qui poi, l'articolo suddetto del quale trascrivo di seguito solo la prima parte, cosa assai utile per le mie riflessioni e risposta sulle due domande iniziali.
«11 settembre del 2001 ha sconvolto non solo gli Stati Uniti d'America, bensì l'Occidente e il mondo. Una data nodale. Un simbolo, come tutte le date nodali? Come il 12 ottobre del 1492, quando Cristoforo Colombo approdò sul primo lembo di terra del Nuovo Mondo? Come il 20 settembre del 1792, la giornata di Valmy dalla quale - secondo una celebre frase di Wolfgang Goethe «comincia la nuova storia»? Come il 28 giugno del 1914, il giorno delle revolverate dì Sarajevo? Come il 6 agosto del 1945, la livida alba atomica su Hiroshima? Come il 9 novembre del 1989, giorno dell'apertura delle frontiere tra le «due Germanie» e dell'inizio della demolizione del Muro di Berlino? Conosciamo tutti il valore convenzionale, spesso soprattutto simbolico, di queste e di altre Grandi Date. Sappiamo bene che quella della pars Occidentis dell'impero romano, nel 476, fu «una caduta senza rumore», come ebbe a definirla - e la definizione è quasi passata in proverbio Arnaldo Momigliano. E noto che in quella giornata d'ottobre del 1492 nessuna folla si riversò sulle piazze delle città d'Europa, festante perché era finito l'oscuro Medioevo e si annunziava il luminoso Rinascimento.».
Il seguito, è prevedibile perché viene sviluppato conforme al tema racchiuso nel trafiletto dell'«Avvenire» di Agorà, e per il nostro caso potrebbe bastare per immaginare una giusta idea sulla risposta alle domande introduttive, «cosa ci rimane dopo quell'11 settembre?», e può essere buona quella sviluppata a suo modo dal Cardini.
A questo punto sembrerebbe chiusa la questione, ma emerge un problema che rimette in piedi ogni cosa, e che fa sorgere quest'altra domanda: ma è veramente completo l'elenco delle date memorabili fatto dal Cardini?
Io dico che ne manca una, grazie alla quale potremmo, chissà, far progredire il ragionamento, sul tema in questione, secondo un verso imprevisto, seppur legato al solito piccolo filo della casualità, una scienza che, però, non convince, quella dei simboli.
Nondimemo Cardini non trascura di dar un certo peso al “sottile” legato al simbolo dando prestigio alle «date nodali» quando rileva che «Conosciamo tutti il valore convenzionale, spesso soprattutto simbolico, di queste e di altre Grandi Date.».
Dunque perchè allora non procedere per completare il quadro di queste «Grandi Date»?
Prima di entrare nel merito della misteriosa «Data» mancante, mi preme far entrare nel discorso un personaggio, apparentemente estraneo alla questione, ma significativo per soppesare il supposto “sottile” del «valore convenzionale» attribuibile al simbolo a detta di Cardini.
Si tratta del famoso artista e matematico del 1400, Piero della Francesca che potrebbe essere visto come un ipotetico “mediatore”, in fatto di eventi come quelli in discussione, in tema di «Grandi Date». Non si può negare di vedere in lui un erudito uomo speciale capace di una visione veramente poliedrica della vita e dotato di un'impassibilità a tal cospetto, cosa che la critica d'arte gli riconosce in pieno.
Per il tema in oggetto può servire appieno la seducente tesi, sull'opera pittorica «Flagellazione» di Piero, edotta da Silvia Rochey, docente di Civiltà bizantina all'Università di Siena, col suo saggio «L'enigma di Piero». Qui entrano in ballo personaggi storici del tempo dell'autore a far da protagonisti per dare un senso al quadro suddetto. È un tutto che si concentra su una tragedia epocale, quella del fosco 11 settembre 1453, la fine dell'impero di Bisanzio con la caduta di Costantinopoli nelle mani dei turchi.
Il quadro della «Flagellazione», così come è posto dalla Rochey, doveva costituire per Piero una sorta di stendardo di una crociata per salvare Bisanzio ancor prima della sua burrascosa caduta, secondo le intenzioni politiche del momento, ma che poi abortì, come risulta dai fatti che poi sopraggiunsero.
La «Flagellazione», attraverso tutti personaggi storici “radunati” nel suo saggio dalla Rochey, si intona coerentemente con una scritta che sembra risultasse posta su di essa dall'autore, ma che malaugaratamente fu cancellata in fase di restauro. Si tratta di un' espressione della liturgia del Venerdì Santo, «Convenerunt un unum», che vuol dire «Insieme si sono radunati i principi contro il Signore e l'unto del Signore».
Non è a caso questa parentesi critica della professoressa Rockey, poiché è come se fosse un ideale compasso, nelle mani di Piero, e dello scopritore dell'America, Cristoforo Colombo, presi secondo le personali inclinazioni, con uno dei due puntali fra le mani e l'altro proteso in una data, 12 ottobre 1492, quasi che indicasse qualcosa di più profondo che da essa è derivata, come un ignoto passaggio di consegne.
Non si può negare che questa data è più che storica per le cose del pianeta terra e riflettendo sull'altra data, quella dell'11 settembre della caduta dell'impero di Bisanzio, stigmatizzato dalla «Flagellazione» di Piero della Francesca, anch'essa storica, verrebbe da pensare ad un serio proposito da parte di quelli di Al Qaeda, per l'attentato terroristico del 2001 alle “Torri gemelle” di New York ed al «Pentagono» di Washington, di voler emulare l'antica caduta del mondo cristiano d'Oriente, ed ora rivolto a scardinare quello d'Occidente colpendolo nelle sue roccaforti, proprio nello stesso 11 settembre di antica memoria. Ma può essere anche che le decisioni preliminari dei terroristi di Al Qaeda con i fatti in discussione, furono dettate da cose estranee a quanto testè supposto.
Non resterebbe, in tal caso, che dar corpo alla forza “sottile” del simbolo legata all'incredibile coincidenza col passato della caduta di Bisanzio, attraverso un altrettanto percorso incredibile del valico delle due Colonne d'Ercole ed approdo tormentoso del 12 ottobre 1492 nel nuovo mondo.
Se questo misterioso e avvincente daffare appartiene al macrocosmo, così deve essere anche nel microcosmo delle piccole cose dell'umana gente. Mi sovviene un fatto di cronaca che pongono alla ribalta, seppur in modo insostanziale anche quì, coincidenze di eventi come questo che fanno pensare.
Che ne dite di questo accadimento di pochi mesi fa e precisamente del 30/04/2006, descritto dall'ANSA in queste poche righe? «Due fidanzati sono morti la scorsa notte in due diversi incidenti stradali avvenuti entrambi attorno alla mezzanotte e mezza a Forlì'. Il ragazzo, Mauro Manucci, 29 anni, a bordo di una moto di grossa cilindrata, si è schiantato contro una rotonda nei pressi del PalaFiera. La giovane, Simona Acciai, 27 anni, era alla guida di una vettura che a Roncadello, all'estrema periferia della città, è finita fuori strada. La ragazza è stata sbalzata fuori ed è morta sul colpo.».
E allora che risposta dare alla domanda iniziale, «cosa ci rimane dopo quell'11 settembre»?
Io credo che è possibile dirlo ma è difficile accettarla.
Il mio parere è che il mondo si è troppo “occidentalizzato”, salvo eccezioni, e se da un lato si mettono su stendardi di ogni sorta per dar credito al personale «segno» persuasivo e così sperare di “vincere”, credendo di emulare quel Costantino imperatore romano vincente che diede retta ad un sogno perchè facesse issare dai suoi soldati il famoso Labarum, da un altro lato rischiano di non trarne beneficio per ritorsione, proprio a causa del discusso “sottile” posto senza basi adeguate.
È il lato che è continuamente mortificato dalla laicità dominante che non gli dà spazio e validi sostegni, giusto in coerenza dello sbandierato «valore convenzionale» inteso da Franco Cardini.
Conclusione, la risposta è che «ci rimane il segno» di ogni cosa del passato, tracce di ogni sorta, ma l'uomo d'oggi è purtroppo un «cieco» che mai potrà guidare i ciechi come lui, gli scribi e farisei attuali, non dissimili da quelli banditi da Gesù con le sue forti invettive.
«Cosa ci rimane»? Ci rimane, per esempio, proprio quel quadro di Piero della Francesca, «Flagellazione», a dir poco, idolatrato dai cultori dell'arte talmente presi dal farlo, da non vederne il giusto “segno” che è migrato quel 12 ottobre 1492 nel nuovo mondo. Il resto si confà ai fatti dell'altra «Grande Data», l'11 settembre 1453, con le conseguenze che sappiamo.
E i papi e imperatori, prelati e principesse d'Oriente e d'Occidente, convocati dall'autrice, Silvia Rockey, del libro sulla «Flagellazione» di Piero di San Sepolcro, oggi sono quelli che «stanno ridefinendo gli equilibri del mondo e fondando un Nuovo Ordine mondiale sulla nuova, solida base dell'egemonia politica, tecnologica, finanziaria e militare degli Stati Uniti, che si fanno garanti di esso e della nuova pace.» come dice Agorà dell'«Avvenire», sopra citato da Franco Cardini.
Allora i personaggi dello scenario, supposti “sottilmente” dietro le quinte del quadro «Flagellazione», si diedero da fare per allontanare il pericolo ottomano ai danni di Costantinopoli e con essa l'impero Bizantino, ma fu tutto inutile. Oggi al pericolo ottomano si sostituisce quello del fondamentalismo islamico ma non mancano altri riottosi d'Oriente ad ingrossare questa fila funesta. Ma l'11 settembre c'è stato e qual'è l'“Impero” che è caduto, se la forza ritorcente del «simbolo» ha funzionato?
Forse è servito per un certo pareggio col passato e così dare luogo alla consapevolezza che gli “Imperi” e “imperatori” sono la rovina dell'umanità e della Natura che a causa loro hanno sempre dovuto subire continue “flagellazioni” ingiuste.
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